Il titolo scelto per l’ultimo romanzo di Gabrielle Zevin, La misura della felicità, richiama una citazione famosa di Sant’Agostino che recita: “La misura dell’amore è amare senza misura”. Una affermazione densa di significato anche e soprattutto per la semplicità con cui viene posta. In una società in cui siamo abituati a criticare, analizzare e a misurare tutto quello che ci circonda, la frase di Sant’Agostino e il libro della Zevin mettono l’accento sul sentimento universale e multiforme dell’amore senza spiegarlo, facendolo sentire.

La-misura-della-felicità-Gabrielle-Zevin-coverNe La misura della felicità si narra di Fikry: un libraio, vedovo e scontroso, congelato dalla mancanza e dalla perdita di amore nella sua vita. Attraverso l’impietosa analisi che fa di ogni libro che gli passa sotto mano, Fikry cerca di misurarne tutte le sensazioni raccolte. Li cataloga senza sentirne gli insegnamenti e, in questo modo, invece di rielaborare reprime il dolore dovuto alla perdita della moglie Nic, fondatrice della libreria. Si chiude in un’analisi cinica nei confronti dell’umanità che gravita intorno al suo negozio, che peraltro sta lasciando andare in malora. Maltratta la rappresentante editoriale Amelia Loman, inguaribile ottimista; subisce il furto di un libro di grande valore e, mentre denuncia il fatto, sminuisce il poliziotto Lambiase. Sembra provare una leggera antipatia, reciproca, per la cognata Ismay e deride, sardonico, il marito di lei, lo scrittore Daniel Parish.

Come se non bastasse, in questa serie di eventi e stati d’animo negativi, Maya piomba improvvisamente nella sua vita. È una bambina di appena due anni, la madre, ignota, l’ha abbandonata nel suo negozio presentandola con un biglietto nella quale esprime il desiderio che la piccola cresca in mezzo ai libri. Maya si rivela una piccina intelligente e sensibile, ma Fikry non sa che farsene. Non riesce a “misurarla” e quando lei, dopo appena due giorni trascorsi insieme, gli dice uno sgrammaticato ma inappellabile: “voglio bene”, le misure di A.J. Fikry cadono. Se è vero che la misura dell’amore è amare senza misura, allora, in quel momento, la piccola Maya ha misurato il librario frantumando, in lui, tutte le resistenze e le difese messe in piedi.

Capitolo dopo capitolo, in Fikry avviene una graduale trasformazione, Maya gli vuole bene e lui sente sorgere in sé il bisogno di ricambiare, senza riserve, questo affetto. Prova l’amore che un padre infonderebbe a una figlia, rivaluta i sentimenti che lo avvicinano alla lettura e l’analisi dei libri acquista un senso, diventando una sorta di archivio educativo da lasciare in eredità alla bambina. L’affetto di e per Maya lo porta ad aprirsi al mondo e alla felicità innescando uno scambio continuo di dare e avere. Lo scambio è misurabile e non misurabile, diventa un tutt’uno.

Ogni figura in La misura della felicità è trattata con cura. Amelia Loman, la maltrattata rappresentante editoriale, è una donna intelligente e sensibile; particolare interessante della sua persona è il colore. A seconda del suo stato d’animo Amelia indossa uno smalto con una tonalità alla quale è assegnato un preciso, in un certo senso evocativo. Anche lei si ritroverà a risolvere un mistero legato a un altro libro, motivo dell’iniziale e disastroso incontro con Fikry. Amelia, dopo Maya, accederà al cuore del librario e lui a quello di lei.

La cognata di Fikry, Ismay, è una donna inacidita da un matrimonio fallito, tuttavia la mutazione del protagonista le darà una seconda possibilità e, finalmente, troverà ciò che è più difficile da trovare, un brav’uomo. Ismay, per i tre quarti de La misura della felicità, appare come un personaggio ricorrente ma secondario, solo alla fine l’autrice le consegnerà il compito di riunire tutti i fili rimasti sciolti nel corso della narrazione. Tutti, A.J. Fikry, Amelia, Ismay e Lambiase sono alla ricerca di qualcosa e anche lo scrittore in declino, Daniel Parish, alla fine, troverà la soluzione per il finale perfetto del suo unico libro di successo.

Lo stile di scrittura de La misura della Felicità è semplice e secco, talvolta divertente come il personaggio principale. Le emozioni che si provano nel leggere le sue vicissitudini si possono associare a quando le mani, congelate dalla fredda aria invernale, si riscaldano vicino a una fonte di calore. L’amore e la felicità sono una fonte di calore; all’inizio fa male ma poi il dolore si scioglie. Si perde quello che Fikry estrae da un libro in esame:

“È la segreta paura di non essere degni dell’amore che ci isola, ma è solo perché siamo isolati che pensiamo di non essere degni dell’amore. […] Un giorno, chissà quando, starai guidando lungo la strada. E un giorno, chissà quando, lui, o lei, sarà lì. Sarai amato perché, per la prima volta nella tua vita, proverai il sincero desiderio di non essere solo. Avrai scelto di non essere solo”.

L’autrice, in questo romanzo, ha saputo fondere con grazia la vita narrativa con quella reale, senza tanti fronzoli ma mettendo l’accento anche su ciò che è comprensione, condivisione e affetto.

Titolo: La misura della felicità
Autore: Gabrielle Zevin
Editore: Nord
Prezzo: € 16,00
Pagine: 320

the author

Laureata in Lettere e Filosofia con magistrale in Scienze del Testo e del Libro presso la Facoltà di Udine. Ex libraria, articolista, scrittrice di brevi racconti per hobby, Rita recensisce seguendo le sue inclinazioni. Curiosa e portata al dialogo intravede nella lettura l'opportunità di una continua crescita intellettuale mentre la scrittura è, a suo parere, un dono attraverso il quale esprimere e condividere idee, emozioni e intuizioni.

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