L’Anfitrione di Plauto, una tragicommedia trionfo del doppio

Non è più strano per te che per me; del resto, che gli dei mi assistano, all’inizio neppure io credevo a me stesso, Sosia: finché quel Sosia là non mi ha indotto a credere a lui. Mi ha raccontato per filo e per segno e con esattezza tutto quello che è avvenuto durante l’assedio alla città nemica. E mi ha portato via il mio aspetto insieme al nome. Una goccia di latte non è più simile a un’altra di quanto quell’altro me stesso è simile a me.

Vi presento in questa rubrica la prima opera appartenente alla letteratura latina e ho deciso di iniziare con l’Anfitrione, unica commedia mitologica di quel genio che fu Tito Maccio Plauto, vissuto tra il III e il II secolo a. C., fiorito nella fase arcaica della letteratura latina, i cui autori, se pur legati a doppio filo a quella greca, furono in grado di riadattarla all’ambiente romano come prescriveva l’aemulatio, una sorta di imitazione creativa con lo scopo di rendere autonomo il patrimonio letterario latino.

L’Amphitruo, pur appartenendo al genere della “fabula palliata”, commedia di ambientazione greca, coniuga l’arte comica della Commedia Nuova greca alla comicità italica, perché Plauto, da grande uomo di teatro, tiene conto dei gusti differenti del pubblico romano rispetto a quello greco; infatti, la gente che assisteva alle commedie plautine era un “pubblico di massa”, eterogeneo per cultura, provenienza sociale e sensibilità. Proprio per assecondare i gusti variegati del pubblico romano Plauto amplia notevolmente le parti cantate, i cantica, in cui la polimetria e l’aspetto ludico della parola hanno il sopravvento.

anfitrioneLa commedia plautina così impostata doveva piacere enormemente all’uditorio romano, che voleva soprattutto ridere e divertirsi a teatro, dimenticando gli affanni quotidiani. Per questo, intenzione prioritaria di Plauto è quella di risum movere, di divertire il pubblico attraverso la comicità sia di situazione sia di parola, che scatena l’ilarità senza rovelli di riflessioni e cogitazioni altre rispetto a un intreccio movimentato e dinamicissimo.

A proposito di intreccio, quella dell’Amphitruo è piuttosto lineare rispetto ad altre commedie plautine: Mercurio è il prologante che alla maniera delle tragedie di Euripide informa gli spettatori della trama.

L’opera si svolge a Tebe, dove Giove, padre di Mercurio, si è invaghito di Alcmena, sposa di Anfitrione, e incinta di lui. Anfitrione si trova lontano da casa alla guida del suo esercito contro i Teleboi e Giove, assunte le sembianze di Anfitrione, giace con Alcmena e la ingravida a sua volta. Quando Anfitrione vincitore torna dalla guerra trova un’assurda situazione:, che, ignara dell’inganno, si indigna profondamente per le accuse di immoralità e di adulterio rivoltegli dal marito. Giove non agisce da solo, si avvale di un divino aiutante, Mercurio che diviene nell’aspetto esteriore il servo di Anfitrione, di nome Sosia, divenuto come Anfitrione, grazie a questa commedia plautina, un nome comune e una figura retorica.

Mercurio è la divinità più vicina all’essenza truffaldina dei servi plautini perché è dio dei pastori e dei viandanti, araldo e messaggero degli dei, accompagnatore delle anime dei morti negli Inferi, intermediario fra dei e uomini, dio dei ladri, appunto, degli audaci, degli accattoni, dei mercanti e già nell’Inno omerico dedicato ad Ermes manifesta inusitate prodezze: nato all’aurora, a mezzogiorno suonava la lira, e dopo il tramonto rubò le vacche di Apollo arciere, nel giorno in cui lo generò Maia veneranda.

L’epilogo della commedia è affidato al dio protagonista Giove che qui fa il commediante, sorprendendo non poco il pubblico, abituato a ben diversi personaggi per le commedie: servi, lenoni, soldati, cortigiane, parassiti, vecchi rincitrulliti e giovani perdigiorno.

Fin dal prologo Mercurio presenta la natura anfibia dell’opera, una commedia dal lieto fine per far contenti gli spettatori romani e una tragedia per la presenza nella vicenda di re e dei. L’apice della comicità è raggiunta già nella prima scena del primo atto con il confronto dialettico tra i due simillimi Sosia-Mercurio, la cui perfetta somiglianza dà adito a equivoci divertentissimi, complice inoltre l’abilità verbale eccezionale di Plauto, che in uno stesso verso accumula ben tre figure retoriche: poliptoto, allitterazione e chiasmo.

La ripetizione del meccanismo che suscita spassosa ilarità contribuisce a rendere la commedia sempre sorprendente anche per il lettore moderno, infatti il doppio investe non solo due coppie: Giove-Anfitrione, Mercurio-Sosia; ma anche due coppe d’oro e due gemelli di padri diversi partoriti da Alcmena, di cui uno è l’eroe Ercole.

A ridurre la distanza tra personaggi e spettatori Plauto introduce la rottura dell’illusione scenica, come si può notare nella scena seconda del primo atto affidata a Mercurio o nella formula finale recitata da Giove: e adesso, spettatori, applaudite convinti, in nome del sommo Giove. L’unico personaggio con toni seri e riflessivi della commedia è Alcmena, come attesta questa sua considerazione che riecheggia Platone: questo è il destino che attende ciascun uomo nella vita, questo è quel che han voluto gli dei: che al piacere tenga subito dietro il dolore, che anzi un maggior male subito ci tormenti se per caso ci è toccato qualcosa di buono.

Ed è un unicum nel teatro, in quanto personaggio che esce sulla scena incinta di ben nove mesi, gelosa e sospettosa come una qualunque moglie della piccola borghesia. Per quanto Plauto sia alieno dall’introdurre una morale nelle sue commedie, mi sento di affermare che per questa potrebbe essere: mariti, state attenti, non state troppo lontano dalle vostre mogli perché al vostro ritorno a casa, potreste ricevere inopinatamente la bella sorpresa di scoprire di essere padre di un… Ercole!

 Traduzione consigliata: Giovanna Faranda

the author

Grazia è nata e lavora a Gioia del Colle, in provincia di Bari, presso il liceo classico "Publio Virgilio Marone". Curiosa dell’umanità, ama le sfide e mettersi in gioco continuamente. Sensibile, testarda, diretta e determinata, è sempre alla ricerca di valicare i propri limiti. Il motto che cerca di rendere pratica di vita è l’ideale del commediografo latino Terenzio: “Homo sum: humani nihil a me alienum puto” (Sono un uomo: penso che nulla che riguarda l’uomo mi sia estraneo).

23 Readers Commented

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  1. Elisabetta D'Ambrosio on 22 Gennaio 2014

    Questa commedia rispecchia perfettamente la funzione che era attribuita dai romani al teatro, considerato uno strumento ludico e non educativo, al contrario dei greci, che ne avevano così alta considerazione da introdurre addirittura una tassa.
    Il teatro romano era fortemente caratterizzato nella direzione dell’intrattenimento ed era spesso incluso nei giochi, nei combattimenti dei gladiatori, ma soprattutto, era collegato alle feste religiose come per il teatro geco. Con l’espandersi dell’Impero, la massa del popolo di Roma divenne sempre più eterogenea, e le esigenze dello spettacolo romano cambiarono; fu proprio in questo contesto che Plauto capì che per essere apprezzato doveva trasmettere al pubblico ciò che esso voleva, e cioè divertirsi e ridere sonoramente.
    L’Amphitruo rientra nella tipologia delle palliatae della commedia dei “simillimi”, in cui l’elemento avventuroso si mescola con la “commedia degli equivoci” destando ilarità: l’intreccio crea di per sé situazioni di esplosiva comicità, ma uno dei momenti più comici della commedia è certamente quello in cui Sosia, che nulla sospetta, s’imbatte nello scatenato Mercurio, che gliele dà di santa ragione; è proprio il fatto che il pubblico apprezzava gli aspetti più vistosamente farseschi che documenta la sua natura di gente semplice. Plauto mescola liberamente vocaboli dotti e plebei, creando anche doppi sensi in modo da adattarsi ad un pubblico eterogeneo. Questo suo atto fu una mossa di grande intelligenza in quanto, accontentando il pubblico, si ritrovò da essere un semplice schiavo a diventare un autore molto popolare e apprezzato: un po’ quello che avviene ai giorni nostri …

    • Grazia Procino Author on 23 Gennaio 2014

      Concordo, Elisabetta, con le tue affermazioni. Dare al pubblico quello che apprezza e richiede è una “furbata” per nulla contemporanea!

  2. miriana mastrorocco on 22 Gennaio 2014

    Lo stile di Plauto è di un’ironia pungente in quanto riesce a portare in scena una situazione tragica addolcendola con la satira. Questo espediente teatrale rende la sua messa in scena particolarmente leggera e apprezzata dal pubblico eterogeneo che si sentiva partecipe dell’opera stessa poichè l’autore latino in questione aveva abbattuto la quarta parete e aveva reso lo spettatore anche attore grazie al “Metateatro”.
    Plauto nel suo “teatro nel teatro” si diverte a coinvolgere il pubblico nei segreti del suo lavoro dichiarando apertamente che il compito del poeta è rendere: “illum veri simile quod mendacium est” cioè presentare al pubblico bugie in forma verisimile; insomma il poeta comico è un ingannatore che però si autodenuncia continuamente proprio in prensenza di chi deve essere ingannato, il suo pubblico. Ribadisce più volte ai suoi spettatori che a teatro ci si immerge in una realtà alternativa al quotidiano.
    Qui possiamo notare dunque le differenze con il teatro greco, il cui scopo non era solo quello di allietare il pubblico ma aveva anche uno scopo didattico. E’ evidente ciò se si analizza l’introduzione del “teorikon”, una tassa imposta da Pericle per permettere a tutti i cittadini di partecipare a questo evento di alto spessore culturale.
    Ciò che mi ha particolarmente colpito è l’ilarità che deriva dal tema del doppio, particolarmente rilevante in quest’opera. Trovo che le sensazioni che possono aver provato Anfitrione e Sosia nel vedere Giove e Mercurio nel loro stesso aspetto siano sconvolgenti ed esilaranti. Queste emozioni dinanzi al tema del doppio saranno una tematica cardine della letteratura europea e avremo grandi esempi nei secoli più vicini a noi tra i quali mi sento di citare due libri che mi hanno particolarmente colpito ovvero “dottor jekyll e mister hyde” e “uno, nessuno e centomila” e un film largamente apprezzato agli Oscar e ai Golden Globe ovvero “il Cigno Nero” di Darren Aronofsky.

    • Grazia Procino Author on 23 Gennaio 2014

      Grazie a Plauto il doppio è diventato un tema ricorrente nella letteratura occidentale, di cui anche il grande Shakespeare si appropria nelle sue commedie.

  3. La tragicommedia ”Anfitrione” di Tito Maccio Plauto,come si vede,è un intreccio che crea situazioni di grande ilarità,elemento caratteristico della produzione comica. Plauto costruisce una situazione che potrebbe risultare anche indecente,se non fosse per l’inverosimiglianza della stessa. Si capisce anche che il pubblico alla quale era rivolta era gente semplice,capace di apprezzare gli aspetti farseschi. Quella in cui ci imbattiamo è una commedia dei simillimi,ovvero degli equivoci,causati appunto dalla presenza di Giove e Mercurio che prendono la stessa forma di Anfitrione,il re di Tebe,e di Sosia,il suo servo. il nome ”sosia” è inoltre divenuto un sostantivo della nostra lingua,usato per identificare due persone che hanno lo stesso aspetto.

  4. Mariagrazia Fasano on 22 Gennaio 2014

    L’articolo rievoca alla perfezione quello che fu il gran genio di Plauto e ciò che lo rese tale. Egli infatti, riuscì ad accattivarsi il pubblico Romano creando delle opere memorabili che esaudivano le sue richieste. Lo scopo era, appunto, intrattenere gli spettatori con scene divertenti e ricche di comicità, ma la grandiosità di questo autore sta nell’inserire nelle commedie, morali che rispecchiassero la realtà. La natura farsesca di questa fabula palliata, quale l’ ‘Anfitrione’, testimonia la bravura di Plauto nell’adattare i gusti greci alle esigenze romane, formate da un pubblico variegato, unendo la comicità delle battute a quella delle scene esilaranti dovute all’equivoco impensabile ed pieno di ilarità tra Giove-Anfitrione e Mercurio-Sosia. La presenza divina rende diversa la commedia e sorprende a dir poco coloro che assistono a un’ innovazione della storia del teatro. Personaggi delle tragedie entrano a far parte di quel tipo di teatro estroso e divertente, intrecciando il linguaggio dotto a quello popolare in una miscela del tutto omogenea e sorprendentemente intrigante. Da non trascurare è l’importante effetto che è scaturito dal coinvolgimento del pubblico, che diventa un vero e proprio personaggio dell’opera reso partecipe dai protagonisti. Tutto ciò ha reso la figura di Plauto tra le più stimate in tutta la storia, testimoniandone la sua astuzia e intelligenza ed è tuttora continuamente apprezzato dai più giovani ai più anziani, riscoprendo interessante e accattivante conoscere le sue opere e continuare a studiarlo.

    • Grazia Procino Author on 23 Gennaio 2014

      Ho scelto l’Anfitrione per la sua unicità nell’universo plautino, che nel complesso merita di essere ancora oggi visitato per scoprire come i meccanismi che oggi generano la risata siano gli stessi dei Greci e dei Romani e ripresi proprio da loro.

  5. Emilia Sanrocco on 22 Gennaio 2014

    Dal linguaggio variegato che oscilla tra quello aulico e quello scurrile, l’uso di nomi alterati al posto di nomi non alterati, doppi sensi, grecismi per usi parodici, arcaismi, nomi con significato burlesco, vivacità della lingua assieme all’uso di simillimi e beffe hanno reso Plauto geniale nella letteratura Latina della fase arcaica. E’ riuscito, attraverso tutto ciò, a catturare l’attenzione di un pubblico eterogeneo e a capire ciò di cui esso avesse bisogno nonostante la diversità culturale e sociale. Il suo scopo, quindi, era quello di far scaturire ilarità nel pubblico facendo dimenticare gli affanni quotidiani. L’articolo coglie in pieno la genialità del commediografo specie nell’Anfitrione, sua unica opera mitologica che si ispira al mito della nascita di Ercole. Sorprendente in questa commedia, come in altre, è il coinvolgimento del pubblico che assiste in maniera attiva allo spettacolo avvertendo di essere egli stesso protagonista o comunque di essere imprescindibile dalla scena. L’importanza dell’opera è dovuta anche al gioco di equivoci e di confusione creata tra personaggi umani e divinità che ne hanno assunto le sembianze causando con questo contrasti che porteranno in Sosia e in Anfitrione una crisi d’identità. Plauto attraverso la sua intelligenza ha reso memorabili e accattivanti le sue commedie motivando e appassionando noi alunni allo studio della sua tecnica, del suo stile e delle sue innovazioni coinvolgendoci e divertendoci.

  6. Francesca Milella on 22 Gennaio 2014

    Quest’articolo compie una disamina approfondita dell’opera Plautina dell’ “Anfitrione”: è una ilarotragedia, quindi una tragicommedia a sfondo mitologico. Molti hanno sostenuto che Plauto non fosse un poeta dotto, questo perché nelle sue opere vi è un linguaggio semplice, ricco di doppi sensi; ma il genio di Plauto sta proprio in questo, egli riesce ad adeguare il prodotto al pubblico. Il pubblico Romano era eterogeneo, non si andava a teatro per acculturarsi, ma per ridere. Cosa completamente contraria facevano i Greci. Plauto punta tutto su questo, su un riso liberatorio, che sta nel fatto che determinate vicende stiano accadendo ad altre persone, e non al pubblico. Si tratta di un meccanismo catartico talmente efficace da essere giunto intatto, nei suoi meccanismi, fino a noi; basterà portare ad esempio ciò che ha fatto il regista e autore cinematografico e televisivo Luciano Salce, dirigendo il primo tragico “Fantozzi”.
    Questo dell’”Anfitrione” è l’esempio per eccellenza della commedia dei “Simillimi”, dove ciò che suscita ilarità è proprio il fatto che si creino degli equivoci dati dalla grande somiglianza delle persone. Infatti,come vediamo, Giove assume le sembianze di Anfitrione per sedurne la moglie. Inoltre, bisogna prestare grande attenzione ai personaggi di Plauto. Per esempio, il servo è una figura fondamentale, il “servus callidus”, astuto, furbo. Riesce a risolvere le situazioni ed a porre termine alle vicende. Plauto nel personaggio del servo fa rientrare proprio la funzione del poeta: entrambi riescono a rendere verosimile ciò che è immaginario. Tutto questo viene realizzato anche attraverso il “Metateatro” ovvero il teatro che parla di se stesso; il pubblico non è più solo spettatore, ma diventa partecipe alle vicende, così quello che accade sulla scena non è più soltanto finzione, ma diventa qualcosa di più reale, che coinvolge tutti. Con l’opera di “Anfitrione” lui non solo inserisce i Simillimi, ma anche la carnevalizzazione della letteratura, in questo caso degli dei. Non si era mai visto che i ludibrio cadesse su persone diverse dai soliti personaggi legati alla realtà. Cogliendo già nella mitologia questo aspetto di Giove che interagisce con gli umani, lo caricaturizza trascinandolo nel linguaggio degli uomini e persino in un meccanismo di commedia. Per poter mettere in ridicolo in maniera efficace soggetti e/o argomenti estranei al tema della farsa occorre oltre ad una grande tecnica anche una profonda conoscenza della materia che si vuole plasmare, ecco perché quest’opera è un esempio chiarificatore circa la profonda cultura che Plauto sicuramente possedeva.

    • Grazia Procino Author on 23 Gennaio 2014

      Sì, Francesca, Plauto è un genio della comicità che è un’arte più difficile da raggiungere rispetto a quella tragica. Plauto è attento a ogni dettaglio che costituisce un riferimento sia al patrimonio alto che a quello basso della letteratura fondendoli in un tutto armonioso e funzionale al suo obiettivo: risum movere!

  7. Laura Petrera on 22 Gennaio 2014

    E’ proprio vero: Plauto è stato un genio della letteratura latina, o come ritenevano i latini un poeta “doctus” , anche se molti non lo consideravano come tale poiché, per allietare gli spettatori, faceva uso di parole volgari, doppi sensi e varie espressioni non consone alla sua attività. Infatti il suo grande successo consiste proprio in queste espressioni da lui adottate, in quanto il pubblico che vi partecipava era eterogeneo e dunque la sua capacità sta proprio nell’adeguarsi al pubblico, nel farlo divertire, ovvero nell’adattare il prodotto al pubblico. Non a caso, per il suo grande successo, gli furono attribuite commedie di diversi autori, che furono poi divise da quelle autentiche grazie al lavoro del letterato Varrone. Plauto, inoltre, è riconosciuto,insieme ad altri autori, per la tecnica da lui utilizzata quale l’ aemulatio e la contaminatio: la prima consiste in una revisione dei concetti della letteratura greca secondo i punti di vista dei latini; la seconda,invece, nel prendere scene di tre o quattro commedie greche per realizzarne un’unica latina. Dunque, oltre a notare come il teatro romano abbia come modello quello greco, si può sottolineare come Plauto sia sì un poeta “doctus” ma non originale, poiché non si inventa nulla di nuovo in quanto la sua finalità non è appunto quella di inserire elementi nuovi ma di innovare un genere letterario: i Romani concepivano l’originalità all’interno della tradizione.Pur prendendolo come punto di partenza, il teatro greco si differenzia da quello latino, poiché gli stessi spettatori hanno una formazione culturale differente: i greci sono spettatori che traggono dalle rappresentazioni teatrali degli insegnamenti che formano la loro cultura, per loro il teatro è il luogo in cui tutta la comunità si riconosce per diventare più consapevoli e migliori e quindi riflettono su ciò che accade, sui dolori degli uomini ma anche sugli aspetti ludici della vita; per i romani invece il teatro costituisce un luogo di piacere, di svago, per evadere dalla routine quotidiana, tanto che a Roma fu la commedia ad avere grande successo. Nelle “fabulae palliatae”, come possiamo notare in questa stessa, assume una funzione centrale il servo che con le sue trovate riesce sempre a risolvere la situazione creatasi nell’intreccio e ad aiutare il suo protettore: in questo caso è Sosia che aiuta Giove. Ciò che rende la situazione comica sono gli equivoci che si vengono a creare a causa della completa somiglianza dei personaggi: l’ Amphitruo, infatti, rientra nella tipologia della commedia dei ” simillimi”. Infine per quanto oggi ci possano sembrare lontane la cultura greca e quella latina non ci accorgiamo che molto spesso anche noi, uomini moderni, ci comportiamo allo stesso modo: spesso preferiamo ridere e scherzare, cosa fondamentale nella vita, piuttosto che riflettere su ciò che ci circonda e su ciò che accade intorno a noi.

  8. Laura Avella on 22 Gennaio 2014

    Plauto si presenta al pubblico con un teatro carnevalesco ed entusiasmante, fatto di ilarità e di puro divertimento. Rivolgendosi ad un pubblico eterogeneo e facendo in modo di soddisfare ogni singolo spettatore, Plauto riesce ad unire una città, uno stato e a fare di ciò che per i Greci era funzione propedeutica, mezzo di alienazione dai problemi e dalla quotidianità.
    L’Amphitruo in particolar modo, facente parte delle “commedie degli equivoci”, offre allo spettatore un tema poi ripreso nella letteratura successiva: quello del doppio.
    E così come Sosia e Mercurio si ritrovano l’uno di fronte all’altro, identici come fossero “gocce di latte”, lo spettatore indossa la maschera dell’altro io che vi è nell’animo.
    Questa azione, questo intimo dilemma è però solo accennato, presentato sulla scena solo superficialmente.
    L’introspettiva, l’animo dei personaggi, vengono bloccati dalla comicità di situazione e dalle risate sempre più fragorose che le commedie plautine avevano la ben nota fama fama di suscitare.

  9. Alessia Palmisano on 22 Gennaio 2014

    L’Anfitrione, è sicuramente una delle più significative commedie di Plauto, appartenente al genere della fabula palliata. L’ironia e la comicità della commedia, scaturiscono dagli equivoci, e da tutti quegli aspetti tipici della commedia della beffa e dei similli.
    Quest’opera dimostra la diversità del popolo romano rispetto a quello greco: il primo, difatti, che ha voglia di spensieratezza, alienazione dalla realtà, e amante dell’ universo ludico; il secondo colto, riflessivo, che brama prima di tutto l’erudizione e il sapere. Plauto è autore solo di commedie, e come biasimarlo? Molti credono che per questo lui non possa essere definito poeta doctus, ma in realtà la sua intelligenza è così ingegnosa, che gli permette di adattare i suoi scritti alle platee: le sue opere sono a misura di popolo romano, perché hanno lo scopo di far divertire, sorridere, spesso anche tramite un sermo volgare, rozzo e popolano.
    Ecco perché importante e straordinaria è nelle commedie plautine soprattutto la parte dei cantica. Ebbene l’Anfitrione, suscita nello spettatore spasso e divertimento grazie a situazioni comiche e impregnate di equivoci, come quella in cui Sosia e Mercurio si ritrovano l’uno di fronte all’altro, uguali, pressoché indistinguibili! Fondamentale è soprattutto la figura di Mercurio, che incarna alla perfezione il servus callidus e ingegnoso delle commedie plautine. Importante è inoltre in Plauto l’abbattimento della quarta barriera e il contatto con il pubblico, che viene coinvolto al massimo, come si nota in questa simpaticissima commedia.

  10. Giovanna Cardinale on 22 Gennaio 2014

    Nonostante sia apparso a molti come poeta poco colto e originale,Plauto dimostra invece di essere uno dei più grandi commediografi di sempre, e lo fa anche attraverso l’Amphitruo. Una commedia che può essere a tratti definita tragedia per l’epilogo,il linguaggio “alto” e la presenza di dei e re, una commedia che,servendosi di giochi di parole e battute incalzanti,rispecchia accuratamente i gusti del popolo romano,così amante della risata. L’Anfitrione,dunque,è simbolo di comicità di situazione e anche di parola,dovuta a tutta una serie di equivoci che scatenano inevitabilmente ilarità. L’autore sembra determinato a puntare tutto sul riso, eppure, guardando con attenzione,si possono scorgere tra le righe temi profondi ed estremamente attuali,come per esempio la perdita della propria identità. Nell’Amphitruo, infatti, Mercurio prende il posto di Sosia fino a che lo stesso servo arriva a dubitare di sé :argomento,questo,che nell’opera diverte,ma che certamente fa riflettere (ne sarebbero felici i Greci) e che costituisce,a mio avviso, il punto di maggior immedesimazione da parte dei più giovani. Plauto si rivela un uomo geniale,riuscendo ad affascinare con le sue trovate e ad attirare l’attenzione dei suoi contemporanei così come la nostra,ancora oggi.

  11. Valeria Smaldino on 22 Gennaio 2014

    Come sappiamo, la nascita del teatro è attestata nell’Atene del V secolo, patria delle due grandi espressioni di esso: la tragedia prima e la commedia poi. L’estensione più autentica del teatro sta nell’essere testimone di eventi straordinari. Gli spettatori, infatti, ben sapevano quanto fosse importante la partecipazione, quali fossero i benefici offerti dalla visione di un tale spettacolo. Solo in seguito il teatro diventerà istituzionale a tutti gli effetti e lo stesso Pericle mostrerà chiaramente ai suoi compatrioti la vera forza del teatro, quanto travolgente potesse essere il cambiamento a cui esso sa sottoporre l’uditorio, rendendolo diverso, migliore. Le due rappresentazioni drammaturgiche erano considerate dagli antichi anche come mezzi efficaci di esaltazione dello spirito agonistico tipico greco. Nel nostro caso, l’Anfitrione è l’unica opera di Plauto a soggetto mitologico. Le sue opere sono state spesso imitate come modello di perfetta comicità e, come si vede, si tratta di un intreccio che di per sé crea situazioni a dir poco esplosive. Un altro elemento che occorre mettere in luce è la natura di questa comicità: Plauto costruisce qui una situazione che, se non fosse ingentilita dalla sua stessa inverosimiglianza, potrebbe apparire senz’altro scabrosa. È chiaro quindi che il pubblico cui egli si rivolgeva principalmente era costituito da gente semplice, capace soprattutto di apprezzare gli aspetti più vistosamente farseschi. Plauto si segnala per la freschezza delle sue trovate e la ricchezza del lessico, che mescola liberamente vocaboli dotti e plebei. Occorre, inoltre, sottolineare che Plauto fa qui uso di un espediente tipico della tecnica teatrale tradizionale: il parlare direttamente agli spettatori. La commedia si scioglie con l’annuncio divino della nascita di due gemelli, cioè di un figlio di Anfitrione e del semidio Ercole, concepito dall’amore tra Alcmena e Giove. La figura più grandiosa, il vero motore delle fabulae plautine, personaggio sfrontato e geniale, è il servo spavaldo orditore di incredibili inganni. Senza di lui, non ci sarebbe storia; la storia, anzi, è quasi sempre il risultato delle sue invenzioni e delle sue creazioni. Il teatro tradizionale, dunque, non mirava affatto alla verosimiglianza, ma voleva essere, e con piena consapevolezza, un artificio; ossia, un insieme di convenzioni da accettarsi in quanto tali, che alludono alla realtà senza volersi confondere con essa.

  12. Angelica on 22 Gennaio 2014

    Il merito di Plauto, come è stato già precedentemente commentato, sta proprio nell’aver compreso come fosse composto il pubblico romano e nell’aver trovato il modo migliore per rendere piacevole il tempo passato a teatro, e ciò per il pubblico romano significava nessuna riflessione, solo risate e comicità. Plauto non ha però dimenticato di fare rimandi alla cultura nelle sue commedie… E ciò che forse colpisce di più è il cosiddetto “abbattimento della quarta parete” nelle commedie plautine, ovvero nel coinvolgere direttamente il pubblico e facendolo partecipare direttamente ai pensieri dell’attore… Dunque, anche se secondo me è cosa triste trovare il successo adattandosi ai gusti di un pubblico che poco amava la riflessione, il merito di Plauto è quello di essere stato “originale nella tradizione” tramite l’applicazione dell’aemulatio, ma soprattutto quello di comprendere la psicologia di un gruppo eterogeneo e trovare il metodo per soddisfarla.

  13. Emilia Sanrocco on 22 Gennaio 2014

    Dal linguaggio variegato che oscilla tra quello aulico e quello scurrile, l’uso di nomi alterati al posto di nomi non alterati, doppi sensi, grecismi per usi parodici, arcaismi, nomi con significato burlesco, vivacità della lingua assieme all’uso di simillimi e beffe hanno reso Plauto geniale nella letteratura Latina della fase arcaica. E’ riuscito, attraverso tutto ciò, a catturare l’attenzione di un pubblico eterogeneo e a capire ciò di cui esso avesse bisogno nonostante la diversità culturale e sociale. Il suo scopo, quindi, era quello di far scaturire ilarità nel pubblico facendo dimenticare gli affanni quotidiani. Una caratteristica dello stile di Plauto è la contaminazione, che consiste nel comporre un’unica commedia utilizzando personaggi o scene provenienti da più commedie greche. Un notevole spazio nelle sue commedie viene occupato dalla musica e dal canto, infatti più dei due terzi dei versi complessivi prevede l’esecuzione accompagnata dal flauto. L’articolo coglie in pieno la genialità del commediografo specie nell’Anfitrione, sua unica opera mitologica che si ispira al mito della nascita di Ercole. Sorprendente in questa commedia, come in altre, è il coinvolgimento del pubblico che assiste in maniera attiva allo spettacolo avvertendo di essere egli stesso protagonista o comunque di essere imprescindibile dalla scena. L’importanza dell’opera è dovuta anche al gioco di equivoci e di confusione creata tra personaggi umani e divinità che ne hanno assunto le sembianze causando con questo contrasti che porteranno in Sosia e in Anfitrione una crisi d’identità. Plauto attraverso la sua intelligenza ha reso memorabili e accattivanti le sue commedie motivando e appassionando noi alunni allo studio della sua tecnica, del suo stile e delle sue innovazioni coinvolgendoci e divertendoci.

  14. Bianca Pietroforte on 22 Gennaio 2014

    L’Amphitruo, rientra nella commedia dei “simillimi” assieme ai Menechimi e a Bacchides. Molto probabilmente è una delle opere più note di Plauto. Ci troviamo davanti a una tragicommedia, ovvero a una commedia e una tragedia con sfondo mitologico. Oltre alla presenza di personaggi comuni, vi troviamo le divinità, che corrispondono ai simillimi. Giove prende le sembianze di Anfitrione, marito di Alcmena, mentre Mercurio, quelle di Sosia, servo di Anfitrione. Come ogni opera di Plauto, anche questa ci riserva una comicità che ha inizio dagli equivoci che si vengono a determinare nel corso della commedia. L’autore deve la sua fama alla fabula palliata, perché è questo ciò che il pubblico vuole, non a caso viene preferita più la commedia a Roma che la tragedia. Ma non per questo assunse minor importanza. La grande comicità che Plauto realizzava e creava all’interno della commedia induceva il pubblico ad una grassa risata e non permetteva che questi riflettessero. Poiché dava alla gente ciò che voleva, venne ben apprezzato e ben voluto. Affinché il popolo oltre al divertimento provi dell’interesse e si renda partecipe della commedia, utilizzò una strategia, l’abbattimento della questa parete, che consisteva nella rottura dell’illusione scenica e dalle battute indirizzate al pubblico. Questa tipologia di commedia, rappresenta una vero e proprio archetipo del teatro comico basato sullo scambio di persona. Assieme alle commedie terenziane ha funto da archetipo per l’Umanesimo e il Rinascimento e per autori quali Macchiavelli. Le lezioni del Sarsinate sono alla base non solo del teatro italiano, ma anche di quello europeo; si pensi a Shakespeare e Moliere. Non sono mancate rivalutazioni in chiave moderna e soprattutto religiosa dell’ Amphitruo come quella di Kleist.

    • Grazia Procino Author on 23 Gennaio 2014

      Il classico offre sempre la possibilità di confrontarsi e di re-interpretarlo adottando punti di vista differenti; l’Anfitrione di Kleist è una di queste.

  15. Angela Delle Noci on 22 Gennaio 2014

    La figura di Plauto, sebbene distante anni luce dalla realtà odierna ahinoi ipocrita ed infima, penetra nella coscienza dell’uomo moderno e lo induce alla riflessione e all’introspezione su se stesso, benché il commediografo preferisse, avvalendosi della tecnica della contaminatio,omettere l’organicità psicologica così radicata nell’ambito della tragedia greca. Plauto induce ad un riso sguaiato, immediato e perché no anche osceno delle volte, gioca le sue carte sul terreno assai fertile della comicità basata sui doppi sensi,ma sarebbe davvero riduttivo limitarsi all’aspetto comico di questo autore che per riscattarsi dal giogo ha dato a Roma ciò che voleva : grasse risate, alla tarallucci e vino. Ma spesso mi ritrovo a pensare che dall’alto della sua fama Maccio fosse insofferente alla sua condizione che, seppure praticamente fosse quella di un liberto, in realtà non si discostava poi molto da quella servile accennata poc’anzi. È la storia di un uomo che ha messo a disposizione il suo genio per la patria, che riscatta gli emarginati della sua società in un mondo parallelo,alla rovescia, dove sono gli schiavi a prendere a cuore le problematiche,futili,dei propri padroni. C’è quindi un elemento autobiografico nel corpus plautino,che contribuisce all’abbattimento della quarta parete scenica, facendo sentire il pubblico protagonista della grande commedia che è la vita umana.

  16. Giorgio Veroli on 22 Gennaio 2014

    Da questo articolo si riesce a capire quanto sia stato importante per la cultura letterale e teatrale Plauto. Plauto stravolge la classica struttura delle opere teatrali, portando qualcosa di completamente nuovo, che non fa altro che attirare un grande numero di spettatori: dalla persona più colta a quella meno colta. Il teatro doveva far ridere, doveva essere un momento di distacco dai problemi quotidiani. Cosa completamente diversa accade invece nel teatro Greco, il teatro che doveva istruire le persone. L’Anfitrione è la commedia dei Simillimi per eccellenza, la situazione comica sta proprio negli equivoci che si vengono a creare a causa della estrema somiglianza di due persone, in questo caso Giove e Anfitrione, o meglio Giove prende le sembianze di Anfitrione, perché invaghitosi della moglie. Tutto questo porta a un susseguirsi di vicende paradossali, che non fanno altro che far ridere il pubblico. Plauto fa proprio questo, lui sa cosa vuole il pubblico e glielo da. Non dobbiamo però pensare che questo faccia di Plauto un poeta “ignorante”, anzi proprio questa sua capacità di immedesimarsi nel pubblico, capendo ciò che desiderava, ha fatto di lui il genio che è stato e che viene ancora ricordato e considerato colonna portante della letteratura latina e del teatro. Troviamo poi personaggi nuovi dai soliti, troviamo dei, infatti si parla di una tragicommedia a sfondo mitologico. In ogni caso sempre presente è la figura del servo. Figura chiave, è molto importante in tutta l’opera Plautina, che diventa quasi una immedesimazione del poeta stesso in un personaggio. Inoltre il grande successo di versi è dato proprio alla varietà di versi che utilizza e alle innumerevoli figure di suono che catturano maggiormente lo spettatore, oltre a renderlo partecipe attraverso una comunicazione vera e propria, tra attori e pubblico.

  17. Emanuele Nettis on 23 Gennaio 2014

    Amphitruo è una delle commedie più famose concepite da Tito Maccio Plauto.
    Si potrebbe definire questo autore “egregio”, termine costituito da una preposizione ed un sostantivo: ex grex, il cui significato letterale è “dal gregge”.
    Egregio è colui che si discosta dalla massa, colui che è in grado di uscire dagli schemi.
    Plauto è “egregio” perché poeta doctus, dotato di una sua originalità ben diversa dalla concezione greca.
    Per i greci essere originali significava comporre ex novo un’opera teatrale; invece in Plauto la vera originalità consiste nella capacità di rientrare nel solco della tradizione e al contempo discostarsene dando vita ad una commedia nuova.
    Per mezzo della contaminatio, l’autore unisce frammenti tratti da più commedie greche e ne crea una latina, adattando, con l’aemulatio, i contenuti greci in ambiente romano. In tale maniera Plauto va incontro ad inverosimiglianze presenti anche nello stesso Amphitruo.
    La scena si svolge dunque a Tebe in Beozia, però vi sono degli elementi che richiamano il mondo romano. Ad esempio, nel prologo si fa riferimento a divinità romane; in seguito Sosia menziona il pallio, un tipico copricapo indossato a Roma dagli uomini liberi. Egli, quindi, agisce a Tebe ma riprende tradizioni romane.
    Poiché Amphitruo è una commedia, la sua finalità è quella di suscitare ilarità nell’uditorio, anzi forse è più corretto dire negli spettatori. In greco infatti gli spettatori erano “oi theomenoi” cioè coloro che guardano. La parola teatro infatti deriva dal greco theaomai che significa “io guardo”. Per i greci la sfera sensoriale più importante è la vista, la quale permette non solo di osservare in modo superficiale e oggettivo ma permette anche di andare oltre l’apparenza.
    La commedia dunque induce ad una risata ed è preferita dai romani alla tragedia. Questo dunque fa capire come il pubblico a Roma cercasse di non pensare ai pathe della quotidianità ma come fosse teso verso il divertimento.
    Opposta a tale concezione vi è quella greca secondo la quale il teatro non rappresenta uno strumento ludico, ma educativo per la popolazione la quale, si riteneva, risultasse migliore dopo aver assistito ad uno spettacolo.
    L’originalità di Plauto è anche caratterizzata dall’introduzione del metateatro, il teatro che parla di se stesso, che consiste nella rottura dell’illusione scenica per mezzo dell’abbattimento della cosiddetta “quarta parete” frapposta tra il palcoscenico e il pubblico. Gli attori che agiscono sul palco coinvolgono lo spettatore rendendolo partecipe della vicenda messa in scena ed il pubblico diviene quasi un personaggio della commedia.
    Questa innovazione non è stata ripresa dalla commedia “nea” ma è frutto dell’ingegno teatrale di Plauto.
    L’Amphitruo è una commedia dei “simillimi” in cui la comicità è di situazione (o in rebus) nel senso che l’uomo ride delle disgrazie altrui poiché non vuole che capitino a se stesso.

    • Grazia Procino Author on 23 Gennaio 2014

      Il ridere degli altri a cui capitano guai e disavventure è una delle più grandi consolazioni dell’uomo e questo era ed è fondamentale nell’arte comica.

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