Ultimo requiem, un romanzo sulle stragi italiane

Il romanzo di Mimmo e Nicola Rafele tenta di restituire brandelli di verità a un Paese, come l’Italia, monco di memoria, in cui tante stragi rimangono senza responsabili e prive di ragioni. E il tentativo è quanto di più fascinoso e attrattivo la narrativa poteva produrre, un affresco di amplissima teatralità. Carlo Settembrini, dal 1975 commissario capo alla questura di Bologna, il 6 agosto 1980 inizia a indagare sulla strage alla stazione ferroviaria di Bologna, che causò la morte di ben 85 persone, tra le quali Stefania, la fidanzata di Sergio Russo, che quella bomba gli rimarrà in testa per sempre.

Dalla strage di Bologna in Italia si scatena una guerra, combattuta da tutti, a vari livelli, dalla mafia, dal Vaticano, dalla politica, dai settori deviati dello Stato, dalla finanza. L’incontro tra il commissario Settembrini, bravo investigatore: preparato, acuto, puntiglioso fino all’ossessione, e il futuro magistrato Sergio Russo è gravido di promesse e di intenzioni severe a cercare la verità. Entrambi sono dediti a una maniacale indagine sulla strage che investe per ognuno di loro parti intime della propria anima e coscienza, insomma condividono lo stesso pezzo mancante della storia.

Volete sapere come si sopravvive, o non ve lo siete mai chiesto? La verità? La verità è che non si sopravvive.

Durante il percorso non agevole e semplice verso lo scioglimento del mistero i due uomini dello Stato conosceranno Matteo Sabato, l’antieroe del romanzo, capace di far ammazzare il padre Carmine, mafioso siciliano di Cosa Nostra, per scalare le vette del Potere e impadronirsi della donna più bella mai vista Eva Karpinova, l’altra metà della sua insaziabile anima.

copertina_ultimo_requiemIntorno a loro girano in un vortice fatto di denaro e di ambizioni sfrenate numerose figure: Emanuele Frangipane, notaio collante tra la mafia e la politica, Michelangelo Dossi, poliziotto corrotto del Sismi, Sergej Rubin, agente segreto russo del KGB, Gino Tavarella, omosessuale in cerca di identità, Rosario Impallomeni, amico fraterno del capo dei capi mafiosi, Antonio Catrillo, giornalista che per gli scoop si vende l’anima. Accanto ai personaggi fittizi ci sono i personaggi storici – dal giudice Cassarà a Totò Riina, da Alì Agca al Venerabile Maestro Licio Gelli – a tracciare un affresco magniloquente dei vizi e del costume di un’Italia, affetta dalla malattia contagiosa e virulenta del Potere.

In 13 anni fino al 1993 Matteo Sabato diventa il golden boy della finanza internazionale: affascinante e magnetico, potentissimo e pericolosissimo, sempre sulle prime pagine dei rotocalchi. Astuto nel tessere vantaggiose relazioni per ripulire il denaro sporco derivante dal traffico di armi e di droga e a eliminare gli ostacoli alla sua definitiva ascesa economica e sociale. Sulle sue tracce per sorprenderlo in qualche crepa del suo sistema mastodontico il pm della Procura della Repubblica di Pescara Sergio Russo, aiutato da un Settembrini ammaccato nel fisico e in pensione, ma ancora mosso dal tafano della verità, che esplora pazientemente l’universo Sabato e le sue luminose galassie:

Bisogna saper guardare attraverso le cose. Dietro ogni festa mondana, in ogni vernissage, o tra le pieghe di una inaugurazione, una fiera di beneficenza o un ricevimento di matrimonio, si nasconde la filigrana della realtà. L’ossatura del potere: le relazioni, i rapporti.

Una impietosa radiografia del potere (che è solo una rete di rapporti) in tutte le sue ramificazioni è Ultimo requiem, che lascia con il fiato sospeso per i frequenti colpi e cambi di scena, inaspettati e efficacissimi in una tessitura narrativa che non mostra una pecca o una smagliatura.

La focalizzazione interna multipla utilizzata dagli autori permette di guardare alla realtà da plurimi punti di vista che conferiscono una ricchezza e una profondità psicologica ai personaggi, alcuni davvero strepitosi e tragici come Carlo Settembrini, dalla ruvida umanità e tenace fino alla morte. In scena, quindi, passioni smisurate e violente che mettono a repentaglio la vita ma che le danno un orientamento preciso e contribuiscono a disegnare la mappa intrigante del sogno illusionistico del far entrare e uscire dal sistema il denaro. Là dove la giustizia ha evidenziato la sua insufficienza o nolontà a risolvere i misteri italiani, la narrativa dei Rafele è una risposta efficace e forte che calamita l’attenzione nei disegni e negli intrecci complicatissimi della malavita e dell’illegalità eletta a sistema.

I due autori sono abilissimi nel rendere incandescenti i dialoghi, a narrare entro una cornice epica e quasi mitica gli eventi assurti a leggende popolari, a utilizzare frasi brevi e spezzate per la suspence di alcune scene degne delle sequenze rallentate dei film western, dove il Bene si scontra e vince sul Male. Qui alla fine il Male si traveste in Bene e si confonde con esso; in questa fusione sta il piano diabolico della vera rivoluzione, attuata dai detentori delle leve del potere.

Un romanzo davvero per tutti!

Titolo: Ultimo requiem
Autore: Mimmo e Nicola Rafele
Casa Editrice: Longanesi
Pagine: 396
Prezzo: € 16,40 rilegato; € 9,99 e-book
Data Pubblicazione: 30 gennaio 2014

the author

Grazia è nata e lavora a Gioia del Colle, in provincia di Bari, presso il liceo classico "Publio Virgilio Marone". Curiosa dell’umanità, ama le sfide e mettersi in gioco continuamente. Sensibile, testarda, diretta e determinata, è sempre alla ricerca di valicare i propri limiti. Il motto che cerca di rendere pratica di vita è l’ideale del commediografo latino Terenzio: “Homo sum: humani nihil a me alienum puto” (Sono un uomo: penso che nulla che riguarda l’uomo mi sia estraneo).

2 Readers Commented

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  1. Mariagrazia Fasano on 26 Marzo 2014

    Un libro più che utile. I cattivi si mimetizzano, la corruzione prende piede, il Bene e il Male non si distinguono. Anche in Italia, come negli USA, facendo riferimento al libro ‘La fabbrica dei Cattivi’ di Agostini si perde il concetto di giustizia. Possiamo trovare affinità tra questi due libri, entrambi interessanti. Lo leggerò al più presto, ottima recensione, sono incuriosita!

    • Grazia Procino on 26 Marzo 2014

      Un maestoso affresco della nostra povera Italia molto cinematografico e spettacolare. Fai bene a leggerlo!

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