Sto scrivendo un romance, ma mi pareva di avervelo già comunicato in un mio recente delirio. Non un granché in realtà (poi starà a voi giudicarlo se o quando lo leggerete), essendo la mia prima prova seria da pseudo scrittrice. Non vi elenco i cervellotici motivi che mi hanno spinto a tale scelta (io, la persona meno romantica presente su tutto l’orbe terracqueo), però qualche riflessione sul romance la faccio comunque, dato che negli ultimi giorni m’è capitato di parlarne spesso e in occasioni diverse.

Si parla sempre della dignità perduta (o mai avuta?) del romance. Mi sono sempre sembrate chiacchiere inutili. A quale scopo parlarne? Ogni cosa si deve dimostrare con i fatti, che — mi dispiace dirlo — scarseggiano. Il romance non ha bisogno di essere declamato o difeso da parole inutili e piene di retorica. Vogliamo che il romance venga considerato maggiormente e con meno disprezzo? Si cominci a scrivere libri scritti bene, con una concreta evoluzione dei personaggi, con dialoghi arguti e intelligenti, con eroine che abbiamo un po’ di sale in zucca e eroi che non siano solo muscoli e pettorali. C’è altro. O almeno, nel mondo in cui vivo io.

Non voglio che la gente sia troppo simpatica: questo mi risparmia il disturbo di volerle molto bene. Lettere, Jane Austen

E vogliamo parlare del sesso? Tonnellate di pagine inutili in cui vengono descritti amplessi a manetta che non hanno alcune funzione. E può anche andar bene, ma è troppo chiedere un po’ di eleganza e buona scrittura in queste scene? Di solito, leggendo una scena d’amore ci si chiede se l’autrice abbia dato il peggio di sé nello scriverla. E questa è la regola, non l’eccezione, nel caso ve lo steste chiedendo. Quello che non si è capito è che l’erotismo, la passione, il desiderio possono essere tangibili e sublimati anche senza la descrizione di una limonata dura o peggio. Consiglio di leggere Cime Tempestose, tanto per fare un esempio che tutti conoscono. O, dato che nell’ultimo periodo sono stata irrimediabilmente catturata dal fascino inglese di Cumberbatch e quello irlandese Andrew Scott, di guardare le scene tra Sherlock e Irene Adler nella serie tv della BBC. Impareggiabili, dove la tensione erotica tra i due è sempre altissima in tutte le scene. Arriverete a fremere anche solo quando Sherlock sussurrerà un flebile “I took your pulse“, che segna lo scacco matto alla dominatrice.

Heatcliff ama, adora, venera soltanto Catherine, insieme alla quale fugge ogni mattina nella brughiera e nella foresta, sia d’estate sia d’inverno, a costo di venire inseguito, punito e percosso. Se Heathcliff è la tenebra, Catherine è lo splendore della luce; se Heathcliff è il balbettio informe dell’espressione, Catherine è il fulgore radioso ed effimero della parola. Il suo estro è sempre eccitato; non sta zitta un secondo; ride, canta, tortura la moltitudine dei silenziosi. Vivacissima e sfrenata, ha gli occhi più graziosi e il sorriso più dolce e il passo più lieve di tutto lo Yorkshire. Non conosce né il passato nè il futuro: vive nel presente, nell’incantevole presente del mondo; e un semplice fascio dorato di fiori di zafferano disposto sul suo letto, basta a riempirla di gioia. Non sa nascondere le sue passioni: non conosce nè discrezione nè riserva. Catherine emana fascino: la seduzione più intima, profonda, tremenda; se si guarda intorno coi suoi occhi carezzevoli, qualsiasi cattivo umore cede, nessuno può resisterle, e una primavera di dolcezza e un «costante sorriso di sole» avvolgono i suoi gesti.
Pietro Citati

Quello che non si deve dimenticare è che il romance è un genere d’evasione. Non potrà mai accogliere riflessioni profonde sull’uomo (et similia, non sto ad elencare tutte le cose che NON può essere) e non potrà mai essere alta letteratura. Se è questo che qualcuno pensa o spera, si illude perché è una cosa impossibile per sua definizione. Un romance è un romanzo — contemporaneo o storico — che ha come pilastro fondamentale la storia d’amore, le turbe mentali dei protagonisti, la loro passione amorosa, il rapporto tra due individui che scoprono progressivamente di amarsi e il loro percorso di scoperta reciproca. L’ambientazione, per quanto dettagliata e ben costruita, rimarrà sempre sullo sfondo; non ci saranno eventi particolarmente sanguinosi e violenti; le riflessioni storiche saranno ridotte ai minimi termini o totalmente assenti, come gli accenni alla politica dell’epoca presa in considerazione. Insomma, un romance è puro e semplice intrattenimento e non chiede di essere niente di più, niente di meno. Non per questo deve, ovviamente, essere bistrattato, ma nemmeno eccessivamente elevato. Sarebbe sbagliato, perché significa travisare quello che è lo scopo primario di questo genere: emozionare. Punto. Altri scopi non ne esistono. (Fatevene una ragione!) E non venite a dirmi che Cime Tempestose e Orgoglio e Pregiudizio sono romance. Non lo sono. Sono classici (e di livello irraggiungibile) e, personalmente, non ho ancora incontrato una novella Jane Austen — italiana o straniera — che sappia coniugare una storia d’amore con una sotterranea ironia coniugata a un’attenta critica sociale. Nel caso me la fossi persa: fuori il nome. 

Ora dimmi come hai potuto essere così crudele con me, crudele e falsa. Perché mi disprezzasti? Perché ingannasti il tuo stesso cuore, Cathy? Non mi viene una sola parola di conforto. Tu meriti questo. Ti sei uccisa da sola. Sì, puoi baciarmi, e piangere; e strapparmi baci e lacrime; essi saranno la tua rovina… la tua dannazione. Tu mi amavi; che diritto avevi di lasciarmi? Che diritto? Rispondimi. Lasciarmi per quel misero capriccio che ti prese per Linton? Giacché né la miseria, né la degradazione, o la morte, né qualunque pena che Dio o Satana potessero infliggere, avrebbero potuto separarci, tu lo facesti di tua volontà. Non ho infranto il tuo cuore, tu l’hai infranto; e nell’infrangerlo, hai spezzato il mio. Tanto peggio per me che sono forte. Se voglio vivere? Che vita sarà quando tu… oh, Dio! Piacerebbe a te vivere con la tua anima nella tomba?

Tengo a precisare che sono una lettrice di romance (e scrivo pure per una rivista che ne parla ampiamente), e ne leggo in quantità industriali. Almeno non potrò essere tacciata di essere una persona che parla a vanvera senza aver letto nulla. Poi, dato che di solito scrivo sempre qualche consiglio letterario per la settimana, vi segnalo Jennifer Donnelly, pubblicata in Italia da Sozogno. Autrice meravigliosa, che scrive romanzi storici superbi e sontuosi. Con storia d’amore, of course, dato che stiamo parlando d’ammmore. Con tre M. Sto leggendo il tomazzo Come una rosa d’inverno, sequel de I giorni del tè e delle rose, ma che si può leggere anche singolarmente. In uscita, sempre per Sonzogno, anche Una Rosa Selvatica, la sua ultima fatica. Insomma, leggetela perché ne vale davvero la pena. 

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Alessandra Zengo corregge storie (degli altri) per lavoro e studia filosofia per hobby. Dal 2009 si interessa di editoria. www.alessandrazengo.com

42 Readers Commented

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  1. Anonymous on 6 Giugno 2012

    Parole ‘sante’: «[…] il romance è un genere d’evasione» e ancora, «E non venite a dirmi che Cime Tempestose e Orgoglio e Pregiudizio sono romance.»

    Concordo e, infatti, quando leggo romance lo faccio con un intento escapista. Anche a me alcuni romanzi del genere sembrano un po’ buttati giù, ma cerco anche di tener presente che molti di questi ci provengono dagli Stati Uniti dove i gusti sono diversi (molto).

    A me Jennifer Donnelly mette l’ansia e, anche se ho ampiamente superato la metà, non so se riuscirò mai a terminare The winter rose. Ammetto che le vie di mezzo, in cui alla ricerca stilistica e all’attenzione nella costruzione dell’intreccio e nella caratterizzazione dei personaggi si unisce il romanticismo non riesco sempre a digerirle, proprio perché, ab origine, cercavo un intrattenimento leggero. Da questo punto di vista, ricordo di aver preso una ‘cantonata’ con L’ultima lettera d’amore di Jojo Moyes: libro ben scritto, ma decisamente lontano da quel che mi aspettavo e ricercavo.

    Prova a leggere Frances Burney, è pur sempre colei che ha introdotto la commedia di maniera in Inghilterra. Purtroppo in italiano è pubblicato solo Evelina, che non è esattamente il suo sforzo migliore, per quanto all’epoca (ultimo quarto del Settecento) rappresentasse una brillante novità nella letteratura inglese. Per quanto le due autrici siano diverse, senza la Burney i romanzi della Austen sarebbero un po’ diversi da quello che sono.

    Ludo.

    • Alessandra Zengo on 6 Giugno 2012

      Ciao Ludo,
      guarda pure io macino romance a manetta, soprattutto nell’ultimo periodo, e a parte rari casi non mi metto nemmeno li ad analizzare il libro. Se mi è piaciucchiato e mi ha fatto passare qualche ora piacevole va bene così. Anche perchè non dovendo scrivere recensioni non serve che ci stia a pensare più di tanto ecco.

      Pure io con la Donnelly procedo lentina, eh. Però non posso davvero fare a meno di ammirarla. Secondo me scrive da dio e la protagonista è finalmente una donna con un po’ di sale in zucca e realmente intelligente. Pure Sid, per farti un esempio, risulta affascinante e borderline anche se non viene quasi mai descritto fisicamente. E la descrizione fisica non è mai del tipo: che muscolazzi, che addominali et similia. L’apprezzo per questo e per la ricostruzione storica che è una meraviglia. Ovvio che poi non è un romance 🙂

      Mi segno il tuo consiglio allora, e spero venga pubblicato altro perchè di solito non leggo in inglese!!

      Un abbraccio,
      Ale

    • Anonymous on 6 Giugno 2012

      Del romanzo della Donnelly, il mio personaggio preferito è, andando controcorrente, il vero cattivo, Freddie Lytton.
      Ludo.

    • Alessandra Zengo on 6 Giugno 2012

      Ti farò sapere appena lo termino. Un post glielo dedico di sicuro :DDD

  2. Anonymous on 6 Giugno 2012

    Ciao Alessandra. Quoto tutto ciò che hai scritto; hai tutta la mia stima per questo articolo decisamente coraggioso!
    Non sopporto chi deride la “letteratura rosa” senza avere una minima idea di ciò che pretende di bistrattare, ma trovo che in alcuni casi siano proprio le lettrici e scrittrici romance a “tirarsi addosso” gli insulti, con paragoni imbarazzanti.
    Voglio fare un esempio, che mi ha colpito tantissimo (o meglio traumatizzato). Sul blog della leggereditore sono state pubblicate le lezioni di romance di Lisa Marie Rice, autrice che, ci tengo a specificare, non conosco personalmente. Nella terza lezione, questa signora scrive che la letteratura nel corso del tempo si è evoluta (io, direi semplicemente che è cambiata, in meglio non saprei dire) e per chiarire come NON si debba scrivere un romanzo l’exemplum negativo tirato in ballo è l’incipit dei Promessi Sposi,definito, senza mezzi termini, estremamente noioso. Sì, guai a scrivere come Manzoni, molto meglio scrivere come Lisa Rice! Ovviamente le lettrici nei commenti concordano in pieno col punto di vista dell’autrice… E a me cadono le braccia. Ma perchè vogliamo farci del male?
    Quando leggo romance, voglio evadere, con romanzi comunque ben scritti, ma che non non si interrogano sui massimi sistemi. Leggo la Ward, che adoro, non Dostoevskij, che è un genio letterario.
    Il resto sono chiacchiere e penso che la mancanza di onestà intellettuale con cui molte lettrici di romance guardano alle loro letture sia da imputare a ignoranza (gente che le legge sempre e solo rosa et similia e non può fare confronti).
    Chiedo scusa per il post chilometrico, un saluto.

    Lorna

    • Alessandra Zengo on 6 Giugno 2012

      Lorna, non ti preoccupare adoro i post chilometrici! Sono abbastanza logorroica per natura 😀

      Allora, per me, ci tengo a chiarire nessun genere è da bistrattare ma nonostante questo si può comunque (e SI DEVE) scrivere e leggere libri d’intrattenimento di una certa qualità, che non riguarda sicuramente i temi trattati ma altro (lo stile, personaggi, dialoghi, vicende etc).

      Non ho letto la lezione di Lisa Rice (che andrò prontamente a leggermi!) però da quello che mi dici sono d’accordo anche io. Non si può certo prendere in considerazione l’incipit dei Promessi Sposi e pure prenderlo come esempio negativo! Mi sembra ovvio che non si possa scrivere, al giorno d’oggi, come Manzoni (che scrive nell’ottocento e crea una finzione del 600) o Dante. Naturalmente, la scrittura e l’italiano si sono evoluti ma entrambi gli autori rappresentano l’apice del momento storico in cui vivono. Ma scherziamo? A me sembrano solo stupidaggini campate per aria.

      Pure io adoro la Ward, e nel suo genere è una delle migliori. A fatto passi da gigante da Dark Lover (tralasciamo il suo romance pessimo) all’ultimo pubblicato. E pur essendo PR sono romanzi godibilissimi, con un buonissimo approfondimento psicologico e con un world building perfetto (religione, caste, confraternita, divisione sociale, tradizioni, storia etc). In più negli ultimi libri ha anche sfoltito il testo dalle scene di sesso inutili, cosa davvero apprezzabile. E il testo ne ha solo giovato.

  3. Anonymous on 6 Giugno 2012

    Guarda, il discorso su Manzoni è saltato fuori per un motivo preciso, cioè per illustrare il fatto che il narratore onnisciente non è quasi più adottato nella letteratura di oggi (anzi NON DEVE essere adottato, per la Rice- ma esiste forse una legge al riguardo?), quindi avrebbe una sua logica. Ma quello che non ho sopportato è stato il tono con cui è stato fatto questo confronto, unito al fatto che si parla di letteratura come se qualsiasi testo scritto sia degno di essere considerato tale, cosa su cui non concordo. So che nella nostra età postmoderna i confini fra i generi, nelle lettere, nel cinema, ecc, si assottigliano sempre più e questo non è un male in sè, ma lo diventa se porta ad una banalizzazione simile nei giudizi. Manzoni è una barba e quindi è superato e il romance ci emoziona facilmente e quindi è vera letteratura. Allora Dante cos’è, una schifezza? Oggi nessuno più scrivebbe come lui…Ok, adesso la pianto, davvero.

    Ammiro la Ward e poche altre autrici romance, perchè giostrarsi con bravura in un genere che, in quanto tale, deve rispettare parecchi parametri (storia d’amore sempre travagliata, eroe che se è cattivo deve esserlo in modo sexy e mai davvero ripugnante, lieto fine, ecc) penso sia davvero difficile. La Ward in particolare sa essere profonda senza richiedere riflessioni particolari e, a mio parere, scrive davvero bene. Non penso sia un caso se gli ultimi libri, quelli con una ricchezza maggiore di contenuti, siano quelli “meno rosa”, cioè meno legati al genere, che evidentemente all’autrice, dopo vent’anni di onorata carriera, sta un pochino stretto.
    Non so quante volte ho letto pareri secondo cui la Ward non scrive più storie “belle” e “sentite” come una volta e “si perde” e non va dritto al punto (ma quale, la t°°°°°°a?). Bha…

    Lorna

    • Anonymous on 6 Giugno 2012

      Credo che oggi sia piuttosto difficile gestire bene un narratore onnisciente, garantendo una scorrevolezza nella lettura e un’immedesimazione nei personaggi che molti lettori ricercano, specialmente in alcuni generi (nei romance di stampo statunitense, per esempio, è praticamente la regola usare la terza persona e due punti di vista, quelli dell’eroe e dell’eroina). Ammetto, tuttavia, di adorare i romanzi di Felix J. Palma, dove il narratore è onnisciente e anche pieno di trucchetti con cui sorprende e disorienta il lettore.

      Ludo.

    • Alessandra Zengo on 6 Giugno 2012

      Lorna: mi dispiace dirlo, ma la trombata funziona sempre per quanto male possa essere scritta. Infatti, il nuovo trend dagli USA sarà proprio il mummy porn capitanato da Cinquanta Sfumature. E già dagli estratti sono rabbrividita…

    • Anonymous on 6 Giugno 2012

      Mi sento chiamata in causa sulla Ward perché sono una di quelle che sostiene che sia peggiorata col tempo. Per quanto mi riguarda non é una questione di meno trombate, ma una questione di eccessiva interruzione della narrazione in scene importanti per cambiare punto di vista. Questo spezza la tensione emotiva che sta costruendo e la fa affievolire in un certo senso. I primi non erano cosi’, per questo risultavano piu’ intensi, a mio parere. Questa é la differenza che riscontro e che mi fa apprezzare di meno gli ultimi libri; niente a che vedere con il suo stile, che é sempre e comunque superbo.

      Manu

    • Alessandra Zengo on 6 Giugno 2012

      A me sembra migliorata tantissimo, anche se il ritmo a volte scema. Nel sendo che il libro di Rehv per esempio non mi è piaciuto molto. E nemmeno quello di Phury. Mancava pathos alla storia, come dici tu. Però mi ha preso tantissimo il sub plot dedicato alla storia bromance tra Blay e Qhinn.

  4. Alessandra Zengo on 6 Giugno 2012

    Nel romance effettivamente si usa quasi esclusivamente la terza persona con due POV diversi come dice Ludo. Non ne ho ancora letto uno di diverso. Comunque, io ho a casa un libro di Palma, forse è il caso che me lo legga allora!!!

    • Anonymous on 6 Giugno 2012

      Se hai La mappa del tempo, ti dico subito che è meno scorrevole e di lettura un po’ più tortuosa dell’ultimo uscito, La mappa del cielo.
      Ludo.

    • Alessandra Zengo on 6 Giugno 2012

      Accidenti, ho proprio la mappa del tempo. Azz. Non sapevo fosse uscito la mappa del cielo! Quando? Ma sempre con Castelvecchi?

    • Anonymous on 6 Giugno 2012

      La mappa del cielo è uscito il 30 maggio, sempre per Castelvecchi, praticamente sotto silenzio, a parte alcuni blog che hanno segnalato l’uscita, e la ‘recensione’ di Libri in viaggio, all’interno del sito di Vanity Fair.
      Ludo.

    • Alessandra Zengo on 6 Giugno 2012

      è passato sotto silenzio si, perchè non lo sapevo nemmeno io!!! Grazie per la segnalazione 🙂

  5. Anonymous on 6 Giugno 2012

    A me sembra un’analisi intellettualmente corretta, in altre parole… spocchiosa.

    Si legge per studio, lavoro o piacere. Che poi a uno piaccia leggere un romanzo complesso che parla di problemi attuali piuttosto che le barzellette di Totti, è questione di gusti personali e non ha alcun senso che siano oggetto di disamine psico-sociali. Al massimo si può monitorare un mercato per capire dov’è il business, non certo pretendere di valutare il Q.I. di una persona in base a quello che legge (se legge) nel tempo libero.

    Quello che per qualcuno è un capolavoro illuminante, un altro può trovarlo noioso e scontato.

    E non è che il romance debba ‘assurgere’ da qualche parte dove stanno gli altri generi, secondo me c’è un unico piano: se ciò che leggo non mi emoziona, non mi piace, se lo fa sì. E non è che piangere mentre leggo Un uomo sia meglio che ridere della newsletter di Ultimbooks o sospirare per Rothgar: semplicemente sono cose diverse in momenti diversi.

    Elena

    • Anonymous on 6 Giugno 2012

      Capisco le tue riflessioni, ma ammetto che per me dipende: mi capita che qualcosa che non mi emoziona mi piaccia in letteratura. Un esempio è Il canto dell’amore trionfante di Turgenev, in cui l’autore adotta uno stile piuttosto impersonale alla Flaubert, risultante in un’opera pressoché priva di lirismo. Non posso dire che il racconto mi emozioni, però mi piace molto. La stessa cosa vale per The woman in black (La donna in nero) di Susan Hill, anche se lo stile è diverso.

      Al contrario, però, ci sono anche libri che se non mi emozionano, non riescono a convincermi (Pastworld di Ian Beck, per esempio) o proprio non digerisco. Sicuramente se un romance non riuscisse a emozionarmi, non mi piacerebbe

      Ludo.

    • Anonymous on 6 Giugno 2012

      E spero che Alessandra (che tra l’altro stimo nei suoi articoli di RM) non se la prenda perchè ho definito ‘spocchiosa’ la sua analisi… magari non avrei dovuto scriverlo, però lo penso e mi sembra che sia molto in linea con le teorie intellettualoidi che strombazzano l’equazione
      lettricediromanzirosa = stupidella

      In realtà mi sembra che voglia dirmi: lo so che non sei stupidella e quindi devi renderti conto che questo genere è indifendibile perciò accontentati di leggerlo e zitta!

      Io zitta non ci sto… ^_^

      Elena

    • Alessandra Zengo on 6 Giugno 2012

      Se fosse così mi sarei autodefinita stupidotta. 🙂 Non volevo assolutamente dire che il genere è indifendibile, anzi. Quello che volevo fr passare è che se si vuole DAVVERO ridare “dignità al genere” come più volte senso dire bisogna solo scrivere e leggere romance che non siano sempre la stessa storiella trita e ritrita con dozzine di scene di sesso inutili. La qualità si stra drammaticamente abbassando. Nelle ultime settimane ho letto 5/6 romance e sono stata delusa da tutti. In particolare, questo sforzo dovrebbero farlo proprio le italiane dato che non possiamo scegliere che autrici importare dall’estero. Sinceramente mi son stufata di sentire sempre i soliti discorsi, ma poi ritrovarmi puntualmente in mano il romanzetto inutile con la descrizione, giusto nel primo capitolo, dell’omaccione grosso e pieno di muscoli che “ommioddio mi eccita!”.

      Tranquilla, nessuna offesa 🙂

    • Anonymous on 6 Giugno 2012

      Mi dispiace che tu non legga in inglese, perché qualche romance ‘originale’ si trova: lo scorso anno, per esempio, mi aveva piacevolmente stupita In for a penny di Rose Lerner, per non parlare di esempi tratti dalla primissima produzione di Candice Hern.

      In lingua italiana, puoi sempre provare il miscuglio di generi, come i libri di Georgette Heyer o i vecchi di Elinor Childe, ma non sono quelli che ora potremmo identificare come romance tout court.

      Ludo.

    • Alessandra Zengo on 6 Giugno 2012

      Ho letto solo Georgette Heyer infatti 🙁

  6. Anonymous on 6 Giugno 2012

    Ecco, è esattamente tutto ciò su non sono d’accordo.
    Cioè, è verissimo che non si può giudicare una persona dalle sue letture, perchè c’è un momento per tutto e io potrei essere un ingegnere aerospaziale di fama internazionale e leggermi le barzellette di Totti nel tempo libero, ma non è vero, secondo me, che c’è un unico piano nella letteratura, come tu hai scritto, e che “al massimo si può capire dov’è il business”. Ma che c’entra il mercato con il valore di un’opera?
    Inoltre non è detto che ciò che è di mio gusto, che “mi piace”, sia oggettivamente bello ed è importante rendersene conto. Posso leggere I love shopping della Kinsella e divertirmi un mucchio e riconoscere che è una vaccata; perchè no?

    Lorna

    • Alessandra Zengo on 6 Giugno 2012

      Quoto in toto l’ultima parte. Infatti è il mio cruccio per le recensioni. Voglio dire: leggo il libro di caio, cavolo mi prende tantissimo ma oggettivamente riscontro dei limiti, delle pecche etc etc. Da lettrice dico, vabbè mi è piaciuto prenderò anche altro dell’autrice. Ma da recensore non posso scrivere nella recensione: libro stupendissimo, mi ha emozionata e pace. Devo anche dire che ci sono tot difetti perchè se a me è piaciuto a un altro può fare schifo!

      Molte volte però non si riesce a scindere queste due cose.

    • Anonymous on 6 Giugno 2012

      Ale, quante volte mi capita esattamente quello che hai detto!!! E’ troppo vero!!

      Manu

    • Alessandra Zengo on 6 Giugno 2012

      E lo so 🙂 Il fatto che un libro mi piaccia molto, non significa che non abbia limiti oggettivi. Si posso apprezzare anche cose imperfette, anzi quale libro è perfetto? Nessuno.

  7. Anonymous on 6 Giugno 2012

    Nel mio ultimo posto rispondevo a Elena

    Lorna

  8. Nina Pennacchi on 6 Giugno 2012

    Intervengo un po’ controcorrente, perché io invece ringrazio l’avvento degli ebook che permette a molte donne di poter usufruire senza vergogna di quello che a molte di voi fa rabbrividire, il mummy porn. Non lo confonderei con il romance tout court, ma sono felice che sia nato, perché è la realizzazione di un bisogno: pornografia fatta da donne per donne. A noi non servono film, o foto, ma parole scritte, poter immaginare situazioni liberatorie/eccitanti.
    Non ho letto Fifty Shades, non ancora, ma sono felice che sia possibile, oggi, poter usufruire di queste cose senza arrossire di fronte ai guardiani della morale. Il sesso non è una cosa brutta, neanche se lo fanno le donne, neanche se le fantasie sessuali sono femminili.
    Per il romance, sinceramente, credo che ogni autore metta parte di sé in un libro, indifferentemente dal genere. C’è chi valorizzerà l’aspetto puramente sessuale, e va bene. Chi approfondirà i problemi dei protagonisti, e va bene. Chi ragionerà sui massimi sistemi, e va bene anche quello. Va tutto bene, perché alla fine, la letteratura deve piacere. Tutto qui, IMHO. Ti piace piangere? Ti piace ridere? Ti piace pensare a come fare la rivoluzione? Vuoi soltanto evadere da una situazione orrenda che ti annichilisce, e non pensare niente per due ore? Scegliti il tuo libro. Sceglilo come ti pare, perché la letteratura/narrativa/comecavolosivuolechiamare, deve piacere. In qualche modo deve migliorare la vita di chi legge, e il fatto è proprio questo – che ognuno di noi ha il proprio concetto di “migliorare la propria vita”.
    Ad esempio, in un romance di Lisa Kleypas, niente di particolare come libro (“Infine tu” credo fosse il titolo) c’era questo protagonista che spiegava che era diventato editore (vado a memoria): “perché leggere lo aveva aiutato a evadere, e così a superare situazioni terribili. I libri gli avevano salvato la vita”.

    • Alessandra Zengo on 6 Giugno 2012

      Il problema del mummy porn – Cinquanta Sfumature in particolare – non è il genere in sé ma come è scritto! Il libro della Mondadori è scritto malissimo e soprattutto fa passare un messaggio sessista al massimo. La dieta della sottomessa? Ma stiamo scherzando?

      Ho visto il video dedicato al libro pubblicato da Amazon e sono inorridita!

    • Anonymous on 6 Giugno 2012

      D’accordissimo con Nina eccetto una cosa… non serve a niente sfuggire alla morale, nascondersi da essa, quella resta e impera sempre di più. Se è sbagliata, e credo che in questo caso lo sia, va combattuta e senza tregua aggiungerei. Perciò mi alzo in piedi e dichiaro con orgoglio che, sì, leggo romanzi rosa/erotici/thriller/gialli/saggi/spy/comecavolovoletechiamarli… e allora? ^_*
      Elena

    • Anonymous on 9 Giugno 2012

      Anche io concordo con Nina.
      Ora come ora mi va di legger romance porno, non sopporto più i romance warm, anche perché non è che siccome sono warm hanno tutte quelle qualità sopra elencate, non c’è lo stesso approfondimento psicologico ecc… non c’è nessun protagonista che pronunciando solo una parola mi fa veder le stelle ecc… sono brutti/normali romance dove non viene descritto neppure il sesso,quindi non mi piace per nulla che si contrapponga il romance spinto a quello warm , non ha senso, il romance casto fa schifo come quello spinto la maggior parte delle volte!
      Invece io vorrei dei romance porno belli, quello si! Non è che tutti i porno romance fanno pena allora io vorrei spingere perchè arrivassero dei porno romance coinvolgenti , come quelli di Emma Holly, ne a scritti tanti che coinvolgono 2 uomini e una donna ma siccome qui in Italia dobbiamo fare i bacchettoni non me li posso leggere perchè son troppo spinti e così non va bene e cosà non va bene ecc…. e io non mi leggo un bel nulla di eccitante !
      A me non disturba nemmeno la donna sottomessa nel sesso , se a una piace esser sottomessa in quel campo ma che male c’è son gusti erotici e basta ma perchè metter in campo altre ragioni???
      L’importante è che ci sia scelta!
      Se ci facessero legger solo romance erotici dove la donna è sottomessa sarebbe orrido, ma se è un es. di comportamento sessuale tra i tanti possibili che male cìè? Io lo leggo volentieri!
      Il punto non è porno o non porno ma romance belli o meno e questi arrivano solo se si smette di porre barriere, se iniziano ad arrivare tanti romance erotici nella massa ce ne saranno anche di belli ( come nella massa di romance dalla sensualità warm ce ne sono alcuni belli tra il miliardo di bruttissimi!!!).
      Concludendo a me piacciono i romance erotici anche porno,e voglio ne arrivino di più e di vario genere così da poter scoprire quello che mi piace!
      Es. finalmente sono arrivati in Italia alcuni romance porno/erotici M/M ne o letti 8 di questi otto solo uno mi è piaciuto tanto “Testa calda”di Damon Suede, se non arrivavano i romance M/M non avrei potuto leggerlo! Mi è toccato legger anche dei brutti romance M/M per trovarlo ma ora l’ho trovato e mi ha fatto passare bei momenti, lo stesso vale per tutti gli altri generi di romance erotici possibili!!!
      S.M.

  9. Anonymous on 6 Giugno 2012

    Lorna… non esiste qualcosa di ‘oggettivamente’ bello al massimo può essere ‘soggettivamente’ bello, anche per tutti, ma ne dubito perchè forse è melgio dire ‘relativamente’ bello.
    Ok, se c’è una cosa che non sopporto sono i pistolotti filosofici…

    Sulla ‘vaccata’… è esattamente ciò che ho detto: cose diverse in momenti diversi cioè non paragonabili!
    Non mi consigli la Kinsella se ti dico che sto leggendo l’opera omnia di Dostojewski (anche se da un’amica me l’aspetto perchè un’eventualità del genere dovrebbe preoccuparla) però se ti dico che mi piacerebbe leggere qualcosa di spassoso scommetto di sì… perchè io lo farei.
    Quello che non sopporto, e che mi da fastidio, è che se lo faccio con una sconosciuta c’è la forte probabilità che mi compatisca.
    Posso essere superiore al sorrisetto impermalito dell’animatrice che voleva che andassi a fare acquagym invece di leggere Il profumo dell’anima di Sylvia Z. Summers, magari l’avrebbe fatto anche se in mano tenevo Delitto e castigo (ne dubito) però non lo trovo giusto… che legga una cosa o l’altra non deve far differenza. Perchè non c’è.
    A mio avviso si intende. ^_^
    Elena

    • Alessandra Zengo on 6 Giugno 2012

      Ma non dimentichiamo che esistono anche canoni “oggettivi” per commentare un’opera.

    • Anonymous on 6 Giugno 2012

      Forse sono in preda ad una crociata sacra Alessandra, perdonami ti prego perchè davvero non sto attaccando te… a me viene in mente la grammatica e poco altro. Forse l’idea del cerchio che si chiude, o dei fili che si annodano, cose che non appartengono ad un genere piuttosto che ad un altro.
      Sbaglio?
      Elena

    • Anonymous on 6 Giugno 2012

      Dal mio punto di vista, è fuorviante parlare di «oggettivamente bello», «oggettivamente brutto» e quant’altro, la cosa migliore è osservare l’opera e sottolinearne le caratteristiche: per esempio ,non mi sembra così sbagliato dire che, a livello strutturale (stilistica come composizione di figure e tropi), A Silvia di Leopardi è una poesia più complessa di Mi illumino di immenso di Ungaretti, ma questo non implica un giudizio qualitativo assoluto ed esprime un punto di vista sull’opera che ne esclude altri. Ho portato un esmepio ‘stupido’, giusto per cercare di farmi capire.
      Ludo.

    • Alessandra Zengo on 6 Giugno 2012

      Non parlavo di oggettivamente bello, è qualcosa di insostenibile ma dei canoni oggettivi ci sono. Si, Elena, appunto sono universali. Una scrittrice di romance deve scrivere bene. Anche se scrive mummy porn o storici. Per me.

  10. Anonymous on 6 Giugno 2012

    Elena, sull’ultima parte del tuo post sono assolutamente d’accordo, cioè che la gente sia fondamentalmente superficiale e tenda a giudicare una persona dal titolo del libro che legge (e in particolare sul romance grava la minaccia di un maschilismo strisciante),ma questo purtroppo temo sia difficile da cambiare. Credo sia importante sottolineare l’importanza della buona letteratura di evasione, a contenuto più o meno hard, come si preferisce, ma rimango dell’idea che fare certi paragoni faccia solo male a noi lettrici romance e non perchè il Romance faccia schifo o sia indifendibile ma perchè, come dici tu, si tratta di “cose” ed esigenze diverse e una letteratura “di genere”, come il nostro rosa, non può toccare tutte le corde che una letteratura “alta” fa risuonare e viceversa. Sull’esistenza di parametri oggettivi o meno (secondo me ci sono) potremmo disquisire per una vita, ma già ci pensano i critici (che non riescono a trovare una rosposta univoca).

    Lorna

    • Alessandra Zengo on 6 Giugno 2012

      La gente superficiale esiste, e non solo il romance è bistrattato. Ma anche il fantasy. E l’horror praticamente in Italia non esiste. Ma, quello che dicevo io, è che ci si deve solo impegnare dei prodotti migliori. L’erotico può essere scritto bene? Certo! Il romance pure. Questo intendo. E non è così, al momento.

  11. Nina Pennacchi on 6 Giugno 2012

    Ciao Alessandra, purtroppo non riesco a guardare il video che linki (sono al lavoro), ma so di cosa parla Fifty Shades. Sono fantasie di sottomissione, che alcune donne hanno. Ti sei mai chiesta perché? Perché sono liberatorie. Sembra strano, non lo è, e qualunque testo di psicologia te lo dirà. La sottomissione immaginata – immaginata, sia chiaro, immaginata, che è completamente diversa dalla sottomissione reale, anzi direi antitetica, e poi proverò a spiegare il perché – la sottomissione immaginata libera dalla responsabilità di dover decidere, addirittura di dover dire di sì all’atto. Perché la responsabilità di dire di sì pesa così tanto alle donne? Perché ci è stato insegnato che dire sì è Male, che provare piacere è Male, che dominare è Male. È inutile girarci intorno, “puttana” è ancora l’epiteto più rivolto alle donne, la liberazione è ben lontana. Quindi, rimangono due strade:
    1) cercare di imparare a dire “sì”, che per molte donne non è esattamente semplice e richiede anni di psicanalisi;
    2) raggiungere l’orgasmo con fantasie che liberino da qualunque responsabilità.

    Per me anche la seconda strada va bene, e sai perché? Perché l’orgasmo, di suo, è già liberatorio.
    PS: la sottomissione immaginata è antitetica alla sottomissione reale perché nell’immaginazione dominato e dominante *sono esattamente la stessa persona*. Io lo vedo come un modo schizoide di rappresentarsi.
    PS2: che Fifty Shades sia scritto male non conta, fornisce fantasie che ad alcune donne servono.

    • Anonymous on 6 Giugno 2012

      Nina!!
      Stai continuando a scrivere??? Mi raccomando!!! Io continuo ad aspettare con ansia il tuo prossimo libro!!!
      Detto questo, volevo solo dire che sono troppo d’accordo quando dici che immaginare é liberatorio.
      Spesso mi sono resa conto che in letteratura amo personaggi che dicono e fanno cose che molto probabilmente nella realtà non tollererei neanche per un secondo. E’ strano ma é cosi’.
      Prendiamo per esempio il tuo, anzi mio, anzi nostro Christopher. Con quanta facilità l’ho perdonato nell’immaginazione? Come sarebbe andata nella realtà? Credo in modo parecchio diverso. E questo mi é capitato con innumerevoli personaggi.
      C’é una distinzione tra realtà e finzione ed é bene che continui ad esserci; il bello della finzione é proprio che in essa possiamo permetterci tutto. O quasi.

      Manu

  12. Anonymous on 6 Giugno 2012

    Ciao Ale,

    Sono abbastanza d’accordo con quanto dici, tranne che su un punto in particolare, ovvero quando dici che un romance non puo’ contenere grandi riflessioni sull’uomo. In realtà, in alcune storie, alcuni personaggi particolarmente complessi secondo me le contengono già in se stessi. Cioé, magari l’autore non le esprime chiaramente con frasi profonde o filosofiche, ma piu’ sottilmente attraverso il carattere del personaggio, attraverso le sue azioni, le sue parole. Le trasmette in qualche modo insomma o dà perlomeno uno spunto per riflettere piu’ profondamente su qualche argomento in particolare, invece di godere solo della storia d’amore.
    Mi viene in mente per esempio “The sight of the stars” di Belva Plain (sicuramente non definibile come “alta letteratura”) che mi ha fatto riflettere sulla natura degli esseri umani e sulla vita in generale per un paio di settimane dopo che l’avevo finito.
    Insomma boh, non sono troppo d’accordo con l’idea “non puo’ contenere grosse riflessioni sull’uomo”.
    Inoltre, é vero che molti libri del genere sono scarsi in quanto a prosa e stile, ma ce ne sono anche già parecchi in circolazione che sono scritti con una bravura spiazzante, proprio a livello di scrittura. Mi viene in mente Laura Kinsale o la nostrana Nina Pennacchi, colei che ha commentato proprio qui sopra.

    Manu

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