Il profumo della rosa di mezzanotte è il nuovo successo dell’autrice di bestseller al femminile Lucinda Riley, pubblicato da Giunti nella collana A a febbraio 2014.

Il successo non è spiegato soltanto dalla veste editoriale in brossura lucida con bandelle che, combinata all’accattivante prezzo di € 9,90 (per un tomone di 640 pagine) sembra imperdibile, ma chi ha letto i precedenti romanzi della Riley, Il giardino degli incontri segreti, La luce alla finestra e Il segreto della bambina sulla scogliera sa che può aspettarsi un romanzo storico che attraversa uno o più conflitti mondiali e spazia tra due continenti, una saga famigliare che comprende uno o più misteri e una o più storie d’amore che non si concludono tutte bene, anzi, talvolta sembra che la Riley utilizzi il lieto fine decisivo come una sorta di contentino per tutte le sofferenze patite dai suoi protagonisti.

Come sempre non c’è un solo protagonista della storia, anche se, nel caso de Il profumo della rosa di mezzanotte Anahita sia sempre presente. Forse perché la centenaria donna indiana ha affidato la sua eredità morale al pronipote Ari che, dieci anni dopo la sua scomparsa, in un difficile momento della propria vita, si decide a leggere il memoriale che la bisnonna gli ha affidato col velato compito di cercare tracce dell’esistenza della persona a cui quel memoriale era originariamente indirizzato.

Il profumo della rosa di mezzanotteAnahita sente che quell’uomo, suo figlio, non c’è più ma, pur sapendo che non gli sopravvivrà a lungo, vuole la conferma di non essersi mai sbagliata, che Moh non è morto quando aveva due anni – quando gli fu sottratto con un certificato di morte falso –, bensì che sia cresciuto e abbia condotto una sua vita lontano dalla madre, morendo poi ultraottantenne.

Dal diario che Anni scrive a Moh, Ari scopre che la bisnonna apparteneva a una famiglia indiana nobile ma decaduta. Assieme a lui entriamo nella zenana, l’area in cui vivevano le donne nei palazzi principeschi indiani, vediamo gli usi e i costumi indiani tra il XIX e il XX secolo e conosciamo anche delle eccezioni, delle principesse che sfidano quei rigidi costumi per vivere in modo più occidentale.

Le donne di Jaipur mi avevano detto, con un’espressione scura in volto, che la maharani sembrava più un’occidentale che un’indiana. E che il suo palazzo era sempre pieno di ospiti, tra cui aristocratici europei e americani. Avevo ascoltato la loro litania di critiche annuendo a mia volta gravemente. Non potevano immaginare che quelle descrizioni non facevano che stimolare la mia curiosità.

L’amicizia con Indira e la protezione della madre di lei, Ayesha, la maharani di Coch Behar, faranno emergere Anni dalla zenana e le consentiranno di sviluppare i talenti naturali di guaritrice e levatrice propri della sua tradizione famigliare. Da ragazzina Anni viene mandata con Indira a studiare in un collegio in Inghilterra. Essendo solo una compagna della principessina, Anahita non viene travolta dal vortice di amiche altolocate che corteggiano Indira in quanto principessa indiana. E quando durante l’estate le ragazze vengono mandate nel Devon, ad Astbury Hall, Anni viene trattata da Lady Maud Astbury come poco più che una cameriera.

Ma, ad Astbury, Anahita farà delle conoscenze che la segneranno per tutta la vita: Selina, la figlia di Lady Astbury, grazie alla quale manifesterà le sue doti di levatrice e di bambinaia (facendo nascere, quando ha solo tredici anni, sua figlia Eleanor), con cui svilupperà una relazione di grande fiducia e affetto, e Donald, Lord Astbury, il giovane che per primo la fa sentire accettata nella grande casa e con cui trascorre i pomeriggi a cavallo.

Il sentimento per Donald sboccia con delicatezza ed è sempre presente nel cuore di Anni, ma viene messo da parte perché impossibile. Ci pensa poi la guerra a rendere tutto diverso, la Grande Guerra conclusasi nel 1918 con centinaia di migliaia di giovani inglesi massacrati nel fiore degli anni. Cosa contano, allora, nel novembre del 1918, appena si diffonde la notizia dell’armistizio, le classi sociali, le diverse etnie, l’etichetta?

Io cercai con tutte le mie forze di tenere la testa sulle spalle e di non innamorarmi di Donald, perché sapevo quanto male avrei potuto farmi. Nessuno di noi due, in quei preziosi istanti insieme – in un mondo senza regole né convenzioni sociali, in cui nessuno ci diceva chi eravamo e con chi potevamo stare – osava parlare del futuro. Semplicemente vivevamo quel momento, cercando di goderne ogni istante.

The Midnight Rose 1L’amore tra Anni e Donald, nato come una passione senza un domani, sembra all’improvviso avere un futuro, ma non tutto può andare liscio e ci si mettono di mezzo i casi della vita e una manipolatrice dalla ferrea volontà a rovinare tutto. In questo Il profumo della rosa di mezzanotte sembra ripercorrere passo passo gli schemi del primo romanzo della Riley, Il giardino degli incontri segreti.

Ma nella storia di Anahita e di Donald e dei loro discendenti entra a far parte Rebecca Bradley, una bellissima attrice hollywoodiana che si reca ad Astbury Hall per girare un film in costume ambientato negli anni venti, proprio quando, cioè, nella tenuta si consumava il dramma di Anni e di suo figlio Moh. E un’ulteriore bizzarra coincidenza sembra movimentare il già contorto intrico di vite e di sentimenti umani: l’attrice scopre di essere praticamente la sosia della bellissima Lady Violet Astbury, americana e ricchissima proprio come lei.

Non credo che il nome ‘Rebecca’ sia stato scelto a caso dalla Riley, perché – complice il fascino di Astbury Hall che, più che a Downton Abbey sembra somigliare a Manderley, la magione dei de Winter del libro di Daphne du Mourier, con tanto di misteriosi ritratti e di governanti reticenti – il romanzo, nella sezione ambientata ai giorni nostri, sembra tingersi di atmosfere alla Hitchcock, ricche di suspense e colpi di scena. Colpi di scena che in questo libro sembrano non finire mai, sino all’ultimo rigo, per rendere il lieto fine un po’ più lieto, anche se postumo.

Il libro scorre rapido, si divora, malgrado le seicento e più pagine, e si sviluppa su diversi piani narrativi, avanti e indietro sulla linea del tempo e tra i due continenti. Oltre alla lettura del memoriale di Anahita, in prima e seconda persona – perché indirizzato al figlio – leggiamo il diario di Donald, trovato per caso da Rebecca ad Astbury Hall e sentiamo il resoconto di terza mano di altri personaggi che hanno assistito a episodi cruciali, ma hanno mantenuto il segreto col mondo, rivelandolo solo ai familiari più stretti.

Il romanzo è imponente, soprattutto quando si coglie l’enorme divario tra l’ambiente indiano e quello inglese degli inizi del XIX secolo. Sembra quasi di leggere due libri diversi, due compartimenti stagni, se non fosse che raccontano entrambi la vita della stessa persona. Unico personaggio un po’ deludente è Ari, il pronipote di Anni, delineato in modo troppo sfuggente e con cui il lettore non riesce a stabilire la stessa empatia che ha, invece con i personaggi femminili e anche con Donald. Un vero peccato, dato che è a lui che Anahita lascia il suo testimone.

In definitiva una lettura gradevole e leggera, ma anche un grande romanzo storico, con elementi misteriosi ed esotici, un tocco di Hitchcock e tanti colpi di scena che avvincono il lettore. E insisto a parlare di ‘lettore’, perché non condivido la politica di marketing dietro ai libri della Riley che, secondo me, sono delle letture assolutamente unisex.

Autore: Lucinda Riley
Titolo: Il profumo della rosa di mezzanotte
Titolo originale: The Midnight Rose
Traduzione di Lisa Maldera
Casa Editrice: Giunti
Pagine: 640
Prezzo: € 9,90 brossura; € 5,99 e-book
Data pubblicazione: 26 febbraio 2014

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