Paola Capriolo nel suo ultimo romanzo tesse con una sapienza lessicale virtuosistica la storia di due donne, che vivono in tempi diversi presso la stessa villetta azzurra che costeggia il fiume. In capitoli alterni si snoda la vicenda della cinquantenne Sonja, in un presente grigio e greve, e quella della bellissima Adela in un passato funestato dagli sconvolgimenti della Storia.

Mi ricordo di Paola CaprioloAdela, negli anni precedenti alla barbarie nazista, è una giovane ebrea che trascorre la sua esistenza tra gli agi del suo status alto-borghese, altera per carattere e annoiata per la gretta monotonia della cittadina provinciale in cui vive. Folgorata dal poeta nazionale dell’epoca, il Maestro, incontrato nel ridotto del teatrino della sua cittadina, per anni intesse una relazione epistolare, amando follemente un uomo algido e privo di reale interesse per lei. Le leggi razziali disintegrano la molle esistenza della giovane, che sconterà per tre anni e mezzo nella perdizione lussuriosa della casa della gioia, il postribolo del campo di concentramento in cui viene condotta, la sua passione letteraria e umana irremovibile per il Maestro.

Sonja torna dopo molti anni nella casa che l’ha vista crescere per assistere il nuovo padrone, un anziano bisbetico ed esigentissimo; è stata una bambina di 12 anni coraggiosa quando la madre è morta suicida e suo padre medico, incapace di reagire, si è lasciato morire a 48 anni. Gli anni dell’orfanotrofio hanno segnato Sonja, che vuole recuperare i ricordi della sua infanzia e scoprire i motivi che indussero la madre, sempre distante e anaffettiva nei suoi confronti, a togliersi la vita. L’oblio viene sconfitto dalla sua determinazione ostinata di far chiarezza sulla incapacità a decifrare la realtà, che la fanciullezza irrimediabilmente comporta.

Prima da segnali disseminati in modo velato poi scoperto si comprende che Sonja ha lo stesso sangue di Adela e del dottorino Kurt, devoto e succubo, incapace di vivere autonomamente senza la moglie e di garantire l’affetto protettivo alla propria figlia. Balza chiaro il rapporto sterile e distruttivo tra il Maestro, distaccato e chiuso nella sua ovattata esistenza, e la giovane ninfa Adela; entrambi ammalati di perfezione e di bellezza, entrambi abitanti di una patria ideale che bandisce qualunque forma di prosaica materialità: «Che altro sarebbero la musica, l’arte, la poesia, se non la segreta, paradossale eternità di tutto ciò che è fragile e minacciato?»

Adela negli anni in cui si prostituisce agli ufficiali nazisti dimentica se stessa per non impazzire; a guerra conclusa, ritrova Kurt, che sposa per gratitudine e rassegnazione, avendo ormai sperimentato l’assoluta vanità dell’amore. A lei, a cui tocca di sopravvivere al buio nazista per forza d’inerzia, non riesce compatibile la vita di moglie e madre “felice”.

Felice, certo: perché non dovrei? Ho un marito che mi adora, una graziosa bambina, quando vado a fare la spesa i commessi mi riveriscono e se ceno al ristorante, in città o anche ai margini del bosco, il maître ha la cortesia di informarsi, dopo ogni piatto, se la signora l’ha davvero gradito. Non vedi come è facile, la felicità?

Adela realmente non è capace di godere delle gioie borghesi di un buon matrimonio, perché, quando si è sprofondati nell’abisso della degradazione morale, non si può dimenticare (anche se si tenta disperatamente, nascondendo il numero del campo con un bracciale d’argento) e si è marchiati per sempre.

Sarà  Sonja, che ha vissuto una vita priva di clamori sull’infimo gradino della scala sociale, a comprendere che la bellezza davvero può salvare il mondo e che occorre attraversare il dolore per conferire pienezza e sostanza all’esistenza. Lei che ha il coraggio per aggredire il passato e costruire il proprio futuro.

Il romanzo, scritto con una prosa levigata e un lessico sempre ricercato, riesce a rendere la complessità e le contraddizioni del vivere grazie a figure retoriche come ossimori e similitudini, che aumentano il tasso di cura formale. Nell’ultima parte del libro due sezioni sono completamente dedicate alle due donne protagoniste, le cui vite si intrecciano apertamente, in un continuum, contrassegnato da un climax patetico e drammatico che coinvolge decisamente il lettore fino all’ultima pagina.

Autore: Paola Capriolo
Titolo: Mi ricordo
Casa Editrice: Giunti
Data di pubblicazione: Marzo 2015
Numero di pagine: 268
Prezzo: € 16,00

the author

Grazia è nata e lavora a Gioia del Colle, in provincia di Bari, presso il liceo classico "Publio Virgilio Marone". Curiosa dell’umanità, ama le sfide e mettersi in gioco continuamente. Sensibile, testarda, diretta e determinata, è sempre alla ricerca di valicare i propri limiti. Il motto che cerca di rendere pratica di vita è l’ideale del commediografo latino Terenzio: “Homo sum: humani nihil a me alienum puto” (Sono un uomo: penso che nulla che riguarda l’uomo mi sia estraneo).

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