Uomini che odiano le donne: perché il femminicidio esiste ed è un problema

Uomini che odiano le donne: perché il femminicidio esiste ed è un problema

Il correttore automatico di Office Word segnala la parola “femminicidio” come un errore grammaticale. Sotto, un segno rosso eloquente. Clicco aggiungi, e il segno rosso scompare. Non è altrettanto facile nella realtà. Imperano i negazionisti, accanto a una sempre più vasta schiera di persone che ammette l’esistenza di un fenomeno con un comune denominatore riguardante le donne, ma che respinge l’idea che sia stata la cultura dominante maschile a sublimare il valore meramente funzionale (e subordinato) della donna che ha portato alla radicalizzazione del “conflitto fra sessi”, se per conflitto si intende la conseguenza alla naturale rivendicazione femminile per l’uguaglianza dei diritti, effettivi e non aleatori. La violenza fisica e il femminicidio sono le forme di discriminazioni che assommano tutte le altre e che investono la società trasversalmente. Risulta impossibile, infatti, conservare il valore tradizionale della figura maschile e nel contempo garantire le libertà fondamentali alle donne.

La storia di una bottega – Amy Levy

La storia di una bottega – Amy Levy

La storia di una bottega è un piccolo gioiello dimenticato della letteratura vittoriana. Qui in Italia nessuno, o quasi, aveva mai sentito parlare di questa scrittrice inglese di origine ebrea, morta suicida a ventisette anni, Amy Levy, finché la casa editrice perugina Jo March non ha selezionato il suo libro, The romance of a shop, per tradurlo come secondo titolo della collana Atlantide, dopo il grande successo di Nord e Sud di Elizabeth Gaskell. Ho avuto la fortuna di poter leggere in anteprima questo libro, quando la traduzione era ancora una bozza, ma subito ho compreso il motivo per cui Jo March lo ha scelto con determinazione per la sua collana.