La gente felice legge e beve caffè – Agnès Martin-Lugand

Quando ho saputo di questo libro, mi sono subito innamorata del titolo. Direi che adoro leggere, sono un’appassionata di caffè e mi considero una persona mediamente felice. Ebbene si, questo libro aveva tutte le caratteristiche per salire tra i primi posti della mia wish list. E così è stato. Successivamente ho anche scoperto che la maggior parte della vicenda si sarebbe svolta in Irlanda (paese da me visitato e amato fin da giovanissima), nonostante la protagonista vivesse e fosse di Parigi (altra città che adoro in tutti i sensi). Benissimo, i presupposti per una lettura appassionante ed emotivamente coinvolgente c’erano tutti.

Il libro parte con un antefatto dolorosissimo e struggente, in cui la protagonista trentenne perde il marito e la figlia di cinque anni in un violento incidente stradale. L’apertura della narrazione è ben focalizzata sulla situazione in cui versa la nostra Diane: la solitudine nella quale si è rifugiata in quest’ultimo anno dopo l’incidente che ha raso al suolo la sua vita, l’isolamento nel suo appartamento, l’astinenza dal lavoro e da tutti i rapporti con le altre persone (a eccezione della sola compagnia del suo amico gay Felix) ne fanno subito un personaggio credibile ed empatico. I gesti, le modalità di reiterazione di alcune abitudini, la trascuratezza della sua persona, rendono semplice al lettore il coinvolgimento nella situazione emotiva. Iniziare con un accadimento così devastante è già di per sé un elemento di sostanziale drammaticità nella caratterizzazione della protagonista, ma allo stesso tempo rende difficile il proseguimento della storia, qualora i fatti successivi non siano vissuti in maniera altrettanto intensa. Sicuramente l’intenzione dell’autrice non era quella di far sprofondare la nostra Diane in un baratro di disperazione e assecondare questo stato, bensì darle l’opportunità (e darla al lettore) di sperare che al di là di tutto la vita vada avanti. Inesorabilmente il tempo deve fare il suo corso e ognuno di noi deve trovare (fuori o dentro di sé) un appiglio per continuare, almeno, a sopravvivere.

Quando, dopo un anno, Diane lascerà il suo caffè letterario, gestito con l’amico Felix, e deciderà di trasferirsi in Irlanda, a Mulranny, paesino sperduto e quanto mai piovoso, continuerà comunque a perseverare nella sua solitudine e nell’isolamento all’interno del suo cottage in riva al mare, se non fosse che Edward, un fotografo scontroso, taciturno e (guarda caso) affascinante, si trovi proprio ad essere il suo vicino di casa. Non ho trovato originalissima l’antipatia immediata tra i due, così come non mi ha entusiasmata la subitanea avversione per il luogo. Allo stesso tempo ho sentito la mancanza di una implicazione emozionale dell’atmosfera irlandese che ben si presta a raccoglimenti e riflessioni sentimentali.

«Non era facile sentirsi a casa, nulla mi ricordava la mia vita precedente. La notte non era rischiarata dai lampioni né animata dai rumori cittadini. Quando il vento calava, il silenzio si faceva opprimente. Avrei tanto voluto che i miei vicini (sempre assenti) dessero una festa che mi facesse da ninna nanna.»

La storia scorre via veloce, in una conoscenza giocata in modo ambivalente sulla maggiore intimità e crescente antipatia tra i due, con un contorno di parenti e amici che ravvivano e spezzano gli incontri più o meno casuali di Diane e Edward. Una menzione d’onore va, infatti, proprio ai due attori non-protagonisti, Felix e Judith (la sorella di Edward), personaggi perfettamente delineati e un po’ sopra le righe, ma con atteggiamenti e pensieri coerenti con se stessi fino alla fine. Soltanto quando lui si deciderà a invitarla a una gita su un’isola la storia cambia tono, la nostra Diane ricomincia a considerare se stessa, e i due sono ormai sulla strada dell’innamoramento, fino al colpo di scena finale che arriva per rovinare quello che credevamo già un amore da “e vissero felici e contenti”… in Irlanda.

Invece, la Martin-Lugand ha voluto inserire un elemento di disturbo che, inaspettatamente, fa ripiombare la storia nella sua triste realtà. Quindi ci ritroviamo a fare i conti con tutte le reazioni di Diane e di Edward, il quale perde un piccolo strato di fascino per alimentare anche il suo lato più umano e debole, quello da maschio renitente a prendere le sue decisioni. Fino a che non capisce che qualcosa di bello gli sta succedendo in quel momento e cerca di non farselo scappare. Alla fine un epilogo spiazzante, dove il ritorno ai suoi veri amori, tra cui Parigi, il suo caffè letterario (chiamato proprio “La gente felice legge e beve caffè”), la sua vita, l’amico Felix, faranno di Diane una donna che riuscirà ad andare avanti ripartendo proprio dal luogo dove era finito tutto, per insegnarci che, anche fuggendo lontano, i nostri dolori e i nostri ricordi saranno comunque con noi.

«Eccomi di nuovo al punto di partenza. Niente era cambiato: la fretta dei parigini, il traffico infernale, la frenesia dei commercianti. Mi ero scordata di quanto fossero imbronciati i miei concittadini.»

In definitiva un romanzo d’amore, non troppo impegnativo, per riscoprire anche la lievità dell’amore per la vita, per se stessi, per quello che abbiamo e abbiamo vissuto. Soltanto un piccolo neo che ha disatteso le mie aspettative per ciò che riguardava il titolo: avrei voluto che si parlasse di più di libri, di autori, o di grandi pensieri che in circostanze particolari della vita trovano sempre, con le loro parole immortali, la loro ragion d’essere.

Autore: Agnès Martin-Lugand
Titolo: La gente felice legge e beve caffè
Titolo originale: Le gens heureux lisent et boivent du café
Traduttore: Margherita Belardetti
Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 202
Prezzo: € 16,90; € 9,99 e-book
Data pubblicazione: febbraio 2014

the author

Scorpione, idealista e vendicativa, nonché rossa naturale, ama evadere dagli stretti confini italiani in sella alla moto per lanciarsi in qualche ambiziosa avventura on the road. Una Laurea in Economia Bancaria non ha cambiato la sua passione per il teatro, il ballo, la lettura e la scrittura, soprattutto in rime baciate, alternate e/o sparpagliate.

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