Nausicaä della Valle del vento di nuovo al cinema

Nausicaä della Valle del vento di nuovo al cinema

Correva l’anno 1987. I fortunati che in quel 6 Gennaio si ritrovarono sintonizzati su Rai 1 ebbero modo di ammirare una ragazzina dai capelli rossi sorvolare giungle tossiche, nel tentativo di salvare se stessa e i suoi cari da un medioevo post apocalittico.

Quando c’era Marnie di Hiromasa Yonebayashi

Quando c’era Marnie di Hiromasa Yonebayashi

Non sarà l’inarrivabile Hayao Miyazaki (La città incantata, Il castello errante di Howl, Si alza il vento), ma Hiromasa Yonebayashi sembra proprio uno dei registi più interessanti della “nuova” generazione dello Studio Ghibli, la società di animazione fondata nel 1985 a Tokyo da Toshio Suzuki, Hayao Miyazaki e Isao Takahata (Una tomba per le lucciole, La principessa splendente).

The Kingdom of Dreams and Madness

The Kingdom of Dreams and Madness

Il documentario Il regno dei sogni e della follia (The Kingdom of Dreams and Madness) di Mami Sunada, dedicato al leggendario Studio Ghibli, segue un approccio multilineare e magneticoSi parte dal presente (il documentario è stato girato tra 2012 e 2013, durante la produzione dei lungometraggi Si alza il vento e La storia della principessa splendente), per poi fare incursione più volte nel passato, seguendo molteplici linee temporali, sia dello studio che dei suoi membri, e infine sottintendere un’implicita domanda rivolta al futuro. Domanda dalla risposta incerta perché, com’è noto, Miyazaki Hayao con Si alza il vento ha firmato il suo addio ai lungometraggi animati.

Si alza il vento di Hayao Miyazaki

Si alza il vento di Hayao Miyazaki

Con il naso su per aria a seguire il tracciato di un sogno che decolla, tra destini sospesi e visioni che si incrociano, l’ultimo film di Miyazaki vola alto, portando con sé i nostri cuori colmi di gratitudine per il maestro dell’animazione giapponese che ci ha accompagnato per più di quarant’anni attraverso le sue opere.

Shōnen’ai: la rappresentazione dell’omosessualità tra sentimento ed eros

Shōnen’ai: la rappresentazione dell’omosessualità tra sentimento ed eros

Gli Anime costituiscono oramai una componente stabile dell’immaginario collettivo dal longevo Dragon Ball, in onda dal 1986, a Nana, Rossana, fino alle anteprime presentate dalle reti televisive made in Nippon, per la stagione invernale 2014. Noragami, Buddy Compex e altri ancora sono solo una parte dei centinaia di titoli che già promettono di spopolare sul web. Conoscere e districarsi in questo mondo di celluloide non è facile, considerato non solo che la produzione del genere è monumentale, ma che ogni anime possiede il suo alter ego cartaceo: il manga.

Harlock, l’antieroe che viene dall’Oriente

In un avvincente reboot realizzato in computer grafica, il Capitano è tornato. Bellissimo, maturo, tormentato, si muove e agita il mantello in una pellicola crepuscolare, dai toni nostalgici eppure innovativi, nella quale, in maniera sconvolgente, gli elementi visionari della filosofia nipponica prendono il sopravvento sulla trama stessa.

Frozen – L’innovazione nella tradizione

Frozen – L’innovazione nella tradizione

Frozen. Il nuovo film della Disney parla di freddo e di amore. A Natale. Si può, subito dopo averlo visto, essere dei recensori freddi, obiettivi e razionali? FREDDI? Forse sì, dato il tema, ma si può mantenere un aplomb professionale dopo aver gustato eroine col naso all’insù, pupazzi col naso di carota e renne col muso vellutato come nella più pura tradizione delle fedeli, leali e sagge cavalcature Disney? Tipo il cavallo del principe de La bella addormentata nel bosco, ve lo ricordate? Migliore di quel pesce lesso del principe Filippo. Una recensione seria implica certo una documentazione accurata e un confronto con le ultime proposte in termini di animazione per capire l’evoluzione e i cambiamenti in atto nel campo. E lo faremo, certo, ci impegneremo a offrirvi tutto questo.

Perché i paranormal romance dovrebbero ispirarsi a InuYasha

Perché i paranormal romance dovrebbero ispirarsi a InuYasha

Recentemente, a causa dell’ennesimo suicidio volontario del mio notebook (di cui piango ancora la perdita, sebbene non lo meriti), mi sono decisa a guardare sistematicamente gli episodi dell’anime di InuYasha grazie al mio fedele iPad. È stato amore, e quest’anime è riuscito a debellare la mia temporanea fissazione per la serie di Amelia Peabody di Elizabeth Peters, contribuendo però a crearne un’altra. Stamattina, nel momento in cui ho cominciato a scrivere, ho visto il finale della terza stagione, anche se a differenza delle serie tv americane InuYasha non è affetto dalla sindrome cliffhanger; guardando gli episodi con continuità non ci si accorge del cambio da una stagione all’altra.