Lasciate che vi racconti una storia. Un paio di mesi fa, la Giunti Y decise di riproporre alcuni dei grandi classici della letteratura in edizioni tarate su un pubblico young. La campagna di marketing partì in bomba: per Cime tempestose si puntò su una cover con una fanciulla sognante e vagamente gothic, per Il ritratto di Dorian Gray si scelse un fotogramma con il protagonista del film del 2009 e così via. Per Cuore di Tenebra, la scelta ricadde su un biondo Adone muscoloso e cosparso d’olio.

La rete, e soprattutto il mondo dei lit blog aggrottò le sopracciglia, urlò un sonoro “WTF?” e dopo una levata di scudi (basti ricordare il post ironico e sferzante di Malitia di Dusty pages in Wonderland e l’articolo di Loredana Lipperini su Repubblica), la Giunti fece una parziale marcia indietro e ripensò la propria strategia. Alcuni di voi avranno già letto di questa vicenda. In verità, la presenza del biondo tartarugato e figo sulla copertina del libro di Conrad era totalmente astrusa e fuori contesto rispetto al romanzo e urlava “sono una cover farlocca per attirare le ragazzine in crisi ormonale e me ne vanto.”

La vicenda delle cover Giunti Y è sintomatica di un atteggiamento generalizzato, ossia che le cover debbano indirizzare in termini di genere le letture dei giovanissimi. Non uso giovanissimi a caso. Fatevi un giro nel reparto ragazzi di una grande libreria di catena: scorgerete Il ritratto di Dorian Gray e I fiori del male (sì, avete letto bene: Baudelaire, che sfoggia una cover decisamente Emo) nello scaffale a fianco di Geronimo Stilton e in pop up educazionali.

Genderizzazione è un neologismo che sta ad indicare come le copertine vengano preparate per far sì che il lettore o la lettrice sappiano immediatamente che un libro appartiene alla narrativa femminile o maschile. Sin dalla più tenera età, troviamo negli scaffali della letteratura per bambini e ragazzi delle indicazioni sul genere. E se può servire ad aiutare e rafforzare il bambino nel riconoscimento di genere e dell’identità personale nei primissimi anni di vita, non si comprende più che ragione abbia seguire questa strada nel mercato degli young adult e più in generale della narrativa.

Sul punto si potrebbe aprire un dibattito enorme. Spesso le cover sono la dimostrazione di ciò che è contenuto: per cui, una copertina romantica e ammiccante vedrà, nella maggioranza dei casi, una protagonista femminile che, per quanto sia forte e coraggiosa, soccomberà all’amore per l’eroe/protagonista di turno. Se questo è giustificabile in un romanzo storico – dove la posizione sociale delle donne rispecchia, o dovrebbe rispecchiare una visione misogina del potere e della società – questo assunto diventa scarsamente concepibile e condivisibile nel fantastico e nel fantasy in special modo.

Oggi, molti romanzi YA appartengono al fantastico, o ne subiscono il fascino e le contaminazioni. Poiché il numero maggiore di lettori forti è dato dalle ragazze, spesso le cover sono indirizzate esplicitamente a loro. La conseguenza immediata è che i ragazzi tendono a non leggere o a leggere altro in quanto ritengono che i testi offerti dalle case editrici siano troppo “femminili”. Oggettivamente, al di là del fantasy puro, è difficile trovare volumi che siano in grado di rivolgersi a una platea indifferenziata e soprattutto, cover che non indirizzino gli acquirenti. Ma, mentre le ragazze sono in grado di superare simili obiezioni (basti pensare alle numerosissime fans di Martin con cover chiaramente neutre se non “maschili”), per i ragazzini questo appare come un ostacolo insormontabile. In una società in cui femminilità è sinonimo di sentimentalismo, la cover può fare davvero la differenza in un libro e per i suoi lettori, specie se si tratta di libri che trascendono il genere e che, forzosamente, vengono inseriti in un determinato filone (un po’ come Baudelaire accanto alle storie di Topazia).

“In the case of gendered covers, the cumulative effect is to suggest that books by or for women, no matter what their content, are more trivial, more fluffy and less significant than books by or for men.” 

[Nel caso delle cover genderizzate, l’effetto cumulativo è di suggerire che i libri scritti da o rivolti a donne, non importa quale sia il loro contenuto, siano più superficiali, più leggeri e meno importanti dei libri scritti da o rivolti a uomini.]

È scritto in un articolo on line del Guardian. Purtroppo, è difficile dar torto a quest’affermazione. Un libro di un autore con una copertina “maschia” ha maggior possibilità di essere preso sul serio e valutato con equilibrio a parità di argomento e approfondimento storico e psicologico rispetto al testo di un’Autrice. Un testo scritto da un uomo, con una cover priva di espliciti ammiccamenti al genere comporta automaticamente che il lettore/acquirente si concentri di più sul testo: apre il libro, legge la trama con maggior attenzione.

Non sono pregiudizi sessisti. È un dato di fatto. A riprova di ciò, è stato fatto un esperimento, chiamato Cover flip: sostituire una cover che ammicca alla consumatrice/consumatore con quella per il sesso opposto. (Link all’articolo originale)

Il risultato è forte, tanto da indurre davvero il lettore a riflettere. L’ideatrice di questa sorta di inchiesta, che è anche una forma di protesta, Maureen Johnson ha reso noto che spesso i ragazzi le scrivono chiedendo che i suoi libri abbiano delle “non girlie covers” così da poterli leggere senza vergognarsi o subire le prese in giro degli amici. L’idea di fondo, non pronunciata apertamente ma che serpeggia in maniera sottile e insinuante è che le donne siano più facili da accontentare, che rappresentino una quota di mercato che si accontenta di poco, o peggio, di spazzatura. (Mondadori e The Vincent Boys: sounds familiar?)

Altresì, ci si è resi conto che sulle cover raramente appaiono esponenti delle minoranze: raramente troverete copertine con una ragazza afroamericana, o con un’asiatica. Le figure sono quasi sempre bianche, portatrici di modelli di bellezza che spesso poco hanno a che fare con la trama del testo.

Per concludere. Il vero nocciolo del problema è che nel momento in cui si considera il libro non più come veicolo culturale nella sua considerazione più ampia e si passa alla valutazione del bene/libro in quanto oggetto di valutazione economica, allora esso diviene oggetto di marketing e come tale, cover, advertisement e packaging sono esplicitamente indirizzati a chi il libro può permetterselo.

11 Readers Commented

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  1. Anonymous on 2 Luglio 2013

    il problema è – a mio avviso – il peso della copertina. Di sicuro è una vetrina, ma fermarsi a quella significa rischiare grosse cantonate.
    Non approvo questo marketing portato all’eccesso, del resto ne abbiamo già parlato, ok il prodotto libro deve vendere, ma così si sta davvero stravolgendo la cultura. A beneficio di chi poi? Del mercato non direi, visto come sono messi editori e librerie. Ho visto la copertina di una nuova edizione di Tess D’Uberville in perfetto clone 50 sfumature e da quel giorno ho davvero capito quanto male siamo messi.
    Un bacio Sandra

  2. Ivanalessia on 2 Luglio 2013

    Ottimo articolo e concordo su tutto.

    Non dimentichiamoci di una cover di Romeo e Giulietta del 2010, con la scritta:
    “I libri preferiti di Bella ed Edward”

    povero Shakespeare…

  3. radiolinablu on 2 Luglio 2013

    Io credo sia controproducente per le case editrici stesse. Magari sul momento una cover ingannevole può portare vendite insperate, ma i lettori non dimenticano e la volta successiva saranno molto più attenti e diffidenti.
    Le cover sono un’arma potente, se utilizzate in maniera saggia potrebbero attirare i lettori che davvero potrebbero amare quel tipo di libro, con quella determinata cover.
    Non capisco perchè così poche case editrici puntino alla fidelizzazione del lettore, a legarlo con onestà e buoni prodotti piuttosto che tentare sempre il colpaccio con libri che sono prese in giro già a partire dalla cover.

    • LaLeggivendola on 2 Luglio 2013

      Sono assolutamente d’accordo con te, è una delle cose che capisco meno. Cioè, se almeno ‘servisse’ allo scopo… Ma alla fine chi si ferma di fronte alla copertina zuccherosa/ammiccante difficilmente avrà voglia di leggere Cuore di tenebra e chi avrà voglia di leggere Cuore di tenebra finirà assai probabilmente per sceglierne un’edizione meno imbarazzante da portare alla cassa. E’ proprio una strategia insulsa, non concepisco che si possa essere così ciechi ò_ò

  4. Gabriella Parisi on 2 Luglio 2013

    Ma su, ragazzi! Siamo arrivati a far diventare best-seller i libri solo perché hanno in copertina il modello figo!
    In America la Armentrout fa la presentazione dei libri della serie Lux ormai accompagnata da Pepe Toth, il modello che interpreta Daemon – il protagonista alieno dell serie – che firma i libri, esattamente come la stessa Armentrout! ( https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcR_fDpYj7X73FQvsNMJnPBS6JN82HGwu2J-e_3kjICssRw3UVyflg )
    Best Series Eveeeer! dicono le fan. Io francamente dissento assolutamente (e lo affermo dopo aver letto Obsidian in inglese, eh, non è che sono scettica a priori!)
    Vedremo che accadrà qui in Italia, dal momento che Giunti ha accolto la preghiera delle ragazze italiane e ha tradotto il romanzo. “Peccato che abbiano cambiato la cover”, ha affermato una fan d’Oltreoceano. Per loro Daemon ha ormai il volto di Pepe!

    • Ludo on 3 Luglio 2013

      Ma che è sta roba?

      Grazie Gabriella per avermi informata sull’esistenza di questa Armentrout e della sua serie… Non ne avevo mai sentito parlare.

      Mi piace il nome Armentrout, ha un bel suono.

      Scherzi a parte, davvero non avevo idea di che cosa fosse. Poi ho guardato per bene il sito dell’autrice e ho scorto la parola «obsidian»… ecco, il campanello: non avevo idea di che cosa si trattasse, ma l’avevo sentito nominare.

  5. Angel on 2 Luglio 2013

    E’ vero che le cover debbano essere fatte in una certa maniera, in fondo sono la prima cosa che vediamo del romanzo. E’ vero anche che nell’ultimo periodo sono fatte con lo stampino come se esistesse solo un cover artist in circolazione. Quando poi sono squallide come quelle di The Vincent Boys e il sequel mi viene da piangere….
    Ci ho pensato alle copertine l’altro giorno dopo aver visto un video su you tube. Il discorso che faceva la ragazza (era una blogger o qualcosa di simile) era pressoché il contrario di questo e lei si lamentava di come spesso le cover (soprattutto dei classici) non attirino attenzione e non siano interessanti per giovani lettori. Ora, se guardiamo alcune cover dei classici Giunti Y o, ancora peggio, quelle nuove della Mondadori sono improponibili. Io capisco che cercano di avvicinarsi ai lettori giovani però dai non esageriamo. Quella de I fiori del male è una spina nel fianco, preferisco la mia copia semplice con Baudelaire in copertina ^_^

  6. Angel on 2 Luglio 2013

    Ah la cover di Cuore di tenebra mi fa pensare ad un Harmony. Nulla contro quest’ultimi però diciamo c’è una certa differenza 😉

  7. Antonella Albano on 2 Luglio 2013

    Il buon senso, questo sconosciuto!

  8. Amaranthine Mess on 3 Luglio 2013

    Sì il “marketing della copertina” ha un suo peso, è vero, ma proverbialmente non credo che i libri si scelgano dalla copertina, o almeno, passo ore in libreria ogni volta che ci vado proprio perchè un libro il cui titolo mi “solletica” devo aprirlo, leggerne qualche riga. La copertina passa in secondo piano.

  9. queenseptienna on 22 Luglio 2013

    Un problema fondamentale è che le copertine vanno a braccetto con il marketing.
    Quando vengono commissionate, il grafico o l’illustratore quasi mai hanno letto il libro (cos’, se avessero carta bianca, potrebbero tirare fuori una copertina “sentita” e che abbia a che fare con il contenuto), raramente hanno letto almeno la quarta di copertina e spessissimo ricevono già dalla casa editrice tutte le informazioni su come deve essere la cover. Ovvero in linea con il mercato.

    Parlando da grafica, cerco sempre di leggere i libri sui quali devo fare le cover: mi è sempre successo che il mio lavoro di interpretazione fosse diametralmente opposto a quello che mi veniva richiesto. Inutile dire che quando leggi una recensione e trovi “bel libro e copertina azzeccata” ti fa piacere e capisci quanto poco gli autori stessi siano in sincrono con i loro stessi scritti.

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