Lo speciale per il 50° anniversario di Doctor Who in DVD

Sono poche le serie televisive che possano vantare una longevità simile a quella del Doctor Who. In verità, è la prima e l’unica ad aver tagliato il traguardo dei cinquant’anni, lo scorso 23 novembre 2013. In questa data, la BBC ha trasmesso uno speciale di quasi ottanta minuti, trasmesso in contemporanea in 94 nazioni che ha ottenuto uno share altissimo. Lo speciale in questione è The day of The Doctor, Il giorno del Dottore, che esce proprio in questi giorni in dvd anche in Italia.

Sognavamo macchine volanti – Claudio Asciuti

La raccolta che ci propone la Cordero, fissa le sue radici nell’affascinante campo della fantascienza e si presenta subito bene, grazie all’illuminante introduzione ad opera del curatore della raccolta stessa, Claudio Asciuti.

Across The Universe – Beth Revis

Across The Universe – Beth Revis

Come ci si sente quando si è sicuri della direzione in cui sta andando la nostra vita e, all’improvviso, ci rendiamo conto che in quella direzione c’è soltanto il vuoto? Cosa accade se viviamo la nostra vita per un unico scopo e scopriamo che quello scopo non è reale, non ha senso, e che la nostra stessa vita non ha più senso?

Addie, Eva Tamsyn: Hybrid

Addie, Eva Tamsyn: Hybrid

Questa non è una recensione del libro Hybrid. Quel che resta di me di Kat Zhang, che Giunti Y ha pubblicato recentemente. Questa originalissima forma di distopia (o forse dovrei dire ucronia, dal momento che non ci troviamo nel futuro, ma ai giorni nostri negli Stati Uniti, con una Storia alternativa) merita di essere raccontata in altro modo. Siete curiosi di sapere come? Leggetelo direttamente dalle voci delle protagoniste.

Nuova Terra. Gli occhi dell’erede – Dilhani Heemba

«Per me l’amore sei tu che sorridi quando mi vedi. Sei tu che hai paura e non ti tiri indietro quando devi difendere qualcuno. Sei tu che mi dici di no quando qualcosa non ti va e tu che mi dici di sì solo per farmi piacere. È il modo in cui ti appartengo pur rimando io; il modo in cui mi sento quando sono con te. Il modo di prenderci cura l’uno dell’altra. È il fatto che… posso rinunciare a qualcosa di me, pur di stare con te. E poi è il modo in cui fai l’amore con me, è fare l’amore con te. Posso dirlo?»

Ci sono libri che rapiscono l’anima. La trasportano in luoghi mai visti prima, che le divengono così familiari da convincerla di esserci stata da tempo; e le presentano volti e cuori prima sconosciuti, che le diventano così intimi da farle credere siano sempre stati dentro di lei. Ci sono libri che rapiscono l’anima per non lasciarla andare più. Perché non rimangono mere parole nero su bianco, ma prendono vita – vita vera – dentro di noi e conquistano un piccolo spazio tutto loro, che non abbandoneranno al chiudersi dell’ultima pagina. Nuova Terra è uno di questi libri. Certo il suo notevole volume, che “costringe” a vivere dentro al suo universo per numerose ore, potrebbe essere considerato un valido alimentatore del coinvolgimento e della partecipazione che il libro induce nei lettori. Ma non è possibile limitare a questo la forza di Nuova Terra, il cui nucleo gravitazionale che trascina il lettore all’interno della sua esosfera – e non consente più di uscirne – è definito dalla consistente stabilità del suo mondo e soprattutto dalla concreta credibilità della sua protagonista.

Il world-building di Nuova Terra è un’interessante combinazione di elementi tipici del fantasy e dello urban fantasy e di elementi riconducibili al distopismo postapocalittico, ma rielaborati in termini assolutamente originali che impediscono qualunque proposito di vincolare il libro al genere. La Terra, dopo una serie di cataclismi avvenuti nel 2012, ha cambiato volto: “la crosta terrestre si è mossa così tanto che nulla o quasi [è] rimasto come prima” distruggendo antichi continenti e modellandone altri, con nuovi monti, nuovi confini, nuovi climi. Ma soprattutto una nuova umanità. Prima del 2012, infatti, molte nazioni avevano investito nella ricerca – e in seguito nell’applicazione – di un possibile potenziamento genetico del genere umano, che gli permettesse di sopravvivere ai previsti eventi catastrofici che avrebbero rischiato di sterminarlo. Grazie a queste manipolazioni genetiche, Nuova Terra è ora popolata da quello che è rimasto della Razza Umana, dai numerosi Bamiy, la Razza dei Lupi Grigi, e dai potenti Tiouck, la Razza delle Tigri Bianche. Queste due nuove razze, favorite dal mutamorfismo e agevolate nella sopravvivenza dalla potenza, dalla resistenza e dall’agilità delle loro controparti animali, vivono un conflitto che si protrae da oltre cento anni e che investe anche gli indifesi umani.

La protagonista Shayl’n Til Lech cresce in un orfanotrofio umano nei sobborghi di quella che una volta fu la città di Roma – nel continente ora chiamato Nuova Eyropa –, nelle ristrettezze cui gli Umani sono costretti dai Bamiy, dominatori incontrastati. La particolare pigmentazione degli occhi che la rende allo sguardo di tutti Umana solo per metà, un’indole un poco introversa e all’apparenza egoista; la povertà e l’oppressione dei Lupi che le impediscono di vivere in libertà, concorrono a fare di lei un’anima emarginata e poco comunicativa anche a livello affettivo, nonostante le amorevoli cure e attenzioni con cui la cresce Madre Brìgit, la sorella dell’ordine mariano [nota 1] che si occupa dell’orfanotrofio. Ma quando un gruppo di Tigri – capitanate dal guerriero Ahilan Dahaljer Aadre – inaspettatamente la rapisce, per Shay inizia un cammino di scoperta delle sue origini, della propria natura, e soprattutto di se stessa. E l’orfana silenziosa che mortificava la propria anima combattiva, che nelle prime pagine del libro si confonde nel grigio della popolazione e dei muri della città di Roma, inizierà a brillare della propria luce interiore accettando il proprio destino e lottando con tutte le sue forze per non soccombergli “come una prigioniera ribelle, come una schiava insignificante, come una principessa delle favole, come una guerriera capace di lottare con i pugnali, come una ballerina di danze orientali e infine come [possibile] sposa del Sultano di Nayband”. Shay passa dunque dal grigio e dall’anonimato, alla luminescenza e a un’autodeterminazione che ha i toni decisi e fieri del senso di giustizia, della compassione, della difesa dei più deboli e innocenti, dell’amore in tutte le sue forme – amicale, fraterno, umanitario, passionale. La sua fragilità e la sua forza; il suo terrore e il suo coraggio; la sua sfrontatezza e la sua dolcezza; il suo continuo sbagliare e il suo rialzarsi dopo ogni caduta, sono opposti che convivono in lei e che fanno di Shay una donna così ricca di sfumature e contraddizioni da essere assolutamente vera, concreta, tridimensionale. In una parola, reale. Shay sbaglia, s’infuria e parla spesso nel momento e nel modo sbagliati. Eppure si riprende ogni volta, riconosce e ammette i propri errori, si impegna a rimediare. Nella sua imperfezione, il personaggio assume i contorni perfetti della persona.

Non sono da meno i numerosissimi comprimari, più o meno caratterizzati, più o meno rilevanti per la narrazione, ma sempre credibili e coerenti, mai prevedibili. Fanno forse eccezione a questa quadratura le due principali figure antagoniste, sulle quali fanno perno sia la guerra sia la triste vulnerabilità di Shay: il re delle Tigri Tagron e il re dei Lupi Belden, che tendono a prendere a tratti i caratteri dei cattivi tout court guidati da astuzia, macchinazioni, strategie, crudeltà ed egoismo smisurato, dietro ai quali non si cela, o comunque non riesce ad emergere, una vera e propria personalità.

«Ti amo, Dahal, ricordalo quando non sono qui.» Mi alzai. «Devo andare adesso.»Mi prese una mano e annuì.«Dimmi qualcosa», bisbigliai. «Con le labbra.»Sollevò gli occhi sul mio volto e si schiarì la voce. «Torna da me.»Il flebile suono che uscì dalla sua bocca mi commosse. La sua mano si strinse sulla mia.«Ovunque e comunque.»

Con i giusti tempi, la credibilità e la naturalezza coinvolgente con cui l’autrice tratteggia l’intero romanzo, nasce e cresce anche la storia d’amore tra Shay e Dahal, prima prigioniera e aguzzino, poi compagni, amici e infine amanti. Per sempre. “Ovunque e comunque”. Il loro amore segue un cammino imprevedibile, difficile e sempre toccante, punteggiato da scene di sconvolgente bellezza e da altre di struggente incomprensione. Le separazioni tra Shay e Dahal – dovute al destino o ai loro errori –, intessono il fil rouge dell’intera trama; un filo rosso acceso e a volte accecante che incede – correndo o incespicando – accompagnato spesso dall’eco addolorata e spaventata dell’invocazione di Shay: “Dahal, dove sei?” Un grido – o un sussurro spezzato – che torna più e più volte a colpire il cuore, e che chiude anche questo primo libro lasciando senza parole e con i battiti accelerati.

Nuova Terra è un libro intenso: fa arrabbiare, fa sognare, emozionare e sperare, e qualche volta spinge anche a chiuderlo, per interrompere il contatto, troppo vivo, nei momenti difficili e dolorosi. Nuova Terra è un libro densissimo – di eventi, personaggi, viaggi, cambi di rotta, scelte e cadute –, al punto che leggendo sembra di avanzare in un’atmosfera satura, che riempie al colmo i polmoni e rallenta i passi; si legge per ore e le pagine che mancano alla fine sembrano non diminuire mai. E, infine, Nuova Terra è anche un libro imperfetto, che perde talvolta mordente in alcuni capitoli, che a tratti incespica nel ritmo, che a volte sembra forzare all’economia della narrazione le azioni e le decisioni di alcuni personaggi (pur motivandole), e che reitera alcuni moduli narrativi a più riprese. Ma ogni imperfezione è assolutamente perdonabile, minimizzata e giustificata dall’incomprensibile necessità di autopubblicare un libro di tale portata, e compensata dall’emozione che offre e dalla palese capacità dell’autrice di definire il suo mondo e di sondare l’animo dei suoi personaggi.

NOTE

1 Il Marianesimo è l’interessante formula religiosa creata dall’autrice per gli Umani, il risultato di una realistica – e potenzialmente probabile – rielaborazione dei vari credo cristiani che, impoveriti delle strutture clericali e soprattutto della fede in seguito ai cataclismi, si sono raccolti attorno al semplice culto di Maria, in una sorta di ritorno alla Grande Dea Madre in una chiave postapocalittica e post cristiana.

Titolo: Nuova Terra. Gli occhi dell’erede
Autore: Dilhani Heemba
Pagine: 586
Autopubblicato con: Lulu.com
16,93 su Lulu.com
Data di pubblicazione: 21 gennaio 2011