Ok, lo ammetto. Ho letto questo libro solo perché in copertina c’è scritto: “Lo giuro su Dio, questo è il miglior libro che abbia letto da anni“, firmato Chuck Palahniuk. Per me Palahniuk è un “dio fatto a scrittore” e non ho potuto evitare di fidarmi del suo consiglio. E così ho letto Fatto da Dio di Craig Clevenger, e ho scoperto che Chuck ha avuto ragione anche questa volta, sia lode a lui.

Clevenger è un autore americano poco conosciuto in patria e praticamente sconosciuto in Italia. Ha scritto il suo primo romanzo nel 2002, The Contortionist’s Handbook, che è stato pubblicato in Italia da Mondadori nel 2009 (ma è già finito fuori catalogo). Fatto da Dio (titolo originale Dermaphoria) è la sua seconda opera, risalente al 2005, ma arrivata in Italia solo ora. Sapendo questo, viene da chiedersi: come fa uno scrittore tanto bravo a essere così sconosciuto? La risposta è semplice, il suo libro non è per tutti.

Fatto da Dio è la storia di un chimico che, dopo l’esplosione di un suo laboratorio, perde la memoria e cerca di ricostruire i fatti che lo hanno portato a un passo della morte. La storia sembra trita, ritrita, banale all’ennesima potenza, ma le apparenze ingannano. Perché Fatto da Dio è un viaggio nella mente del protagonista, tra allucinazioni, ricordi confusi e momenti di lucidità. Clevenger usa la prima persona per permettere al lettore di fondersi con il protagonista, e poi plasma il suo stile a seconda dello stato d’animo del personaggio. Si passa dai momenti di puro delirio letterario delle allucinazioni, a quelli di una prosa serrata e coinvolgente degli istanti di lucidità. Clevenger gioca con la lingua e con il ritmo della narrazione, dissezionando una storia semplice in un intreccio surreale dove nulla è come appare.

Se volessimo incasellare il romanzo in un genere letterario, potremmo dire che è un thriller/noir, ma affibbiare un’etichetta a questo libro è praticamente impossibile. Si potrebbe definire Fatto da Dio come l’incrocio tra Memento di Nolan e Paura e delirio a Las Vegas di Gilliam, oppure come il matrimonio stilistico tra Palhniuk e Welsh (non a caso nella bandella del romanzo c’è proprio una frase di quest’ultimo: “Craig Clevenger si posiziona tra i migliori scrittori del momento“). Ma sono tutte definizioni che non rendono l’idea del romanzo. Meglio limitarsi a dire che Fatto da Dio è un grande esempio di originalità, una dimostrazione delle grandi potenzialità della lingua e, soprattutto, della fantasia di un autore.

E se non vi fidate di me… fidatevi di Chuck Palahniuk.

Autore: Craig Clevenger
Titolo: Fatto da Dio
Titolo originale: Dermaphoria
Traduttore: Giuseppe Manuel Brescia
Editore: Fanucci
Collana: Chrono
Pagine: 245
Prezzo: € 12,90
Data Pubblicazione: 21 febbraio 2013
Trama: Eric Ashworth, un chimico creativo, dotato di genio imprenditoriale e con la passione per le droghe più improbabili, si risveglia in una prigione di Los Angeles, gravemente ustionato, pensando di trovarsi all’Inferno. Ha un’amnesia e non ricorda che un nome: Desiree. Purtroppo, però, non riesce a capire a chi o cosa ricollegare questo nome, e soprattutto non è in grado di ricordare nulla del suo brillante passato di produttore di droghe sintetiche per un pezzo grosso della malavita. Rilasciato su cauzione e rinchiuso in un hotel da due soldi, Eric scopre che assumendo massicce dosi di un nuovo tipo di allucinogeno può ricostruire frammenti del suo passato. Ma appena comincia a perdere il contatto con il presente, la distinzione tra verità e fantasia si sgretola, dando vita a un mondo in cui le divisioni tra amore e perdita, violenza e tenerezza, realtà e finzione sono meno percettibili di quanto dovrebbero. Grazie al lento ritorno di memoria, Eric inizierà quindi a ricordare la sua vita da chimico clandestino e criminale e la sua relazione con Desiree, la sua amante, rendendosi conto che, forse, sarebbe stato preferibile rimanere vittima della sua amnesia.

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