Uomini che odiano le donne: perché il femminicidio esiste ed è un problema

Uomini che odiano le donne: perché il femminicidio esiste ed è un problema

Il correttore automatico di Office Word segnala la parola “femminicidio” come un errore grammaticale. Sotto, un segno rosso eloquente. Clicco aggiungi, e il segno rosso scompare. Non è altrettanto facile nella realtà. Imperano i negazionisti, accanto a una sempre più vasta schiera di persone che ammette l’esistenza di un fenomeno con un comune denominatore riguardante le donne, ma che respinge l’idea che sia stata la cultura dominante maschile a sublimare il valore meramente funzionale (e subordinato) della donna che ha portato alla radicalizzazione del “conflitto fra sessi”, se per conflitto si intende la conseguenza alla naturale rivendicazione femminile per l’uguaglianza dei diritti, effettivi e non aleatori. La violenza fisica e il femminicidio sono le forme di discriminazioni che assommano tutte le altre e che investono la società trasversalmente. Risulta impossibile, infatti, conservare il valore tradizionale della figura maschile e nel contempo garantire le libertà fondamentali alle donne.

Dora, la seconda moglie

Dora, la seconda moglie

Oggi, nella festività dell’8 marzo, ho scelto di parlarvi di tre femministe, e non nel senso spregiativo del termine. Tre modelli. Donne che amano le donne, e che hanno lottato e, in due casi, continuano a farlo. Un pensiero per “festeggiare” la festa della donna, una festa che ha il sapore del premio di consolazione per una categoria inferiore.

Addio, strega madrina

Addio, strega madrina

Stavo leggendo quando arriva la notizia. Poi la telefonata. Chiara se n’è andata. La notizia mi coglie di sorpresa, sapevo della malattia ma ero fiduciosa, ero sicura che sarebbe guarita. Insomma, è Chiara! Non le succederà nulla e supererà anche questa, mi dicevo. Non mi ero posta il problema, nonostante le condizioni gravi in cui versava.