Successo, disastri e donne: il potere diseducativo della fiction

Miracoli a stelle e strisce, e miracoli possibili grazie alla rete. Anche Uno splendido disastro è uno di questi: primo romanzo del genere New Adult – genere di cui non si sentiva la mancanza – a essere pubblicato in Italia, a cui seguirà a brevissimo Easy (Leggereditore) di Tammara Webber. Jamie McGuire si aggiunge alla moltitudine di autori/autrici esordienti in ambito YA che grandi case editrici americane portano al successo già al loro esordio. Nel dicembre 2012 è stata resa ufficiale la notizia che la Warner Bros ha acquistato i diritti per la trasposizione cinematografica. A pochi giorni dal suo rilascio, anche in Italia è scattato il passaparola, che furoreggia tra le lettrici. La mia domanda è perché? La stessa che riempiva il mio cervello dopo aver constatato il successo di una certa trilogia grigio/nero/rosso. E non cito a caso la James, in questo contesto.

Uno splendido disastro non è assolutamente uno splendido libro, come il titolo potrebbe suggerire. Direi che l’aggettivo più calzante è mediocre. La storia è delle più semplici: la McGuire narra le vicende amorose di una coppia di studenti universitari. Lei è Abbie, una ragazza con un passato misterioso; lui è Travis, il badass della situazione, tatuato, libertino, per pagarsi gli studi partecipa a incontri di lotta (uscendone sempre vincitore) e, naturalmente per non farci mancare nulla, ha il massimo dei voti all’università, anche se poca della sua presunta intelligenza traspare dalla narrazione.

Lo stile è semplice, i dialoghi spesso risultano banali e anche la strutturazione della trama non è delle migliori, giacché si evidenziano alcune incoerenze interne, soprattutto in alcuni atteggiamenti e azioni dei personaggi in gioco. Il pregio del romanzo è che si legge in fretta, e il motivo che mi ha convinta ad arrivare all’ultima pagina era capire fino a che punto l’autrice si sarebbe spinta con il personaggio di Travis. E, in particolare, con il comportamento che avrebbe assunto Abby nei suoi confronti.

anteprima-uno-splendido-disastro-L-B5OS9LNel romanzo Travis è un personaggio controverso, dominato da luci e ombre di difficile collocazione. Il suo amore è morboso, i suoi comportamenti ai limiti dello stalking. Ma il senso che fuoriesce dalla narrazione è di normalità. È normale che un ragazzo si comporti così, che non lasci avvicinare nessuno alla propria “conquista”, che pesti chi fa del sarcasmo sulla sua fidanzata, che picchi chiunque le si avvicini, che sia eccessivamente geloso, che la rivendichi come una sua proprietà, e che alla fine lei accetti quello che lui, galantemente, le offre. Il tutto condito da gesti plateali, come tatuarsi il suo nome o comprarle un anello dopo pochi mesi di relazione. Che pensi di intrecciare un rapporto con la mafia con la scusa di poterle garantire il lusso che si merita. Per lei, insomma. Certo. Abby diventa la dipendenza di Travis, che non riesce a stare senza di lei nemmeno un attimo, che soffoca la sua individualità per nutrire la propria.

I will not be yours, diceva Jane Eyre a Mr Rochester dichiarando ad alta voce il proprio bisogno di indipendenza, l’aderenza alla propria moralità – che le impediva di diventare la sua amante, sapendo dell’esistenza della pazza Bertha Mason nel maniero – e, non meno importante, il proprio disappunto verso una società improntata al maschilismo. It would to obey you. Sarebbe crudele obbedirti, aggiunge facendo aggrottare le sopracciglia a Mr Rochester, l’uomo che è stata costretta a rifiutare per rimanere fedele ai propri ideali. Era il 1847 quando è stato pubblicato il romanzo di Charlotte Bronte, e da poche semplici parole traspare tutto l’amore che le donne dovrebbero provare per se stesse, tutto il rispetto che dovrebbero conservare per la propria mente e il proprio corpo, tutta l’indipendenza che è loro dovuta. Traspare tutta la vena polemica nei confronti della società dell’epoca della maggiore delle sorelle Bronte. E come non amarla per questo!

In Uno splendido disastro viene riproposto un tema molto caro alle lettrici di ogni età e tempo: l’amore salvifico, quello che eleva e purifica Dante e che, nello stesso tempo, redime Edward Cullen. L’amore di Abby cambia Travis, che cerca di diventare un modello di virtù. E nelle parole di Travis, che supplica costantemente Abby di perdonarlo, di avere pazienza, che è cambiato per lei etc., mi è sembrato di sentire l’eco delle medesime parole che i mariti/fidanzati violenti sussurrano dolcemente all’orecchio delle proprie compagne dopo averle picchiate. Il meccanismo è lo stesso, a mio parere. Ma l’amore, come nel caso di Cullen, redime, le donne ne sono convinte. Abby perdona gli eccessi violenti di Travis (verso gli altri, in questo caso), anzi talvolta li trova anche romantici e scatenano la sua passione per questo sfoggio di virilità maschile. E il finale non è risolutivo. Sono di nuovo insieme, ma stavolta con un per sempre siglato da un nuovo tatuaggio sulla pelle di Abby: signora Maddox. Ancora una sua proprietà. Tra le pagine si annidano giustificazioni per ogni comportamento di Travis, che invece viene adorato come un novello eroe romantico. Abby non conquista la propria identità e indipendenza, ma anzi ci rinuncia con il sorriso sulle labbra. Per amore. E le donne fanno molte cose per amore, e i dati lo testimoniano. Abby, al proprio Mr Rochester, ha risposto I will be yours con molto entusiasmo. Molto romantico.

È un romanzo young adult, dicevamo. Per adolescenti. Femmine, per lo più. Piccole donne crescono, leggendo questi romanzi e assorbendone i modelli secondo quel meccanismo di identificazione che la televisione conosce bene. Sfogliando il Cinquanta sfumature di turno in libreria, ridacchiando imbarazzate e insieme più curiose, si è attirate dalla sindrome dell’amore che redime, della bella e della bestia. È così che si creano aspettative sbagliate, che si creano ideali sbagliati da perseguire. Si creano immagini del femminile altrettanto sbagliate, che al posto di progredire regrediscono. E anche grazie alla letteratura vengono veicolati messaggi che le lettrici assorbono e fanno propri. La letteratura, non solo quella cattiva scatola che produce immagini. Ed era questo il legame con la James. Quante donne si sono identificate con Ana Steel, che agogna il tocco del suo malato partner miliardario? L’autrice sa come far piacere un uomo, e grazie all’introduzione del suo torbido passato di privazioni e stenti compie la magia e fa scattare l’istinto da crocerossina insito nella donna. Salvarlo, cambiarlo. Questi sono i diktat che la donna deve seguire, ma anche le aspirazioni che crede proprie. Perché il problema del romanzo erotico del 2012 non è la pratica del BDSM, ma l’estensione della sottomissione fisica anche nel dominio psicologico della donna, assoggettata a tutti i livelli al suo bellissimo angelo biondo, pronto a fare di lei ciò che preferisce.

Nel 1925, invece, Dora Russell, nel suo saggio Hypatia. Or Women and Knowledge (Ipazia e la guerra tra i sessi, La Tartaruga, 2012), scrive:

Centinaia di migliaia di altre madri, lavoratrici e professioniste, che adesso hanno fra i venti e trent’anni, non tarderanno a farsi sentire. Per loro, il principio della parità è naturale come respirare, perché non sono né oppresse dalla tradizione né consumate dalla lotta. E poi ancora: C’è dunque qualcosa di sbagliato nell’educazione delle donne, e nel caso che cosa? Penso proprio che dobbiamo rispondere affermativamente. E la ragione sta nel senso di inferiorità inculcato nelle donne da tanta oppressione, e il risultato inevitabile fu che il loro primo obiettivo, mentre combattevano dal basso, fosse quello di provare che valevano tanto quanto gli uomini.

Purtroppo, allo stato attuale, la parità non è naturale come respirare per nessun essere femminile su questo pianeta. Mera illusione, perché l’oppressione della tradizione, di quella società paternalista e maschilista, grava ancora significativamente. E così pure la comunicazione di genere svolge il suo ruolo formativo per la donna, ma forse sarebbe meglio dire diseducativo, visti i risultati dell’ultimo ventennio.

Lascia tanta amarezza, quindi, vedere descritto con tanta superficialità il rapporto tra Abby e Travis, e soprattutto la risposta positiva, anzi entusiasta, di Abby alle stravaganze (se così vogliamo chiamarle) del suo compagno. Non ho trovato niente di romantico o sensuale negli impulsi violenti di Travis, nei suoi atteggiamenti morbosi, che non possono essere cancellati da qualche parolina dolce. Meno Travis per tutte sarebbe consigliabile, date le degenerazioni a cui assistiamo quotidianamente. E anche meno libri di questo genere, se proprio dobbiamo sognare in grande.

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Alessandra Zengo corregge storie (degli altri) per lavoro e studia filosofia per hobby. Dal 2009 si interessa di editoria. www.alessandrazengo.com

28 Readers Commented

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  1. LaLeggivendola on 11 Marzo 2013

    Tempo addietro, dopo averlo visto spammato ripetutamente, sono andata a dare un’occhiata alla trama, che mi ha ricordato orrendamente Tre metri sopra il cielo. Indi ho lasciato passare.
    Su 50Sfumature e il suo potere diseducativo – oddio, diseducativo… con lettori sopra i 30 si può ancora parlare di educazione in questo senso? – avevo cominciato a scrivere un post qualche mese fa, ma poi ho rinunciato per la troppa amarezzacidità.

    • Alessandra Zengo on 11 Marzo 2013

      Ti consiglierei di leggerlo solo per sapere cosa ne pensi! Per potere diseducativo mi riferivo proprio all’impatto che hanno sui lettori giovani, perché nonostante il target tante sono state le lettrici dai 16 in sù. Ahinoi. E anche romanzi come Uno splendido disastro non fanno assolutamente bene.

  2. Daisy Dery on 11 Marzo 2013

    Complimenti ad Alessandra per questa analisi. Dovrei leggere il libro per poter giudicare pienamente, e dovrò farlo per poter criticare (nel senso pieno del termine) il romanzo in questione.
    Le ultime frasi del post meritano molta attenzione e le condivido in pieno. Brava Alessandra!

    • Alessandra Zengo on 11 Marzo 2013

      Grazie cara! Infatti se ti capita di leggerlo fammi sapere, perché per ora sono l’unica che ha espresso questi dubbi in merito ai due protagonisti!

  3. Isabella on 11 Marzo 2013

    Ho letto Uno Splendido Disastro mesi fa ormai, in inglese, e sin da subito l’ho odiato per tutti i motivi da te esposti. Devo comunque farti assolutamente i miei complimenti, cara Alessandra, per la frase che più di tutte è riuscita a mio parere a spiegare quel che con interi paragrafi sarebbe stato impossibile dire:

    “Il suo amore è morboso, i suoi comportamenti ai limiti dello stalking. Ma il senso che fuoriesce dalla narrazione è di normalità.”

    Perché questo è dannatamente vero ed è qualcosa che non ero mai riuscita a mettere a parole. Chi riesce ad accettare i comportamenti di Travis lo fa perché la McGuire, volente o nolente, è riuscita a concedergli un alone di normalità che nella realtà non avrebbe MAI avuto. C’è questo modo di pensare quando ci si rivolge a un romanzo, a una “fiction”, come se tutto possa essere accettabile… in fondo è un romanzo, no? Ma la verità è che NO, il solo essere finzione non scusa tutto ciò e, anzi, lo aggrava! Condivido tutto quel che hai scritto, ogni singola parola, e con questo post mi hai decisamente conquistata. Ancora complimenti 🙂

    • Alessandra Zengo on 12 Marzo 2013

      Grazie mille Isabella! Credo che l’impatto di un romanzo simile, come tanti altri, si misuri proprio dai commenti. Random presi da Anobii, per dire.

      “Leggendo mi sono riuscita ad immedesimare fino in fondo nei protagonisti e questo sicuramente rende il libro molto speciale.”

      “appena finito di leggere beh che dire..rimane un po l’amaro in bocca non xche e un brutto libro anzi ma xche vorresti che al mondo ci fossero piu ragazzi come travis e un libro che mi ha fatto sognare sospirare un bel libro insomma”

      Mi sa che la distinzione tra reale e immaginario non è così chiara per tutti. Ed era proprio questo che volevo dire nel pezzo.

  4. Eilan Moon on 11 Marzo 2013

    recensione a dir poco fantastica!!! non ho letto il romanzo nonostante tutti ne parlino bene perché la trama non mi diceva nulla. Ora sono curiosa di leggerlo perché voglio capire se condivido il tuo pensiero oppure no, ma credo proprio di sì conoscendomi. Non corro a comprarlo però aspetterò la biblioteca.

  5. lepaginestrappate on 11 Marzo 2013

    CONDIVIDO IN TOTO.
    E’ inquietante l’idea che un romanzo del genere piaccia, ma soprattutto che non venga assolutamente colto per quello è: il protagonista maschile è violento, ossessivo, morboso, possessivo in modo inquietante. E le tantissime appassionate lo descrivono come un principe azzurro redento e romantico.
    Mah.

    • Alessandra Zengo on 12 Marzo 2013

      Esatto. Manca proprio il riconoscimento degli atteggiamenti di lui, e la risposta di lei, per quelli che sono.

  6. suni on 11 Marzo 2013

    Facevo un discorso simile pochi giorni fa al mio compagno, citando proprio Jane Eyre come metro di paragone e sottolineando il rischio nel proporre questi nuovi modelli diseducativi e svilenti alle ragazzine.
    “Ma voi donne non siete mica così stupide”, rispose testualmente.
    Eh, magari…

    • Alessandra Zengo on 12 Marzo 2013

      Ho riletto da pochissimo JE in inglese, per quello il confronto mi è venuto immediato. Grandissima Charlotte.

      (Tra l’altro sto disperatamente cercando la versione del 2006 da vedermi!)

  7. Serena Paoli on 11 Marzo 2013

    Ma ora succederà sempre così? Con un passaparola COSI’ esagerato?!
    Io ovunque mi giro sento di quanto questo libro sia meraviglioso..
    Questo post è davvero bellissimo! Complimenti!

    • Alessandra Zengo on 12 Marzo 2013

      Se c’è passaparola c’è sempre un bel successo 😀
      Poi sono i misteri del pubblico. Non si sa mai quale romanzo sarà premiato. Almenoché non ci sia una consistente campagna marketing. Ma stavolta è partito tutto “dal basso”, per così dire.

  8. Anonymous on 12 Marzo 2013

    Capisco la tua analisi e, aldilà del fatto che essa sia condivisibile o meno, trovo abbastanza futile in quella che dovrebbe essere una recensione, esprimere giudizi sul valore etico/morale di una -fiction- a tema romance.
    In moltissimi libri il modello relazionale principale viene declinato seguendo canoni che di certo non vanno a braccetto con la propria visione del mondo giusto, ma questo non ne fa un brutto libro. Proibito della Suzuma (successo mondiale) parla dell’incesto tra minorenni, e lo fa mettendo in risalto la dolcezza e l’onestà dei sentimenti dei due piccoli protagonisti, quindi non si limita a farlo sembrare normale, ma addirittura incita a tifare per loro verso il loro proposito discutibile.
    Quindi? Vuol dire che la Suzuma inneggia all’incesto e la gente non dovrebbe leggere quel libro perché finirà per fare una proposta indecente al proprio fratello?
    Seguendo questo genere di ragionamento, allora nessun ragazzo dovrebbe mai leggere nemmeno dei classici come il conte di montecristo perché in soldoni è un manifesto che promuove la vendetta sanguinosa e spietata e lo sterminio di tutti i propri nemici come un equo mezzo di giustizia.

    I romanzi fiction NON sono dei veicoli educativi come non lo sono la stragrande maggioranza delle serie televisive, dei fumetti, dei film e così via, sono solo delle esperienze, degli scorci di una realtà plausibile che ogni individuo può vivere e che interpreta in base all’educazione di cui già dispone, della morale e della coscienza che si è formato grazie alla famiglia, alla scuola e a tutti quelli che sono, o meglio dovrebbero essere, i veri fulcri dell’educazione di un giovane adulto.

    Così come le esperienze di vita vera, un romanzo può -contribuire- alla formazione di un individuo, ma se una ragazzina leggendo un libro come Beautiful Disaster, la prima cosa che fa è buttarsi in un bar alla ricerca del tizio con più tatuaggi e cicatrici per dare inizio a una travagliata ma sexy storia d’amore, i problemi di sicuro li aveva già prima e non sono colpa di Jamie McGuire.

    • Alessandra Zengo on 12 Marzo 2013

      Allora non concordo con Proibito della Suzuma, che ho letto appena è uscito per Mondadori negli anni passati. L’autrice chiarisce benissimo fin dall’inizio il fatto che l’incesto non è una cosa normale, non è una cosa comune, ed è una cosa che va contro i dettami della società. Lo ammettono i protagonisti stessi, pur poi mettendolo in discussione. E’ questo il punto. L’autrice non si schiera a favore dell’incesto, è il lettore che indirettamente tifa per loro perché si è affezionato. Ma non dimentica mai che si tratta pur sempre di incesto. Non c’è la pretesa di renderlo “bello”. Il problema, a mio parere, emerge quando c’è una presa di posizione dell’autore che narra la vicenda. Per esempio: puoi raccontarmi di uno stupro, del fatto che l’uomo ne goda abbestia ma non puoi giustificarlo. Allora secondo me è sbagliato. Stai facendo passare un messaggio, una tua opinione in materia che non condividerei.

    • Alessandra Zengo on 12 Marzo 2013

      La mia comunque non voleva essere una recensione, una una riflessione. La stessa che ho fatto leggendo il libro e che ho continuato post lettura. Infatti, ho buttato giù il pezzo appena terminato il romanzo proprio per questo motivo. Leggo moltissimi romance, il mio non era un modo per criticare il genere o la fiction in generale. Ma il caso particolare. Le adolescenti facilmente cadono nel processo di immedesimazione, il che non vuol dire necessariamente entrare in un bar e cercare il tatuato massiccio. Significa che assimilano modelli, che non riescono a sviluppare spirito critico (non dico solo con questo romanzo, ma continuando con letture simili, programmi televisivi che promuovono un’immagine della donna fortemente retrograda legata alla mercificazione del proprio corpo). Nei rapporti futuri svilupperanno atteggiamenti simili, perché per loro è corretto comportarsi in questo modo. E ancora cadiamo negli stereotipi di genere.

  9. Selly on 12 Marzo 2013

    Io sono una di quelle che invece hanno AMATO questo libro. E sono d’accordo con quanto scritto dall’utente anonimo che ha commentato prima di me. Si parla di new adult romance fiction, insomma è un libro! Io non confondo la vita reale con le storie che leggo! Anche a me il comportamento di Travis in certi momenti ha fatto saltare i nervi ma la storia nel complesso mi ha emozionato molto e mi ha colpito.
    Stessa cosa per il discorso 50 sfumature (deve sempre essere nominato? XD) spero che dopo averlo letto non siano tutte andate direttamente ad acquistare dei giochini erotici o a cercarsi un Dom XD

    • Alessandra Zengo on 12 Marzo 2013

      Cara io e te abbiamo sempre i gusti opposti! XD Mettiamocela via!

      Per l’anonimo ho risposto sopra, però terrei presente il target. Le adolescenti. Una quindicenne non è una trentenne, che si è già formata. E il romanzo propone una narrazione di “vita quotidiana”, se così vogliamo chiamarla. E’ la descrizione dell’oggi, in America o dove è ambientata la storia. E non è così immediato che la lettrice non riconosca i meccanismi presenti nel romanzo, e invece non condivida pienamente i comportamenti di Abby. Almeno, io non ne sono così certa.

      50 sfumature qui cade a pennello, perché è la stessa cosa. Identica. Non critico il romanzo in sé, voglio dire mi nutro anche io di pessimi harmony, ma proprio la sottomissione psicologica non riesco a tollerarla. Come ho scritto, poi, uno a letto puoi fare quello che preferisce, anche scuoiarsi la schiena a scudisciate. Ma non si può inneggiare a Cristian come uomo ideale. Un uomo ideale che decide per te, che ti dice come vestire, dove andare, con chi? Ma per carità!

      (I giochi erotici avranno subito un’impennata XD Tipo il cofanetto con le manette ahaha)

    • Sono d’accordissimo!
      Forse, la parte in cui Ana e Christian fanno sesso come piace a loro, è la più godibile di tutto il libro.
      E’ tutta la platealità che c’è nel resto del libro che la metterei al rogo.
      Puah!

  10. Ho messo questo libro nella wishlist ma iniziano a venirmi dei dubbi…
    Riguardo il punto di questa recensione in cui si parla della sottomissione e della libertà della donna, confrontata con la personalità dei personaggi della Bronte, sono totalmente d’accordo.

    Ho deciso di leggere la trilogia delle Sfumature per poter finalmente dire che fa schifo appunto perché l’ho letto (i lovers della trilogia sfruttano troppo spesso la scusa del “come fai a dire che non è bello se non l’hai mai letto??!!”) e, come prevedevo, ecco una storia paraculissima in cui il sottotesto fa più schifo di ciò che si legge ad occhio nudo!
    Quello che mi urta di più è, infatti, il filo conduttore che vede Ana dimostrare il suo amore a Christian sottostando alle regole che lui le impone.
    E non parlo del contratto – che lei stravolge completamente e che nega di voler seguire, elemento piazzato nel libro in modo molto evidente perché sembri che lui non la comanda a bacchetta.
    Lui sceglie per lei qualsiasi cosa!
    Le compra una macchina, decidendo che quella vecchia non va bene.
    Compra l’azienda dove lei va a lavorare.
    Sceglie cosa mangiare in ristorante, per entrambi.
    Un uomo che decide anche la direzione dove devi guardare non ti ama.
    Non lo ami se accetti tutto questo.
    Per esperienza vissuta, un uomo che sceglie per te senza chiedere se dei d’accordo, è un uomo che crede tu appoggerai ogni decisione appunto perché lo ami.
    Qualsiasi decisione.
    Forse coinvolgente da leggere, ma da vivere anche no.

    Sul mio blog sto facendo il commento in live dell’intera trilogia, e pubblico l’immagine del libro in cui c’è la frase che voglio prendere in esame, e sotto inserisco una didascalia.
    Proprio stamattina sono incappata nel punto in cui Christian sceglie le pietanze da ordinare in ristorante e lei prova a protestare senza molto successo.
    La mia didascalia contiene proprio questo ragionamento scritto sopra…

    50Sfumature può amarlo davvero solo chi non ha mai vissuto dal vivo certe schifezze nel proprio rapporto di coppia.

  11. Selly on 12 Marzo 2013

    Ale arriverà il giorno in cui mi stupirai e la penserai come me? XD La vedo difficile… comunque mai dire mai. Fino ad allora sarò il tuo bastian contrario (ma continuerò a “lovvarti” lo stesso!).

    In ogni caso la tua riflessione mi sembra esagerata ;P

  12. Andrea Storti on 12 Marzo 2013

    Io concordo con Alessandra. Pur non avendo letto il libro capisco cosa vuol dire col suo discorso.
    Poi, ok, magari noi siamo, fortunatamente, tutte persone intelligenti e capiamo che si tratta di un libro, ecc. ecc. Ma i commenti riportati da Ale, presi direttamente dalle lettrici, parlano piuttosto chiaro, mi pra: “ma xche vorresti che al mondo ci fossero piu ragazzi come travis”
    Cioè, questa lettrice vorrebbe più ragazzi mascalzoni… e guardando il telegiornale mi vien da dire che non ce n’è affatto bisogno.

    Quindi, magari noi non ci immedesimiamo, ma altri giovanissimi sì. E’ questo il problema!

  13. Dilhani Heemba on 13 Marzo 2013

    Ale, prima di tutto volevo dirti che sei diventata davvero brava a fare recensioni, è un po’ che volevo dirtelo.
    Secondo… straquoto ogni tua singola parola!!!

  14. Girasonia76 on 15 Marzo 2013

    Arrivo a leggere la tua riflessione e a commentare solo oggi perché ho appena finito di torturarmi con questo romanzo. Condivido quello che hai detto. Il mio pensiero costante durante la lettura è stato un continuo “ma è assurdo!”
    Assurdo che un personaggio come Travis (che tra l’altro non ho trovato per niente credibile) possa essere accettabile per una ragazza, neanche per quelle che cercano il bello e impossibile. Sto Travis mi è apparso davvero il tipico uomo che tradisce e picchia la propria donna.
    Assurdo ogni sviluppo della storia, che ha esito positivo in ogni dove – manco i protagonisti fossero supereroi che le scampano tutte – raccapricciante il finale.
    Bah. Non so perché l’abbia letto. La giusta punizione per essere curiosi!

    • Alessandra Zengo on 16 Marzo 2013

      Il mio primo pensiero è stato: devo scriverci un pezzo. Il secondo: per fortuna non l’ho comprato! Ahahah

      A parte gli scherzi, ho letto anche la tua recensione Sonia, e mi trovi d’accordissimo in tutto. Qui mi sono soffermata sulla riflessione, ma la tua analisi del romanzo è perfetta!

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