Ho divorato Colpa d’amore di Elizabeth von Arnim, mi ha coinvolto contro le mie previsioni. Ho scoperto un’autrice che non conoscevo, ma che ora si è aggiunta al gruppo dei miei preferiti. Il primo aspetto che colpisce di questo romanzo è sicuramente il tono frizzante, l’ironia che accompagna in ogni momento la storia, tanto che all’inizio si può pensare a Wodehouse o ad autori leggeri e ironici più recenti, stile Sophie Kinsella, ma man mano che ci si inoltra nella vicenda della strana adultera Milly ci si rende conto che c’è ben altro. Certo è un’eroina improbabile: è vicina alla mezza età e nel tempo ha perso la flessuosità della giovinezza ed è, beh, diventata rotondetta. Memorabile la scena quando proprio non riesce ad alzarsi da un divano troppo avvolgente.

Morbida, burrosa, dolce ed accomodante la vedono gli uomini, soprattutto i suoi numerosi cognati, vagamente invidiosi del defunto Ernest, sulle prime, soprattutto tenendo conto delle mogli che sono loro toccate in sorte. Eppure la più angelica e disponibile delle donne della numerosa e fiorente famiglia Bott deve avere un lato inaspettatamente perfido. Una “colomba adultera” si definisce esterrefatta lei stessa. E’ l’amore, dice a sé stessa, ad averla condotta dove mai si sarebbe aspettata, ad un’infedeltà durata dieci lunghi anni, prima ardente e meravigliosamente coinvolgente, poi tranquilla e serena quanto un lungo matrimonio.

Ora con la morte del marito, una serie di veli le cadono dagli occhi: il marito sapeva e la punisce in modo tale che tutti sappiano, ma non solo, presto il mondo formale ma rassicurante che ha avuto attorno fino a quel momento si sgretola in mille pezzi. Niente è come lei si aspetta: l’adorata sorella con cui aveva da anni una corrispondenza segreta è una persona talmente diversa che praticamente non la riconosce. Dopo la lettura del testamento lei cerca quello che in fondo aveva cercato anche prima: qualcuno che possa amarla ed accoglierla per quello che è, e da amare e coccolare. Spera da subito in quella sorella che non vede da quando entrambe erano due giovani fanciulle, ma la vita fa strani scherzi. E quell’uomo che aveva avvolto nel suo affetto è così diverso da come lei credeva. Eppure questa tenerezza da dare e da ricevere è ciò che l’ha spinta a una menzogna e a una doppia vita in cui si era adagiata con semplicità. Ma ora non trova niente intorno a sé, tutti i ponti cadono e lei comprende di essere sola e tragicamente troppo vecchia.

Non c’è perdono, indulgenza? Da nessuna parte?

La prima parte del romanzo è tutto narrato dal punto di vista di Milly, agiata borghese incapace di opporsi con determinazione a nessuno, e il lettore viene travolto dall’incessante chiacchiericcio interiore della protagonista che riflette sulla sua colpa, si sente degna di qualsiasi punizione ed è più che disposta a espiare. I mezzi espressivi dell’autrice sono interessanti ed efficaci perché, per un effetto straniante degno di Pirandello, è curioso trovarsi immersi in questa visione del mondo propria di un qualcuno così relegato nel proprio ruolo. Eppure sono proprio i fondamenti della cultura borghese di inizio secolo ad essere messi in discussione. La stessa concezione di peccato e di morale: Milly si rende conto di non capire più nulla e di non sapere su cosa contare. Niente è come appare.

Quando poi il punto di vista si sposta di volta in volta sui cognati e sulle loro mogli, con una tecnica di discorso indiretto libero degna dei grandi narratori del Novecento, l’effetto è ancora più forte: ci troviamo calati nella mentalità di brave e ligie mogli stravolte dalla gelosia, di pragmatici uomini d’affari, i maschi dominanti, a disagio come ragazzetti indifesi in qualunque situazione metta in discussione la loro monotona normalità. Il tutto intriso di una suadente ironia che si giova di una esilarante commedia degli equivoci su chi sia e che abbia davvero fatto la dolce Molly, incomprensibile fedifraga o colomba ingiustamente accusata? In tutto ciò emerge terribile l’incomunicabilità, a causa della quale ciascuno è solo nell’infrangibile casella del suo ruolo. Questo romanzo non è dotato di quei tempi veloci e scanditi dai fatti cui forse noi lettori siamo abituati oggi, ma i monologhi interiori attraverso cui seguiamo tutti i personaggi ci consentono di sentire quello che loro sentono cosicchè ne valutiamo i pensieri e le reazioni come condividendo con loro la chiusura nel bozzolo delle apparenze cristallizzate dell’asfittico mondo borghese.

Figura memorabile a mio parere è la matriarca, l’anziana madre di tutti i Bott che sin da principio pare preda di un inevitabile decadimento senile: la soluzione a ogni problema è un buon tè con una fetta di torta al rabarbaro, oppure una buona dormita nella coscienza che tutto, tutto passa… Elizabeth von Arnim è un’autrice notevole a mio parere perché con leggerezza e, come si è detto, ironia narra una storia in cui viene duramente messa in discussione la cultura borghese con la sua ipocrisia, in cui si testimonia lo svuotamento di una concezione morale sentita ormai come vacua, usata soltanto per proteggere le apparenze di una casta di benpensanti, in cui si approfondiscono il ruolo e il destino delle donne, vittime e portabandiera dell’amore romantico e in cui, last but not least, si usa una tecnica di narrazione sapiente, come si è già detto, degna dei grandi narratori dell’inizio del Novecento, di cui la Arnim del resto è contemporanea. Grazie ad essa accompagniamo leggendo l’incapacità di ognuno dei personaggi intorno alla dolce Milly di desiderare e semplicemente chiedere la verità. Viene in mente “Così è se vi pare” di Pirandello. Eppure Milly la amiamo perché comunque sceglie l’amore e, conscia della propria doppiezza, si crocifigge al destino dei Bott nel desiderio di espiare.
Troverà il perdono e la tenerezza che il suo cuore brama? Non ci resta che leggere…
Autrice: Elizabeth Von Arnim
Titolo: Colpa D’amore
Traduttore: Garavelli S.
Editore: Bollati Boringhieri
Collana: «Varianti»
Prezzo: €17,50
Pagine: 313
Data pubblicazione: 2010

 

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