Younger è un libro simpatico. Si potrebbe anzi dire simpatetico. E vado subito a spiegare perché. Innanzi tutto è scritto bene, in modo fluido, scorrevole, l’autrice decisamente sa quel che fa, perché la storia si legge facilmente e funziona alla perfezione. Di cosa parla? Una donna quarantenne – di quelle che avevano abbandonato il lavoro per la famiglia – divorzia e vede la figlia, ormai maggiorenne, partire per lidi lontani. Superato il dolore e il disorientamento di aver visto la propria quotidianità crollare, lascia la provincia e, col sostegno di una cara amica, torna a New York per cercarsi un lavoro.

Younger Piemme libroMa a nessuno interessa una quarantenne, per cui con l’aiuto dell’abbigliamento e grazie a un minimo di informazione su cosa voglia dire avere vent’anni oggi, si finge una ventiseienne e addirittura torna a lavorare presso la sua vecchia casa editrice. E, ovvio, si trova un ganzo poco più che ventenne, davvero fichissimo. Il romanzo è dunque basato su una bugia, ma di quelle innocenti, quasi giuste, un inghippo che dà pepe al tutto.

Dunque, perché una storia simpatica? Perché porta a tifare per la protagonista, che è un’anima candida in mezzo a degli squali, come il suo capo, Diana, che poi altri non è che una donna di quarant’anni, che invece di mollare il lavoro se l’è tenuto stretto, accettando il rischio di diventare uno squalo fra gli altri. Abbiamo, quindi, due modelli di femminilità: uno materno e disponibile verso quello che dovrebbe essere l’uomo giusto, che però paga profumatamente questa disponibilità, e un altro che è sì rampante, competitivo, resistente, ma che è disposto a barare per restare a galla, come fa il terribile capo in questione.

Forse voi saprete, e se non lo sapete ve lo dico io, che da questo libro è stata tratta una gradevole serie televisiva, che riprende il libro e aggiunge efficacemente altri elementi, aumentando l’impatto dei concetti grazie a nuovi personaggi e linee narrative aggiuntive. Infatti, oltre a questi due modelli, che poi vedremo che fine faranno, c’è il tema della giovinezza.

Ho detto che il romanzo è simpatetico, cioè si basa su quanto sia ingiusto che una donna quarantenne sia considerata fuori dal mondo del lavoro, per preferire rampanti ventenni con la maturità di una rapa. Tu lettrice, se non hai più vent’anni, ma forse pure se ce li hai, sei chiamata a immedesimarti in Alice (Liza, nella serie televisiva) e trovare assurdi questi schemi mentali che considerano una perdita di tempo aver cresciuto un figlio, aver partecipato ai club del libro e alle riunioni dei genitori a scuola, come se quella fosse esperienza di serie B. E la nostra protagonista dimostra benissimo come non sia così.

younger lungo 2La figura della giovane amica di Alice, Kelsey, editor – mentre la nostra quarantenne sotto copertura è solo assistente al marketing, segretaria essenzialmente – è altrettanto interessante dal punto di vieta della simpateticità, perché rappresenta le venticinquenni (ok, qui quelle newyorkesi), con i loro hobby, i loro tic, il loro gergo, le stesse usanze, assurde per Alice/Liza e per chiunque sia di un’altra generazione. Nella serie televisiva questo è rimarcato dal personaggio di Laura, che posta sui social le sue tette o altre cose così, come anche lo sballo come unica forma di divertimento. Alice è coinvolta, si lascia trascinare in questo tipo di vita, ma mantiene anche il buon senso tipico della sua età. Del resto è proprio la saggezza dei suoi anni in più che le consente di compire passi avanti nella carriera che ha sempre voluto per sé. Il fatto di essere stata moglie, madre e patita dei gruppi di lettura femminili di provincia la porta a trovare la perfetta strategia di marketing per raggiungere proprio quel preciso e ricco target che le newyorkesi rampanti, di qualunque età, sembrano ignorare. Dunque chi legge è portato a considerare le cose da entrambi i lati della barricata.

Il libro, ridendo e scherzando, segnala anche come la giovane e dolce Kelsey sia portata ad accettare dal fidanzato – da cui vuole farsi sposare per poter poi lasciare il lavoro per i figli – trattamenti sessisti che la nostra Alice non accetterebbe mai. Quindi Younger segnala con leggerezza che decenni di lotte femministe stanno facendo, forse, una brutta fine e che le giovani generazioni non sono capaci affatto di far tesoro delle sofferte esperienze delle donne.

Ultimo tema, importante, ma non chissà quanto, è il fatto che l’amore non ha età, e che però mandare giù questa cosa non sembra così facile, per quanto teoricamente non faccia una piega. Sto parlando del rapporto fra Alice e il dolce Josh, una vera anima gemella, così giovane e così maturo, che ti piange il cuore a doverlo lasciare per una serie di considerazioni pur così sagge.

Younger ha parlato di quarantenni, di ventenni, divertendo e facendo riflettere nel confronto, di modelli femminili, già perché forse Alice/Liza non lascerebbe più il suo lavoro per servire solo la famiglia, senza che l’importanza del suo ruolo venga riconosciuta e la sua persona stessa valorizzata, rinunciando ai suoi sogni; di amore, che non ha età, e della possibilità di abbattere le barriere, rinunciare ai pregiudizi e rispettare i propri desideri e la propria storia. Questa deve essere una scelta possibile e auspicabile, a patto di una certa flessibilità e disponibilità al cambiamento. Insomma, le rughe non bisogna averle nell’anima, qualsiasi età si abbia.

Autore: Pamela Redmond Satran
Titolo: Younger
Traduttore: Daniele V.
Editore: Piemme
Pagine: 280
Prezzo: € 16,90
e-book:€ 8,99
Data pubblicazione: luglio 2015

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