La fabbrica dei cattivi, il ritratto agrodolce di un’altra America

Questa di Diego Agostini è una storia apparentemente paradossale, ma che potrebbe capitare a ognuno di noi: Oggi può capitare a te,domani a me. È così che va la vita. State attenti: è la dimostrazione particolareggiata di come un onesto cittadino può diventare per tutti un cattivo e un criminale. Chiederete, questo capita in un Paese monco dei diritti umani e civili, tipo Cina, Uzbekistan, Corea del Nord. La risposta è disorientante, talmente tanto da sembrare assurda: la fabbrica dei cattivi è negli USA, la patria di Big Jim e dei super-eroi!

Ma procediamo con ordine, nel paese della simpatia e della libertà una tranquilla e ordinaria famiglia italiana composta da padre Alex, madre Mara, e dai figli Lorenzo e Giulia, sta trascorrendo per il secondo anno consecutivo le vacanze estive in Florida; un temporale improvviso allontana la famiglia dalla spiaggia in un tranquillo pomeriggio e, in un centro commerciale dove si sono fermati per sostituire la T-shirt bagnata di Alex, ha inizio l’incubo. Cosa fareste voi, se all’uscita dal centro commerciale, trovaste la vostra auto con i vetri rotti circondata da auto della polizia e dei vigili del fuoco nonché di un’ambulanza e vostra figlia estratta con forza dall’abitacolo? Immaginereste di essere piombati in un episodio di quei telefilm americani, che hanno per protagonisti poliziotti a caccia di criminali per la sicurezza e la tutela dei cittadini perbene. Cosa succederebbe, se scopriste di essere voi i criminali senza avere esatta cognizione del motivo per cui siete tratti in arresto?

Per intendere di essere stati catapultati in una realtà paradossale, inquietante, claustrofobica, surreale, bisogna arrivare a pagina 174; infatti, a cento pagine dall’epilogo del romanzo, ad Alex, il protagonista-io narrante della storia, product-manager di successo, e al lettore viene reso noto che i due coniugi sono stati arrestati per abbandono di minori: esiste una legge in Florida per cui non si può lasciare un bambino senza aria condizionata in auto per più di 15 minuti.

Ma davvero Alex e Mara, due genitori sempre attenti e premurosi, hanno lasciato sola Giulia per un tempo superiore ai 15 minuti consentiti dalla legge e a una temperatura di 92 gradi Fahrenheit?

Non importa molto se il romanzo psicologico si dipana in colpi di scena che con maestria Agostini colloca nei momenti di massima tensione, oppure l’attenta riflessione di Alex sul sogno americano,quello che mi ha avvinto durante la lettura è entrare nella sua mente, seguirne le molteplici diramazioni, cambiare la visuale delle cose così come avviene per il protagonista, aderire agli stati d’animo di angoscia e di frustrazione che lo scuotono, ritrovare insieme a lui le energie fisiche, ma soprattutto psichiche per risalire dal pozzo in cui qualcuno/qualcosa lo ha scaraventato.

In un singolare contrasto fra lo stile controllato della prosa di Agostini e l’angosciante realtà degli avvenimenti, il lettore è posto davanti ai fatti con determinazione e autorevolezza, perfino dentro le reazioni emotive e mentali di Alex.

Dal panegirico stereotipato degli Usa, la terra della libertà dove tutto è facile e possibile, nel corso degli avvenimenti Alex e il lettore passano a considerare gli stessi elementi con il giusto distacco e prospettiva fino a dover ritenere che vitale per sopravvivere in America è il keep the line, non uscire dalla fila, fare quello che fanno gli altri, non differenziarsi. Il sistema americano si rivela in tutta la sua fragile potenza, fondato su un distorto senso della giustizia e sui riti che rafforzano la tradizione, ma specialmente sui tecnicismi –, trionfo dell’ipocrisia – come avviene quando Alex e Mara sono sottoposti da ore a una violenza psicologica, la peggiore di tutte.

Fa parte del copione riservato ai criminali e ha l’obiettivo di disorientarli, fiaccarne le difese, colpirne il senso d’identità. E tutto questo nascondendosi dietro l’ipocrisia del rispetto per la persona. Così il bravo detective può colpire il malcapitato con pugni che frantumano, spaccano e schiantano mente e cuore, mentre gli altri lo elogiano per la sua integrità. Lui stesso può considerarsi un bravo detective e una brava persona. E non importa se l’altro soffrirà le conseguenze della violenza subita per anni, perché i lividi che marchiano lo spirito non si vedono.

Questa devastante esperienza di distruzione di un onesto cittadino illumina di un valore straordinario la vita di Alex:

Chi sono veramente i cattivi? Possiamo dire che sono quelli che marciano in tuta arancione? No, non lo possiamo dire. Sono solo uomini. Chi sono veramente i buoni? Possiamo dire che sono quelli con la divisa perfetta e inamidata? No, non possiamo dire neanche questo. Anche loro sono solo uomini.

E dare valore e importanza alle cose quotidiane, agli affetti familiari quando si è stritolati in una morsa tremenda, diventa l’imperativo categorico alla fine dell’esperienza e l’autore lo fa senza retorica o sentimenti di buonismo, ma con la naturalità delle cose che riprendono il loro corso.

La fabbrica dei cattivi disegna con vivide pennellate l’esecuzione della persona onesta e la creazione del criminale nell’immaginario collettivo e tratteggia un saggio di psicologia delle relazioni senza tediare minimamente. Insomma, un’opera prima avvincente, intrigante, del tutto convincente.

Titolo: La fabbrica dei cattivi
Autore: Diego Agostini
Editore: Giunti
Pagine: 282
Prezzo: € 12,00
Data pubblicazione: ottobre 2013

the author

Grazia è nata e lavora a Gioia del Colle, in provincia di Bari, presso il liceo classico "Publio Virgilio Marone". Curiosa dell’umanità, ama le sfide e mettersi in gioco continuamente. Sensibile, testarda, diretta e determinata, è sempre alla ricerca di valicare i propri limiti. Il motto che cerca di rendere pratica di vita è l’ideale del commediografo latino Terenzio: “Homo sum: humani nihil a me alienum puto” (Sono un uomo: penso che nulla che riguarda l’uomo mi sia estraneo).

9 Readers Commented

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  1. Mariagrazia Fasano on 28 Gennaio 2014

    Trama inusuale ed intrigante, colpisce subito. La recensione coglie al meglio tutto ciò che il libro vuole trasmettere. È una storia devastante, sconvolgente e dopo averlo letto posso affermare con certezza che è un racconto che spinge a riflettere su chi sia realmente il nemico nella vita quotidiana. Complimenti a lei per l’ottima e interessante recensione, e ad Agostini per questo libro così coinvolgente e innovativo!

  2. Alessandra Bellomo on 28 Gennaio 2014

    Mi incuriosisce scoprire come l’autore indaga sulla dissacrazione dell’onestà. Se per lei è il libro ad essere convincente,per me lo è anche la recensione!

    • Grazia Procino on 29 Gennaio 2014

      Mi fa enormemente piacere essere riuscita nell’intento di coinvolgere il lettore e di stimolarlo alla lettura di un romanzo molto avvincente e interessante.

  3. Francesco Natuzzi on 3 Febbraio 2014

    La lettura di questa recensione mi ha particolarmente colpito e mi ha spinto a leggere questo libro.Infatti la trama particolareggiata e la suspense degli avvenimenti costituiscono gli elementi centrali del libro.Infine ho apprezzato molto lo stile utilizzato nell’esporre tale libro.

    • Grazia Procino on 3 Febbraio 2014

      Il libro merita senz’altro di essere letto; a breve sarà pubblicata l’intervista che lo scrittore ha gentilmente concesso.

  4. Ilaria Mastrorocco on 3 Febbraio 2014

    Storia affascinante, contraddittoria, ma anche piuttosto particolare. In un mondo in cui non sempre la legge è applicata ugualmente questo libro apre gli occhi su essa, ponendo come protagonisti non criminali internazionali ricercati dalla C.I.A o dall’ F.B.I, ma semplici cittadini. Il libro pare al lettore della recensione molto interessante e affascinante tale da attirare il lettore in maniera assoluta. Mi congratulo con lo scrittore del libro, anche se purtroppo non l’ ho ancora letto e con colei che ha strutturato la recensione.

    • Grazia Procino Author on 4 Febbraio 2014

      Grazie mille, Ilaria. Entrare negli affascinanti labirinti della mente umana come fa lo scrittore Agostini genera nel lettore un’empatia molto forte e mi fa piacere essere riuscita a comunicarlo nella recensione.

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