“La donna in gabbia” è un romanzo giallo, è un thriller, e si può andare avanti ancora con le definizioni, ma in realtà è un libro sfaccettato, che non accetta di rinchiudersi in nessuna delle limitazioni di genere, anzi le supera. Jussi Adler-Olsen, questo signore danese, che dal 2007, anno di uscita di questo primo libro della serie, dopo aver sbancato con premi e successo di pubblico in patria, è approdato a traduzioni in moltissimi paesi, è un narratore di razza e non consente al lettore di adagiarsi negli schemi mentali delle varie situazioni narrative.

marsilio_-_la_donna_in_gabbiaInfatti, leggendo la storia di Merete, la donna in gabbia del titolo, un opprimente senso di claustrofobia stringe la mente di chi legge, ma poi, seguendo il protagonista, il detective Carl Mørk, si respira, si ride, si pensa, ci si commuove. Mørk rientra, in un certo senso, nel vasto gruppo di investigatori scomodi, fuori dal coro, a volte antipatici e un po’ perduti, ma con una marcia in più che noi lettori e spettatori siamo disposti ad assecondare.  Ma, anche, non rientra: Adler-Olsen riesce a infondergli un’umanità così normale, dolente, un po’ sconfitta, ma allo stesso tempo mai del tutto domata, tanto da convincerci che la sua capacità narrativa superi i generi. Poi però torniamo da Merete e la perfidia di cui è capace l’uomo, la sua capacità di resistenza nelle condizioni più atroci ci colpisce come un pugno.
Questa altalena di toni sapientemente dosata disorienta e appassiona insieme. Insomma qui il lettore non è lasciato in pace nei suoi soliti schemi e l’ansia del thriller è mirabilmente gestita dall’autore. Nel frattempo, con il personaggio di Assad, lo strano assistente mediorientale di Mørk, in parte colf, in parte badante, in parte acutissimo e dotato osservatore, si ride e si trasale insieme al detective per lo sfasamento da convivenza multiculturale che si crea in questo improbabile team investigativo.
Il tutto è poi inserito nel clima della società civile danese, con riferimenti a questo mondo nordico così democratico e controllato, ma anche in fondo disincantato, proprio come Carl Mørk, uomo non giovane, dotato di una ex moglie impegnativa e stravagante, di un figlio adolescente e svagato e di un pensionante altrettanto strano quanto lui. Il linguaggio e lo stile dell’autore ci accompagnano in modo fluido, sapiente e naturale in questo lungo percorso a tappe in cui il detective torna al lavoro dopo un terribile incidente di percorso che lascia un suo collega paralizzato in una stanza d’ospedale, riesce a essere quasi odiato dal resto della squadra investigativa per i suoi modi “alternativi”, ma anche considerato necessario per la capacità di venire a capo dei casi più strani; con la sezione Q Mørk viene sia isolato sia messo in grado di lavorare al meglio. Altrove una donna langue torturata in modo inumano da qualcuno i cui motivi non si comprendono siano alla fine. I modi e i tempi con cui queste due linee narrative convergono accompagnano il lettore e lo tengono col fiato sospeso per tutto il tempo. Questo è solo il primo volume di questa serie avvincente e quindi speriamo di poter sentire presto altre notizie di Carl Mørk e del suo impagabile assistente Assad, nel resto dei volumi della serie, ma anche sugli schermi, dato che i diritti cinematografici per le avventure del detective danese sono andati a ruba.
Autore: Jussi Adler-Olsen
Titolo: La donna in gabbia
Editore: Marsilio
Collana: Farfalle/I GIALLI
Pagine:
464
Prezzo: 18,50
Data di uscita: 2011

2 Readers Commented

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  1. Affari nostri on 23 Aprile 2012

    Un thriller molto interessante, bella la divisione temporale e spaziale in cui sono inseriti i protagonisti….

    • Antonella Albano on 25 Aprile 2012

      sì, è vero, un effetto straniante. L’orrore della tortura di Merete è … particolare nella sua crudeltà, non banale. Il poliziotto poi non è uno stereotipo, o non troppo.

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