L’amore graffia il mondo – Il congedo dal mondo di Ugo Riccarelli

Non è cosa semplice recensire l’ultimo romanzo di uno scrittore che si è molto amato e apprezzato, specie se questo romanzo lo hai comprato ed iniziato a leggere e l’sms di un amico ti avverte che proprio lui, lo scrittore che stai leggendo, se n’è andato all’improvviso.Questa recensione non tiene conto dell’evento della scomparsa dello scrittore ma prova a tracciare il mondo di fantasia che la narrativa di Riccarelli era capace di creare. In modo discreto eppure profondo.

L’ultimo romanzo di Riccarelli disegna la geografia dei luoghi e degli affetti cari allo scrittore nativo di Cirié, riconsiderando alcuni topoi della sua narrativa alla luce delle sue esperienze di vita.

L'amore graffia il mondo libro di Riccarelli Ugo

È come se portasse il destino nel nome, Signorina: suo padre, capostazione in un piccolo paese di provincia, l’ha chiamata così ispirandosi al soprannome di una locomotiva di straordinaria eleganza. E creare eleganza, grazia, bellezza è il suo talento. Un giorno dal treno sbuca un omino con gli occhi a mandorla e, con pochi semplici gesti, crea un vestitino di carta per la sua bambola. L’omino scompare, ma le lascia un dono, un dono che lei scoprirà di possedere solo quando una sarta assisterà a una delle sue creazioni. Potrebbe essere l’atto di nascita di una grande stilista, ma ci sono il fascismo, la povertà e gli scontri in famiglia, le responsabilità, i divieti e poi la guerra… e Signorina poco a poco rinuncia a parti di se stessa, a desideri e aspirazioni, soffocando anche la propria femminilità, con una generosità istintiva e assoluta. E quando infine anche lei, quasi all’improvviso, si scopre donna e conosce l’amore, il sogno dura comunque troppo poco, sopraffatto da nuovi doveri e nuove fatiche, e dalla prova più difficile: un figlio nato troppo presto e nato malato, costretto a “succhiare aria” intorno a sé come un ciclista in salita. Nonostante i binari della ferrovia siano ormai lontani e la giovinezza lasci il posto a una maturità venata di nostalgia, ancora una volta Signorina sfodera il suo coraggio e la sua determinazione al bene e lotta per far nascere suo figlio una seconda volta, forte e capace di respirare da solo.

La protagonista Signorina riceve dal padre capostazione Delmo il nome di un modello di locomotiva che lui ama alla follia, ma la bambina non ama i treni e della stazione ha modo di apprezzare solo l’incontro che farà con un omino secco ed elegante, con gli occhi a mandorla (forse lo stesso Riccarelli?). Da un foglio colorato lo sconosciuto gentile e amabile crea un abitino per la sua bambola di pezza e da quel momento in poi Signorina riceve e insegue il dono di ideare e creare la bellezza e la grazia attraverso gli abiti. La bellezza delle cose semplici e leggere diviene il traguardo di vita di Signorina, le cui doti straordinarie sono segnalate dalla sua maestra elementare che insiste presso Delmo perché le permetta di studiare. Ma Delmo ribatte che per sposarsi e fare figli a una donna non serve studiare oltre la quinta elementare.

Signorina trova, però, la bellezza quando frequenta il laboratorio di sartoria della signora Mei che riconosce in lei la sua degna erede e, quando le bombe della guerra mandano all’aria la sartoria, le regala i due quaderni con la copertina nera in cui teneva chiusi i segreti dell’arte del taglio. Lei è felice quando vede realizzati i suoi modelli e indossati gli abiti che fasciano con eleganza i corpi sinuosi delle sue clienti. Anche quando il fato ostacola il suo sogno, Signorina conserva la tenacia di perpetuare il moto della creazione senza lasciarsi abbattere: volitiva e testarda morde la vita.

Tutti abbiamo pensato almeno una volta nella vita ciò che Riccarelli attribuisce alla protagonista: ci fu un periodo della sua vita in cui Signorina credette che il tempo le sarebbe stato alleato, e che, se lei avesse resistito a difendere quello che amava, tutto si sarebbe rinforzato e sarebbe rimasto unito e vivo.E però presto siamo rimasti sgomenti di fronte agli spigoli nefasti delle incombenze misteriose e imprevedibili della vita. Così Signorina deve accantonare la sua passione per l’arte della sartoria, relegare in un cantuccio oscuro e opaco il sogno di aprire un suo atelier. Prima per aiutare l’uomo che decide di amare Beppe a risolvere i guai in cui si è cacciato, poi per prestare le sue cure e il suo affetto a Ivo, il figlio nato prematuro con i polmoni difettosi.

Il tempo si rivela nemico, ghermisce le illusioni ma anche le speranze. Riccarelli-Signorina non si scoraggia, lui/lei indomitamente ingaggia una lotta, la cui arma micidiale è l’amore.È l’amore che induce Signorina a condurre in un collegio in riva al mare Ivo, aggravatosi, aggredito alla gola da un nemico invisibile e crudele. È la sua passione per l’arte di taglio e cucito che dà l’intuizione a Signorina di condurre suo figlio, ammalato di tubercolosi, in Inghilterra: i polmoni di Ivo, guastati dalla malattia, devono essere tagliati perché al loro posto se ne possano cucire dei nuovi.

Signorina è il fulcro di questa seconda nascita, si improvvisa rapsodo quando con le sue storie rende a Ivo tollerabile il tempo dell’attesa per i polmoni nuovi, con le parole ricrea il mondo della sua infanzia popolato da Delmo, il maiale Milio, l’oca Armida, Ada, Mario e il loro figlio Impero, Maria cucendo in modo sublime storie di Amore e di Amicizia. Quelle che servono a Ivo per superare i momenti terribili della malattia e a chiunque di noi per alleviare le sofferenze del vivere.

I libri più felicemente ispirati di Riccarelli fanno della sofferenza fisica e psichica (si pensi a Comallamore) il proprio leit-motiv, e mi chiedo quanto per l’autorela letteratura sia debitrice alla vita in uno scambio di suggestioni e influenze indubitabili. Se Riccarelli non avesse provato egli stesso i dolori dell’umanità condensati in entità notevoli nell’arco della sua vita, avremmo avuto figure di uomini e donne dolenti così vivide, libri che grondano compassione? Un sentimento, quello della compassione, indispensabile nel suo impegno morale di attento osservatore della realtà traslata in un piano altro, condita poi di fantasia e immaginazione.

Questo romanzo è parente prossimo del suo capolavoro Il dolore perfetto, ma non lo eguaglia, perché di libri perfetti un narratore che ne scrive uno può già dirsi estremamente fortunato. La protagonista Signorina, colei che è il centro della storia, è sorella carnale di Annina, che dalle ammissioni dello stesso Riccarelli ricalca sua nonna. Lo scrittore adotta il punto di vista della sua protagonista, pur adoperando la terza persona, restituendoci intatti i pensieri e le pulsioni emotive di Signorina. E, consentitemi una nota patetica in questa recensione, mi commuove pensare che non ci saranno più altre Signorina, ma questa ce la dovremo far bastare per sempre.

Se ne Il dolore perfetto la scrittura si stende in parabole avvolgenti e larghe fino a diventare sogno epico e fiaba che ti incantano per sempre, qui diviene calda come la lana, leggera e tenue come il sogno, evocatrice nelle similitudini assai frequenti, discreta perché mai impone una sola prospettiva di vita.

Il tema dell’amore è declinato nelle forme maestose della maternità, del sacrificio e della donazione di sé, dell’incantamento, così dagrattare un po’ di male e di brutto depositati nel guazzabuglio della vita. Ancora una volta Riccarelli regala ai lettori una figurina di donna tenace, generosa, un’eroina normale in cui molte donne di oggi possono riconoscersi, Signorina è Donna e Madre e tutti i personaggi maschili rispetto a lei risultano fiacchi, deboli, intrappolati da eventi che li schiacciano, impossibilitati o incapaci da soli a determinare il moto che è alla base della vita. Riccarelli fa di Signorina una Regina di Bellezza e di Grazia e ce la concede per sempre.

Infine, vorrei dedicare a un grande Uomo e narratore che è andato via una domenica di luglio il distico elegiaco finale dell’epigramma di Marziale per la piccola Erotion:

che un morbido cespuglio copra le sue tenere ossa, e tu, terra, non esserle di peso: lei a te non lo fu.

Titolo: L’amore graffia il mondo
Autore: Ugo Riccarelli
Casa editrice: Mondadori 2012
Prezzo: 19 euro
Pagine: 219

the author

Grazia è nata e lavora a Gioia del Colle, in provincia di Bari, presso il liceo classico "Publio Virgilio Marone". Curiosa dell’umanità, ama le sfide e mettersi in gioco continuamente. Sensibile, testarda, diretta e determinata, è sempre alla ricerca di valicare i propri limiti. Il motto che cerca di rendere pratica di vita è l’ideale del commediografo latino Terenzio: “Homo sum: humani nihil a me alienum puto” (Sono un uomo: penso che nulla che riguarda l’uomo mi sia estraneo).

10 Readers Commented

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  1. Alessandra Bellomo on 12 Gennaio 2014

    Questa scomparsa mi rammarica. Conservo un bellissimo ricordo dell’incontro con Riccarelli e del suo libro Comallamore, l’unico che ho letto.Ma ora cercherò di rimediare alla mia negligenza.

    • Grazia Procino on 13 Gennaio 2014

      Alessandra, consiglio la lettura del romanzo “Il dolore perfetto” e di “Stramonio”, diversi ma capaci di far gustare pienamente al lettore la maestria e l’arte di Riccarelli.

  2. Anonimo on 12 Gennaio 2014

    Riccarelli è l’ennesima prova che un grande dolore ha in sé sempre la potenzialità di una grande opera d’arte. Eppure non si ferma qui. Ciò che di più affascinante e al contempo forse un po’ ingenuo troviamo in Riccarelli è la ferrea volontà dei suoi personaggi di superare il dolore. Il lettore è costretto a immedesimarsi nella lotta dei vari personaggi, tutti così sofferenti e di conseguenza così umani. Ecco, penso che se dovessi restringere a un genere i libri dell’autore in questione direi che sono “romanzi di superamento”, grazie ai quali difficilmente vinceremo le nostre lotte, ma almeno ci sentiremo meno soli nell’affrontarle

    • Grazia Procino on 13 Gennaio 2014

      La letteratura, a parer mio, deve anche aiutare l’uomo nel travagliato percorso esistenziale, consolarlo nelle afflizioni e Riccarelli aveva questo di speciale: la capacità di fare proprio il dolore degli altri, la compassione, di cui parlo nella recensione.
      Sono d’accordo con la definizione di Anonimo per la narrativa di Riccarelli, romanzi di superamento, ma, se pensiamo a “Stramonio”, direi anche romanzi di formazione piena e completa dell’uomo-cittadino, che prende coscienza dei guasti operati dal mondo della politica.

  3. Donatella on 13 Gennaio 2014

    La peculiarità che scorgo,grazie alla modalità con cui questa recensione viene esposta, è la maestosa forza della passione.
    Un desiderio ed un sogno che,nonostante manchino della realizzazione finale,ugualmente fanno sempre parte della vita della protagonista.Una passione che diventa guida e aiuto per affrontare la vita, oramai assillata da sofferenze e sacrifici.
    Considero delizioso ed opportunamente consono,in questo commento , l’accostamento della scrittura del romanzo alla “lana calda,leggera e tenue come il sogno”

    • Grazia Procino Author on 13 Gennaio 2014

      La protagonista è una vera forza della natura, impavida eppure concreta tanto da accantonare per amore il suo sogno. Un modello per tutte le donne che nella loro vita svolgono e ricoprono più ruoli costituendo il nerbo della famiglia. E Riccarelli amava raccontare le donne rappresentandole come forza del cambiamento, energia della rigenerazione e di una nuova umanità. Grazie Donatella per la tua lettura acuta e sensibile.

  4. Domenica on 18 Gennaio 2014

    Bellissimo libro l’ultimo di Ugo Riccarelli. La dolcezza di Signorina è il manto di quella potenza inarrestabile, quella che corre sui binari che segnano il percorso di una vita che solo lei saprà tracciare fino in fondo. Signorina saprà vincere il fiato corto del figlio, e ci consegnerà un messaggio su cui riflettere: le scelte d’amore sono le più difficili, sono quelle per le quali è necessaria la forza di una locomotiva…

  5. Grazia Procino on 18 Gennaio 2014

    Concordo con te, Domenica, la protagonista Signorina dimostra forza e dolcezza insieme capaci di trasmettere energia illimitata a Ivo, al marito, a quanti le sono vicini.

  6. Donatella on 5 Maggio 2014

    Grazie a questa recensione, ho deciso di avvicinarmi ai romanzi di questo illustre scrittore. Devo dunque ammettere che, le sue narrazioni, mi hanno travolto e coinvolto in modo spropositato, mi sono lasciata ammaliare dalla sua gentile scrittura che mi ha inebriato di infinito diletto, mi sono innamorata delle sue “similitudini assai frequenti”.
    L’accuratezza e l’attenzione nella descrizione dei particolari più emotivi e significanti di tutto il romanzo, sono in questa recensione esposti in un modo indiscutibilmente completo ed esemplare.
    Valuto adeguato il contatto tra i due romanzi di Riccarelli e di conseguenza tra le due grandi figure femminili: Signorina e Annina.
    Infine, personalmente, accosterei a queste due grandi donne un’altra celebre personalità: Ursula Buendia, indiscussa e tenace matriarca, protagonista dell’immenso capolavoro “Cent’anni di solitudine”, il romanzo creato da un’altro insigne scrittore: Gabriel Garcia Marquez.

    • Grazia Procino on 5 Maggio 2014

      Sono contenta che la presente recensione ti abbia motivato e spinto ad avvicinarti a un grande scrittore italiano come Riccarelli e trovo calzante l’accostamento fatto al personaggio letterario di Marquez. I libri chiamano altri libri che rispondono con grande solerzia!

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