Tutto ciò che sappiamo dell’amore – Colleen Hoover

Quando mi sono ritrovata a leggere questo libro venivo da una serie di letture di fantasy distopici, in cui i protagonisti dovevano arrangiarsi a sopravvivere in un mondo ostile e pieno di insidie post-apocalittiche/super-tecnologiche/ultra-surrealistiche. Per cui ero già bella carica e speravo in qualcosa di altrettanto adrenalinico. Invece, trovarmi di fronte a un romanzo in piena regola mi aveva dapprima fatto storcere il naso, soprattutto perché avevo già notato l’età dei protagonisti, sempre molto “teen”, e inoltre perché nella trama si parlava del classico amore non corrisposto, condito con sottofondo di poetiche interazioni. Nonostante la mia passione per la poesia e per le storie romantiche, avevo già innescato un cortocircuito di pensieri scontati e non proprio costruttivi. Contro ogni mia previsione sono rimasta positivamente colpita da questo libro.

È vero che la trama non è delle più originali (Lake, la protagonista, che si innamora del suo prof, Will, di poco più grande), è vero che il loro è un amore contrastato (perché lui insegna nella sua scuola ed è anche uno dei suoi professori), è anche vero che lui, come ogni protagonista maschile degno di amore e comprensione, ha una situazione difficile (gli sono morti i genitori in un terribile incidente e deve occuparsi del fratellino piccolo), è sempre vero che lei è la classica “sfigatina” arrivata dal paese lontano (in questo caso per paese intendo uno degli Stati Uniti d’America e precisamente dal Texas, dove regna il sole e il caldo, al Michigan, nel ‘profondo’ e freddo Nord). Detta così, la storia si avvia alla più banale e insoddisfacente narrazione, soprattutto se all’inizio, dopo il loro primo incontro/scontro la nostra Lake, non tanto “sfigatina”, riesce a notare con un certo acume la prestanza fisica e la cavalleria del nostro professor Will. Nonostante ciò, il romanzo prosegue in maniera insolita per strade semplici ma degne di nota, infatti il punto di vista della protagonista, nonché voce narrante, diventa sempre più familiare al lettore che riesce piano piano a vedere con gli occhi di lei tutto ciò che le capita.

Bisogna dire che non ci sono grandi o eroiche azioni, ma proprio per questo il lettore riesce a sentirsi come la protagonista, cioè le reazioni e i sentimenti provati nel corso della storia, ad ogni nuovo punto di svolta, sono assolutamente verosimili. Le descrizioni di alcuni momenti passati con l’amica a scuola (saltare un’ora di lezione per starsene su una panchina a scambiarsi confidenze) o a casa con la famiglia (a intagliare zucche per Halloween) o con la mamma (le confidenze sullo stato di salute o sulle gelosie pensando che abbia un altro uomo) diventano una sottile pellicola che avvolge di familiarità tutta la situazione. Gli stessi momenti di tenerezza tra i due ragazzi sono descritti in maniera così delicata da pensare che in effetti, dopo il continuo bombardamento sulle “imprese sessuali” di questi emancipati e attuali sedicenni, il ritorno alla poesia sia davvero un qualcosa di nuovo. La gara di slam, cioè le gare che si fanno con versi propri recitati su un palco nei locali notturni in America (molto simili alle gare di street style per i ballerini di hip hop o di rap per i rapper che si fanno anche nei garage), diventa un po’ il pretesto per riportare tutto il libro in un clima più gentile, ma mai lezioso: le emozioni provate (rabbia, delusione, gioia…) sono sempre ben proporzionate allo stile e alle forme espressive. In effetti i versi poetici scritti e poi declamati dai protagonisti non sono poi così numerosi e, sicuramente, nella traduzione perdono la loro connotazione principale, in quanto mancanti delle rime e dei giochi di parole che nello slang (come in qualsiasi dialetto) rappresentano la fonte principale dell’armonia ritmica. Altro piccolo difetto iniziale è l’importanza che si vuol dare a questo amore contrastato: oggi come oggi, una relazione tra un’allieva e il suo professore potrebbe essere all’ordine del giorno e venir vissuta di nascosto senza tanti drammi o ansie, ma solo un po’ più avanti nella storia si capisce perché c’è questa “paura” di venir scoperti, anche se, a mio parere, non motivata pienamente.

Per il resto, è un ottimo romanzo, senza grande impegno mentale, e adatto a rivivere emozioni adolescenziali con una lacrimuccia finale (che non nego di aver versato) una volta arrivati al dovuto happy ending.

Autore: Colleen Hoover
Titolo: Tutto ciò che sappiamo dell’amore
Titolo originale: Slammed
Traduzione di Giulia De Biase
Casa editrice: Rizzoli
Pagine: 300
Prezzo: € 16,00
Data pubblicazione: 19 giugno 2013

the author

Scorpione, idealista e vendicativa, nonché rossa naturale, ama evadere dagli stretti confini italiani in sella alla moto per lanciarsi in qualche ambiziosa avventura on the road. Una Laurea in Economia Bancaria non ha cambiato la sua passione per il teatro, il ballo, la lettura e la scrittura, soprattutto in rime baciate, alternate e/o sparpagliate.

12 Readers Commented

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  1. Patalice on 14 Settembre 2013

    lo ammetto non mi ispira poi molto…

  2. Frannie Panglossa on 14 Settembre 2013

    Ho letto questo libro e nonostante la presenza di troppi drammi e tragedie famigliari mi è piaciuto davvero moltissimo, forse per lo stile delicato o per Lake, che trovo sia davvero un personaggio meraviglioso! Alla fine ho persino pianto, quindi direi che mi ha proprio emozionata! Bellissimo!

    • Valeria Vichi on 15 Settembre 2013

      Anche a me ha fatto lo stesso effetto, forse proprio perché ero partita molto prevenuta, strada facendo la mia opinione cambiava sempre di più, fino alla “lacrimuccia” finale, come ho scritto. 😉

  3. Nina Pennacchi on 14 Settembre 2013

    A me questo libro non è piaciuto affatto 😀 L’ho trovato banale, semplicistico e tutto teso alla ricerca della lacrima facile tramite un’overdose di drammi. Ogni volta che ne leggo una recensione positiva – cosa che accade più o meno ogni tre secondi, è piaciuto davvero a tutti questo romanzo – mi chiedo: ma cosa c’è che non va in me? 😀

    • Valeria Vichi on 15 Settembre 2013

      Ma niente, Nina. È proprio normale che ognuno recepisca un libro in modo diverso, evidentemente il genere o la storia non hanno suscitato in modo te le stesse reazioni di altri ma questo capita anche con la musica, i film… 🙂
      poi magari proprio la semplicità che secondo me è stata una caratteristica vincente, per te ha reso tutto troppo “piatto e banale”… ma quelli sono gusti! ciao

  4. Agave on 14 Settembre 2013

    Bella recensione, che mi ha fatto venir voglia di leggere il libro… anche se non subito! XP
    Ultimamente ho bisogno di romanzi ironici e che non si prendano troppo sul serio: una storia “con una lacrimuccia finale” non fa proprio per me, ora.

    • Valeria Vichi on 15 Settembre 2013

      Non preoccuparti, ogni periodo della vita ha il suo libro, il suo genere, il suo autore…
      Comunque grazie per il complimento!

  5. Anonymous on 14 Settembre 2013

    Questo è un new adult, non uno young adult.

    • Gabriella Parisi on 15 Settembre 2013

      Nonostante i protagonisti abbiano età da New Adult, il libro è indicato anche per lettori più giovani (YA, appunto). Lo prova il fatto che Slammed nel 2012 ha concorso – arrivando in finale – proprio nella categoria YA del Goodreads Readers Choice Award. 😉

    • Valeria Vichi on 15 Settembre 2013

      Infatti è proprio così.
      Inoltre lo stile, le scene e la caratterizzazione dei personaggi sono più delicate e meno esplicite rispetto a quelle sessual-ammiccanti delle storie new adult in circolazione, così da poter essere proposte anche a un target più YA. 😀

    • Anonymous on 16 Settembre 2013

      Le chiacchiere stanno a zero. Questo è un libro new adult, che poi possa anche essere letto da young adult è un’altra storia, ma è new adult. Lo dice la stessa Hoover. Pure quello che dice l’autrice riguardo ai suoi stessi libri è opinabile, ora? Forza che è non così difficile dover ammettere che esista un new adult che valga la pena leggere.

    • Alessandra Zengo on 16 Settembre 2013

      Cara anonimo,
      ti invito a moderare saccenza e arroganza in questo luogo, perché “le chiacchiere stanno a zero” lo vai a dire a qualcun altro più tollerante. Abbiamo spiegato la natura dell’errore, giacché il libro era stato classificato anche da Goodreads come uno Young Adult. Inoltre ti posso assicurare che Valeria non nutre alcun pregiudizio verso la categoria di marketing, quale è il New Adult, che a te sta particolarment a cuore.

      Le correzioni sono assolutamente auspicabili quando vengono esposte nel modo corretto.

      Un saluto

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