Le storie vanno dove vogliono loro. Intervista a Stefano Amato

Bellissima esperienza che mi sono offerta e spero di aver offerto ai miei alunni della I C: leggere e dibattere insieme il romanzo di Stefano Amato Il 49esimo stato.

È sorto in classe un dialogo incrociato e traversale fatto di valutazioni (tutte positive!), entusiasmi nel condividere un’inusuale pratica scolastica, richieste di chiarimenti tant’è che si è pensato di fugare dubbi e soddisfare curiosità dei ragazzi-lettori intervistando direttamente l’autore. Angela Delle Noci, Angelica Difonzo e Mariagrazia Fasano hanno rivolto le seguenti domande, frutto di proprie riflessioni sul libro, a Stefano Amato che ringraziamo per la squisita disponibilità.

Questa triste storia concepita nell’era tecnologica per antonomasia, seppur ambientata negli anni Settanta, presenta un valore quanto mai attuale: quello dell’amicizia. Tuttavia, specie agli sgoccioli, ne emerge un quadro pessimistico,che infonde al lettore una sensazione malinconica. Mettendo da parte la controversa figura di Lucky, l’affetto che lega Harry, George e Jeff in quale chiave lo si può leggere? Una chiave reale, profonda, viscerale, o al contrario superficiale e destinata ad assopirsi in seguito allo scioglimento della band e alla conseguente separazione dei “Dead Giulianos”?

Purtroppo è un fatto che anche le amicizie più solide rischiano di finire prima o poi. Spesso, come nel caso del romanzo, a causa della lontananza. C’è da dire però che i tre, per esempio, quando negli anni Novanta si ritrovano, impiegano un attimo a tornare i vecchi amici di sempre. Quindi chissà, magari in futuro si ritroveranno, da vecchi, e sarà come se non si fossero mai separati.

La reazione di Harry, alla scoperta della duplice identità della sua ragazza,si getta sull’ironia e sul lato comico della vita, benché stavolta gli abbia riservato una spiacevole sorpresa. Alice è stata in grado,per la durata della loro intensa seppur breve relazione,di fingere tanto bene da non destare sospetto alcuno sulla sua copertura. Ma Harry, fanatico del cinema e aspirante attore,davvero ne esce così poco scalfito da tutta questa storia,come vorrebbe far credere? O sottesa al suo umorismo, c’è una vena di sconforto e fallimento?

Harry è il cinico del gruppo, e in quanto tale niente sembra scalfirlo. Ha la battuta pronta per qualsiasi situazione, anche (soprattutto, forse) per le più drammatiche. È un disilluso, ma dietro questa disillusione si nasconde, come spesso càpita, un forte desiderio di riscatto. È il modo che hanno certe persone di fronteggiare la vita. Anche l’unico modo, in alcuni casi.

La lettera di Salvatore Giuliano che ha inserito all’inizio del libro contiene l’idea che la Sicilia diventi il 49esimo stato degli USA. La stesura della storia è nata da una condivisione di questa idea o è stata semplicemente il punto di inizio?

La lettera è stata solo lo spunto iniziale. Mi è sembrata una buona idea di partenza per scrivere un romanzo, ma non condivido affatto le ragioni di Salvatore Giuliano. Su internet si trova il testo completo della lettera, un delirio anticomunista che oggi, per fortuna, suona datato. Però è stata molto utile per capire com’era strutturata la società siciliana di allora, quali erano le sue paure e le sue aspirazioni. Come vedevano i siciliani l’America da una parte, e l’Italia dall’altra. È divertente notare, poi, come certi passi di quella lettera ricordano la retorica di alcuni politici di oggi.

Perché nonna Louise preferisce non rivelare a Jefferson quale sia il ruolo che rivestiva all’interno dell’OSS?

Perché non è fiera di quello che ha fatto. Nel ’43 gli agenti dell’OSS avevano il compito di intessere relazioni con i mafiosi locali per facilitare lo sbarco alleato (questo è storicamente accertato). Quindi Louise si sente complice della nascita dello Stato della Sicilia, un posto in cui suo nipote è destinato a una vita modesta, e per questo forse la nonna si sente anche un po’ in colpa. (In più mi sembrava giusto che in quanto ex agente segreto mantenesse un po’ di “segretezza”, appunto, sul suo passato).

49esimo-statoPerché Jefferson non ha mai conosciuto suo padre?

Suo padre è morto a causa dell’alcolismo in cui si era rifugiato dopo la morte della madre di Jeff (morta per parto). Tutto questo si diceva in un capitolo che con l’editor abbiamo deciso di tagliare per motivi di ritmo. Dopotutto bastava dire che Jeff è orfano. Ai fini della storia non era importante scendere nei particolari. I manoscritti degli autori subiscono spesso tagli del genere, ed è giusto così. Tutto ciò che è superfluo andrebbe tagliato, altrimenti si rischia di annoiare il lettore.

Come mai inserisce nel mezzo della narrazione gli interrogatori di Harry?

Con l’editor volevamo anticipare fin dall’inizio il senso di minaccia che caratterizza la seconda metà del romanzo. Anche se i primi capitoli si concentrano in modo spensierato sui problemi dei Dead Giulianos come band, volevamo fare capire al lettore che non sarebbe stato sempre tutto rose e fiori. Questa tecnica, se ci fate caso, viene usata molto nel cinema. Serve a mantenere alta la tensione emotiva, che in una storia è tutto. Il lettore deve avere un motivo per volere voltare pagina.

Perché è stato fatto tutto quel complotto per incastrare i Dead Giulianos? Perché proprio loro?

Perché sono il capro espiatorio perfetto, visto il momento storico. Come spesso succede nella realtà, di mezzo ci vanno dei poveracci con l’unica colpa di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Persone senza “agganci” a cui si possono addossare le colpe peggiori per coprire qualcuno che invece gli agganci ce li ha. Purtroppo più di una volta nei Grandi Misteri Italiani le cose si sono risolte in questo modo, e il lieto fine, se mai arriva, impiega anche decenni ad arrivare.

Il personaggio di Kaomi risulta sicuramente uno dei più intriganti. In partenza sembra una ragazza matura, ribelle e fuori dai canoni, ma successivamente il suo atteggiamento muta facendo crollare gli ideali prefissati e deludendo così le aspettative. Soltanto nella ghosttrack si ritrova laKaomi che tanto ha affascinato Jeff. Cosa induce questo personaggio femminile a cambiare così il proprio comportamento?

La vita, la induce. La vita e la sua arbitrarietà. Un giorno una persona ci piace, il giorno dopo ci sembra un’estranea. E viceversa. Spesso senza nessuna ragione. I rapporti interpersonali sono quanto di più imprevedibile esista in natura. Possiamo calcolare al millimetro dove fare atterrare una sonda su Marte, ma non possiamo sapere quanto ci metterà una persona a stancarsi di noi o a innamorarsi di noi. Però questo alla fin fine è anche il bello, no?

La conclusione del libro è sicuramente inaspettata. Nessuno dei Dead Giulianos alla fine riesce a raggiungere in età adulta i progetti fatti da ragazzini. Il suo obbiettivo dunque era quello di far capire che non sempre, anzi quasi mai, le cose vanno come si spera debbano andare?

Attenzione, quasi mai una storia finisce nel modo in cui il suo autore aveva immaginato. I personaggi vivono di vita propria e prendono le loro scelte, e l’autore non può fare altro che stare a guardare cosa succede. Quindi il finale del romanzo non riflette fedelmente la mia visione della vita. Anzi, io la penso all’opposto: credici e datti da fare, e tutto andrà per il verso giusto. Ma ripeto, le storie vanno dove vogliono loro. Chi scrive si limita a osservare e descrivere, intervenendo il meno possibile. È una questione di onestà verso se stessi. E verso il lettore.

A conclusione di questa interessante intervista vi propongo le note valutative che Angela, Angelica e Mariagrazia hanno elaborato dopo la lettura del libro Il 49esimo stato, dalle quali si evince che la pratica delle buone letture può unire i gusti e le sensibilità delle generazioni:

Il libro ci è piaciuto, e anche tanto. Lo stile scorrevole, l’ironia dei personaggi (soprattutto quella di Jeff e Harry), e la storia incentrata sulla vita di quattro ragazzi, aventi ideali simili ai nostri, rendono la lettura piacevole. È difficile farne a meno, poiché il racconto lascia davvero molto coinvolti e abbiamo trovato interessante la presenza di tante importanti figure di spessore musicale che tuttora ascoltiamo. La storia coinvolge dalla prima all’ultima parola senza annoiare mai, anzi continua a incuriosire e lascia sospesi, degli interrogativi, o meglio, delle riflessioni: sull’amicizia, sulla fedeltà, sull’ipocrisia. Sebbene le situazioni siano farcite abbondantemente dalla comicità, la morale del libro è tutt’altro che salottiera: la situazione politica di difficile portata, paradossale dal punto di vista prettamente storico,è però assimilabile a quella attuale,come lo stesso Amato ci conferma in risposta alle nostre domande. Nonostante l’ambientazione del romanzo sia quindi attorno agli anni Settanta,la presenza della corruzione e di tutta una serie di spiacevoli aspetti politici la attualizzano. Finalmente un libro sui giovani per i giovani!

the author

Grazia è nata e lavora a Gioia del Colle, in provincia di Bari, presso il liceo classico "Publio Virgilio Marone". Curiosa dell’umanità, ama le sfide e mettersi in gioco continuamente. Sensibile, testarda, diretta e determinata, è sempre alla ricerca di valicare i propri limiti. Il motto che cerca di rendere pratica di vita è l’ideale del commediografo latino Terenzio: “Homo sum: humani nihil a me alienum puto” (Sono un uomo: penso che nulla che riguarda l’uomo mi sia estraneo).

No comments yet.

HAVE SOMETHING TO SAY?