Lo scorso 10 ottobre è iniziata l’annuale Buchmesse di Francoforte (il più importante appuntamento per lo scambio dei diritti del settore editoriale librario) e in occasione dell’evento sono stati distribuiti i dati dell’Associazione Italiana Editori (AIE) relativi al 2011 e ai primi nove mesi del 2012. La manifestazione tedesca è diventata, dunque, il luogo ideale per fare il punto sulla nostra editoria e la situazione appare tutt’altro che rosea.

Non mi sembra il caso di annoiarvi con una lunga sequenza di dati percentuali (se siete interessati potete trovare l’elenco dettagliato QUI), ma basta una veloce occhiata al rapporto della AIE per notare che il segno negativo domina tutti i risultati della statistica. Dopo alcuni decenni in cui era uscita indenne dagli alti e bassi dell’economia, nel biennio 2011/2012, l’editoria è stata colpita duramente dalla crisi globale. Le vendite di libri sono calate dell’8,7% e gli acquisti si sono spostati verso le grandi librerie online, che molto spesso offrono agli utenti sconti vantaggiosi. L’unico sviluppo positivo del mercato è rappresentato dalla vendita degli e-book (+740% sul 2010), che tuttavia rappresenta ancora solo lo 0,38% del mercato editoriale.

Oltre ai dati prettamente economici, il rapporto evidenzia anche un preoccupante calo dei già pochi lettori italiani e una maggiore predilezione degli editori verso i prodotti italiani. Gli autori nostrani, tuttavia, non possono essere sollevati dalla notizia perché se da un lato gli editori sembrano meno interessati alle traduzioni di romanzi stranieri dall’altro hanno ridotto il numero di pubblicazioni annuali. La situazione, insomma, rasenta la tragedia e l’uscita dal tunnel non sembra ancora vicina.

Intervistato da Affari Italiani, infatti, Massimo Turchetta, direttore generale direzione Libri Trade di RCS Libri, riguardo alla futura ripresa, ha dichiarato: “Penso che autunno e Natale andranno bene. Forse molto bene. Gli editori italiani sono bravi e veloci e nei tempi duri sanno reagire. Tutti noi abbiamo libri importanti. Mentre il 2013 sarà difficile: anche in tempi normali un anno elettorale fa flettere il mercato dei libri.” Mentre gli editori italiani corrono ai ripari con iniziative spesso discutibili, Marco Polillo, presidente dell’Associazione Italiana Editori, in occasione dell’inaugurazione del Punto Italia all’interno della Buchmesse, chiede aiuto al Governo: “Non è più il tempo di parole per il mondo del libro. Ci servono fatti. […] Dateci sostegno per far abbassare l’iva sugli e-Book dal 21% al 4% e dateci un credito d’imposta sull’innovazione digitale. Ma soprattutto date più attenzione al nostro ruolo di operatori culturali. Sono richieste non troppo onerose per le casse dello Stato ma che stimolerebbero una ripartenza per le case editrici, rimettendo in moto il mondo della lettura.

A Polillo ha subito risposto Paolo Peluffo, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’Editoria, che ha dichiarato: “Le norme, le agevolazioni fiscali e i contributi economici sono importanti ma serve una grande azione sinergica di tutti gli attori della filiera. Dobbiamo portare i libri nelle scuole, nelle famiglie, in tutti i luoghi di ritrovo delle persone. Sulla scia della campagna di comunicazione sulla lettura promossa da questo Governo, nelle prossime settimane proporrò l’istituzione di una task force sul libro, un gruppo di lavoro interministeriale che adotti tutti le misure necessarie a sostenere e promuovere la lettura, nella scuola e nelle università, innanzitutto. Viviamo nella società dell’informazione e l’economia della conoscenza è divenuta, negli ultimi anni, il principale motore della globalizzazione. Potremmo essere competitivi solo se il libro tornerà ad essere al centro della vita di ciascuno di noi.Agevolazioni fiscali da una parte, sviluppo dei futuri lettori dall’altra. Due facce di una stessa medaglia che probabilmente non andrebbero contrapposte ma affiancate. Perché l’Italia ha bisogno di un popolo culturalmente elevato e i lettori avrebbero il diritto di coltivare la loro passione senza rischiare di finire a mendicare sotto i ponti. Quello di cui ha maggiormente bisogno l’editoria italiana, tuttavia, è credibilità, una caratteristica che si acquista puntando su prodotti originali, qualitativamente elevati, liberi dalle stucchevoli mode passeggere che riempiono le librerie con mille varianti della stessa storia. Lavorando sodo e lavorando bene, la crisi attuale potrebbe anche diventare l’inizio di un’era più gloriosa per la letteratura italiana. Solo una pia illusione? Speriamo di no.

11 Readers Commented

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  1. LaLeggivendola on 16 Ottobre 2012

    Ottimisticamente avevo sempre pensato che i lettori continuassero a crescere di numero, seppure poco a poco. Non so perché ne fossi così convinta, forse perché dal mio punto di vista la lettura è così assurdamente meravigliosa che… che boh.
    Non so se leggere in negativo il calo delle pubblicazioni annuali. Si parla tanto di ‘decrescita editoriale’ come possibile medicina, sia per gli editori che per le librerie… in questo senso la cosa non mi spiacerebbe. Certo, sarebbe bello avere la certezza che le stesse risorse verranno utilizzate su quel numero minore di libri, ma… ma.

  2. Irene Vanni on 16 Ottobre 2012

    Sì, avevo letto i vari resoconti via Twitter ed è tutto poco incoraggiante. Comunque vedo il Direttore di RCS abbastanza ottimista, speriamo bene.

  3. Anonymous on 17 Ottobre 2012

    Mhmmmm
    Di male in peggio, che di nuovo si affidino ai politici per avere la soluzione della loro crisi per me è sbagliatissimo, ed infatti la risposta del politico fa paura, è pura propaganda e accozzaglia di pregiudizi, infatti grazie alle mode passeggere in italia vengono tradotti un sacco di libri ciofeca , ma nella massa arrivano libri originali e validi che senza la moda non sapremmo neanche che esistano, le mode passeggere grazie al cielo non prendono in considerazioni le stucchevoli opinioni di certi nostri “intellettuali” ed editori, obsolete e piene di pregiudizi e seguono il gusto del pubblico… il fatto che il politico dall’alto e chissà secondo lui con che cavolo di strumenti voglia portare “cultura” a ogni lettore fa paura !!!! °o°
    E poi il ripiegarsi sugli autori italiani rallentando le traduzioni straniere è veramente una scelta perdente e sconcertante, fatta solo perché meno costosa , così si ritorna al solito provincialismo, che tristezza .
    Poveri noi lettori che verremo acculturati secondo i criteri di qualche politico , che ci sorbiremo autori italiani a go go e a cui verranno censurati certi generi perché mio Dio come è sbagliato seguir le modeeeeeee , certe letture non vanno bene per acculturarsi , salviamo il povero lettore e chi se ne frega del suo giudizio!!!!
    Lea Silvia

  4. Roberto Gerilli on 17 Ottobre 2012

    Oddio… io direi che bisognerebbe pubblicare quello che merita di essere pubblicato a prescindere dalle mode e dai dati di vendita. Seguire le mode ha riempito le librerie di romanzi dozzinali come “50 sfumature” per cui non si può certo dire che faccia bene.
    Per il resto: io personalmente sono molto favorevole a dare maggior spazio agli autori italiani, fermo restando, ovviamente, che sappiano scrivere bene. Oltre che importare bisognerebbe imparare anche a esportare. L’eccessiva esterofilia non è un bene per nessuno.

    • Anonymous on 17 Ottobre 2012

      Io 50 sfumature non l’ho letto, ancora aspetto il libro buono che mi faccia apprezzare quel genere,ma non sono contraria stò solo aspettando il libro che mi ispiri, mentre invece l’ondata di urban fantasy Y.A. o meno romance o meno fin’ora mi ha fatto scoprire una marea di libri che non avrei notato neanche di striscio senza questa “moda”, es . :T . Sturgeon ” Un pò del tuo sangue” e “Più che umano” Giano ed,e/o un mucchio di libri della “vecchia” Gargoyle o C. Moore “Un lavoro sporco”,” Suck “,Angela Carter … tanta letteratura New gothica …o vecchi gotici es.”Zio Silas” di Le Fanù … e tanto altro sul genere che non avrei letto altrimenti e dopo aver letto questi libri ho letto altri generi degli stessi autori o altri generi pubblicati dallo stesso editore es. mi sono fatta una scorpacciata di libri di Giano editore ( anche in questo caso parlo della vecchia Giano prima che venisse assorbita , ora non esiste più, per fortuna ci sono le rimanenze e ancora si può attingere da lì!) tutti bellissimi e senza la moda dei vampiri & Co o dell’urban fantasy non avrei mai percorso quelle strade!!!
      I libri brutti servono!!!! Anche solo come punto di partenza per altro ma servono alla grande, così come servono le mode, la moda serve ad aprire la mente verso altre sfaccettature che non conoscevamo ….
      Se un autore è valido che sia italiano o meno va pubblicato, mentre l’incentivazione degli autori italiani solo perché italiani non la sopporto,tutte le volte che sento in un blog che bisogna promuovere gli italiani poi inevitabilmente scopro che ho davanti un aspirante scrittore ( non so se tu lo sei) ma quanti aspiranti scrittori ci sonooooo??????
      Ahahhhhh, pietà!!!
      L’eccessiva esterofilia in letteratura non è un bene??????? Cosa farebbe di dannoso?
      Per quel che mi riguarda mi apre nuovi mondi e nuovi modi di pensare…
      Lea Silvia

  5. Roberto Gerilli on 18 Ottobre 2012

    Per le mode: ma secondo te è giusto che un libro venga tradotto o pubblicato solo perchè il genere va di moda? Se venissero pubblicati solo i libri belli, a prescindere dal genere (e dalla moda), basterebbe andare in libreria per scoprire nuovi autori. Lo sfruttamento intensivo delle mode del momento è una vera calamità, purtroppo.
    Per gli autori italiani: ammetto che sono un ragazzo che cerca di pubblicare, ma la questione non è questa. dare più spazio agli autori italiani è importante per avere qualche possibilità di esportare all’estero in nostri libri. Come possono i romanzi italiani arrivare nei mercati internazionali se faticano anche in Italia a trovar spazio nelle librerie? Specifico che io adoro lo stile di molti americani e inglesi, ma non mi sembra giusto pensare che gli italiani debbano per forza essere peggiori.

  6. Anonymous on 18 Ottobre 2012

    Io parto semplicemente da un’altro presupposto , per me la moda e sopratutto il suo sfruttamento intensivo ( perché se non ci fosse lo sfruttamento intensivo si rimarrebbe alla pubblicazione del libro iniziale che ha avuto successo e simili, es. Twilight senza lo sfruttamento intensivo si sarebbe rimasti solo alla sua pubblicazione invece poi sono arrivati altri Y.A. , poi roba per adulti, poi libri su un genere simile poi libri con nominato un vampiro ma di tutt’altra natura ecc….. e quelli che piacciono a me sono arrivati dopo gli Y.A. 🙂 senza lo “sfruttamento” non li avrebbero mai pubblicati e la moda per me sarebbe stata uno sterile avvenimento a me estraneo invece che un’opportunità fruttuosa)sono un’occasione.
    Tu dici “se venissero pubblicati solo libri belli” ma solo in un mondo ideale verrebbero pubblicati solo libri belli per tutti, eliminando le mode verrebbero pubblicati solo libri belli per alcuni magari e questo non è giusto,un libro che per me fa schifo un altro lo trova bello ( altrimenti perché stè “50 sfumature” si sarebbero diffuse così tanto?
    A qualcuno sarà piaciuto , e chi sono io per imporre a quel qualcuno un libro più elaborato e per me valido se a lui non confà?
    Insomma per me in Italia abbiamo la mania del paternalismo, del voler educare ( quando uno magari si vuole solo divertire) tutti!
    La moda permette a tutti di esser soddisfatti, è soddisfatto chi si vuole fermare alla superficie e basta e chi vuole approfondire ecc … c’è da fare più fatica nel cercar nel marasma “la perla” adatta a sé , ma se si cerca si trova , e questo grazie alla moda che ti butta tutto addosso in maniera indifferenziata, il lettore deve scavare per trovare il “suo” ma lo trova …
    La “moda” comunque è solo un metodo, un’occasione è verissimo che ci sarebbero altri modi , ma in Italia questo funziona e se si deve cambiare prima troviamo un altro modo che funzioni altrettanto bene, ricordiamoci che in Italia tanti nel settore editoriale e tra gli intellettuali hanno la puzza sotto il naso e certi generi non li avremmo visti neanche col cannocchiale se le case editrici non seguissero il denaro a prescindere dal loro snobismo, ho sentito tantissime persone lamentarsi del fatto che il fantasy , la fantascienza ecc… in Italia vengono sottovalutate e giudicate generi minori, ignorati dai più ecc… con questi bei presupposti quando mai in Italia sarebbe arrivato l’urban fantasy ,le ucronie varie ( il terzo libro di Gormenghast di Peake è arrivato dopo 5/6 anni dopo il primo tutti avevamo perso le speranze, ma sull’oda dell’urban fantasy è comparso!!! ) lo steampunk ( La trilogia steampunk di Di Filippo veramente spassosa!) la sci-fi ecc senza la moda ad imporle?
    E per i libri “pornografici”/sentimentali femminili?
    Senza le “50” e la moda che dà denaro agli editori?
    Non so che arriverà ma nella massa qualcosa di buono per me ci sarà … spero.
    ( In un mondo ideale non dovrei aspettare la “Moda” per conoscere certi generi, o aspettare che sia di “moda” il genere che mi ispira per leggere libri su di esso …)

    Sugli autori italiani non dico nulla, ma mi pare ne vengano pubblicati un sacco nonostante le lamentele( e tantissimi sono delle ciofeche assolute! Le ciofeche italiane vanno bene e le straniere no?), però insomma essendo tu coinvolto è logico che cerchi ancora più occasioni ( e ti auguro di riuscire) ma per un lettore disinteressato come me che ci sia un ripiegarsi dell’editoria sugli italiani per motivi sbagliatissimi che non riguardano nemmeno di striscio la loro eccellenza è ( come ho già scritto) inquietante e triste, mi tolgono l’occasione di conoscere gli autori stranieri nuovi e i loro pensieri … mi tolgono la mia finestra sul mondo fuori l’Italia…
    Lea Silvia

  7. Anonymous on 18 Ottobre 2012

    Retifico:
    Il primo libro della trilogia di Gormenghast
    “Tito di Gormenghast”
    è stato pubblicato da Adelphi nel 1981 ( +O+ )
    ( terza e ultima ( ultima nel senso che fino alla pubblicazione del terzo ci si era fermati lì) edizione 2005
    Prima edizione del terzo e ultimo libro da parte di Adelphi : 2009
    Quindi era arrivato un libro bello ( dove c’era un “vampiro”) nell’81 , libro “culturalmente elevato”, ma non se l’era cag… nessuno (pochi)
    Perché avesse un numero di lettori interessati questa trilogia tanto da far si che la casa editrice pubblicasse la fine si è dovuto aspettare l’avvento della “moda” urban fantasy vampiresca!
    Senza quella niente bella trilogia di Gormenghast per i lettori interessati ….
    Io l’ho scoperta nel 2009 appunto, una perla ricevuta grazie alla moda e che senza la moda “intensiva” difficilmente avrei letto.
    Lea Silvia

  8. Roberto Gerilli on 18 Ottobre 2012

    Allora, con la rettifica che hai fatto mi hai dato l’assist perfetto per farti capire quello che intendo. Il problema delle mode è che, per esempio, il libro di cui parli non è stato pubblicato prima proprio perché prima non andava di moda. Capisci quale è il problema?

    Per gli autori italiani: io ho detto che bisogna dare più spazio agli autori italiani che meritano di essere pubblicati. Non parlo di ciofeche o di ripiego. Parlo di puntare sugli scrittori che meritano in modo da esportare e non solo importare. Puntare sugli italiani perché costano meno o per ripiego è sbagliato nonché dannoso. Hai ragione

  9. Anonymous on 19 Ottobre 2012

    Però senza la moda quelli che nell’81 hanno letto il primo libro della trilogia sarebbero ancora qui ad aspettare di legger come va a finire la storia …
    In un mondo perfetto avrebbero pubblicato tuta la trilogia nell’81, a prescindere, solo per il fatto che la trilogia era valida, ma così non è stato, almeno con l’avvento della moda , concretamente, la si è potuta legger …
    Seguire come criterio di pubblicazione solo la moda naturalmente è sbagliatissimo,( anche perché uno avrebbe solo quel tipo di genere che va di moda da legger!), concordo!, ma la “moda” è solo il criterio che va per la maggiore adesso, non l’unico, io cerco di trovarci lati positivi ( e finché la moda alla lunga mi fa trovare libri che apprezzo, ce li trovo) … e preferisco ancora questo criterio “modaiolo” ( non è un criterio perfetto, ma è un modo come un altro di raggiunger libri che apprezzo ) alle prospettive che le parole, da te riportate nel post, di quel politico, mi fanno vedere nel prossimo orizzonte…
    Lea Silvia

  10. Anonymous on 19 Ottobre 2012

    Se uno ci pensa a volte la moda fa conoscere immediatamente al grande pubblico “letteratura alta” che altrimenti non gli sarebbe mai arrivata (non così intensivamente),es:
    Film: “Il signore degli anelli”
    Sua mania ha fatto legger Tolkien a tantissimi italiani.
    Insomma la moda non è diabolica ma è solo un criterio imperfetto, a volte degenera a volte sfocia nel “cult”.
    Lea Silvia

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