Perché etichettare i romanzi come femminili?

Perché etichettare i romanzi come femminili?

Non leggo romanzi. Di rado sfoglio un romanzo. Non crederà che io legga spesso romanzi. È davvero bello per essere un romanzo.” Questa è la solita cantilena. “E che cosa state leggendo signorina?” “Oh! È solo un romanzo!” risponde lei, mentre posa il suo libro con affettata indifferenza, o con momentanea vergogna. “È solo Cecilia, o Camilla, o Belinda“, o, in breve, solo un’opera in cui si dispiegano gli enormi poteri dell’intelletto, in cui la massima conoscenza della natura umana, la più felice descrizione delle sue sfaccettature, la più vivida dimostrazione di spirito e intelligenza, sono trasmesse al mondo nel linguaggio più ricercato.
Jane Austen L’Abbazia di Northanger, capitolo 5 traduzione di Giuseppe Ierolli.