La copertina di questo libro è un sogno: questa è la prima cosa che ho pensato quando ho visto la scheda di “Ritorno a Toledo”, una delle cover più acute, evocative e penetranti che abbia visionato negli ultimi tempi. E voglio personalmente battere le mani al grafico che ha realizzato questa meraviglia: Ugo Ciaccio, ti stimo.

Tra la stupenda cover e la sinossi che lasciava presagire un ambizioso romanzo generazionale sul precariato lavorativo, emotivo e geografico dei trentenni potrete facilmente immaginare quanto alte fossero le mie aspettative su questo libro e con quanta febbrile curiosità l’abbia atteso. Ecco, forse è anche per colpa di queste mie grandi aspettative che, in definitiva, questo romanzo si è rivelato una grande delusione. Vediamo insieme perché.

I requisiti per poter essere quello che aspirava ad essere c’erano tutti: uno stile ricco e inconsueto (l’autrice, pur esordiente nella narrativa per adulti, è un’autrice per l’infanzia, e ci sa fare con le parole), un’ambientazione potenzialmente suggestiva (la città di Toledo), il tema del precariato (i protagonisti Nora e Temi sono due giovani trentenni che lavorano da precari sottopagati in una galleria d’arte), un interessante milieu artistico (tutti, ma proprio tutti, i personaggi sono in qualche modo artisti) e le relazioni sentimentali incerte.

Ecco, ciò che delude di questo romanzo è proprio che varie peculiarità dell’impianto strutturale non funzionano come dovrebbero. Innanzitutto l’introduzione è molto lunga, pesante e poco varia; i gesti infiniti di umiliazione dei due protagonisti, vessati dalla capa intransigente che li costringe a turni estenuanti di sollevamento e collocazione di statue e dipinti, la routine raccontata con una cadenza stanca e lancinante, sono un autentico sonnifero per il lettore.

Poi l’ambientazione, riprodotta in modo poco preciso; ricordiamo che siamo a Toledo, in Spagna, ma di Toledo in questo libro c’è poco o nulla, a parte una generica “rambla”; i personaggi, inoltre, sono tutti (ma proprio tutti) italiani. Il che è in parte comprensibile considerando che la galleria dove lavorano i protagonisti è italiana, ma anche chi non c’entra nulla con il milieu artistico è italiano (dal cuoco Ernesto “grande amore” di Nora all’amante matura di Temi, Teresa). Non sono mai citate parole o frasi in lingua spagnola, che servirebbero ad aiutare la mimesi del lettore (il che sarebbe credibile e coerente se, nelle poche pagine ambientate a Ischia, non ci fossero dei lunghi dialoghi in dialetto campano).

Inoltre, un’ulteriore inverosimiglianza è il fatto che tutti siano dei creativi e anche coloro che da principio non lo sono alla fine si rivelino tali: penso a Leo, il fidanzato occasionale di Nora, che è introdotto come un bieco motivatore aziendale e alla fine si scopre essere un musicologo che studia la sinestesia. Penso alla madre di Nora. Penso all’amico di Temi, Mattia, che sogna di costruire una cattedrale. Penso a Temi stesso, che disegna sui block notes. All’inizio mi sembrava un’idea carina, ma non è attendibile per come è sviluppata.

La specificità che, poi, toglie un senso a tutto il narrato precedente, scardinandone la struttura, è il finale: un mood esistenziale e rarefatto (e, diciamolo, pesante) come quello che si respira per tutta la storia avrebbe senso se il racconto si rivelasse, anche nel finale, nella sua natura esistenziale; e invece no, questo romanzo ha una conclusione mortalmente lieta, con una lunga carrellata di coppie che si formano, alla Love Actually, enigmi che si dipanano e colpi di scena più o meno telefonati.

SPOILER (evidenziare per leggere): La severissima direttrice della galleria si trasforma in un “cuore di panna” buono e lungimirante (che da Miranda Priestly in poi fa fine e non impegna) e finisce addirittura per fidanzarsi con il remissivo Temi. L’amante sposata di Temi si mostra finalmente nella sua natura di profittatrice e opportunista, come peraltro i lettori avevano capito dalle prime pagine in cui appare. Riemerge il passato da pittrice della madre di Nora (anche se questa rivelazione non ha davvero alcuna conseguenza sulla storia, per cui pare scontato un “e dunque?”). Nora si rimette col suo masterchef Ernesto (della cui esistenza, sottolineo, il lettore non viene a conoscenza prima di metà romanzo).

Ecco, un’altra buona idea realizzata male è quella dell’artista misterioso, che segna tutta l’esistenza di Nora e alla fine si rifiuta, di fatto, di rispondere alle sue domande: uno stratagemma del genere ricorda moltissimo il fantasmatico scrittore Julian Carax, la cui presenza in absentia intesseva fascinosamente tutto il romanzo “L’ombra del vento” di Zafon. Tuttavia si tratta di un paragone solo nelle intenzioni, visto che la presenza del pittore Calligaris nella vita di Nora resta tragicamente irrisolta agli occhi del lettore.

In definitiva un romanzo solo in parte salvato da uno stile pieno e dalle buone intenzioni: per il resto è pesante, lento, mal strutturato, poco credibile e poco coerente. I personaggi sono freddi e hanno delle evoluzioni o scontate o completamente incongruenti.

Mi sono a lungo domandata che cosa non abbia funzionato nel passaggio che ha portato una gran quantità di elementi positivi a dare un risultato così poco accattivante e mi sono infine risposta che, semplicemente, certi romanzi non funzionano e forse non c’è una vera ragione per cui sia così. Ciò detto, forse un lavoro di editing profondo avrebbe potuto salvare almeno certe sbavature, ma credo non le lacune più grandi, che sono strutturali.

Emblematico il fatto che in rete, ad oggi, non sia presente neanche una sola recensione di questo romanzo.

Davvero, una delusione bruciante e una stroncatura che mi costa molto, soprattutto visto il mio amore per le piccole case editrici e per l’ottima politica della qualità di cui si fregiano gli editori Homo Scrivens, il cui lavoro tecnico di costruzione dell’oggetto libro (nel suo aspetto esteriore) è comunque impeccabile e con un ottimo rapporto qualità-prezzo. Peccato.

Autore: Marcella Russano
Titolo: Ritorno a Toledo
Editore: Homo scrivens
Pagine: 282
Prezzo: 14 euro
Data di pubblicazione: agosto 2013

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