Lo chiamano epater le bourgeois, letteralmente “sbalordire il borghese”, ovvero una sorta di presa in giro pseudo intellettuale, volta a sbeffeggiare ignari sventurati attraverso un fraseggio sarcastico e incalzante. Così trascorrono le proprie giornate da sedicenni Chris e Toni, vagando nei sobborghi di una Londra agli inizi degli anni Sessanta, prendendo in giro chi capiti loro a tiro, affamati di vita e desiderosi di stravolgere tutte le convenzioni.

“Quando muoiono le teorie? E perché? Dite pure quel che vi pare, ma finiscono eccome, e per la maggior parte di noi. È un unico avvenimento decisivo a ucciderle? Forse per qualcuno. Ma di solito muoiono d’usura, lentamente e sull’onda delle circostanze. E dopo vi domanderete: fino a che punto le avevamo prese sul serio.”

metroland jpI due adolescenti condividono tutto, la gallomania, la passione smisurata per l’arte, il gusto per le battute ironiche, il cinismo verso i modelli sociali tradizionali, ma in particolar modo l’attesa fremente del futuro: un paradiso di curve femminili, sesso libero e ottimi libri. Ogni volta che qualcuno gli chiede dove abiti, Christopher Lioyd risponde di risiedere a Metroland, nome di una fermata della storica Metropolitan Line di Londra e che il ragazzo utilizza per descrivere la soporifera e noiosa zona periferica in cui vive. Chris è determinato a lasciare quel luogo una volta terminato il liceo, nel frattempo insieme all’inseparabile amico Toni, entrambi fedeli ai principi dei propri tutori intellettuali quali Baudelaire e Neval, organizzano arditi e sottili esperimenti sociali all’interno della National Gallery, oppure elaborano complesse teorie esistenziali, il tutto indirizzato a sgretolare e ad abbattere il concetto di borghesia e di uomo medio.

I due ragazzi vivono il classico disagio giovanile, momento in cui si percepisce chiaramente la sensazione di far parte di uno schema più vasto ma è difficile afferrarne i contorni e si rimane lì sulla soglia, arrabbiati e bramosi, in attesa che qualcosa cambi. Il cambiamento Chris se lo va a cercare qualche anno dopo a Parigi, grazie a un insolito progetto di ricerca post laurea, riguardante “L’importanza e l’influenza degli stili attoriali britannici sul teatro parigino 1789-1850”. Il trasferimento di Chris rappresenterà un bivio per lui allontanandolo da Toni, e di conseguenza da tutte le grandiosi e fulgide aspirazioni tipiche della giovinezza, e distanziandolo definitivamente dalla costante ricerca di “svelare il mistero di una sintesi vitale tra arte e vita”. Mentre nella metropoli francese impazza il ’68 e la città viene scossa dalla rivoluzione studentesca, Christian avverte a stento questi eventi, che gli passano accanto sfiorandolo appena: egli è troppo impegnato a incontrare la vita, quella vera, quella ordinaria, priva di trepidazione e in certi istanti anche un po’ deludente, quella costituita da impegni, responsabilità e routine. Toni, invece, continuerà imperterrito comportarsi da eterno fanciullo: stesso codice morale, stesso atteggiamento sempre più adirato e sprezzante dei ricconi che, a dir suo, uccidono la letteratura. E quindi questa la fine? È l’età adulta a porre termine agli accecanti vagheggiamenti della giovinezza? E allora che muoiono le teorie? E le amicizie?

Metroland di Julian Barnes narra del difficile passaggio verso la maturità, e lo fa descrivendo due personaggi che rappresentano due modi completamente diversi di attraversare quel sottile confine. Rinunciando a qualsiasi forma di retorica, l’autore racconta una storia lineare, venata da un’arguta ironia. Barnes ha abituato i propri lettori a una narrativa ibrida, che sfugge a ogni forma di categorizzazione; anche qui come ne “Il senso di una fine” – premio Man Booker Price 2011 – o nel suo ultimo lavoro “Livelli di Vita”, sussiste una solida e nel contempo controversa alternanza tra vari generi letterari: biografia, saggistica, fiction e realtà storica, su cui prevale indomita la costante ricerca dell’amore come metafora esistenziale, che in Metroland, ingenuamente, si configura come punto di arrivo dell’uomo, stasi e rassicurante quotidianità, mentre nel più tragico e maturo “Livelli di Vita” tale esplosiva emozione è un volo che sfida le divinità, un “tentativo di raggiungere gli dei”. Eppure continuiamo, senza tregua, a inseguire l’amore, perché è il “punto d’incontro tra verità e prodigio”.

Julian Barnes ha un passato di lessicografo, giornalista, critico televisivo e traduttore. Ha ottenuto una vasta gamma di  premi e riconoscimenti. Le sue opere sono considerate come un esempio di postmodernismo dalla critica letteraria.

Autore: Julian Barnes
Titolo: Metroland
Editore: Einaudi
Pagine: 228
Prezzo:€ 15.00
Data di pubblicazione : 2015

the author

Valeria David è nata nel profondo Sud dove vive e lavora. A otto anni le regalano “La Figlia del Capitano” e se ne innamora. Senza fissa dimora, per anni è costretta a girare per lo Stivale finché non decide di stabilirsi, per ragioni che ancora nemmeno lei comprende, nella terra dello Scirocco. Qui si laurea in Legge. Ha da poco tempo rispolverato penna e calamaio e si è rimessa a scrivere.

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