Non dirmi che hai paura: una piccola guerriera che corre per la libertà

Il libro Non dirmi che hai paura di Giuseppe Catozzella non è un libro come gli altri, non può esserlo perché racconta la storia dell’atleta somala Samia Yusuf Omar, morta il 2 aprile 2012, mentre raggiungeva le coste italiane alla ricerca di un allenatore e di una vita decente in Europa, e non vuole esserlo perché l’autore dà una sferzata nel profondo alle coscienze dei lettori. Si impone, per questo libro, l’urgenza della lettura: tutti devono leggerlo per toccare con la mente e con il cuore la testimonianza sacra di una vita condannata alla morte dalla guerra fratricida e dalla barbarie dell’uomo.

“Papà, ma tu non hai mai paura della guerra?”.
Lui si è fatto serio. “Non devi dire che hai paura, piccola Samia. Mai. Altrimenti le cose di cui hai paura si credono grandi e pensano di poterti vincere”.

non-dirmi-che-hai-pauraSamia all’età di otto anni corre per dimenticare la guerra, le lotte tra darod e abgal che infestano la sua città, Mogadiscio; lei non conosce altro che l’aria che sa di polvere da sparo della sua città, ma le sue gambe da cerbiatto la conducono lontano, spesso in riva al mare di cui, in una terra insanguinata e lacerata, nessuno può godere liberamente.

Ci potevano sparare, la spiaggia è uno dei posti preferiti dai miliziani, è cielo aperto, le pallottole dei fucili lì viaggiano diritte.

Con il suo amico fraterno Alì si allena ogni giorno, accarezza il sogno suo e di suo padre Yusuf di partecipare alle Olimpiadi – prima donna somala di una terra in guerra – e di diventare un simbolo per tutte le donne del suo Paese. Grazie alla volontà incrollabile Samia partecipa alle Olimpiadi di Pechino del 2008, arrivando ultima nella gara dei 200 metri ma conquistando la simpatia di tutto il mondo. Non si arrende, capisce che per migliorare deve andarsene dalla Somalia e dallo spettro distruttivo dell’integralismo islamico di Al-Shabaab per allenarsi in un posto in cui significa qualcosa essere un atleta. Prima va in Etiopia, ma lì non ce la fa a rimanere per chissà quanto tempo in attesa dei documenti per ottenere lo status di rifugiato politico e decide di affrontare, come ha fatto prima di lei sua sorella Hodan, il Viaggio e arrivare in Italia. Ma in Italia non arriverà mai se non nei sogni dove accadono i miracoli.

La forza della letteratura risiede nella capacità di creare un’intimità. Quel genere di intimità che ci tocca personalmente sostiene lo scrittore israeliano Aaron Apelfeld e Catozzella riesce a far vivere le emozioni, le esperienze devastanti, i pensieri di Samia prima bambina poi giovane donna, in modo talmente toccante che il lettore non può non risentirne e provare turbamenti che squassano le sue levigate certezze.

L’intimità empatica che Catozzella sa creare tra Samia e il lettore è tale che fin dalla prima pagina sono stata avvinta dalla storia dell’eroina somala, che non ha paura neppure della guerra, sua sorella maggiore, e sono stata trasportata in una Mogadiscio povera e segnata dalla crudeltà umana, dove chi coltiva un sogno è solo un povero folle. A poco a poco ho accompagnato la giovanissima atleta nella sua corsa verso la liberazione e la gloria prendendo l’aereo con lei per Pechino e assaporando la gioia dell’arrivo nella finale olimpica mentre le parole di aabe Yusuf riecheggiano sublimi per la loro intensità:

Se davvero ci credi, allora un giorno guiderai la liberazione delle donne somale dalla schiavitù in cui gli uomini le hanno poste. Sarai la loro guida, piccola guerriera mia.

L’acme delle emozioni l’ho raggiunta nella discesa all’inferno vissuta da Samia durante il Viaggio per il Sahara.

Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È come una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno, o due.

Nella traversata del deserto, che ti annulla l’anima e ti cancella i pensieri, ho provato la vertigine per la perdita del controllo di se stessi, del corpo come della mente, ma, cullata dalle memorie di salvezza, Samia mi ha condotto ad assaporare il silenzio e la preghiera in una luce salvifica, a conoscere altre storie di uomini e di donne in fuga e a sostenere con forza insieme a Samia che:

A nessuno al mondo, per la breve durata di una vita, doveva essere consentito passare per quell’inferno.

Catozzella descrive dall’interno il dramma sconvolgente degli immigrati nel loro tragitto verso la Vita e la Libertà con la profondità dello scrittore che rende diverso chi lo legge e con la cura dello storico che sa di stare ricostruendo un evento epocale.

La narrazione dal ritmo veloce nella prima parte del libro diventa rallentata nella seconda parte, quella del racconto del Viaggio senza mai perdere il tocco di poesia e di partecipata umanità che contraddistingue tutto il libro. Sono riconoscente all’autore, al suo ammirevole progetto artistico e umano, alle sue parole poetiche, struggenti, superbe perché Samia è salva e ha ritrovato, finalmente, la pace. Se la letteratura riesce, talora, a essere utile il libro di Catozzella serve a ognuno di noi a tracciare una corsia preferenziale dentro se stessi verso l’Altro.

Titolo: Non dirmi che hai paura
Autore: Giuseppe Catozzella
Casa Editrice: Feltrinelli
Pagine: 234
Prezzo: € 15,00
Data di pubblicazione: gennaio 2014

the author

Grazia è nata e lavora a Gioia del Colle, in provincia di Bari, presso il liceo classico "Publio Virgilio Marone". Curiosa dell’umanità, ama le sfide e mettersi in gioco continuamente. Sensibile, testarda, diretta e determinata, è sempre alla ricerca di valicare i propri limiti. Il motto che cerca di rendere pratica di vita è l’ideale del commediografo latino Terenzio: “Homo sum: humani nihil a me alienum puto” (Sono un uomo: penso che nulla che riguarda l’uomo mi sia estraneo).

5 Readers Commented

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  1. Anonimo on 31 Gennaio 2014

    Lbro assolutamente necessario. Leggendo la sua recensione, alla parola “miracolo”, m’è venuto in mente uno dei più bei film degli ultimi anni, “miracolo a Le Havre”. In quel film meraviglioso, sebbene avesse un finale totalmente diverso, il tema era sostanzialmente lo stesso. Come scrive anche Augias sul Venerdì di questa settimana, i libri e i film questo tipo di storie sono innumerevoli ormai e certo il libro di Catozzella ha un quid in più, ma davvero tutte queste testimonianze potranno cambiare qualcosa? Certo cambieranno il modo di pensare di molti giovani, ma nell’immediato? I centri di “accoglienza” sono ancora strapieni e in condizioni disumane, a decine continuano lo sciopero della fame e nel nostro Parlamento trascorrono il tempo a darsi gentili epiteti a vicenda. Persino la Presidentessa della Camera Boldrini, da sempre legata a questo tema, sembra essere stata inghiottita dal disinteresse generale. Cosa fare noi allora? In Miracolo a Le Havre, almeno il lieto fine riusciva a tranquillizzare gli animi, dopo “non dirmi che hai paura” ci si sente uno schifo e basta. Quando arriverà il giorno in cui ci potremo guardare indietro sapendo che fa parte tutto di una stora teminata con il suo giusto lieto fine?

    • Grazia Procino on 31 Gennaio 2014

      Le storie come Samia toccano nel profondo gli uomini di buona volontà, anche se indubbiamente lasciano amarezza e rabbia; proprio però gli uomini attenti non possono volgersi da un’altra parte e tralasciare di raccontare e di leggere pezzi di umanità dolorante e disperata. Come cittadina, spero, responsabile e come educatrice-docente ho il dovere di formare e di costruire la speranza in un futuro in cui tutte le Samia potranno realizzare e affermare se stesse.

  2. Francesca Milella on 31 Gennaio 2014

    Un libro bellissimo, io non sono ancora arrivata alla conclusione, ma il libro ti prende tantissimo, ti coinvolge nell’intimo del personaggio. Ti sembra di essere lì, trasportata in un mondo fatto di guerra e nient’altro. In mondo, in cui, come dice lo stesso articolo ‘chi coltiva un sogno è solo un povero folle’, viene negata anche solo la libertà di poter sognare. Un mondo completamente diverso dal nostro, da quello che conosciamo. Ci lamentiamo qui, per le cose più stupide, per la monotonia delle nostre vite e quale sarebbe questa monotonia? Studiare, stare con le persone che amiamo e fare le cose che ci piace fare? Ci sono persone che per monotonia intendono il dover sempre camminare con il terrore di morire, così da un momento all’altro. Giuseppe Catozzella si è fatto portatore di questa storia che è stata quasi totalmente ignorata dai media. Questa ragazza somala, in uno dei tanti ‘viaggi delle speranza’, una speranza di andare avanti, di coronare il suo sogno, di NON AVERE PIU’ PAURA, di sconfiggere la paura, vincerla, è andata in frantumi. A mio parere tutti dovrebbero leggere questo libro, perchè davvero ti apre gli occhi… Bellissimo.

  3. Alessandra Bellomo on 2 Febbraio 2014

    Uno dei libri più belli che io abbia mai letto. La lettura è scorrevole e fluida, lo stile,spontaneo e semplice,è un brillante interprete dei pensieri della protagonista. L’autore dimostra grande sensibilità nel saper delineare una personaggio femminile in tutte le sue sfaccettature.
    Samia mi affascina per la grande ostinazione che dimostra dall’età di otto anni sino alla sua morte. La storia di Samia è la storia di una pura,di una giusta, di una ragazza che nonostante perda i suoi affetti più cari, continua a farsi forza,anzi,proprio per onorare la memoria di suo padre e per difendere il legame con il suo migliore amico Alì, lei lotta perché guiderà il riscatto e la salvezza delle donne somale. Samia dimostra la sua forza interiore anche durante il Viaggio, un percorso ai limiti della sopravvivenza, un percorso di ferocia, violenza estrema, una vergogna per l’umanità intera, una nuova Shoah. Samia, durante i mesi di quel Viaggio che corrode l’animo, lo inaridisce fino a farlo diventare come sabbia del deserto, riesce a conservare il suo spirito onesto e buono,non si fa scalfire dalla cattiveria che in situazioni del genere avviluppa l’animo umano, infatti la protagonista dimostra spirito di protezione nei confronti di una sua coetanea e di sua nonna, ed alla fine del suo Viaggio, giunta a Tripoli,nei confronti una ragazza a cui lei stessa dice di essere grata perchè sente di essere ritornata alla vita. Samia muore da pura dimostrando che i rapporti umani, lo spirito di condivisione e ” le parole salvano la vita” come lei stessa afferma. Muore da guerriera perchè ha combattuto sino alla fine per i suoi sogni,e perchè nei mesi funesti del Viaggio si è aggrappata ad essi per riuscire a sopportare le barbarie a cui è stata sottoposta.
    Dopo aver letto la storia di Samia, ho pensato ad altre donne e uomini più fortunati di lei, che sono riusciti a raggiungere le coste italiane e che ,arrivati in Italia, cosa hanno trovato? Spesso razzismo,maltrattamenti,impieghi nelle campagne sotto la custodia di caporali che li sottopongono a condizioni affini a quelle del Viaggio; per questi fratelli e sorelle, che scappano dalla guerra, trovare pace, realizzare i propri sogni è davvero arduo.
    “Non dirmi che hai paura ” è un libro per tutti, deve essere letto da tutti, perchè scuote le coscienze, e sensibilizza ad una tematica attualissima, spesso dibattuta, e per la quale i governi non riescono ancora a trovare una soluzione.

  4. Domenica Cici on 9 Febbraio 2014

    Storia affascinante quella della piccola Samia, piena di coraggio e speranza, concentrata sulla sua passione e sul suo futuro. Una giovane guerriera che determinata, combatte per i suoi sogni.
    Nel libro, Catozzella riesce a dar voce ad una ragazza, che dalla giovane età di otto anni, corre per conquistare la libertà, per dimenticare la guerra, per arrivare alle Olimpiadi.
    Un libro bellissimo, una straordinaria potenza evocativa.
    Ringrazio con tutto il cuore, la nostra professoressa di lettere, la quale cerca di avvicinarci sempre alla lettura di libri che ci danno la possibilità di cambiare interiormente, di credere nei sogni e migliorare, di conoscere storie che non vengono menzionate spesso e di riflettere.

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