Parliamo oggi in anteprima del secondo romanzo di Anna Premoli, la vincitrice del Premio Bancarella 2013. Come ricorderete, recensii io stessa Ti prego, lasciati odiare, che trovai molto scorrevole e ben scritto per essere un chick-lit, ma privo di originalità e decisamente non adatto per essere un finalista del Bancarella – figuriamoci poi vincerlo!

come inciamparePrima del successo con Newton Compton, Anna Premoli aveva autopubblicato un altro e-book, Come inciampare sul principe azzurro, che Newton Compton ha prontamente acquisito per la pubblicazione cartacea (variandone leggermente il titolo, come potete vedere) e che apparirà nelle nostre librerie il 5 settembre.

Quando lessi Ti prego, lasciati odiare acquistai incuriosita anche l’e-book autopubblicato di Come inciampare sul principe azzurro, ragion per cui potrò recensirvi in anteprima questo romanzo, sebbene sia sicura che Newton Compton apporterà un opportuno editing (che sarei assai curiosa di verificare). Mi sono dunque avventurata nella lettura di Come inciampare nel (sul) principe azzurro, carica di pregiudizi.

Confesso che all’inizio Maddison, protagonista e voce narrante come richiesto da ogni chick-lit degno di questo nome, mi stava un po’ sulle scatole: è riuscita a laurearsi dopo aver imbrogliato al test d’ammissione alla facoltà grazie all’aiuto della secchiona di turno, da cui ha copiato la prova d’esame. Ha un lavoro di responsabilità in una società importante per cui – a sua detta, sia ben chiaro – non è tagliata. È in procinto di essere trasferita in una sede all’estero perché quell’esperienza le consentirebbe un avanzamento nella carriera. Lei invece sogna di trovare il ‘Principe azzurro’ e di poter stare in panciolle da mane a sera e in barba al lavoro e alla carriera. Del resto, è comprensibile. La sua è una forma di ribellione nei confronti di una madre che, non avendo mai alzato un dito né in casa né fuori, vagheggia ancora una carriera; riversando dunque il suo sogno su Maddison, che affronta il suo lavoro più come un dovere figliale che come una sua personale affermazione. C’è da dire anche che Maddison è figlia di una società in cui le donne non devono più lottare come un tempo per affermarsi ed essere considerate alla pari degli uomini (insomma, non come una volta), per cui trovandosi la ‘pappa pronta’, possono anche permettersi di sputare nel piatto in cui mangiano con il desiderio di regredire al ruolo di mantenute.

Maddison, tuttavia, è una contraddizione vivente: guai se qualcuno non apprezza il suo lavoro o fa delle battute sui suoi ritardi e la sua svogliatezza (ma non aveva detto le medesime cose su se stessa nel capitolo precedente?). Si irrita e diventa un’autentica cafona, salvo poi appellare gli altri con questo aggettivo.

Quando lo sperato trasferimento a New York le viene soffiato da un collega, Maddison scopre di dover andare a Seoul accompagnata dal bel capo americano-per-metà-coreano Mark Kim e sfogherà su di lui il suo risentimento. Fra l’altro ora le toccherà persino lavorare sul serio, perché sarà a capo di un gruppo di lavoro che conta altri tre elementi.

Questa antipatia per la protagonista, però, rende più interessante la lettura. Se in Ti prego, lasciati odiare era il protagonista maschile Ian a essere insopportabile ai nostri occhi come a quelli di Jennifer, in Come inciampare nel principe azzurro non si riesce a non parteggiare per Mark dall’inizio alla fine del romanzo, per rendersi poi conto che, grazie alla sua benefica influenza, anche Maddison diventerà, in fondo, più responsabile e meno odiosa.

Come inciampare sul principe azzurro mi ha dunque sorpresa in positivo, spazzando molti dei miei pregiudizi. Uno però è rimasto, quello sulla nazionalità inglese della protagonista e l’iniziale ambientazione londinese del romanzo (ambientazione solo nominale, perché, come nel libro precedente, ci si potrebbe spostare a Roma, Milano, New York senza accusare il colpo). Sappiamo che se Maddison fosse stata l’italiana Maddalena la storia sarebbe stata meno affascinante, ma non si può fare a meno di pensare che la giovane si comporti da Maddalena più che da Maddison. Non credo che gli inglesi siano schifiltosi con il cibo come lo siamo noi italiani. E nemmeno una volta a colazione la signorina Johnsonn ha bramato il tè (che pure contiene la sua bella dose di teina stimolante), solo il caffè, possibilmente forte (proprio da brava ragazzona italiana!). Poi, con la scusa della nonna ‘in parte’ francese, la colazione è solo dolce, con le fette biscottate e la marmellata o il miele… Dove sono andate a finire le uova col bacon e tutte le delizie salate del breakfast inglese? Come mai Maddison è nauseata dalla colazione salata che si consuma a Seoul? E come mai, quando esce a cena, è sempre alla ricerca dei ristoranti italiani? Lamentandosi poi se il menu è scritto in inglese e in coreano? E come dovevano scriverlo, in italiano?

Alcuni piccoli refusi ed errorini ortografici saranno sicuramente passati al vaglio ed eliminati da un editor accorto, ma non posso lasciar passare il marchiano errore che la Premoli fa sul nome della scrittrice preferita di Maddison: Jane Austin. Non si tratta di un refuso, perché viene ripetuto per ben due volte nell’arco di due righi. Ora, quando io sono indecisa su un nome che conosco poco, ma lo voglio utilizzare perché ‘fa figo’, googlo e controllo la corretta grafia. Non sarebbe stato male, dunque, che lo avesse fatto la Premoli prima di (auto)pubblicare il romanzo.

Lo stile è fluido e privo di fronzoli; ciò rende la lettura scorrevole e fresca, adatta a trascorrere un pomeriggio d’estate in piacevole compagnia. La trama è originale per essere un chick-lit (che tanto si sa già come va a finire). Certo, se dovesse essere presentato a un prestigioso premio – e lo dovesse anche vincere – sarei la prima a storcere il naso, ma mi sento di consigliare questo romanzo alle fruitrici del genere, che lo troveranno sicuramente tenero e appassionante.

Autore: Anna Premoli
Titolo: Come inciampare nel principe azzurro
Casa editrice: Newton Compton
Collana: Anagramma
Pagine: 320
Prezzo: € 9,90
Data pubblicazione: 5 settembre 2013

13 Readers Commented

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  1. Sandra on 26 Agosto 2013

    Però scusa Jane Austin non si può sentire. Questo la dice lunga sul self publishing anche se poi si può avere il classico colpo di fortuna come è accaduto alla Premoli, anche la faccenda dell’essere ben poco inglese è sconcertante.
    Vedete chi, come me, fa fatica e cesella i romanzi con cura, rosica un po’ vedendo queste cose. Ma alla fine – lasciatemi passare autoreferenzilità grazie – c’è posto per tutti, nelle librerie virtuali o reali, tra un po’ arriverà di nuovo il mio turno… anche se il Bancarella me lo sogno. Un bacio Sandra frollini vostra storica fan

    • Gabriella Parisi on 26 Agosto 2013

      Sandra, lo sai benissimo che io Ti prego, lasciati odiare non l’avrei nemmeno candidato al Bancarella, figuriamoci farlo vincere! L’autopubblicazione è un’arma a doppio taglio ma, nel caso della Premoli, sembra essere stata un’arma vincente. Certo, sarei curiosissima di vedere l’editing che verrà fatto, perché io, francamente, se fossi l’editor, rivedrei o la nazionalità della protagonista o tutta la parte che riguarda i cibi. Purtroppo, però, dubito che Newton Compton rivoluzioni il romanzo a tal punto. :/
      Speriamo che almeno correggano Jane Austin!!!

  2. IloveBerlin77 on 27 Agosto 2013

    Davvero tra la storpiatura e il fatto di non essersi preoccupata di far combaciare la nazionalità con usi e costumi… per me da semplice lettrice è irritante, equivale a non avere cura del lavoro e nello stesso tempo non avere rispetto per chi compra e legge. Un saluto e grazie per il Vs. lavoro.

  3. Gabriella Parisi on 27 Agosto 2013

    Il fatto è che fa figo avere personaggi inglesi/americani con nomi anglofoni.
    La Premoli conosce bene il mondo finanziario, perché è il suo lavoro, dunque avrebbe potuto ambientare il romanzo a Milano con una protagonista italiana e non ci sarebbe stato nessun problema.
    Ma poi avrebbe avuto lo stesso successo? Il suo libro sarebbe stato notato dalla Newton Compton?
    A giudicare da quel che il pubblico desidera in questi giorni – e il Bancarella vinto da Ti prego, lasciati odiare ne è la dimostrazione – NO!

  4. Ludo on 27 Agosto 2013

    Non ho letto questo libro e non so se lo farò (come il precedente della Premoli.) Mi sento solo di dire che per quanto il the e la colazione all’inglese siano tipici della cultura britannica, ho conosciuto un mucchio di inglesi che si riferiscono alla pausa/break come «tea time», ma poi bevono caffè, e parecchia gente che fa la colazione dolce.

    Con questo non voglio difendere le scelte della Premoli perché, non avendo letto il suo romanzo, non posso farlo, ma ritengo che l’inglesicità contemporanea possa essere resa meglio in altri modi, che non attravero abitudini super tradizionali come the e colazione con uova e pancetta.

    • Gabriella Parisi on 27 Agosto 2013

      Sì, hai ragione, Ludo. Ma. come nel precedente libro, si vede che l’ambientazione originaria a Londra e l’inglesicità, come la chiami tu, dei personaggi non vengono fuori da nessuna parte. Potrebbe essere Londra, ma anche Milano o New York. Per questo la fissazione di Maddison con un certo genere di alimentazione salta maggiormente all’occhio e diventa un po’ bizzarra. Che poi i ragazzi inglesi adesso facciano più volentieri la colazione col caffè piuttosto che col tè, ci può anche stare, eh?

  5. ElizabethB on 29 Agosto 2013

    Ciao Gabriella, vi ho conosciuto tramite Sandra di Frollini a colazione e apprezzo moltissimo il vostro lavoro! Quanto tu racconti sul romanzo di Anna Premoli, la nazionalità, l’attitudine al cibo, il “refuso” Jane Austin, mi dà parecchio fastidio. Penso ad un lavoro fatto con superficialità, fretta e scarsa attenzione. Capisco la “necessità” di inglesizzare il romanzo, ma proprio per questo si presuppone che si conosca il cognome di una delle più famose scrittrici britanniche.
    Complimenti ancora!

    • Gabriella Parisi on 29 Agosto 2013

      Grazie Elizabeth! Sapessi quanto fastidio dà a me! Poi la citazione sembra presa e appiccicata lì senza un senso logico, giusto per accattivarsi un certo pubblico, non rendendosi conto che invece lo irrita!

    • Gabriella Parisi on 29 Agosto 2013

      Jane è passata questa mattina prima di andare in ufficio per darmi il suo regalo d’addio, tutta la collezione dei romanzi di Jane Austin. La mia amica sa quanto io ami la Austin e in un momento simile l’ho trovato un pensiero davvero carino.

      Poi, per tutto il resto del libro, non si fa il minimo riferimento alla Austen, ai suoi personaggi o alla lettura di un qualsiasi libro. Se Maddison avesse davvero amato Jane AustEn come sostiene, il suo comportamento sarebbe stato ben diverso, lo so per esperienza! 😀

    • Ludo on 29 Agosto 2013

      Questa cosa della «Austin» la trovo irritante anch’io. Tra l’altro, c’è chi ha incominciato a pronunciarlo così, quando invece si pronuncia praticamente come si scrive (in italiano): «austen»!

    • Ludo on 29 Agosto 2013

      Sbanderello… Volevo dire che c’è chi ha incominciato a pronunciarlo «oustin», quando si pronuncia «ousten», più o meno.

  6. Nina Pennacchi on 12 Settembre 2013

    L’ho letto qualche giorno fa! Mi è piaciuto assai, più di “Ti prego lasciati odiare”. Ho riso moltissimo e ho pure adorato Maddison – sarà che sul lavoro sono pigra quasi quanto lei 😀
    Secondo me la Premoli ha stoffa nel scrivere romance brillanti… credo non sia affatto semplice fare ridere la gente, perciò tanto di cappello alla ragazza. Ma forse io mi sono divertita perché il mio senso dell’umorismo non è tanto sofisticato, ipotesi che ahimè mi tocca prendere in considerazione ^^’
    PS. Per la “Austin”, prova a guardare il lato positivo… poteva andare peggio, poteva scrivere “Ostin” 😀

    • Gabriella Parisi on 13 Settembre 2013

      Sì, è assolutamente più ‘originale’ di Ti prego, lasciati odiare.
      Francamente non riesco ad ‘adorare’ una personaggio come Maddison, sapendo che ci sono tantissime altre persone che farebbero carte false per essere al suo posto. Se non lo vuole, che lo lasci libero!

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