Cominciamo oggi la nostra esplorazione fra i sei romanzi selezionati per il Premio Bancarella 2013, che verrà assegnato da una giuria di 200 librai il 21 luglio prossimo.

Ti prego, lasciati odiareIl primo romanzo a essere preso in esame è Ti prego, lasciati odiare di Anna Premoli, pubblicato da Newton Compton a gennaio 2013. Questo romanzo ha tuttavia una storia personale molto particolare, che costituisce il sogno di ogni scrittore. Scritto dalla Premoli durante la gravidanza e autopubblicato, questo libro è diventato infatti un caso editoriale: l’e-book diventa uno dei più venduti dell’estate 2012, secondo solo alla trilogia delle Sfumature. La casa editrice Newton Compton, colpita dal successo dell’e-book, contatta l’autrice e acquisisce i diritti per la pubblicazione di Ti prego, lasciati odiare in versione cartacea. Grazie ai feedback straordinari degli addetti ai lavori e ai commenti entusiastici delle recensioni dei lettori, Anna Premoli è diventata una delle nuove voci più acclamate della narrativa rosa italiana, tanto che il suo romanzo è stato selezionato per il Premio Bancarella 2013. Ma cosa si cela dietro a questo enorme successo?

Ah ecco, le critiche le capisco meglio. Comunque, per la cronaca, ho dei banalissimi capelli castani, di un castano molto comune, di una lunghezza media estremamente comune. C’è poco da criticare.

Hai proprio ragione Jennifer, c’è poco da criticare. Perché in questo libro a essere banalissimo non sono solo i tuoi capelli castani, ma ― praticamente ― tutto.

Il chick-lit è un genere narrativo con una struttura ben delineata. La protagonista, che di solito è anche la narratrice, ci racconta le sue rocambolesche avventure e, magari, la sua conquista del coprotagonista che, in generale, in un primo momento era proprio qualcuno che non se la filava per niente o con cui aveva ― addirittura ― un rapporto conflittuale. Perché William Shakespeare in Tanto rumore per nulla e Jane Austen in Orgoglio e pregiudizio ci insegnano che «l’amore non è bello se non è litigarello» e le schermaglie verbali preludono ― spesso, non sempre ― a un sentimento di reciproca conoscenza e ammirazione.

D’accordo, Jennifer e Ian non avevano avuto schermaglie solo verbali, dato che Jenny, figlia di una famiglia che pratica e predica la non-violenza e ha come unico mito Gandhi, è arrivata a rompere il naso con un pugno al suo antagonista-collega di lavoro nella foga della lite; ma, perdite di controllo a parte, in questo libro si girano le pagine con la convinzione di sapere quel che accadrà nel capitolo successivo… e la convinzione diventa certezza, perché Anna Premoli procede in un percorso scontatissimo e già-letto mille volte, senza sorprenderci mai con una trovata originale.

Quando crede di aver avuto il lampo di genio, l’idea spettacolare che ci dovrebbe mozzare il fiato per l’originalità, fa mettere d’accordo i due protagonisti, che si fingono fidanzati e follemente innamorati. Lui dovrebbe levarsi di torno le “cacciatrici di titolo” dell’Alta Società inglese (il caro Ian è un conte ambitissimo, erede nientepopodimeno che di uno dei ducati più prestigiosi d’Inghilterra, oltre ad essere oggettivamente bellissimo), lei dovrebbe avere carta bianca con il cliente della banca per cui entrambi lavorano e che si è ostinato a voler usufruire dei servigi dei due avvocati in tandem.

autopubblicatoSiete rimasti a bocca aperta per l’originalità? Scusate se vi ho svelato l’espediente, allora. Per conto mio, credo che decine, forse centinaia di autrici di romance e chick-lit avessero già sfruttato ampiamente questo “fidanzamento di convenienza” (tanto per citare il primo esempio che mi viene in mente, Il duca e io, il primo romanzo della serie Bridgerton di Julia Quinn), ripreso poi abbondantemente dalla commedia romantica nel cinema (vi faccio solo un nome: Ricatto d’amore, film del 2009 di Anne Fletcher con Sandra Bullock e Ryan Reynolds) forse con altre modalità o per altri scopi, ma dove starebbe la novità? Eppure, nel leggere le recensioni entusiastiche delle lettrici non c’è dubbio che questo libro piaccia. E dunque? Sono io ad avere un palato troppo esigente? Ho letto troppi romanzi e cerco ― pretendo, addirittura ― che un romanzo candidato al Bancarella sia più originale?

Una cosa si può dire a favore di Anna Premoli: il suo stile frizzantissimo, caratteristico del chick-lit, non indulge in inutili virtuosismi. Lo stile è fluido, scorrevole, scevro da aggettivi troppo ricercati e dall’uso smodato di similitudini e metafore che piacciono tanto alle narratrici in rosa, ma che rendono ancor più stucchevole un genere che lo è già di suo. La narrazione diventa divertente, nonostante racconti una storia trita e ritrita. Jenny, la narratrice, è simpatica con le sue contraddizioni e la sua ‘normalità’ che la avvicinano alle lettrici comuni. Lo scontro fra i pezzi da novanta del romanzo e i protagonisti, inoltre, delinea le personalità forti di tutte le parti in causa: il nonno di Ian, il duca di Remington, affronta Jennifer in un faccia a faccia degno di Lady Catherine de Bourgh ed Elizabeth Bennet, mentre Ian invade la calma campagnola e la cucina vegana di casa Percy come Mr Darcy con Mrs Bennet ― sebbene la mamma di Jenny abbia decisamente più cervello e sia ben più testarda di quella di Elizabeth Bennet! La struttura del romanzo è completa, non ci sono scene lasciate in sospeso o personaggi introdotti per il semplice piacere di allungare il brodo. La Premoli ha le carte in regola per scrivere dei romanzi appassionanti e gratificanti. Tuttavia… manca il fattore originalità, un fattore per me fondamentale, ma che forse non lo è altrettanto per la lettrice italiana media.

Non so se questo romanzo vincerà il Premio Bancarella 2013; molto dipenderà dagli altri romanzi selezionati, nondimeno questa scelta rivela la mancanza di idee dell’editoria italiana negli ultimi tempi o forse il desiderio dei lettori ― o meglio delle lettrici ― di leggere storie romantiche, probabilmente già sentite, ma narrate da una voce che sia vicina alla loro sensibilità.

Autore: Anna Premoli
Titolo: Ti prego, lasciati odiare
Casa Editrice: Newton Compton
Collana: Anagramma
Pagine: 320
Prezzo: € 9,90
Data pubblicazione: gennaio 2013

13 Readers Commented

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  1. Nina Pennacchi on 13 Aprile 2013

    Io ho letto questo libro qualche giorno fa e che devo dire? A me è piaciuto… d’accordo, non alla follia, però lo stile della Premoli ha una freschezza che in genere alle italiane manca (IMHO), e questo ha risollevato una storia certamente “trita e ritrita” 🙂

  2. radiolinablu on 13 Aprile 2013

    Io non l’ho trovato eccelso ma anche a me è piaciuto. Proprio per quello di cui parli tu, per lo stile senza fronzoli inutili e stucchevoli. Lo scopo del romanzo non è stupire ma accompagnare e rilassare, e ci riesce. Si sa fin dalla prima pagina come finirà ma non importa, non è la suspense che si cerca quando si scelgono libri come questo.
    Il difetto maggiore, a mio parere, è l’assenza totale di un’ambientazione qualsiasi. Di Londra c’è solo il nome, uno specchietto per le allodole, ma sembra una cittadina qualunque per come viene descritta.
    Ciao

  3. Gabriella Parisi on 13 Aprile 2013

    Bah, sarò io ad avere il desiderio di qualcosa un pizzico più originale, che vi devo dire. Sarà anche carino, non lo metto in dubbio, ma non è assolutamente quel che mi aspetto da un libro candidato al Bancarella.

    Quello che tu dici, @radiolinablu, è assolutamente vero, ed è uno dei motivi che rendono il libro ancora più banale, come a dire: “E’ ambientato a Londra, ma poteva anche essere ambientato a Milano, a New York…”, ovvero “E’ sempre la stessa storia”. c.v.d.

  4. Chiara Gallese on 14 Aprile 2013

    troppo buona… hanno ragione a dire che il Bancarella è scaduto…

    • Alessandra Zengo on 14 Aprile 2013

      Stiamo leggendo i romanzi candidati e finora non ne abbiamo trovato uno degno di nota, tra i tre/quattro che abbiamo letto/stiamo leggendo. No buono.

  5. Anonymous on 19 Aprile 2013

    @Gabriella Parisi Per la serie: i misteri legati alle associazioni mentali. Non ho letto questo libro, non so se lo leggerò, ma mi ha fatto venire in mente un’uscita relativamente recente, Amore, ragione e sentimento di Kim Izzo. Ok, penso che i tuoi riferimenti a Jane Austen nel post abbiano contribuito all’associazione. In ogni caso, sbirciando su Old Friends & New Fancies, mi sembra di aver capito che non l’abbia ancora letto. Io l’ho fatto a spizzichi e bocconi (intendo proprio a sbirciatine) e potrebbe essere un mix tra chick lit, trame ritrite e richiamo austeniano che cattura il tuo interesse. Se già lo possiedi, se lo trovi in biblioteca, se riesci a fartelo prestare (in inglese lo si trova a prezzi accettabili, comunqe), prova a dargli una possibilità.

    Ludo.

    • Gabriella Parisi on 19 Aprile 2013

      Grazie del suggerimento, Ludo!
      Ho il libro originale (The Jane Austen Marriage Manual) e vedrò di leggerlo quanto prima ma, poiché su Old Friends & New Fancies siamo al momento impegnati con i Gruppi di Lettura del Pride and Prejudice Bicentenary e, dato che questo libro non rientra fra i derivati di Orgoglio e Pregiudizio, stiamo aspettando di avere un po’ di tempo e di serenità per leggerlo.
      Però confesso che sono terrorizzata di restare delusa come quando ho letto La collezionista di ricette segrete di Allegra Goodman, che mi si diceva essere retelling di Sense and Sensibility in chiave moderna, ma che con Jane Austen c’entrava come il cavolo a merenda!
      Garantisci che è apprezzabile? ^_^

    • Anonymous on 19 Aprile 2013

      Anche The Jane Austen Marriage Manual c’entra, tutto sommato, poco con Jane Austen… poi dipende da cosa ti aspetti, ma non si trata di retelling o reinterpetazione… Insomma, brace yourself, tanto per stare sicura.

      Devo ancora leggere il libro della Goodman, che ho comprato, però, solo dopo che la somiglianza con Sense and Sensibility mi era stata ridimensionata. A tal proposito, si veda:

      http://www.youtube.com/watch?v=M6GFIhDF7NM

      Ludo.

    • Gabriella Parisi on 22 Aprile 2013

      Non so se hai letto la mia recensione, ma si intitola Ma dov’è Ragione e Sentimento?:
      http://oldfriendsnewfancies.blogspot.it/2013/04/recensione-la-collezionista-di-ricette.html

  6. Laura on 5 Giugno 2013

    sono piuttosto d’accordo con te!
    quindi forse anche io ho, come te, un palato molto esigente e che differisce dai gusti generali 🙂
    ecco qui la mia recensione fresca fresca di questa mattina 🙂

    http://chebirba.blogspot.it/2013/06/se-son-rose-tiziana-merani-e-ti-prego.html

    ciao, buona giornata,
    Laura

    • Gabriella Parisi on 5 Giugno 2013

      Ho letto la tua recensione, Laura: la pensiamo esattamente allo stesso modo! 🙂

  7. Annalisa on 17 Agosto 2013

    Ho un palato abbastanza esigente ma leggo di tutto, e volentieri, anche la chick-lit, Liala e Harmony.
    Proprio per questo trovo che il libro in questione sia comunque al di sotto di tutti gli altri, e proprio per la scrittura, che io non trovo fluida ma sciatta. Le metafore ci sono, ma sono banali e scontate, così come le descrizioni (“E così alla fine mi giro a tutti gli effetti verso Ian, che mi guarda come un cacciatore che sta per sparare sulla preda. Un ciuffo ribelle di capelli nerissimi gli cade sbarazzino sulla fronte.”)
    Confesso che quando sono arrivata al ciuffo sbarazzino ho rivalutato i temi dei miei alunni di prima media…

    • Gabriella Parisi on 17 Agosto 2013

      Annalisa, sì, lo so, la Premoli non è originale neanche in questo, ma ti giuro che ho letto chick-lit in cui c’erano delle metafore così forzate pur di sembrare ‘nuove’ da darmi la nausea. Pazienza, dunque, se le descrizioni sono trite e ritrite. Siamo d’accordo che sono ridicole, ma purtroppo il chick-lit è quello che è, e non solo in Italia.

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