L’utilità dell’inutile – Nuccio Ordine

L’utilità dell’inutile – Nuccio Ordine

Denso. Questo è l’aggettivo con il quale sintetizzerei L’utilità dell’inutile di Nuccio Ordine. Per l’ossimoro scelto e per la copertina rosso vivo, il libro campeggiava sugli altri, esposti sul bancone della cassa di una delle mie librerie preferite. Una di quelle che ancora ricercano la qualità e la varietà culturale senza legarsi eccessivamente alle politiche aziendali e commerciali imposte dalle catene in franchising. Acquistato più per istinto che per interesse.

Finnegans wake sbarca in Cina

È boom per Finnegans Wake in Cina. Ottomila copie vendute in poche settimane, un successo inaspettato per l’opera ultima di James Joyce, pubblicata a Londra il 4 maggio del 1939, che ha scalzato dal podio la saga di Harry Potter. Sembra che il traduttore cinese, Dai Congrong, abbia impiegato circa dieci anni per trasporre il testo e “adattare” lo stile di Joyce in modo che apparisse comprensibile anche ai lettori cinesi.

Suite francese: dal libro al film

Suite francese: dal libro al film

La morte aleggiava nel cielo e all’improvviso si tuffava, piombava dall’alto ad ali spiegate e becco d’acciaio dardeggiante, puntava su quella lunga fila tremante di insetti neri che strisciavano lungo la strada. Tutti si buttavano a terra, le donne si stendevano sui figli per proteggerli con il loro corpo. Quando il fuoco cessava, solchi profondi restavano scavati nella folla, simili a spighe di grano piegate in un giorno di tempesta o ad alberi abbattuti che formano strette e profonde trincee. Dopo pochi istanti di silenzio gemiti e richiami si levavano, si rispondevano, gemiti che nessuno ascoltava, richiami lanciati invano…

Perché etichettare i romanzi come femminili?

Perché etichettare i romanzi come femminili?

Non leggo romanzi. Di rado sfoglio un romanzo. Non crederà che io legga spesso romanzi. È davvero bello per essere un romanzo.” Questa è la solita cantilena. “E che cosa state leggendo signorina?” “Oh! È solo un romanzo!” risponde lei, mentre posa il suo libro con affettata indifferenza, o con momentanea vergogna. “È solo Cecilia, o Camilla, o Belinda“, o, in breve, solo un’opera in cui si dispiegano gli enormi poteri dell’intelletto, in cui la massima conoscenza della natura umana, la più felice descrizione delle sue sfaccettature, la più vivida dimostrazione di spirito e intelligenza, sono trasmesse al mondo nel linguaggio più ricercato.
Jane Austen L’Abbazia di Northanger, capitolo 5 traduzione di Giuseppe Ierolli.

Cultura libera?

Cultura libera?

La domanda sarebbe: ma la cultura è mai stata libera? La necessità di esprimere se stessi, per gli artisti e quindi anche per gli autori di letteratura, ha sempre dovuto interagire con le necessità del target e quelle della trasmissione dell’opera. Se l’Iliade fosse nata in una società dedita al commercio, in cui le donne avevano qualche peso, avrebbe parlato degli stessi argomenti? Guerra, battaglie e capricci di eroi? Le donne non sarebbero sfuggite ai ruoli di moglie, madre, schiava e, al limite, amazzone? E il verso ci sarebbe stato se gli aedi non avessero dovuto raccontare tutto a memoria? Questo “di necessità virtù” si può trasferire a tutte le grandi e le piccole opere.