Durante la conferenza di presentazione del piano “Destinazione Italia”, il Premier Enrico Letta ha annunciato che nel decreto legge sull’agevolazione ai comparti industriali è stata inserita anche la detrazione fiscale del 19% sulle spese sostenute nel corso dell’anno solare per l’acquisto di libri, per un importo massimo di duemila euro, di cui mille euro per i libri scolastici e universitari e mille euro per tutte le altre pubblicazioni.

amazon-ebook-bookLa maggior parte degli italiani (ahimè) ha accolto la notizia con un’alzata di spalle, ma tra le comunità di lettori ci sono stati festeggiamenti degni della vittoria della Coppa del Mondo di calcio: buste postali e scatole di scarpe sono state subito adibite ad archivio degli scontrini fiscali, mentre le wishlist letterarie si sono arricchite di romanzi da comprare con quei 190 € regalati dal governo (sfido a trovare un lettore forte che non abbia pensato di re-investire il 19% risparmiato in altri libri).

Gioia e giubilo per tutti i lettori, dunque? No. Perché nonostante la bella notizia, c’è stato qualcuno che ha incrociato le braccia sul petto e ha messo il broncio: “e gli e-book?”. Il provvedimento annunciato dal Governo è dedicato solo alle pubblicazione cartacee e non prevede alcun tipo di detrazione sull’acquisto di pubblicazioni digitali. Una mancanza che ha scatenato le ire dei crociati digitali.

Uno dei più duri sull’argomento è stato Antonio Tombolini, che con la creazione di Simplicissimus Book Farm è considerato uno dei pionieri del libro elettronico in Italia. Interpellato da Bibliocartina, Tombolini ha dichiarato: “Il governo ha ceduto alle pressioni dei grandi editori, per avere un po’ di soldi a sostegno di un business ormai in declino, quello dei libri di carta, spacciando demagogicamente la norma come sostegno alla lettura.” Secondo Tombolini il provvedimento non è stato pensato per aiutare i lettori o la diffusione della cultura, ma solo per aiutare gli editori cartacei e il loro ostracismo verso gli e-book. “Gli editori (a spese dei cittadini, purtroppo) intascheranno un po’ di soldi pubblici, e i librai si illuderanno di salvare i destini della propria libreria così com’è, senza doversi scomodare a ripensare e rammodernare il loro mestiere. […] Gli editori, specialmente quelli più grandi, specialmente quelli che beneficeranno maggiormente di questa norma (che comunque spero possa essere ancora stoppata), checché dicano a parole sono ancora CONTRARI agli e-book, e cercano ancora di frenarlo con tutti i mezzi. Sono loro che hanno chiesto questa norma specificamente per la carta, e solo per quella.”

logoSBF1Ora, siamo d’accordo che le politiche dei prezzi delle case editrici sugli e-book sono assurde, e concordiamo anche sul fatto che il decreto legge avrebbe potuto essere più completo includendo le pubblicazioni digitali (o almeno riducendo per esse l’iva dal 22% attuale al 4% imposto sui libri cartacei), ma da qui a sperare che questo provvedimento venga stoppato… che stia nascendo il fondamentalismo digitale?

La vendita di libri digitali rappresenta il 2% del mercato editoriale italiano. Una percentuale minima che risente delle già citate politiche dei prezzi, ma che è soprattutto conseguenza del lavoro scialbo degli stessi editori digitali. I formati elettronici hanno un grandissimo potenziale perché permettono l’integrazione del testo con materiali multimediali come immagini, video, musica e collegamenti ipertestuali. Quando gli editori e gli scrittori inizieranno a sfruttare queste potenzialità, l’esperienza di lettura cartacea potrà sembrare obsoleta, ma fino ad allora il digitale e il cartaceo sono due modi paritari di leggere lo stesso libro. C’è il lettore che preferisce i vantaggi di spazio garantiti dagli e-book, e il lettore che invece predilige stringere tra le mani il libro, sfogliarlo, percepire il peso e l’odore della carta. Il passaggio dal libro tradizionale a quello digitale determina un cambiamento radicale delle abitudini di lettura e non può essere accumunato, quindi, con altre evoluzioni tecnologiche epocali (come quello dal cd all’mp3, o quello dal VHS al DVD, e poi al Blu-Ray).

È tristemente noto che l’Italia non è un paese di lettori, e bisognerebbe, quindi, accogliere con entusiasmo tutte le iniziative che promuovano la lettura e la diffusione della cultura. Arroccarsi dietro posizioni intransigenti in favore di un progresso tecnologico, ancora solo agli inizi, sarebbe a dir poco dannoso. Gli e-book sono il futuro, nessun dubbio su questo, ma i lettori italiani vivono nel presente, e nel presente in cui ci troviamo la notizia di una detrazione fiscale del 19% sui libri deve essere festeggiata senza abbandonarsi a teorie del complotto.

Il decreto annunciato da Letta non sarà sufficiente a riportare l’editoria italiana all’età dell’oro, e la diffusione della cultura nel nostro paese ha bisogno di ulteriori iniziative (come il miglioramento dei fondi destinati alle biblioteche pubbliche), ma è comunque un passo nella direzione giusta.

5 Readers Commented

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  1. Rosalinda on 30 Dicembre 2013

    Io sono una lettrice che adora avere un libro di carta tra le mani, spero che il digitale non mi sottragga questo piacere; soprattutto dato che oggi molti pubblicano prima la versione Ebook e poi la cartacea. Per quanto riguarda gli Italiani, se non hanno voglia di leggere, non è detto che agevolazioni cambino le cose, l’importante e avere scelta di buoni testi tra cui scegliere e che ti riporti a scoprire la bellezza di un buon libro.

    • Roberto Gerilli Author on 30 Dicembre 2013

      Almeno con queste detrazioni non ci sarà più la scusa del “non leggo perché costa troppo” 😉

  2. Rosalinda on 30 Dicembre 2013

    Molto spesso basta apettare qualche mese che trovi il libro pubblicato in versione economica, perciò la scusa non esiste.

  3. Rosalinda on 30 Dicembre 2013

    Forse è ora di cambiarla con qualcosa di nuovo

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