Partendo dal temibile conte stokeriano e superando l’era di Twilight – in cui schiere di predatori della notte cercano di convivere, più o meno pacificamente, con le loro prede umane, arrivando addirittura a intessere relazioni sentimentali – Andrew Fukuda ribalta tutte le prospettive: niente figure tenebrose da allontanare con aglio e crocifissi e niente relazioni difficili.

Nulla di tutto questo vi attenderà tra le pagine di The hunt. Imparerete invece a conoscere un mondo in cui sono proprio i vampiri a rappresentare la maggioranza della popolazione, dopo aver conquistato la terra e portato praticamente all’estinzione il genere umano. Prede ambite e succulente, deboli e ridicolamente inferiori, gli esseri umani non avevano difese contro gli incontenibili signori delle tenebre, finendo inesorabilmente per soccombere e cadere nell’oblio. Tutti, tranne pochi superstiti che, pur di continuare a vivere, si nascondono fingendosi vampiri a loro volta, conducendo una vita nascosta piena di terrore. Un’esistenza fatta di sacrifici e regole da rispettare, pena una fine orribile tra le fauci dei più assetati predatori che si possano incontrare.

Il romanzo è narrato in prima persona proprio dall’unico essere umano rimasto vivo. Giorno dopo giorno ci racconta i sacrifici di un’esistenza piena di terrore, passata muovendosi silenziosamente, cercando di non attirare mai l’attenzione. Una gazzella travestita da lupo. Una vita umiliante e degradante, che porta il protagonista a disprezzare la propria natura: stanco di essere così diverso, così disgustosamente umano, arriva quasi a desiderare di essere un vampiro come gli altri. Solo il monito di suo padre, “Ricordati sempre chi sei”; e l’istinto di conservazione lo spronano a continuare un’esistenza vuota e solitaria.

Il disagio verso se stesso e l’inadeguatezza nei confronti di un mondo che non può accettarlo e che lo distruggerebbe sono quindi i temi caldi su cui si sviluppa la prima parte di questo romanzo. Sentimenti che possono essere estesi alla nostra società e al disagio giovanile dilagante, in cui giovani insicuri si affidano al “branco” per trarre forza e coraggio e sfruttano il mondo virtuale per fingersi tutto ciò che non sono. Il normale disagio dell’adolescenza ampliato ed esteso a una situazione limite, in cui è la vita stessa a essere in gioco a ogni passo falso.

A tutto questo si unisce la scoperta di non essere solo e di essere stato designato membro del ristretto gruppo di predatori che avranno il grande onore di cibarsi degli ultimi “eminidi” – così vengono chiamati gli esseri umani – rimasti al mondo. È sconcertante come una notizia così sconvolgente non susciti sollievo e curiosità nel protagonista, ma solo una distaccata serie di calcoli per potersi salvare e tornare alla vita di tutti i giorni – se vita si può definire. E ancora più sconcertante è il pregiudizio che guida il protagonista: come può lui, così intelligente e attento, non poter concepire che i suoi simili siano suoi pari? Eppure, come i vampiri con cui convive, li considera alla stregua di animali, scimmie vagamente evolute e poco più. Membro integrato in una società di predatori, si lascia guidare da preconcetti e idee comuni piuttosto che fare un semplice collegamento. Ancora: la massa che prevale sull’individuo. Il senso comune che soffoca la scintilla personale.

Fukuda crea un mondo ben strutturato e coerente, anche se a volte sfuggono alcune ingenuità che gettano dubbi sull’effettiva credibilità del fatto che il protagonista possa nascondersi così bene tra i predatori. Una tra tutte: vampiri con corpo freddo e senza sangue, come possono non accorgersi, con i loro sensi acutissimi, del calore del suo corpo e, soprattutto, del suo cuore che batte? E ancora, prima di rimanere solo il protagonista aveva una famiglia: padre, madre e una sorella. Come possono delle donne, dalla prima mestruazione in avanti, riuscire a nascondersi da predatori come i vampiri?

Eppure, nonostante qualche scivolone, il romanzo è un’ottima distopia e trasmette in pieno il senso di disagio e inadeguatezza dell’ultimo essere umano al mondo – o, per lo meno, del ragazzo che crede di essere l’unico rappresentante della sua razza rimasto. The hunt cela piuttosto bene alcuni colpi di scena, lasciandoci in balia di un forte senso di incertezza fino alle battute finali. Lo stile è essenziale, quasi nervoso, e ben si addice ai temi trattati. Descrizioni e dialoghi sono ben equilibrati e adeguati al mondo creato da Fukuda.

Se non lo avete ancora fatto, in attesa del secondo capitolo, The prey, vi consiglio di dare una possibilità a The hunt e alla storia che ci racconta. A voi trovare i parallelismi con la folle società che ci circonda, se li vorrete cogliere.

Titolo: The hunt
Autore: Andrew Fukuda
Traduzione di S. Brogli
Editore: Il Castoro, 2013
Prezzo: 14,90 €
Pagine: 336

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