Siamo ad agosto e la mia consueta poca voglia di scrivere articoli è ufficialmente deceduta del tutto. Ho letto qualcosa durante questa pausa estiva, ma la voglia di mettermi al computer e scrivere qualche recensione, sarcastica o seria che sia, svanisce appena incontro con lo sguardo anche un angolo del mio fedele portatile, appena tornato a casa dopo un ricovero urgente dal tecnico. Ho fatto un’eccezione per il terzo romanzo della serie Black Friars, sia perché è un romanzo che vale la pena leggere, sia perché a distanza di due anni dovevo assolutamente parlarvi di nuovo della De Winter. 

Lady De Winter, puntuale come un orologio svizzero, è tornata in libreria nel luglio scorso con L’ordine della Penna. Continua il sodalizio con Fazi Editore che sforna il terzo romanzo del ciclo Black Friars, che ancora non è destinato a esaurirsi; l’autrice infatti ha dichiarato che probabilmente ci sarà un quarto libro e già ci si chiede quale sarà, questa volta, l’ordine prescelto (della Croce?). Per leggere qualcosa di inedito dovremmo aspettare un po’, nel frattempo Bryce, Axel, Eloise e Ashton, insieme ai/lle loro fedeli compagni/e, saranno felici di intrattenerci con le loro (dis)avventure e la loro ironia.

L’autrice, romana d’adozione, è una grande affabulatrice; nonostante gli inizi cauti, quasi tentennanti, superata la metà, è un susseguirsi di eventi che intrappolano e intrattengono mirabilmente il lettore, incapace di staccarsi dalle pagine. A fine lettura è impossibile non provare quel soffio di nostalgia per dei personaggi che entrano dentro: conquistano per la semplicità e ironia (talvolta superficiali) con cui si presentano e che vengono presto scalfite dalla penna graffiante della De Winter che dona alle sue creature un buon approfondimento psicologico. La costante della serie Black Friars è, infatti, il susseguirsi ondeggiante di situazioni comiche e divertenti che si alternano a scene di grande pathos e mistero.

Elementi, questi, che rendono i romanzi della De Winter squisiti (passatemi il termine culinario) e gradevolissimi, adatti a soddisfare sia il lato giocoso che quello più passionale delle lettrici fantasy.

Mentre Bryce si intrattiene con il becchino di fiducia (o quando è intento a curare i suoi fiori), il lettore assiste, dopo la tormentata storia d’amore presentata ne L’Ordine della Chiave (prequel) tra Eloise e Axel, allo sbocciare di un nuovo, torbido amore, destinato a fiorire tra infauste circostanze. Non svelo i protagonisti, o almeno non entrambi dato che la prima è facilmente riconducibile a Sophia Blackmore, ultima erede umana della dinastia Blackmore, ma posso dirvi che questa nuova coppia non deluderà le amanti del romance più puro: poche pennellate e incontri sfuggenti sotto la pioggia, o nell’intimità di una stanza, conquisteranno senza colpo ferire qualsiasi donzella che si accinga alla lettura. Non mancheranno gli elementi a sfavore di questa unione, come nella migliore tradizione degli amori tormentati (di rilievo il fatto che almeno una volta hanno tentato di uccidersi vicendevolmente). Anche questa volta Ashton è un personaggio che riusciamo a intravedere di sfuggita, nel riflesso di un sentimento prematuro che farà presto a svanire. Personalmente spero in un libro che abbia il tenebroso vampiro sciupafemmine (molto tenero con l’umana Eloise, tra l’altro) come protagonista principale: c’è tanto ancora da svelare in questa figura centenaria e tante sfumature da portare alla luce.

Come i precedenti (e un pizzico in più), Black Friars, L’Ordine della Penna è un romanzo corale, giocato sulla molteplicità di voci, caratteri e registri (non si fanno mancare infatti numerosi spunti per i sequel), che a volte risultano anche dispersivi. Ognuno dei personaggi si conquista un posticino nel cuore dei lettori, perché tutti caratterizzati da una propria specificità che li rende unici. E a ogni libro acquistano sempre più spessore, di pari passo con le qualità dell’autrice. Lo stile, dopo due romanzi, appare asciugato e più essenziale rispetto ai precedenti, nonostante conservi la giusta dose di lirismo e immagini elaborate che contraddistinguono la scrittura della De Winter e ne fanno il suo marchio di fabbrica. Di questo aggiustamento tecnico non ne risente la storia, sempre ben congeniata nonostante il plot risulti meno brillante del precedente, L’Ordine della Chiave. Meno oscura e gotica, la lettura di questo romanzo, nonostante le inquietudini sotterranee di Axel che deve confrontarsi con un antico fantasma del passato e la consueta ambientazione decadente, risulta più leggera e giocata sull’ironia che Virginia non risparmia, presente sia nella prosa che nei dialoghi sempre affilati come uno stiletto.

Non ho recensito il secondo romanzo della serie (eppure è il mio preferito!), però era doveroso spendere qualche parola per il nuovo lavoro di Virginia che non delude affatto le aspettative. Ricordo con affetto l’uscita del suo romanzo d’esordio, L’Ordine della Spada, che ho benedetto (ride) con una recensione super positiva: la mia fiducia è stata ripagata, a ben due anni di distanza. Ora sono curiosa di confrontarmi con una De Winter in altri generi e ambientazioni. Una scrittrice come lei saprà donarci altri fantastici mondi oltre ad Altieres; attendo impaziente.

the author

Alessandra Zengo corregge storie (degli altri) per lavoro e studia filosofia per hobby. Dal 2009 si interessa di editoria. www.alessandrazengo.com

No comments yet.

HAVE SOMETHING TO SAY?