All’inizio, ma solo all’inizio, l’idea che un altro non scrittore professionista, addirittura un attore, avesse scritto un romanzo non l’avevo presa bene; è, invece, bastato leggere la prima pagina per essere piacevolmente trasportata in un mondo di incanti e meraviglie. E il mio pre-giudizio è sparito, polverizzato dalle fantasmagorie linguistiche e dalla sfrenata creatività di Ianniello. E l’ho letto in un baleno e dopo mi sono sentita più leggera e sorridente verso la vita.

La voce narrante è Isidoro Raggiola, bambino di circa dieci anni che vive a Mattinella, in provincia di Avellino, nel 1980. È un essere eccezionale, impara a fischiare prima di parlare, il suo strumento di comunicazione è l’urlafischio che fa felici soprattutto i suoi amatissimi genitori, due adulti con l’animo di bambini, Quirino e Stella. Isidoro vive la sua unicità raffinando il suo fischio grazie al maestro Alì, il merlo indiano che come lui fischia e vive nel suo paesello, popolato da pittoreschi personaggi. Oltre ad Alì, i maestri di vera umanità sono per Isidoro il padre strabico, fervente comunista e sua madre, sensuale creatrice di pasta; entrambi dispensano lezioni preziose di vita, come la storia inventata da Stella di Sparte e Capisce – separa e capisci, per far comprendere al piccolo la fase dolorosa ma necessaria della crescita e della separazione dal nucleo originario della famiglia, ad esempio.

La-vita-prodigiosa-di-Isidoro-SifflotinIsidoro è per tutti i compaesani il “Ragazzo che Fischia” e, poiché è soprattutto un creativo, inventa il Fischiabolario, una sorta di vocabolario che traduce in fischi le parole, con cui comunica con gli uccelli, diventando un tramite tra il mondo umano e quello animale. Il progetto politico-sociale di Quirino di realizzare la felicità nella libertà dal bisogno è raggiunto grazie alle capacità fuori dell’ordinario di Isidoro, che insegna al popolo i fischi fondamentali per la costruzione di un nuovo mondo più giusto e libero.

In questo microcosmo variopinto e candido la Tragedia del terremoto dell’Irpinia, avvenuto il 23 novembre 1980, imprime una spaccatura drastica, recide l’infanzia e la spensieratezza di Isidoro, che, perduti entrambi i genitori, vive in un orfanotrofio, dove solo grazie al sorriso di una volontaria, Renata, ritrova un senso alla vita, pur avendo perso la parola.

La terza fase della vita è per Isidoro l’incontro con il signor Enzo, che lo conduce a vivere nella sua bella casa di Napoli e lì diviene il Dio-ragazzino, colui che crea per il cieco Enzo il racconto del mondo a lui visivamente precluso. Come tutte le storie dal sapore antico e a lieto fine, quella di Isidoro si chiude con un salto all’indietro, recuperando dal passato la parola e qualcos’altro di dolce e tenero.

I personaggi del libro sono ben delineati e ci si affeziona per la loro voglia di libertà e di esprimere la propria natura senza freni e maschere (ogni essere può essere – scrive Stella in un libro che Isidoro leggerà da adulto); Quirino, Stella, Nocella, Renò risultano tutti di un fascino particolare e popolare che richiama alla memoria il cinema felliniano con le sue creature innocenti e straordinarie. L’energia creativa di Ianniello, la forza fantastica e visionaria tipica dell’oralità popolare intriga e conquista insieme alla lingua che, per più di metà del romanzo, è mescolata al vernacolo campano con toni di ironia e di frizzante comicità. Il trasferimento a Napoli segna una metamorfosi anche linguistica, costituita dall’italiano che predomina nei toni pensosi della malinconia e del lirismo. Il libro è un Trionfo della Parola, declinata in tutte le variazioni di tonalità e ri-creata e plasmata con divertenti neologismi per sottolineare la duplicità contraddittoria dei sentimenti, come tristelìce.

Il tono più presente nel libro è lo humour, si avverte lo scrittore che “gioca” con le parole e si diverte a scrivere trasmettendo emozioni palpabili e vere come l’ultima lettera d’amore bellissima scritta da Isidoro alla sua donna. Un romanzo, che dà la possibilità agli adulti di ritornare all’età infantile e di caricarsi dei sogni di libertà, giustizia e fantasia, che allietano e alleggeriscono il fardello di una vita che spesso così lieve non è.

Il libro compare tra i sei finalisti della 63^ Edizione del Premio Bancarella e ha, ne sono certa, tutti i numeri per concorrere ad altri prestigiosi Premi letterari nazionali.

Autore: Enrico Ianniello
Titolo: La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin
Data di Pubblicazione: Gennaio 2015
Casa Editrice: Narratori Feltrinelli
Numero di pagine: 265
Prezzo: € 16,00

the author

Grazia è nata e lavora a Gioia del Colle, in provincia di Bari, presso il liceo classico "Publio Virgilio Marone". Curiosa dell’umanità, ama le sfide e mettersi in gioco continuamente. Sensibile, testarda, diretta e determinata, è sempre alla ricerca di valicare i propri limiti. Il motto che cerca di rendere pratica di vita è l’ideale del commediografo latino Terenzio: “Homo sum: humani nihil a me alienum puto” (Sono un uomo: penso che nulla che riguarda l’uomo mi sia estraneo).

No comments yet.

HAVE SOMETHING TO SAY?