La mattinata si apre con una notiziona fresca fresca dal webMondadori acquisisce Anobii. E il popolo degli anobiani, ai quali Douglas Adams avrebbe dedicato un intero pianeta in uno dei suoi romanzi di fantascienza, si scatena usando tutti gli strumenti “digitosociali” a disposizione. Ma vediamo meglio i fatti.

Anobii è una piattaforma mondiale di social reading che vanta più di un milione di utenti nel mondo e ben 300mila proprio in Italia. Nata nel 2006 a Hong Kong da un’idea di Greg Sung, è un vero e proprio social network dedicato ai libri e ai lettori più appassionati. Ogni utente può creare e condividere la propria libreria, scrivere recensioni e commenti, dare giudizi, scambiarsi suggerimenti e consigli. La funzionalità principale che ci offre Anobii è quella di trovare letture affini, in base all’enorme database di preferenze e tramite algoritmi di classificazione. Inoltre, come tutti i social, ci fa connettere a una rete di amici che condividono i medesimi gusti. Il nome Anobii deriva dall’Anobium punctatum, il “tarlo della carta”, termine con cui, nei paesi anglosassoni, viene designato colui che passa molto tempo sui libri.

Personalmente non ho mai visto Anobii come uno strumento anti-libraio. Piuttosto l’ho sempre ritenuto un medium utile per fornire suggerimenti ai lettori, che spesso si confrontano o chiedono delucidazioni in libreria, proprio alla luce di giudizi letti sulla piattaforma. I social sono da sempre strumenti utili per la condivisione delle conoscenze e tutti quelli che si occupano direttamente di libri e lettori sono ovviamente da tenere in considerazione, sia dal punto di vista del libraio sia da quello dell’editore. Nel caos di Anobii, il Gruppo Mondadori ha sicuramente intravisto alcune potenzialità di mercato che vanno ben oltre la semplice attenzione nei confronti del mondo delle community digitali dei lettori.

scaffale_anobiiCerto, negli ultimi anni il noto social dei bibliofili ha subito la concorrenza di altre piattaforme e si è assistito al progressivo trasferimento di molti utenti da Anobii a Goodreads, all’hashtag #Libri su Twitter e ai gruppi su Facebook. Per un nuovo rilancio della piattaforma ci penserà dunque il Gruppo Mondadori che ha già previsto investimenti volti a garantire i più elevati standard tecnologici e lo sviluppo di nuove funzionalità al servizio degli utenti.

«Siamo entusiasti» sono le parole di Greg Sung, fondatore di Anobii, «di entrare a far parte del Gruppo Mondadori che, con la sua storia editoriale, rappresenta la casa perfetta per Anobii. La nostra missione è da sempre quella di dar vita a una comunità dove i lettori di tutto il mondo possano condividere, approfondire e alimentare la loro comune passione per la lettura e i libri. Con questo accordo abbiamo finalmente le risorse per portare avanti questa missione in modo ancora più incisivo».

Ovviamente, in un momento di crisi come quella che stiamo vivendo, l’entusiasmo di Greg Sung per l’acquisizione è più che comprensibile. Il gruppo Mondadori ha promesso investimenti e nuova linfa per una società che non stava certo vivendo un momento idilliaco. È bene ricordare che, al di là delle finalità e dell’attività primaria della community, Anobii è prima di tutto una società privata che pensa anche ai propri interessi.

«Con l’acquisizione di Anobii,» ha sottolineato invece Ernesto Mauri, amministratore delegato del Gruppo Mondadori, «la nostra strategia di sviluppo nell’area libri si concretizza con un’operazione che ben ne rappresenta le caratteristiche: i lettori al centroUna piattaforma che ci permetta di ascoltare le persone è fondamentale per la crescita del digitale nei libri e per la costruzione della casa editrice del futuro».

Le perplessità del mondo social dinanzi a un’acquisizione di questo tipo sono più che legittime. Limitarsi a fornire rassicurazioni, sostenendo che si manterranno i “lettori al centro” serve a poco. Per quanto Anobii fosse un’impresa privata, era percepita dai suoi utilizzatori come una piattaforma libera, di condivisione delle conoscenze e delle opinioni, apparteneva dunque a un mondo free. Poco importa che dietro vi fosse una Ltd di proprietà di Greg Sung. Per gli anobiani doc la community era espressione di libertàLa comparsa di un marchio noto e dominante nel mondo editoriale come quello del Gruppo Mondadori rappresenta per il popolo dei social un’invasione di campo imprevista, una sorta di appropriazione indebita. Si tratta di un marchio privato, tra l’altro appartenete al mondo dell’editoria, che si appropria di un’area che era percepita come spazio pubblico e aperto. L’invasione dei nuovi “dominatori” non piacerà molto agli anobiani e a poco serviranno i buoni propositi dichiarati nel comunicato stampa di stamani.

Che ne sarà dunque di Anobii nei prossimi mesi? Diventerà uno strumento in mano al grande gruppo editoriale italiano per sondare i gusti dei lettori e orientare il marketing editoriale? Sarà utilizzato come banca dati di informazioni sui lettori, magari da rivendere agli altri grandi editori? Diventerà una piattaforma per la vendita diretta di e-book?

Dovremo attendere qualche mese per dare una risposta ai nostri quesiti, ma personalmente penso che Anobii diventerà sempre più vicina a una piattaforma di vendita. Se l’acquisizione fosse stata operata da una società del mondo hi-tech, probabilmente non si sarebbero avuti i medesimi dubbi e si sarebbe levato un plauso all’innovazione tecnologica. Questo accordo vede invece un soggetto dell’editoria appropriarsi di uno spazio libero, che da sempre è stato visto come semplice proprietà dei lettori, e quest’aspetto senza dubbio stride con le regole tipiche del web e porterà sicuramente al progressivo aumento della diaspora degli utenti, che migreranno verso nuovi lidi.

Non penso affatto che Anobii rimarrà uno spazio totalmente libero in futuro e gli anobiani dovranno forse trovare presto un nuovo pianeta, più libero e virtuoso, lontano dagli invasori.

the author

Nata e cresciuta nella "Milano da bere", ha sempre avuto uno spirito curioso e indagatore. Distruggere Barbie era la sua passione. Da piccola frugava nella libreria di papà, da adolescente ha iniziato a cibarsi nelle biblioteche. Nostalgica della musica anni Ottanta e dei milk shake di Burghy, ama canticchiare a bordo della sua minuscola Titti, un'adorabile utilitaria rosso Ferrari. Dopo una laurea in Scienze della Comunicazione conseguita ai piedi della Mole, si è trasferita nella più calorosa e calorica Roma, dove ha lavorato alcuni anni nel settore della pubblicità. Stregata dai profumi delle rosticcerie e dal fascino antico delle passeggiate romane ci ha vissuto per otto anni prima di scoprire gli incantevoli borghi della Tuscia e iniziare sei anni fa la sua avventura di libraia.

12 Readers Commented

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  1. Rosalinda on 12 Marzo 2014

    Se vogliono pensare al lettore, basta che continuino a pubblicare i libri sempre in versione cartacea e che concludano le serie già iniziate.

    • Stefania Cima on 12 Marzo 2014

      Hai perfettamente ragione Rosalinda. Il problema è cosa si intende per centralità del lettore. Mondadori penso veda il lettore al centro dal punto di vista marketing, e quindi come oggetto di monitoraggio, noi lettori vorremmo invece che un editore ci mettesse al centro nell’ottica dell’offerta di un servizio sempre migliore.

  2. Annarita Faggioni on 12 Marzo 2014

    Malinconia infinita. Una pura strategia di marketing.

    • Stefania Cima on 12 Marzo 2014

      Purtroppo sì Annarita. Temo che il progetto di acquisizione e rilancio di Anobii rientri in una logica orientata allo sviluppo di nuovi canali di vendita e al monitoraggio dei potenziali clienti. Addio libertà dunque!

  3. Rosalinda on 13 Marzo 2014

    Mi mancano i tempi in cui un libro era un libro e basta e non strategie di vendita, tecnologie che servono solo a fare spendere soldi, perdere tempo e incasinarti con prodotti inutili

    • Stefania Cima on 13 Marzo 2014

      Penso che il libro sia un “prodotto” ma con alcune peculiarità che lo differenziano da altre merci di consumo. Appartiene all’ambito culturale ed è frutto dell’ingegno e della creatività di un autore. Quello che manca maggiormente nel mercato editoriale, rispetto al passato, è la classica figura dell’Editore. Penso agli editori che hanno creato i grandi marchi e che erano prima di tutto intellettuali. Oggi figure assimilabili le ritrovi forse solo tra i piccoli editori, quelli che stampano pochi titoli l’anno ma con cura, trattandoli come loro creature e rispettando gli autori e i lettori. Non mi sento una nostalgica e penso che le tecnologie abbiano un ruolo importante nella diffusione della cultura però, quando a capo di grandi marchi editoriali, finiscono persone per le quali la cultura rappresenta solo un mezzo (per far soldi) e non un fine, allora sì che percepiamo una reale decadenza.

  4. Rosalinda on 13 Marzo 2014

    La tecnologia ha un ruolo importante nella diffusione della cultura e altro, ma un buon libro di carta da stringere, che profuma e molto meglio dei prodotti tecnologici

    • Stefania Cima on 14 Marzo 2014

      Rosalinda, sono d’accordo con te. Il libro è un’altra cosa. Ho una piccola libreria e spesso i clienti, quando entrano, mi dicono che si sente un “buon profumo di carta”! Sarà pure un po’ retrò ma è tanto piacevole.

  5. Rosalinda on 14 Marzo 2014

    Sono d’accordo con loro, che fortunata fai un bellissimo lavoro:)

    • Stefania Cima on 15 Marzo 2014

      Grazie Rosalinda, anch’io penso sia un lavoro bellissimo. Nonostante la crisi e il momento duro che il settore sta vivendo, penso sia ancora un mestiere in grado di regalare grandi soddisfazioni, soprattutto dal contatto umano.

  6. Laura Tentolini on 14 Marzo 2014

    “La centralità del lettore” mi sembra una delle tante frasi demagogiche che tutti ci propinano, dai politici ai dirigenti d’azienda.
    Ho sempre pensato ad Anobii come a un luogo d’incontro per appassionati, dove sfogare il proprio amore per i libri e confrontarsi: non credo che un gruppo editoriale possa pilotare la passione…

    • Stefania Cima on 15 Marzo 2014

      Laura, viviamo in effetti un’epoca permeata dagli slogan e la “centralità del lettore” ben rappresenta queste forme di comunicazione immediata tipiche del marketing. Per quanto riguarda il destino di Anobii, è difficile pronunciarsi oggi. Penso che un gruppo editoriale, che non vive certo uno dei suoi momenti migliori, nel momento in cui decide di acquisire una piattaforma social e investire denaro nel suo rilancio, lo faccia con finalità prettamente economiche e quindi con l’idea di aumentare i propri profitti. Se poi questo si concretizzerà, se gli utenti di Anobii saranno influenzati nei loro acquisti o subiranno il monitoraggio del grande fratello Mondadori, lo vedremo nei prossimi mesi. Penso comunque che gli anobiani nono si faranno manovrare facilmente…

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