La banda del formaggio – Paolo Nori

I romanzi di Paolo Nori come La banda del formaggio risultano sempre un’esperienza entusiasmante. Leggere Nori, secondo me, significa lasciarsi prendere dalla storia, seguire il flusso dei pensieri senza tentare di ingabbiarli in una forma, farsi accompagnare dallo scrittore che li snocciola gradatamente. A un certo punto ci si accorge che le vicende si compiono, si rivelano inaspettatamente in un modo chiaro e preciso. E poi, giunge del tutto a sorpresa che La banda del formaggio sia la narrazione di un vero e proprio intrigo giallo.

Ermanno Baistrocchi è un editore, figlio del fondatore delle Edizioni Barbarini. Secondo suo padre, il cognome ‘Baistrocchi’ non era adatto a un’attività del genere: tutti i grandi marchi finiscono per -ini. Allora aveva rubato quello di un compagno di classe delle elementari del figlio, Barbarini, appunto, un ignorantello che a suo avviso non avrebbe mai preso un libro in mano in vita sua.

L’editore con la e maiuscola, quello che faceva tutto lui, quello che tutti gli andavano a chiedere a lui, quello che senza di lui non si muoveva una foglia, no, no. No, lui voleva essere uno, lì in mezzo. Gli piaceva esser lui a decidere, per forza, l’idea era sua, i soldi eran suoi, ma gli piaceva anche un’idea, non so come dire, democratica, socialista, dell’editoria. (p. 21)

banda

Ermanno vive a Parma e questo non è un dettaglio trascurabile. Parma è lo sfondo indiscusso ed è parte integrante della storia, Parma è una condizione esistenziale, linguistica, affettivo-psicologica. L’autore sembra quasi sussurrare a chi non provenga da quella città di non poter capire fino in fondo tutte le sfumature di ciò che sta raccontando. E non a caso, il formaggio di cui si parla già nel titolo è, ça va sans dire, il parmigiano.

Parma, secondo me, era un’idea, un accento, un modo di parlare, di imprecare, di gesticolare, era una cantilena, un dialetto, era un modo di camminare, era un modo di accendersi le sigarette, era un modo di piegare la testa quando si guardava […]. (p. 119)

Socio di Ermanno è Paride Spaggiari, un libraio. Si conoscevano da quindici anni e l’amico si è appena suicidato. Pare che i soldi che aveva investito nell’acquisto delle loro tre librerie provenissero dalla banda del formaggio e si diceva che Spaggiari non avesse retto allo scandalo e avesse deciso di farla finita. Ermanno non ne è proprio convinto e inveisce contro i giornalisti, li accusa di presunzione, di quell’ignoranza propria di chi ignora. Le sue critiche sono sferzanti, amare e profonde, per la maggior parte profondamente intrise di attualità.

Ma quelli che scrivono sopra ai giornali, non gli capita mai che gli viene il dubbio che quello che scrivono son delle cagate? Perché a leggerli sembra di no. Han sempre un tono che anche quando scrivono «Sembra che sia successa la tal cosa», tu diresti che sono sicuri al cento per cento che quella cosa lì che sembra che sia successa è successa davvero. Come se non ci pensassero, che magari non è successa e stan facendo dei danni, come se non ci pensassero. Be’, beati loro. Io invece ho avuto sempre tanti di quei dubbi, nella mia vita. Be’, beati loro. Io invece a me, non lo so. Mi verrebbe da ricominciare. (p. 11)

E nel mirino non c’è solo la stampa, ma anche l’editoria, quella buona e quella cattiva.

[…] Son cose intime, come le bozze, come la redazione, la redazione è una cosa intima, un redattore non deve essere solo bravo, deve essere anche buono, deve essere delicato, deve essere delicato, un redattore, per non parlare di un traduttore, che un traduttore deve essere come un dentista, che un dentista non deve essere solo bravo , deve avere anche le mani sottili, e profumate, che le mette in bocca alla gente […]. (p. 71)

L’editoria è dunque il tessuto connettivo di quest’atipico romanzo giallo, e non poteva essere altrimenti dato che il protagonista è un editore e il suo sguardo dissacrante è un punto di vista oserei dire quasi elitario, giacché lui i libri li fa e li ha fatti. Ermanno si pone e propone come paladino della ‘buona’ editoria, che i libri li fa affinché creino cultura. Ama fortemente il proprio lavoro e in quella Parma deserta di agosto si sente un eletto a poter lavorare mentre tutto il resto della città è in vacanza e nessuno lo disturba telefondo o citofonando. Crede così tanto in ciò che fa che quando lo invitano come conferenziere all’università non invia il proprio curriculum vitae ma l’elenco dei libri che ha pubblicato. Tuttavia, la sua non è vanità, è solo che ritiene i suoi libri parlino di lui meglio di qualsiasi altro diploma. Eppure, Ermanno non è più soddisfatto come un tempo. Prima, anni addietro, sentiva di sfornare i libri giusti, di cui andava fiero, ora invece, per dirla alla maniera di Nori, anche i suoi restano pur sempre libri perché sono carta, inchiostro e copertina, eppure non sono mica più i libri di una volta.

Il romanzo di Paolo Nori è una corrente intellettuale in piena. Le sue frasi, ricchissime di anacoluti, iniziano da un punto di partenza, ma è impossibile prevedere quello di approdo perché lontanissimo, diverso, altro. Il percorso mentale che l’autore compie e fa compiere è al contempo composito e naturale; le sue divagazioni si affastellano in un modo incredibilmente spassoso ed è proprio qui che risiede la magia, l’originalità, la piacevolissima bizzarria di questo libro. Stessa dinamicità la si ritrova anche nella struttura del testo, che ho interpretato come molto moderna. I vari capitoletti che lo compongono appaiono quasi dei post di un blog in cui il protagonista, che racconta in prima persona, compie tre azioni contemporaneamente: narra una storia, parla di sé, descrive le proprie opinioni sul mondo e sulle cose. Questa leggerezza di forma e profondità di contenuti rendono il romanzo di Nori una lettura perfetta da avere sul comodino, perché rallegra lo spirito e nutre la mente. 

Il mio consiglio è di fare un salto in libreria e sfogliare questo libro: incorrerete senz’altro in uno dei passaggi frizzanti di Nori e non potrete tornare a casa senza.

Autore: Paolo Nori
Titolo: La banda del formaggio
Casa Editrice: Marcos y Marcos
Collana: Gli alianti
Prezzo: € 15,00
Pagine: 223
Data di pubblicazione: 9 maggio 2013

the author

Nata a Napoli nel 1983, nel 2010 si è laureata in lingue all’Università di Helsinki. Lavora come traduttrice editoriale e free-lance dal finlandese e dall'inglese e come lettrice esterna per diverse case editrici italiane. La letteratura, la lettura, i libri, le storie, la traduzione sono il suo lavoro, la sua passione, la fibra delle sue giornate. Ama i gatti e in particolare la sua gattina Nené, la pizza, i film in costume, Schubert e Leonard Cohen. Il suo romanzo preferito è senza dubbio Guerra e Pace di Tolstoj.

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  1. Pingback: Paolo Nori – Si sente? - Diario di Pensieri Persi 28 Mar, 2015

    […] di affermazioni che ravvivano il pensiero e invitano alla riflessione. Rispetto ai suoi libri precedenti, Si sente? si distacca leggermente dagli altri, è meno ironico e irriverente e l’originalità […]

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