Parlare di annus horribilis per l’economia è diventato snervante, oltre che ripetitivo. Dal 2008 le condizioni economiche dell’italiano medio puntano decisamente verso il basso e questo comporta una contrazione nel piano di spesa familiare e personale. A questa regola non sfuggono imprese e aziende, che spesso si vedono restringere il credito bancario nel momento in cui si scavalcano i limiti previsti dal fido bancario, finendo per chiudere e licenziare i propri dipendenti.

Per quasi tutti. Perché la Mondadori libri, quest’anno, ha avuto la possibilità di accedere al credito bancario a condizioni più favorevoli rispetto alla media del mercato. Così, mentre Rcs, diretto concorrente di Segrate, annaspa nella crisi ed è costretto a mettere in vendita i gioielli di famiglia come il palazzo di via Solferino a Milano, sede del Corsera, il gruppo Mondadori rifinanzia il proprio debito grazie a banche come Intesa Sanpaolo e Mediobanca, con contratti che non prevedono di fatto il rispetto dei vincoli di bilancio stabiliti a pena di rientro immediato dal credito concesso. In parole semplici: anche se la Mondadori va in rosso, e di molto, le banche non andranno a chiederle l’immediata restituzione delle somme concesse a credito. Il fatto che la Mondadori appartenga alla famiglia Berlusconi, di certo, significherà qualcosa.

Le cifre parlano più di ogni affermazione: è stata accordata una linea di credito fino al 2018 per 270 milioni di euro mentre la rinegoziazione per l’anno in corso ha un valore di circa 570 milioni, la cui restituzione sarà effettuata nel triennio successivo. Somme altissime, se si pensa che in questo momento l’editoria è uno dei settori che maggiormente risente della crisi economica che sta affossando l’Italia.

Ma quanto è grande l’esposizione creditizia della Mondadori? Parecchio, e a dirlo non sono i giornali di sinistra o analisti economici alternativi. Lo afferma il resoconto intermedio di gestione pubblicato in data 30 settembre 2013. La situazione della Mondadori libri, nonostante la massiccia ristrutturazione aziendale del 2012 rimane drammatica: rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente si è avuto un calo del 10%, legata alla cessazione dell’effetto James e sfumature assortite. Ancora una volta in soldoni: Mr Grey sarà anche uno stalker psicopatico, ma sa fare la fortuna delle case editrici che lo pubblicano.

Unico settore che segna un progresso a doppia cifra è quello dell’e-book, complice anche l’abbassamento dei prezzi dei devices (rectius: del Kobo, messo in vendita in Mondadori negli stalls all’ingresso).

La contrazione è stata avvertita anche nel settore della distribuzione, laddove Mondadori Trade ha una posizione dominante sul mercato. La riduzione rispetto all’anno precedente è stata dell’8%, segno che gli editori terzi: 1) pubblicano di meno; 2) non riescono a sopportare i costi di distribuzione che la Mondadori impone e si avvalgono di altri canali di vendita come il web; 3) semplicemente, chiudono perché, a differenza di Mondadori, le banche non rinegoziano i loro tassi di interesse o non chiudono gli occhi se viene superato il fido bancario.

Questi i dati, diverse le considerazioni che si possono fare. A voi il commento.

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