Ora vi faccio leggere cos’ho scritto in classe la settimana che Annette si è fatta male. […]
Il titolo era “Se potessi scegliere una parola per descrivere l’universo, quale sarebbe? E perché?”.
Ed ecco la mia risposta:
“Ingiusto.
Ingiusto.
Ingiusto. Ingiusto. Ingiusto.
Come si chiama quel pianeta in cui i cattivi se ne vanno in giro col successo avvolto alle spalle come un mantello da re e ai bambini innocenti a turno capitano cose orribili? Io lo chiamo Terra.

18220992Immaginate che cosa si prova a essere primogenito e ad avere un fratellino più piccolo di otto anni che è la delizia di amici e parenti, più carino, più simpatico, più dolce di voi. Immaginate che questo fratello vi metta spesso in imbarazzo, ma che i vostri genitori, pur diffidando di voi e dandovi la colpa per qualsiasi cosa gli accada, siano contenti di farvelo stare sempre fra i piedi. Immaginate che questo fratello vi consideri comunque il suo eroe, un esempio da seguire, una terza figura genitoriale da venerare.

Un rapporto di odio-amore, un classico tra fratelli, vero?

Avere un fratello è un incubo.
Averne uno è già di per sé un incubo, ma averne uno come Jeffrey è una vera e propria maledizione. Non tanto perché è più piccolo di me di otto anni, anche se la cosa di certo non aiuta. Come vi sentireste voi se, dopo essere stati signori del pianeta per otto magnifici anni, veniste declassati a vice? Non è perché è più bello di me, anche se nemmeno questo aiuta. Io ho i capelli marrone topo appiccicati alla testa, porto un paio d’occhiali spessi un centimetro e un apparecchio che mi dà l’aria di uno che ha cercato di inghiottire i rottami di un treno. Mio fratello ha un sorriso da pubblicità, dieci decimi per occhio e boccoli biondi come quelli degli angioletti del poster appeso nell’aula d’arte. Mi odiasse almeno… invece mi adora. È proprio questo il problema: mi segue ovunque, neanche fossi Elvis.

J mech IImmaginate cosa accade a Steven, tredici anni – alle soglie dell’adolescenza, dunque, un periodo di per sé difficile, in cui ogni essere umano affronta un cambiamento totale del suo corpo e anche dello stile di vita –, quando il piccolo Jeffrey, il fratellino che ama e odia allo stesso tempo, si ammala di leucemia. Steven dovrà affrontare molti più cambiamenti rispetto ai suoi coetanei. È come se avesse perso entrambi i genitori: la madre perché ha dovuto lasciare il lavoro ed è perennemente a Philadelphia con Jeffrey per la chemioterapia; il padre perché si è rinchiuso in se stesso e nel suo dolore e si deve dedicare al lavoro più del dovuto per poter affrontare le spese mediche del figlioletto. Il tutto in un periodo molto delicato della vita di Steven, un periodo in cui si ha davvero bisogno dell’appoggio dei propri genitori. Un periodo in cui ci si vergogna a far vedere ai coetanei la propria diversità; e anche avere un fratello malato costituisce un elemento di diversità che Steven non vuole rivelare. Si chiude dunque in se stesso e nella musica, arrivando a esercitarsi alla batteria per pomeriggi interi, tralasciando di fare i compiti, tanto non c’è nessuno che badi a lui. Sembra anzi che sia Steven a dover badare al padre, preparando pranzi e cene a microonde.

L’unico altro modo in cui Steven riesce a sfogare la sua frustrazione sono i temi, i compiti in classe che gli assegna la professoressa d’inglese, che diventano una sorta di diario personale. Steven, infatti, non si cura di uscire fuori tema, sicuro com’è che la professoressa Palma non li leggerà.

Comunicavo con l’esterno solo in un modo, ovvero il tema in classe. La Palma aveva istituito questa regola secondo cui se facevi una piega al foglio significava che quello che stavi scrivendo era parecchio personale.
Bene, i miei fogli stavano iniziando a somigliare a un origami, con le pagine tutte piegate e gli angoli che spuntavano da tutte le parti.
Ovviamente la Palma doveva aver capito che qualcosa non andava, perché scrivevo sempre tre o quattro pagine su un argomento che in teoria era anonimissimo e poi le piegavo con cura a una a una.

330123La malattia di Jeffrey renderà Steven consapevole del forte legame d’affetto che esiste con il proprio fratello, anche quando questo è tanto più piccolo e quando lo si considera un ‘impiastro’. Steven è costretto a rendersi conto che ama teneramente quel piccolo ‘impiastro’ e non vorrebbe mai fare a meno di lui.

I 10 mesi che mi hanno cambiato la vita è un romanzo di formazione con un protagonista molto più giovane del solito: Steven deve crescere in fretta, mettendo le sue esigenze e i suoi capricci di bambino da parte, dimostrandosi maturo quanto, forse più di un adulto; compiendo scelte che a un altro tredicenne sembrerebbero assurde, delle scelte motivate dall’amore per il piccolo Jeffrey.

Narrato in prima persona dal protagonista con uno stile lineare e ironico che si addice a un tredicenne molto maturo per la sua età, I 10 mesi che mi hanno cambiato la vita è un romanzo commovente ma anche divertente, adatto a tutti, dai tredici ai centotredici anni, come tutti quelli della collana Extra di Giunti, che dimostra, ancora una volta, di aver meritato il premio Andersen 2012 come miglior collana di narrativa.

Autore: Jordan Sonnenblick
Titolo originale: Drums, Girls & Dangerous Pie
Traduzione di Sara Reggiani
Casa Editrice: Giunti
Collana: Extra
pagine: 192
Prezzo: € 8,90
Data pubblicazione: 3 luglio 2013