Con la complicità dell’estate (o almeno sul calendario c’è scritto così, perciò non disperiamo) e della crisi economica che continua a mordere duro, le case editrici hanno iniziato una massiccia campagna di sconti. Dopo le iniziative all’interno del Maggio dei libri, alcune delle grandi c.e. quali Newton Compton, Feltrinelli e Einaudi hanno lanciato una campagna di sconti sui tascabili. Un’occasione ghiotta, questa, per recuperare quei testi che avremmo voluto comprare e che ci siamo persi, o acquistare il classico che manca ancora alla collezione.

Gli sconti avranno durata variabile a seconda delle case editrici, e si va da un minimo del 1% fino al 25%. Un bello sconto, non c’è che dire, specie se si ha la possibilità di far scorte in vista delle vacanze, anche presso una libreria indipendente.

Sono ancora fresche le notizie dei dati Istat sulle vendite. Gli Italiani leggono poco, e l’unico settore di mercato che sembra tenere è la narrativa per ragazzi. I dati Istat parlano di una nazione in cui si legge poco: da 1 a 3 libri l’anno per il 46% degli intervistati di contro a un 14,5% di lettori forti, ossia i lettori che acquistano e leggono più di 12 libri in un anno. Cifre che fanno riflettere e che testimoniano come il bene-libro stia perdendo terreno in favore di altri oggetti, primi fra tutti i gadget elettronici.

Se ci si rivolge ai retailer on-line, allora il problema non sussiste poiché spesso Amazon, IBS o la Feltrinelli.it offrono testi a prezzi ribassati. Chi ha un occhio attento sa che sul web possono trovarsi ottime offerte, come sono segnalate dal sito cuponation.it , in cui si possono trovare le proposte del momento, un po’ come accade per esempio negli outlet on-line di abbigliamento.

In verità, questa massiccia campagna di sconti è un ennesimo sintomo della difficoltà del mercato editoriale. Persino il super bestseller di Dan Brown, Inferno, ha subito un abbassamento del prezzo passando dai 25 euro ai 19,90, segno che anche l’appeal del grande nome poco può dinanzi a un vincolo di bilancio. Del resto, i dati Istat sulle vendite al dettaglio segnano un -4,8% in generale. Unico settore che tiene e che anzi registra un segno positivo è quello della narrativa per ragazzi, tant’è che i soggetti che leggono di più sono appunto i ragazzi tra gli 11 e i 14 anni di età. È anche vero che variabili inerenti il contesto geografico, sociale e familiare incidono profondamente sull’acquisto e sulla fruizione dei libri.

Chi ha dei genitori lettori sarà incoraggiato a leggere seguendo l’esempio dei familiari, così come è vero che si legge di più al nord che al centro sud. L’allocazione geografica ha un suo peso anche nella diffusione delle librerie: nei piccoli centri, il numero dei lettori è inferiore rispetto alle grandi città, anche per una minore presenza di punti vendita e di librerie sul territorio, come indicato dall’Istat.

La crisi è un dato di fatto e, sebbene vi siano alcuni timidi segnali che fanno sperare per il meglio, essa è ancora qui, presente e forte. Basti pensare all’edizione dimessa e un po’ sottotono del Salone del Libro di Torino. I numeri espressi sopra testimoniano però che la crisi economica ha cambiato solo in parte le abitudini di vendita. Quando da un’indagine statistica emergono dati sconcertanti come il fatto che una famiglia su dieci non ha alcun libro in casa, questo ha poco a che fare con il potere d’acquisto del denaro e molto con l’educazione, e l’importanza che si dà alla cultura e all’istruzione, aspetto questo, confermato dal dato successivo che indica come sei famiglie su dieci hanno al massimo 100 libri in casa. Questo, e non il fatto che in Italia si vendano meno libri, dovrebbe essere un dato su cui riflettere. Magari, gli stessi intervistati poi ammettono di aver scritto un libro o di dilettarsi nella poesia. Il panorama che emerge dal rapporto Istat di quest’anno è decisamente avvilente.

Abusando di un noto aforisma, si può dire che i libri siano il cibo della mente. Perché non nutrire i nostri pensieri (e il nostro italiano)?

1 Readers Commented

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  1. Loredana Gasparri on 8 Giugno 2013

    Sul nutrire la nostra mente e il nostro italiano, io concordo.
    Anzi, sono per l’abbuffata decisa e ripetuta. 🙂

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