Un giallo classico questo di Jean-Luc Bannalec, misterioso pseudonimo di colui che voci di corridoio azzardano essere un famoso editore tedesco, Jörg Bong. È un libro che si fa leggere e appassiona anche, ma risulta un po’ particolare. La narrazione segue il protagonista, il commissario Dupin, come se una telecamera fosse nascosta a mo’ di terzo occhio sulla sua fronte; impariamo a conoscere i suoi gusti, il modo in cui un parigino si adatta a vivere nel profondo nord della Francia, quello che ama e quello che odia, come ragiona, come procede per investigare, e lo facciamo tampinandolo in giro ora dopo ora.

natura morta coverUn altro po’ e ne vediamo anche i sogni e i bioritmi interni. Questo non vuol dire che alla fine lo conosciamo bene, in fondo: è un tipo elusivo, tanti dati della sua personalità e della sua vita li scopriamo molto avanti nella narrazione. E in fondo questo non dispiace, forse è l’elemento che potrebbe spingere a leggere la sua prossima avventura.

Dicevamo un giallo classico e infatti, come è stato autorevolmente detto dalla nostra Elena Bigoni “Il giallo ha un’impostazione per lo più deduttiva: l’importante sono gli indizi, gli alibi e i personaggi con le loro storie. Con il noir l’attenzione si sposta sulla psicologia dei personaggi, sulle motivazioni, sull’etica e la morale, sui luoghi dove si sviluppano le storie, si scava nel profondo, una delle note interessanti è che in questo caso i luoghi non sono solo uno sfondo, ma parte integrante e protagonista della storia. Poi, di deriva, arriva il thriller con i suoi sottogeneri dove l’elemento fondante è la suspense, l’adrenalina e l’eroe della situazione deve trovare l’assassino prima che colpisca ancora”.

Se questi si possono considerare i dati di partenza che distinguono grosso modo i generi, questo romanzo, pienamente nella prima categoria, ha come fine quello di far quadrare gli indizi, di trovare, nel flusso abbondante di dati che affluiscono all’attenzione del commissario Dupin, quel particolare che indirizzi i sospetti nella direzione giusta. Non c’è dunque psicologia degli altri personaggi se non accennata, che non sia quella registrata dall’intelligenza e dalla sensibilità del protagonista: dati scarni, come correnti superficiali che non rivelano il movimento profondo delle acque. Suspense, adrenalina sono pressoché nulli. Gli omicidi ci sono, ma non c’è nessun senso di minaccia. Possiamo solo immedesimarci con l’urgenza di Dupin di venire a capo del puzzle, ci possiamo calare insieme a lui nella mentalità di questi particolari francesi che risultano essere i Bretoni.

E veniamo così alla nota dominante del romanzo: la Bretagna. Sperando che Manzoni non si rivolti nella tomba, potremmo affermare che, come I promessi sposi avevano come protagonista il Seicento, così Natura morta in riva al mare riesce a stento a contenere l’apoteosi di questa terra che, lei sì, è ritratta in tutte le sue mille sfumature di colore e di sapore. Si potrebbe pensare che l’autore sia sponsorizzato dalla pro loco di Pont Aven, oppure anche il contrario. Il commissario Dupin vaga in lungo e in largo in questa – a questo punto ne siamo assolutamente sicuri – bellissima cittadina, e quasi sempre a piedi: è peggio (o meglio) di Google Map. Gli hotel, i bar, con le rispettive ricette amatissime da turisti o/e autoctoni, i sentieri che portano al fiume, con la natura illuminata da quella luce particolare adorata da Paul Gauguin e dagli altri artisti della scuola di Pont Aven (appunto); la scogliera e la costa, ultimo baluardo prima dell’Atlantico senza fine.

E poi i Bretoni, con i loro proverbi, le loro fisse, il loro carattere particolare, guardati dagli occhi di un parigino che si è trasferito lì da tre anni circa e che è fondamentalmente innamorato di questo luogo. La vittima, il colpevole e tutti i comprimari di questa sobria e lenta tragedia vogliono documentare la vita e le abitudini di questo angolo speciale del mondo. Chiunque si nasconda dietro lo pseudonimo di Jean-Luc Bannalec decisamente sa scrivere e non si preoccupa di aderire a ritmi accelerati di tipo americano che proprio non gli sono congeniali.

Alla fine che sappiamo di Dupin? Poco. La copertina è fuorviante, perché l’impermeabile e il cappello sono solo metaforici e buoni a collegare il nostro a Derrick, a Colombo e a tutti i poliziotti che, su carta e su pellicola, metodicamente si sono applicati a sbrogliare le matasse più intricate: Dupin indossa jeans e maglietta, questo solo en passant possiamo ricavare per potercelo immaginare, né corporatura, né descrizione del viso, nulla. Ma il mare, la forza della marea, la trasparenza dell’aria, la variabilità del clima, quelli il nostro sensore sulla fronte del commissario li ha registrati perfettamente. I poliziotti che collaborano con lui sono solo sagome in controluce, la sua segretaria factotum? Una voce al telefono. Qualche altra notazione: un blando interesse per il genere femminile, che si può intuire accorato, come un fuoco sotto la cenere che si può solo immaginare, che si traduce eventualmente in una lieve promessa per il prossimo episodio; nel frattempo possiamo seguire il commissario Dupin mentre cena col nostro di necessità paziente personaggio femminile in un locale tipico, così leggiadramente descritto che, chiuso il libro, vien voglia di fare già una prenotazione per la nostra prossima vacanza in Bretagna.

È sufficiente tutto questo per fare di Natura morta in riva al mare un buon romanzo? Dipende soltanto da che tipo di lettore siete. Se poi non sapete ancora dove andare in vacanza quest’estate, allora è ottimo!

Autore: Jan-Luc Bannalec
Titolo: Natura morta in riva al mare
Titolo originale: Bretonische Verhältnisse. Ein Fall für Kommissar Dupin
Traduzione di: Giulia Cervo
Casa Editrice: Piemme
Collana: Narrativa
Pagine: 308
Prezzo: € 16,90
Prezzo ebook: € 9,99
Data di uscita: 4 giugno 2013

2 Readers Commented

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  1. surcouf on 18 Luglio 2013

    Solo un appunto: Pont Aven e non Pont-Haven, che suona assai anglosassone.

  2. Antonella Albano on 17 Agosto 2013

    Oh, grazie!

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