Siamo in Sicilia, in un paese immaginario, Pedrara, in cui si celebra un doppio funerale. L’uomo e la donna verranno cremati e le loro ceneri si uniranno per sempre, trasportate dal vento.

“Nuddu ammiscatu cu nenti,” ripeteva lei quando parlavamo della nostra morte. “Mi sta bene, essere il Nenti del tuo Nuddu. Una volta polvere, mi piacerebbe se fossimo trasportati da una spirale di vento a Pedrara. Così ammiscati, il Nuddu di te e il Nenti di me cadranno come pioggia sugli oleandri che costeggiano il fiume, quelli dai tronchi attorcigliati e piegati dalle fiumare, con i grappoli di fiori che lambiscono l’acqua.”

il-veleno-delloleandroMa chi sono questi due personaggi? Chi sono quelli che li piangono o che osservano freddi al crematorio? Chi è Anna Carpinteri ma, soprattutto, chi è Bede Lo Mondo?

La vicenda inizia il 24 maggio, con il funerale, poi si torna indietro di cinque giorni, per ricostruire le ultime ore di vita di Anna e Bede, con i due narratori, Bede e Mara, che attingono ai ricordi del loro passato per completare il quadro. E naturalmente, poiché i narratori hanno diverse età e diverse conoscenze e poiché i ricordi non vengono mai riposti in ordine cronologico nei cassettini della nostra mente, la ricostruzione risulta alquanto disordinata, finché non raggiungerà la sua completezza finale, ciò a cui la Hornby ci ha abituati in tutte le sue storie.

Questo avvio di romanzo richiama fortemente il primo libro di Simonetta Agnello Hornby, La Mennulara. Come Mennù, anche Bede è un personaggio misterioso, ambiguo; non si capisce quale rapporto abbia con i padroni di casa, Tommaso Carpinteri e sua moglie Anna. Si comporta da padrone, come Mennù, e sembra quasi voler mediare il rapporto dei figli con la madre. Mara, la figlia più grande, è anche la prediletta di Anna, sebbene la chiami zia, perché la vera madre di Mara e Giulia, Mariangela, è morta improvvisamente quando le bambine erano piccole. Mara e Giulia sono state cresciute quindi dalla sorella di Mariangela, Anna, che ne ha anche sposato il padre, Tommaso, dando alle bambine un fratello, Luigi.

7bca-The-Necropolis-of-PantalicaGiunta a Pedrara a causa della malattia della zia, Mara si rende subito conto che la tenuta custodisce un segreto nelle grotte e nelle antiche tombe scavate nelle pareti di roccia dei monti Iblei su cui sorge. Altri legami con La Mennulara sono la ricerca di un tesoro con esiti quasi altrettanto deludenti e il fantasma dell’usucapione, che aleggia su tutti gli antichi possedimenti terrieri affidati ad affittuari.

Ma Il veleno dell’oleandro affronta numerosissime altre tematiche. Innanzi tutto lo sfruttamento sistematico di immigrati clandestini da parte di organizzazioni pseudo-mafiose, con metodi che fanno pensare agli schiavi delle Americhe nel XVIII secolo. È come se secoli di guerre, dure battaglie e rivolte per abolire la schiavitù siano state vane! E che trattamento crudele viene riservato ai clandestini neri che abitano nelle grotte!

Era un “ospite” del Mali, che aveva ricevuto una punizione molto dura – legato mani e piedi, poi immerso negli escrementi – per aver disobbedito. Il principio di non interferenza nelle competenze di un altro Numero era fondamentale: non era “cosa” mia e lo accettavo. […] Il giovane era stato gettato su un giaciglio di oleandri freschi, tagliati allo scopo: al contatto con la pelle nuda, il veleno dell’oleandro gli sarebbe penetrato nel corpo causando vomito, dolori e poi la morte – una sevizia intollerabile.

Pantalica-abitazioneSi affronta, anche se da lontano, il tema dell’anoressia; si parla molto e con scene crude, di violenza domestica e di donne che si credono realizzate in matrimoni in cui non solo i mariti vivono alle loro spalle, ma questi, per sentirsi superiori ― essendo dipendenti economicamente dalle proprie mogli ― le abusano in camera da letto in modo ignobile. E poi questi stessi uomini ― se così possono definirsi ― sono pronti a giudicare e disprezzare una relazione amorosa pulita, perché è fra persone dello stesso sesso.

Si affronta il tema dell’accettazione della diversità contrapponendo due atteggiamenti differenti verso un figlio ‘diverso’: l’amore incondizionato ― così raro e per questo così commovente nella Sicilia gretta e conservatrice ― e la cocciuta negazione.

Ne Il veleno dell’oleandro troviamo tanti diversi rapporti d’amore; quello della madre che tratta il figlio con durezza per evitare che diventi egoista come il padre; quello della famiglia che accetta senza riserve il proprio figlio per quel che è e farebbe qualsiasi cosa per proteggerlo; l’amore di una donna che lascia libero l’uomo che ama ed è disposta a condividerlo con altri; l’amore di una donna che sacrifica tutto, anche se stessa, a un uomo che non la merita.

Narrato in prima persona da Bede e da Mara che si alternano nel racconto, aggiungendo sempre nuovi elementi a chiarire il mistero, Il veleno dell’oleandro è scritto con lo stile a cui Simonetta Agnello Hornby ci ha abituati: colloquiale e infarcito di termini e modi di dire siciliani, che lo rendono quanto mai realistico.

Il ritorno alla sua Sicilia di una scrittrice che sa evocare atmosfere che coinvolgono tutti i sensi, per un mistero intricato e una realtà tristemente possibile.

Autore: Simonetta Agnello Hornby
Titolo: Il veleno dell’oleandro
Casa Editrice: Feltrinelli
Pagine: 224
Prezzo: € 17,00
Data Pubblicazione: 20 febbraio 2013

2 Readers Commented

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  1. Anonymous on 11 Luglio 2013

    Lo sto leggendo, ne sono affascinata, ma lo trovo piuttosto caotico.

    • Gabriella Parisi on 11 Luglio 2013

      Il fascino e il mistero dei romanzi della Hornby sta proprio nel raccontare tante cose tutte insieme, quasi a creare uno stordimento che affascina ma contemporaneamente fa giungere il lettore alla verità solo alla fine.

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