Tremate, tremate, le streghe son tornate! È questo il pensiero che viene in mente dando uno sguardo alla programmazione seriale statunitense di questo autunno. Le streghe s’impongono al centro dell’attenzione all’interno di diversi prodotti: in Coven, terza stagione di American Horror Story, nella nuova serie televisiva Witches of East End e in Originals, spin-off del celebre The Vampire Diaries. Non possiamo non soffermarci su Coven di AHS, serie tv ideata da Ryan Murphy, che il 9 ottobre ha debuttato negli Stati Uniti ottenendo un successo strepitoso.

Ben 5 milioni e mezzo di spettatori si sono sintonizzati su FX per assistere all’esordio del terzo capitolo della serie antologica basata sugli stereotipi horror. Il pilota di Coven si apre con un agghiacciante e disturbante prologo ambientato nell’800 a New Orleans. Nei primi minuti iniziali assistiamo alla storia di Madame Delphine LaLaurie (Kathy Bates), nota serial killer realmente esistita, celebre per la macabra ossessione nell’uccidere e torturare schiavi di colore. Terminato il sadismo del prologo, torniamo ai giorni nostri e lentamente prende forma la storyline di questa season. Protagoniste sono quattro streghette teenager con formidabili poteri, le quali si muovono all’interno di una scuola atta all’insegnamento delle loro doti sovrannaturali. Le quattro witches si trovano anche a fronteggiare le problematiche tipiche di quell’età, mostrando immediatamente il senso di rivalsa dei loser. Capiamo subito che AHS non è più quello che ricordavamo, dato che sembra aver completamente cambiato registro.

Non importa se ci sono fattucchiere alle prese con la magia, la negromanzia e l’arte voodoo, non importa se tra le protagoniste risulta una spietata serial killer e se sta per scatenarsi una guerra tra due potenti streghe: American Horror Story quest’anno ha ben poco di horror, è come se si fosse spaventata di se stessa e avesse fatto marcia indietro. Se Murder House è stata inquietante, se Asylum è stata spaventosa e a tratti disturbante, Coven appare più come un teen drama che spesso scade nel trash, come se volesse conquistare un target di pubblico che gli altri capitoli avevano allontanato. Testimone di ciò è la storyline di Zoe (Taissa Farmiga) e Kyle (Evan Peters), inserita sicuramente per appagare gli orfani della storia d’amore tra Violet (Taissa Farmiga) e Tate (Evan Peters) di Murder House, ma che in questa capitolo non funziona e non convince. Il punto forte di American Horror Story è quello di essere una serie antologica, vale a dire che ogni stagione costituisce una storia a sé, totalmente sganciata da quella precedente. Per questo, il potere più grande è quello di reinventarsi ogni anno. Trovo inutile, quindi, riprendere un elemento che è andato forte nel passato – come quello del rapporto tra Violet e Tate – e reinserirlo senza i dovuti approfondimenti. Forse è ancora presto per giudicare, forse con questa storyline gli sceneggiatori possono ancora stupirci. In questa stagione regna più la leggerezza, a discapito dei momenti da brivido che i fan di AHS tanto amano. La serie potrebbe perdere, infatti, la sua aura sfacciatamente dura e claustrofobica che fino a questo momento l’aveva contraddistinta.

Per assistere a tranquille vicende da streghe, senza aspettarsi improvvisi salti sulla sedia, gli spettatori possono orientarsi su Witches of East End, un prodotto di Lifetime senza infamia e senza lode, ispirato all’omonimo romanzo fantasy di Melissa de la Cruz e ideato da Maggie Friedman. La serie racconta le vicende di una moderna famiglia di streghe composta da Joanna Beauchamp, interpretata da Julian Ormond, affiancata dalla sorella Wendy, nel cui ruolo troviamo Mädchen Amick. A completare il quadretto familiare le sorelle Freya (Jenna Dewan) e Ingrid (Rachel Boston), figlie di Joanna. Per chi è avvezzo al mondo stregonesco, in questa serie ci sono tutti gli elementi base del genere, come i poteri celati, famiglie maledette, trasformazioni ed entità malvagie, i quali rendono le azioni facilmente prevedibili. Il tutto viene condito da una forte componente sentimentale e romantica che ci viene mostrata fin dal pilot, attraverso sogni piccanti e attrazioni fatali. Le streghe di Witches of East End non spaventano, cosa che dovrebbero fare le streghe di AHS. Le donne Beauchamp non ti tengono incollato allo schermo, non appassionano. Questo perché, trama a parte, manca una forte caratterizzazione dei personaggi. Le protagoniste sono monodimensionali e facilmente etichettabili: Freya è la bella ribelle, Ingrid è insicura e razionale, Wendy è la trasgressiva. Per non parlare dei protagonisti maschili, visto che abbiamo a che fare con il bel tenebroso Killian (Daniel DiTomasso) e Dash (Eric Winter), il bellone buono.

Fortunatamente ciò non è riscontrabile nella serie di Ryan Murphy. Il punto forte di AHS è, per ora, un cast femminile impeccabile, dove spiccano una formidabile Jessica Lange, nel ruolo della potentissima strega suprema Fiona, e una eccezionale Kathy Bates, che interpreta la sadica Madame LaLaurie. Attraverso l’interpretazione della Lange entriamo subito nella psicologia di una strega potente, afflitta dall’ossessione della bellezza, dalla bramosia di potere e della paura di invecchiare e sfiorire. Grazie alla Bates, riusciamo ad apprezzare un personaggio che di apprezzabile ha ben poco. Per non parlare dell’interpretazione di una ritrovata Taissa Farmiga, di Sarah Paulson, di Jamie Brewer e di Lily Rabe. Peccato però che spesso questo approfondimento psicologico si blocchi e si sacrifichi per lasciare spazio a momenti che dovrebbero essere scioccanti, ma che sono nient’altro che trash. La scena tra Queenie ( Gabourey Sidibe) e il Minotauro, forse, è troppo anche per AHS. Con un cast così, però, è possibile veramente fare magie e sperare che Coven si riappropri di quell’alone horror che ha caratterizzato i passati capitoli. I veri adepti della serie non aspettano altro che ripiombare e rivivere la cupa atmosfera di Murder House e quella soffocante di Asylum.

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