Soufflé – Asli Perker

New York, Parigi, Istanbul. Tre capitali diverse, tre personaggi diversi, tre storie diverse e l’ordinaria tragicità della vita. In tutto questo, la cucina. Un luogo dove servire i piatti più raffinati o semplicemente quelli più comuni, dove sperimentare nuovi accostamenti o affermati miscugli di sapori. La metafora dell’esistenza per antonomasia, il luogo della sopravvivenza fisica e un rifugio senza eguali per tutti, da chi ama un colorato piatto di pasta a chi sorseggia soltanto un tiepido caffè. Che possono diventare altrove un hamburger con patatine, un toast, du fromage, o del borek poco importa, la nostra consolazione (il cui altro nome è soddisfazione) è proprio in quella stanza della casa. E proprio nelle relative cucine troveranno conforto i protagonisti di questo romanzo. Lilia, a New York, il cui marito dopo un ictus resta semiparalizzato a letto. Marc, a Parigi, la cui moglie muore all’improvviso di attacco cardiaco, lasciandolo assolutamente solo. E infine Ferda, a Istanbul, la cui madre, dopo una caduta con rottura dell’anca, deciderà di dar sfogo a tutta la sua mania ipocondriaca fino a raggiungere davvero un’incoscienza dovuta alla demenza senile.

«La cucina non aveva tempo di fermarsi, di pensare, di piangere. Al momento giusto la gente andava sempre a rifugiarsi tra le sue braccia: le chiedeva aiuto, si adagiava sul suo petto e si lavava il viso con l’acqua fresca che distribuiva generosamente. (…) La cucina era il grembo materno, le mani della persona amata, il centro dell’universo.»

Tre esistenze legate a filo doppio alle avversità imprevedibili della vita, che chiunque può sperimentare, e che resteranno in qualche modo incatenate alle conseguenze che il destino ha scelto per loro. Un lento, concentrico, scorrere dei giorni, in cui i protagonisti (tutti ultra cinquantenni) si ritroveranno a fare i conti con le loro esistenze, le loro scelte, i patti che in maniera più, o meno, consapevole hanno stretto con le persone che fanno parte della loro vita. Perché non si può prescindere dalle promesse fatte a un marito o una moglie nella scelta di un matrimonio, o al rispetto dovuto alla madre che ci ha messo al mondo, perché non possiamo decidere di “abbandonare la nave” semplicemente quando le cose si mettono male. E allora ecco che occorre trovare la motivazione per andare avanti, perché chi resta abbia la sua ragione di essere.

Piccoli passi, piccoli tentativi di ricostruire tre realtà sempre più alla deriva, di provare con costanza una “ricetta” diversa per quella quotidianità tanto lontana dalle aspettative e dai sogni. In ogni riga una sensazione viene a galla e sale nel palato colpendo le papille gustative delle nostre stesse vite, con sentimenti potenti e contrastanti, molto spesso sgradevoli, ma umanamente comprensibili.

«Con suo stesso imbarazzo, si ritrovò a pensare a quanto sarebbe stato comodo se sua madre fosse morta nei prossimi due mesi e mezzo. (…) Non si poteva programmare tutto, no?»

I primi entusiastici tentativi di Lilia di creare nella sua casa (piena di stanze vuote) un ostello per studenti e mettere al loro servizio le sue conoscenze culinarie. Il desiderio opposto di Marc di sbarazzarsi di tutto ciò che era contenuto in quella cucina tanto amata da sua moglie Clara, proprio per non aver più ricordi di lei. Infine, la tradizione di Ferda utilizzata per compiacere la madre in una sfida inconscia nata già in giovane età. Eppure, tutte queste soluzioni falliranno miseramente.

«Nella vita reale non c’era un bianco d’uovo che potesse tenere assieme le cose. I sapori non si combinavano, non riuscivano a creare un’unica, definitiva prelibatezza. La vita era sempre troppo speziata, o troppo poco. L’universo non azzeccava mai le dosi giuste.»

E così, alla fine, l’inesorabile rimestare dell’impasto dell’insoddisfazione, il prolungato lievitare nell’umido ambiente del risentimento, e il bruciare vivo della rabbiosa crema, produrranno un condensato di infelicità nelle varie esistenze. Laddove ciascuna conclusione si rivelerà foriera di un ingrediente che per assurdo, nella ricetta della vita, non possiamo conoscere: il destino. Semplici parole con cui la Perker ci rende, già in poche righe, partecipi di ognuna delle situazioni; tre storie portate avanti in parallelo e l’anello di congiunzione con l’acquisto simultaneo del libro delle ricette dei Soufflé nelle tre differenti città. Un grande confronto per raccontare come la gente possa essere lontana fisicamente, ma accomunata nel dolore e nei sentimenti. E infine l’ironico sottotitolo del libro posseduto dai protagonisti: Soufflé. La peggior delusione. Perché  “il Soufflé era come una bella donna: nessuno sapeva prevedere il suo umore. Non esisteva un libro che ne rivelasse il segreto.” Proprio come la vita.

Autore: Asli Perker
Titolo: Soufflé
Traduzione di Katia De Marco
Casa editrice: Sonzogno
Pagine: 302
Prezzo: € 16,50
Data pubblicazione: 15 gennaio 2014

the author

Scorpione, idealista e vendicativa, nonché rossa naturale, ama evadere dagli stretti confini italiani in sella alla moto per lanciarsi in qualche ambiziosa avventura on the road. Una Laurea in Economia Bancaria non ha cambiato la sua passione per il teatro, il ballo, la lettura e la scrittura, soprattutto in rime baciate, alternate e/o sparpagliate.

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