Arrivano al crepuscolo, alcuni indossano ancora le uniformi scolastiche, altri scalzi e cenciosi stringono al petto coperte di lana oppure pezzi di cartone trovati lungo il cammino. I bambini che giungono a Gulu, nel territorio dell’Uganda, sono come un lento fiume grigio che invade i marciapiedi della città per trovare riparo durante la notte. Ogni sera questi piccoli ripetono la stessa marcia. Non sono pericolosi, vogliono solo avere un luogo sicuro dove poter riposare, lontano dai propri villaggi. Durante il crepuscolo, infatti, i bambini guerriglieri dell’Esercito del signore attaccano tali luoghi devastandoli e rapendo i loro coetanei per arruolarli nelle file dei ribelli.
Vagabondi Notturni di Woiciech Jagielski, reporter polacco, inviato di guerra di molte testate internazionali, attraverso la voce di Samuel, ex- bambino soldato, scrive una storia di violenza, un reportage sull’orrore di un Paese dilaniato da colpi di stato, dalle faide etniche e da dittatori/profeti psicopatici.

Vagabondi Notturni (Nottetempo)La guerra in Nord Uganda è una delle più dilanianti del continente africano. I ribelli dell’Esercito di resistenza del signore (Lra) – gli olum in lingua acholi – seminano distruzione e terrore nei distretti di Gulu, Kigtum, Pader, Lira e Soroti. Quest’armata, composta quasi interamente da bambini, segue gli ordini di Joseph Kony, un medium folle e ciarlatano, che lotta per sostituire la Costituzione ugandese con i Dieci Comandamenti dell’Antico Testamento. La strategia di reclutamento è agghiacciante: egli setaccia e sequestra i bambini e li obbliga a uccidere i propri genitori; non avendo una famiglia cui fare ritorno, questi entrano nelle milizie di Kony e da vittime diventano carnefici.

“Nel villaggio di Gere Gere trucidarono tutti. Per prima cosa catturarono i bambini, poi legarono gli adulti, e dopo averli gettati a terra cominciarono a ucciderli, uno a uno. Dissero ai prigionieri di accendere un falò sulla strada, di metterci sopra un grosso calderone e di bollirvi dell’acqua. Mozzarono ad alcuni cadaveri teste, mani e piedi, e li gettarono nel pentolone. Poi costrinsero quelli che non erano ancora stati percossi a mangiare carne umana. Infine uccisero anche quelli.”

Nel romanzo vengono utilizzati due registri narrativi molto diversi: uno è quello colloquiale e intimo, che l’autore – io narrante – utilizza nelle sue conversazioni con Samuel e con Nora, una assistente sociale che aiuta i ragazzini a superare i traumi subiti; l’altro è più tecnico e informativo, in particolar modo quando si ferma a descrivere Joseph Kony. Qui l’autore fornisce una raffigurazione formale e distaccata di tutte le sfaccettature della vita di Kony che lo hanno portato a trasformarsi in un criminale di guerra. Che aspetto abbia questo personaggio nessuno sembra saperlo. C’è chi lo ricorda come un uomo ordinario, c’è chi invece lo rammenta come un gigante, “una creatura non di questo mondo”.

Alcuni ritengono che sia un soggetto psicotico, che si dibatte tra attacchi di paranoia e manie di grandezza. Senza terminare la scuola, tant’è che non riuscì a prendere nemmeno la licenza elementare, da ragazzo aderì alla formazione armata del Maggiore Benjamin Apia, occupato a lottare contro i predoni che attaccavano le campagne dei popoli Acholi per saccheggiare il loro bestiame. Apia accettò di arruolare Kony perché voleva che curasse i feriti e gli ammalati appartenenti alla sua squadra. Kony, a venticinque anni, aveva dichiarato di essere stato posseduto da Lakwena: lo Spirito Santo, il più potente di tutti gli spiriti, un’entità che domina ogni cosa: “Posseduto da Lakwena, Kony salì sui monti Awere, dove pregò e digiunò per sessanta giorni. E quando tornò nel villaggio annunciò che durante la notte Lakwena era di nuovo entrato in lui e gli aveva ordinato di formare un esercito proprio, a capo del quale avrebbe conquistato l’intera Uganda per estirparne il male e il peccato, e instaurare il giusto ordine del Signore.

In realtà la storia incentrata sui vagabondi notturni risulta, alla lunga, un ben riuscito artificio letterario per narrare gli eventi efferati e indicibili che hanno lacerato questo Paese, trascinandolo in un incubo che sembra non avere né inizio né fine. Il giornalista si sofferma, quindi, sulla scia di sangue cagionata dagli infiniti colpi di stato, entra nei villaggi degli Acholi, descrivendone non solo le usanze, ma indugiando anche sui loro miti – spesso costellati da demoni malvagi – e sui riti praticati.

Dalla lettura di queste pagine emerge una semplice e amara verità, ovvero che il destino degli uomini non sempre dipende dalle scelte personali, ma sovente è il banale frutto di costrizioni esterne, di fattori preponderanti e invadenti, di un retaggio violento; chiunque al posto di questi bambini potrebbe facilmente trasformarsi in un furioso assassino, d’altronde lo stesso Kony era stato a sua volta rapito e costretto a commettere delle atrocità indescrivibili. Tale palese ed elementare veridicità è ben spiegata dallo stesso Jagielski:

Qualcuno ha detto che i bambini sono soldati eccellenti, perché in breve tempo, e con un adeguato addestramento, iniziano a vedere la guerra come un divertimento, quasi fosse un gioco a cui hanno spesso giocato e a cui potrebbero giocare nei cortili delle case e delle scuole. Non temono la morte, né propria né di quella altrui, perché a differenza degli adulti non ci pensano mai. Non provano paura perché hanno vissuto così poco, hanno conosciuto così poco, hanno così poco da perdere. Sono privi di esperienze, progetti e sogni, non hanno impegni né obblighi.

Autore: Woiciech Jagielski
Titolo: Vagabondi Notturni
Editore: Nottetempo 
Pagine: 436
Prezzo: € 20.00
Data di pubblicazione: marzo 2014

the author

Valeria David è nata nel profondo Sud dove vive e lavora. A otto anni le regalano “La Figlia del Capitano” e se ne innamora. Senza fissa dimora, per anni è costretta a girare per lo Stivale finché non decide di stabilirsi, per ragioni che ancora nemmeno lei comprende, nella terra dello Scirocco. Qui si laurea in Legge. Ha da poco tempo rispolverato penna e calamaio e si è rimessa a scrivere.

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