Laini Taylor è brava, non c’è che dire: non si può che confermarlo con questo suo nuovo romanzo La città di sabbia. Il primo, La chimera di Praga, recensito QUI, è stato un romanzo capace di colpire il lettore per la sua freschezza, per la sua texture colta pur senza pretenziosità, per la capacità di avvincere e la scorrevolezza. Le domande si alimentavano insieme allo svelarsi dei personaggi e l’ironia, la capacità di far ridere con il gergo e la leggerezza delle protagoniste ragazzine stemperavano il tono drammatico della parte puramente fantasy. Ci riesce anche questo secondo episodio della trilogia Daughter of Smoke and Bone? Sostanzialmente sì. Il compito non è facile, perché la Taylor ha dovuto costruire un mondo complesso, che nel primo libro era delineato, ma qui doveva trovare corpo e sostanza.

città di sabbia lightIl rischio di eccedere in questo senso la Taylor lo corre, certo, e il numero di pagine sta a dimostrarlo. Inoltre le dinamiche fra Karou e la sua amica Zuzana sono quelle che danno frizzantezza e un sapore vicino e quotidiano alla storia: sebbene in questo secondo romanzo siano meno presenti, ugualmente consentono di tirare un sospiro di sollievo, di non perdersi in questo fantastico mondo altro, quello dei serafini e delle chimere, dove dramma, crudeltà, guerra e segreti del passato incombono onnipresenti.

Del resto gli stessi Akiva e Karou sono simboli di questa diversità che si avvicina: il primo un’imponente e tragica figura di serafino, innamorato di una ragazza umana, che altro non è che il suo antico amore, la bellissima Madrigal, la chimera che ha tradito il suo popolo, la cui anima è stata conservata e trasferita in un tenero corpo umano. Karou è Madrigal, Akiva è il potente angelo perdutamente innamorato, così come entrambi sono Giulietta e Romeo. Non c’è dubbio che la sfida sia, attraverso il miracolo dell’amore, quella dell’impossibile convivenza dei diversi, dell’abbattimento di barriere millenarie, dove le categorie di “angeli” e “demoni” vengono sradicate dalle loro origini e piegate a narrare tutta un’altra storia. Ci sono i “cattivi assoluti” e li troviamo in entrambe le fazioni, quelli che vogliono solo la distruzione e il dolore, secondo le leggi inveterate del fantasy; ci sono i buoni che sono sviati perché desolati e soli nella strada che hanno deciso di percorrere; c’è la coppia che… se parlasse, se decidesse di comunicare davvero, tutto sarebbe diverso, come succede sempre: questo potrebbe risultare un po’ scontato. C’è la tentazione della disperazione e c’è la speranza, che è rappresentata da Karou, il cui nome significa proprio quello. Sono cliché, non c’è che dire, ma la Taylor innegabilmente accompagna bene il lettore attraverso tutto questo e la sua prosa scorre talmente limpida che è un piacere.

Il fatto che questo libro dovesse introdurre a un ultimo atto risolutivo un po’ lo penalizza, probabilmente, ma l’approfondimento dei personaggi già incontrati e l’introduzione di nuovi funziona abbastanza bene come diversivo, mentre il percorso dei protagonisti, quasi sempre separati dal “destino”, cresce in spessore. La parte romance è così elegante e non ostentata che non pesa per nulla e poi, insomma, questo romanzo parla di angeli sì, ma la prima loro vera descrizione la troviamo forse dopo pagina duecento; la Taylor scrive come Karou disegna, con naturalezza: le figure delle immaginose chimere e dei possenti serafini sono suggerite alla fantasia del lettore con un’immediatezza tanto meravigliosa quanto apparentemente semplice da ottenere. Allo stesso modo che per La chimera di Praga, il gusto delle location d’effetto non viene meno e la kasbah sotto un cielo intessuto di stelle conferisce eleganza ed esotismo alla storia, la cui costruzione è portata avanti con indubbio equilibrio.

I tre angeli Hazael, Liraz e Hakiva, nella loro individualità e nel legame reciproco, vengono svelati nei loro chiaroscuri ed è più facile amarli quanto più si allontanano dalla schematicità. Di seguito un piccolo assaggio per concludere. Ma prima una speranza: che l’ultimo romanzo della serie arrivi presto e che riesca a mantenere e migliorare la reciproca compensazione fra la leggerezza dei sentimenti dell’umana Karou e il complicato arazzo fantasy in cui spiccano Madrigal e Akiva, che è la chiave di questa trilogia.

I miei fratelli, rifletté Liraz, entrando ad Astrea in mezzo a loro. Com’erano diversi l’uno dall’altro: Hazael con i suoi capelli biondi e la risata cristallina, Akiva cupo e silenzioso. Sole e ombra. E io che cosa sono? Non lo sapeva. Pietra? Acciaio? Mani nere e muscoli troppo contratti per ridere?

Sono l’anello di una catena, pensò. Il loro distintivo era giusto: non nella schiavitù, ma nella forza. Camminò a grandi falcate in mezzo ai suoi fratelli, tutti e tre fianco a fianco per il vasto viale cittadino. Questa è la mia catena. Le loro armature erano opache alla luce della luna, a quella dei lampioni, al bagliore infuocato delle loro piume, e la gente si ritraeva al loro passaggio con sguardi diffidenti. Oh, Astrea, pensò Liraz, ti abbiamo tenuta troppo al sicuro se adesso è di noi che hai paura. La ragazza sapeva che loro non erano né amati né rispettati dal popolo e che ben presto sarebbero stati noti per la loro infamia ed emarginati, ma non le importava. Purché avesse i suoi fratelli.

Autore: Laini Taylor
Titolo: La città di sabbia
Titolo originale: Days of Blood and Starlight
Traduzione di: D. Rizzati
Casa Editrice: Fazi
Collana: Lain
Pagine: 472
Prezzo: € 16,60
Data di pubblicazione: 25 aprile 2013

3 Readers Commented

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  1. Anonymous on 9 Agosto 2013

    Spero di acquistare il secondo, anche perchè sto leggendo il primo e mi piace.
    Hera

  2. Rosalinda on 14 Novembre 2013

    Io non vedo l’ora che pubblicono il terzo, sia il primo che il secondo mi sono piaciuti entrambi

  3. Antonella Albano Author on 14 Novembre 2013

    Un’autrice brava per una saga interessante! Sono d’accordo con te Rosalinda.

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