Più della visione del programma, a convincermi della qualità del talent sono stati i numerosi commenti su Twitter.

Come da copione, la solita massa di ipercritici non ha perso l’occasione di distruggere un programma televisivo, anche se l’impegno profuso per Masterpiece è stato maggiore del solito. Da un’analisi dei commenti si è capito che il nuovo reality non piaceva perché trash, perché non parlava di letteratura, perché gli scrittori erano casi umani. In sostanza il programma non è piaciuto perché pop e la reazione è stata particolarmente violenta perché Masterpiece ha rotto un tabù, mostrando a tutti che il re è nudo e la scrittura non è niente di che, è un’attività come tante, su cui si può cazzeggiare e costruirci un buon talent. Ha mostrato anche che se si vuole organizzare una competizione come questa si deve ricorrere allo stereotipo dello scrittore: il trauma, la scrittura come guarigione, l’autobiografia ossessiva; gli scrittori sono persone che credono che le loro esperienze siano materia artistica, insomma, dei poveracci. E infine l’editor, il mostro, il vero colpo di genio del programma: l’ascensore, l’occhio bistrato, il tempo che scorre, il disagio di una vicinanza fisica eccessiva; Elisabetta Sgarbi è un po’ Clara Calamai in Profondo Rosso e un po’ il Mega-direttore Galattico di Fantozzi: è favolosa.

Masterpiece ha rovinato la festa di molte persone. Da una parte ci sono quelli che nell’editoria ci lavorano, magari gratis, e per sopravvivere devono attingere quotidianamente dalla pozza di entusiasmo che si fa ogni giorno più torbida e inquinata, il genere di pozza che, se ci si specchia dentro, si rischia di vedere il riflesso di una persona illusa di stare facendo un lavoro importante e prestigioso. Dall’altra ci sono quelli che, se va bene, leggono due libri all’anno e percepiscono la cultura come una specie di dea potente e crudele, capace di concedere la grazia dell’intelligenza a pochi eletti e punire con l’oblio tutti quelli che grufolano nell’insipienza di una domenica al centro commerciale. Masterpiece ha dimostrato a tutti che la scrittura e la realizzazione di un libro non hanno niente a che vedere con il sacro e il sublime: può essere benissimo una roba da operetta, con lo scribacchino dall’esistenza patetica e lo scrittore arrivato, malefico, che fa coriandoli del suo lavoro. Insomma è un gigantesco, divertente, sornione marameo ma è soprattutto quello che doveva essere: un bel talent show. È la televisione, bellezza, e se qualcuno vuole la letteratura, allora sarà meglio che cominci a posare smartphone e telecomando, ed entri in una biblioteca o in una libreria – che alle 23 di domenica in genere sono chiuse, quindi tanto vale rilassarsi sul divano.

2 Readers Commented

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  1. Sandra on 20 Novembre 2013

    Ho trovato Masterpiece imbarazzante a dir poco. Sono una lettrice forte, frequento abitualmente librerie, biblioteche e addetti ai lavori seri, preparati, gente che insomma “campa di libri” e qualcosa credo di saperne, Si poteva coniugare narrativa, se non proprio letteratura, e TV, invece si è pensato di coniugare TV e spazzatura, ancora una volta. Poi si sprecano i commenti di chi taccia quelli come me di snobismo, pazienza: sono snob e a sto punto me ne vanto. Tra l’altro pagando il canone penso di poter pure giudicare come vengono spesi, molto male in questo caso, i miei soldi.

    • Andrea Marzella Author on 21 Novembre 2013

      Sandra, non credo che una donna che dimostra in poche righe tutto questo equilibrio possa provare seriamente dell’imbarazzo di fronte alla televisione. Sei arrivata alla conclusione che era tv spazzatura e che non fa per te. Purtroppo sei una delle poche che ha chiuso il discorso con poche parole, cioè quante ne meritava l’argomento. Quello che io contesto, di fondo, è l’atteggiamento di chi marcia su un programma TV — un talent! — per mostrare a tutti che sa di saperne di più, scandalizzandosi per il reato di lesa maestà nei confronti della scrittura. È televisione, appunto, e va presa per quello che è. L’unica cosa sulla quale mi sento di puntualizzare è che, nel panorama della Rai, i soldi spesi per questo programma non mi sembrano spesi male, soprattutto se paragonati al resto del palinsesto.

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