Nel 2019 il Secondo Crollo Produttivo determina l’incubo più terribile per l’umanità, la povertà, e in pochi anni ogni organizzazione della società e del capitalismo viene meno. Nell’ultimo romanzo di Massimiliano Santarossa, Metropoli, si respira una pesante aria apocalittica, che rievoca capolavori della letteratura mondiale come Fahreinheit 451, La strada o 1984. Ed è uno di quei romanzi che ritengo utili e spiegherò perché.

In Metropoli l’inverno dell’umanità è descritto con una evidenza lucida che non può non toccare profondamente la mente e lo stomaco, lasciando tracce significative di riflessioni tormentate e ad ampio raggio. Il romanzo contiene la rivelazione dello strazio di un’umanità abbrutita alla mercé delle leggi dell’economia. Un uomo in fuga da un mondo in completa rovina trova rifugio e accoglienza nell’unica organizzazione sociale realizzata dopo la Fine della Storia, Metropoli. L’uomo è ancora vigile, curioso e ben presto capisce i meccanismi coercitivi che sono alla base di quella società, dove sono assenti le emozioni, la natura, le pulsioni istintive.

metropoli_santarossa_baldiniL’unico sentimento possibile nei sopravvissuti è la paura, il terrore che vanifica ogni tentativo di crearsi un pensiero libero e di agire autonomamente. In Metropoli è avvenuta la morte spirituale dell’uomo.

Nessuno scienziato, nessun ricercatore, nessun scrittore, nessun filosofo né pensatore, si trovava tra i milioni di internati. Non era più il tempo dei sogni, come non c’era più volontà d’immaginazione o di ricerca. Quello era il tempo nuovo, il tempo del ferro.

La critica è bandita, il pensiero divergente e multiplo, che ha condotto l’umanità al suicidio, va estirpato con nuove leggi e regole, che contemplano solamente il lavoro, la produzione.

È un ammasso di larve umane quelle che si muovono in quartieri senz’anima, che non ricordano più; essi esistono unicamente se lavorano. In Metropoli, che è il nuovo e unico Dio per l’uomo, non esistono colori, sapori, piaceri e gioia; è il regno del grigio, della plastica e della solitudine. Uomini diventati automi, svuotati nel pensiero e nel cuore, che obbediscono ciecamente ai dettami di Metropoli vivono come isole a sé stanti, declassati al ruolo di Bestie. L’unico obiettivo è quello di far progredire Metropoli, la città-caserma, una sorta di novella Sparta, in un continuo stillicidio di perdita di libertà.

Davanti a un mondo così devastante e terrificante l’Uomo ancora vigile e curioso, che ha come nome Marcus, si fa domande e cerca risposte. È il solo filosofo rimasto a Metropoli che incontra l’unica donna-filosofa, che non può non chiamarsi Sofia, la Sapienza. Insieme provano a condividere ancora sentimenti propri degli esseri umani, a sentirsi davvero uomini, a discernere il bene dal male e a recuperare il valore per cui vale la pena lottare: la libertà.

Leggendo Metropoli viene da chiedersi perché l’autore non sia mai stato annoverato tra i finalisti di qualche premio letterario e il libro selezionato per onorificenze che decretano la qualità della scrittura e l’impegno a esplorare un mondo, il nostro, fondato sul Dio-denaro, destinato all’autodistruzione. L’acume e la visione di Santarossa sono atipici nel panorama letterario italiano, la sua capacità analitica, figlia dell’antropologo Latouche, di dipingere un affresco del mondo futuro volgendo uno sguardo lucido al presente è straordinariamente profetica; la sua nausea per la deriva morale che il mondo contemporaneo ha intrapreso è densa e arriva tutta. Una scrittura diretta che cattura, mai banale, intelligente, che si piega al meccanismo narrativo con una sintonia perfetta.

Un romanzo per chi vuole aprire gli occhi davanti allo scempio che l’economia, unica dea della nostra epoca, ha prodotto o, se li ha aperti, desidera guardare le prospettive desolanti di una futura parvenza di umanità e di come la resistenza sia sempre praticabile.

Autore: Massimiliano Santarossa
Titolo: Metropoli
Casa Editrice: Baldini&Castoldi
Anno di Pubblicazione: Febbraio 2015
Numero di Pagine: 207
Prezzo: € 17,00

the author

Grazia è nata e lavora a Gioia del Colle, in provincia di Bari, presso il liceo classico "Publio Virgilio Marone". Curiosa dell’umanità, ama le sfide e mettersi in gioco continuamente. Sensibile, testarda, diretta e determinata, è sempre alla ricerca di valicare i propri limiti. Il motto che cerca di rendere pratica di vita è l’ideale del commediografo latino Terenzio: “Homo sum: humani nihil a me alienum puto” (Sono un uomo: penso che nulla che riguarda l’uomo mi sia estraneo).

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