Di recente Sonzogno ha pubblicato una nuova edizione del romanzo d’esordio di Kate Morton, Ritorno a Riverton Manor (The House at Riverton, originariamente pubblicato con il titolo di The Shifting Fog). La Morton ha appena pubblicato il suo quarto romanzo, The Secret Keeper, che speriamo di veder presto tradotto in italiano. Kate Morton è una scrittrice capace di intrecciare storie e sentimenti senza tralasciare l’accuratissima ricostruzione storica, con personaggi che vivono e testimoniano alla perfezione l’epoca in cui la loro creatrice li ha collocati.

Ritorno a riverton manorIl romanzo si apre con un brano tratto dalla sceneggiatura di un film: un film che vorrebbe ricostruire la serie di eventi che hanno portato a quella tragica sera del 1924 a Riverton Manor, la sera in cui Rob Hunter, un giovane poeta inglese, venne ritrovato morto, con la pistola ancora fumante fra le mani. Ursula Ryan, la regista e sceneggiatrice del film chiede l’aiuto di Grace Bradley, una ex archeologa novantottenne, che all’epoca era la cameriera personale di Hannah Luxton (nata Hartford), proprietaria di Riverton Manor. Ursula invita Grace sul set. Grace sulle prime è riluttante: non vuole rivivere i drammatici eventi di quella sera, vuole che il mistero della morte di Rob Hunter rimanga celato. Poi, suo malgrado, il fascino dell’antica dimora, e il peso di un secolo di storia e di legami, prendono il sopravvento: l’anziana donna verrà assalita dai ricordi e ricostruirà la sua storia e quella delle due sorelle Hartford dal suo arrivo a Riverton Manor nel 1914, quando era appena tredicenne, fino a dieci anni dopo, data del cruciale evento. Grace registrerà le sue memorie su audiocassetta per il nipote Marcus – uno scrittore – e a lui rivelerà l’ultimo segreto, che dovrà essere svelato solo dopo la sua morte.

Dunque la narrazione è su diversi piani temporali. Grace ripercorre avanti e indietro le vicende della sua vita; ritrovandosi catapultata con i ricordi a quasi un secolo prima, per poi ritornare nel presente, alla Riverton Manor dimora storica gestita da una fondazione e set cinematografico e alla casa di riposo in cui vive. Eppure sembra rivivere le sensazioni della sua vita precedente – in cui era cameriera a Riverton Manor – come se le provasse in quel momento: la fascinazione per i tre fratelli Hartfield, il mistero del «Gioco», il desiderio di far parte di quel legame condiviso da David, Hannah ed Emmeline, tre ragazzi come lei ma separati dal rigido muro delle classi sociali, in cui la servitù diventava un’entità invisibile. I tre ragazzi, così diversi da lei e così sofisticati, seducono l’ingenua Grace e la catturano legandola a loro per il resto della sua vita, anche quando saranno ormai morti da tempo.

Non avevo mai sentito la parola “suffragetta” prima di quel momento, e pensavo che doveva essere una specie di malattia, simile a quella che si era buscata la signora Nammersmith al paese, la volta che si era tolta il bustino durante la parata di Pasqua e suo marito aveva dovuto portarla all’ospedale a Londra.

Downton-Abbey-servantsNel leggere Ritorno a Riverton Manor, viene in mente la serie BBC di Downton Abbey: lo stesso periodo storico e le stesse rigide suddivisioni fra i piani alti e i piani bassi di una dimora signorile. La linea netta che divideva le classi era indiscussa, almeno fino alla tragedia della Prima guerra mondiale, in cui i giovani che ritornarono a casa avevano superato un dramma tanto doloroso da acquisire nuove idee.

È assurdo fare paragoni, lo so. La gente è cambiata troppo da allora. Il secolo ci ha lasciati tutti quanti feriti e malconci. Oggigiorno perfino i giovani e i privilegiati ostentano il cinismo come se fosse un pregio, e hanno gli occhi e la mente pieni di cose che sarebbe meglio non sapere. […] Certo, i segni del progresso si cominciavano a intravedere già a quei tempi. Dopo la prima guerra, la Grande Guerra, mutò ogni cosa, ai piani alti e negli scantinati. Fu un vero trauma per tutti, quando il nuovo personale cominciò a insinuarsi nelle case (di solito per uscirne molto presto) con strane idee nella testa: il salario minimo, il giorno libero. Prima di allora il mondo ci era sembrato qualcosa di assoluto, regolato da distinzioni semplici e condivise.

3536445Dopo quasi un secolo Grace si trova spiazzata davanti alla mancanza di comprensione da parte di giovani nati in un mondo in cui quel genere di barriere è stato ormai abbattuto e dimenticato.

Keira è giovane, ovviamente, appartiene a un’altra epoca. Non riesce a concepire che potessero esistere confini inviolabili fra le persone. “Una bella cosa”, dice. “Però non ho nessuna scena assieme ad altri domestici, per cui non mi è molto utile.” Scorre la biro sulla lista di domande. “C’era qualcosa che non le piaceva del suo lavoro?” Svegliarsi all’alba tutte le mattine. La soffitta che era un forno d’estate e una ghiacciaia d’inverno. Le mani rosse e screpolate a furia di lavare. La schiena a pezzi dopo aver passato ore a pulire. La stanchezza che ti penetra fino al midollo. “Era faticoso. Le giornate erano lunghe e piene di incombenze. Non avevamo mai tempo da dedicare a noi stessi.” “Sì”, dice Keira. “È così che sto interpretando la parte. E non ho neanche bisogno di fingere troppo. Dopo aver provato per tutto il giorno con il dannato vassoio, ho le braccia tanto indolenzite che quasi non me le sento più.” “Erano i piedi a dolermi, soprattutto”, le spiego.

Mistero, storia, costume dei ruggenti anni ‘20, cambiamenti sociali e politici, il fascino di un’antica dimora, travagliate storie d’amore e di affetto. Personaggi mirabilmente raffigurati, che escono prepotentemente dalle pagine. Tutto raccontato con passione da una donna quasi centenaria in un anno, il 1999, che costituisce un ulteriore punto di svolta: la fine non solo di un altro secolo, ma dell’intero millennio. Una storia che ha decretato il grande successo di un’autrice che ha in seguito confermato il suo grande talento con altri due splendidi romanzi e di cui speriamo di leggere presto il nuovo libro, The Secret Keeper, uscito in America il 9 ottobre.

Autore: Kate Morton
Titolo: Ritorno a Riverton Manor
Titolo Originale: The House at Riverton
Traduzione di Massimo Ortelio
Casa Editrice: Sonzogno
pagine 528
prezzo: € 11,00
Data pubblicazione: 19 settembre 2012

THE SECRET KEEPER

Vi diamo qualche anticipazione sul nuovo romanzo di Kate Morton, The Secret Keeper.

16002675Sinossi: 1959 Inghilterra. Lauren Nicolson, sedici anni, si è addormentata nella casa sull’albero della sua gioventù, a Green Acres Farm, durante una festa di famiglia. Si accorge che uno sconosciuto risale il sentiero che conduce alla fattoria e parla con sua madre Dorothy. Quindi diventa testimone di un crimine. Cinquanta anni dopo, Laurel è una stimata attrice di successo e vive a Londra. Quando torna a Green Acres per i novant’anni di Dorothy, Laurel è investita dai ricordi e dalle domande che non si è posta per decenni. Decide di scoprire la verità sugli eventi di quel fatidico giorno estivo, in modo da poter mettere da parte i suoi sensi di colpa. Il primo indizio sarà una foto che ritrae sua madre e una donna che Laurel non ha mai conosciuto, Vivian. The Secret Keeper esplora desideri e sogni, ciò che alcune persone sono disposte a fare pur di realizzarli e le strane conseguenze che talvolta scatenano. È una storia di innamorati, amici, sognatori e cospiratori, messinscene e raggiri, raccontati sul sottofondo di eventi che cambiarono il mondo.

In un’intervista su Goodreads Kate Morton dichiara di aver immaginato la prima scena di The Secret Keeper – quella in cui Laurel, adolescente, è testimone dalla casa sull’albero di un delitto – molti anni fa e di aver scritto il primo capitolo su un taccuino. Dopo aver cercato di inserirla forzatamente in altri libri e senza riuscire a ottenere la collaborazione del personaggio – perché Laurel sapeva di non appartenere ad altri romanzi, al contrario della stessa Kate – la Morton si è recata a Londra nel 2008. Nella capitale inglese Kate Morton riesce a «respirare» la Storia più che in qualsiasi altro posto al mondo: dopo aver trovato una guida che, in una fredda giornata di novembre, l’accompagna nel centro della città, immagina il personaggio di Dorothy durante la Seconda guerra mondiale e i bombardamenti tedeschi sull’Inghilterra e comprende di quale delitto, vent’anni dopo, la figlia Laurel è stata testimone.

The secret keeperIl rapporto madre-figlia fra Dorothy e Laurel è incredibilmente influente da entrambe le parti. Questa relazione è fondamentale nel romanzo: Laurel si focalizza sul passato e sui suoi segreti, perché in realtà ha la disperata necessità di scoprire che la madre ideale della sua fanciullezza – quella che credeva di avere – non era una completa menzogna. Laurel è diretta, saggia, piuttosto ironica, divertente, un po’ disturbata, ma abbastanza consapevole da controllarsi. La sua personalità è sicuramente modellata sul suo rapporto con Dorothy e sugli eventi di cui è stata testimone, eventi su cui i suoi genitori hanno sempre taciuto.

I romanzi di Kate Morton si basano spesso su segreti – spesso segreti di famiglia – a lungo celati. La scrittrice non crede che nell’era della trasparenza – con facebook, Google e i vari social networks che mettono le nostre vite allo scoperto, rendendole facilmente rintracciabili – non ci siano più segreti. Concorda, però, che il comportamento umano sia cambiato. La tecnologia ha eliminato le soluzioni più romantiche per uno scrittore, ma ha altresì offerto nuove opportunità. Per esempio, i social media danno l’opportunità di creare false identità: le persone sono forse più vistose, ma non necessariamente più vere. Lo spazio fra la persona reale e quella virtuale offre infinite opportunità per celare segreti. Le nostre norme di comportamento – continua l’autrice – sono state ridefinite dalla tecnologia e dalle nuove possibilità di contatto che abbiamo a disposizione. L’utilizzo dei social media, però, nel mantenere privati gli affari «privati» è a discrezione del singolo. Kate Morton dichiara di essere antiquata per quanto concerne la privacy e il suo modo di comunicare; tuttavia è affascinata da tutti coloro che utilizzano i social network.

13643885Kate Morton è candidata per il dottorato di letteratura gotica contemporanea. Crede che la letteratura gotica vada al cuore di ciò che siamo e delle nostre paure e non morirà fintantoché gli uomini leggeranno e scriveranno romanzi e racconti. Gli aspetti fondamentali del genere sono tutto ciò che è segreto e invisibile; analogamente le emozioni generate sono paura, instabilità, o semplicemente un assillante senso di incompiutezza. Ma temi centrali del gotico sono anche le nostre ansietà verso la tecnologia e nei confronti della nostra identità. Pertanto Kate Morton ritiene che Internet sia un’invenzione davvero gotica, una rete virtuale sulla quale proiettiamo i nostri «doppi» e su cui il nostro passato – sue versioni multiple o parziali – viene registrato e nascosto per poi venire riesumato in futuro. In The Secret Keeper Laurel osserva che Internet è piena di fantasmi che aspettano solo che qualcuno componga la giusta combinazione di lettere e numeri per ritornare in vita.

Kate Morton rivela che la struttura di The Secret Keeper è stata più complicata da realizzare rispetto agli altri romanzi. Si è spesso trovata ingarbugliata nell’intreccio, tanto che i suoi appunti sono disseminati di note che la scrittrice continuava ad appuntare per mantenere i pensieri in ordine. Tuttavia, creare la trama è ciò che la Morton preferisce fra le fasi della scrittura e la struttura di questo romanzo richiedeva stratagemmi (fare in modo che i lettori si sentissero a proprio agio con ciò che in apparenza stava accadendo, mentre si assicurava che la verità fosse ben celata davanti agli occhi di tutti), cosicché risulta una sorta di gioco elaborato. «Scrivere può essere un’occupazione solitaria» asserisce la Morton, «ma comporre il puzzle narrativo in modo che sia divertente per i miei lettori mi ricorda che raccontare storie è, per sua natura, un’attività condivisa. Mi piace.»

Quando è all’inizio della fase di scrittura di un romanzo — nella gloriosa fase dell’invenzione e del sogno — Kate Morton trascorre la sua giornata leggendo molto sull’argomento: qualsiasi cosa che colpisca la sua fantasia. Butta giù idee e fa vagare liberamente la mente. Poi, quando viene la fase di scrittura vera e propria, è solo una questione di sedersi al computer e scrivere una parola dietro all’altra, di seguito fino alla fine definitiva. Alcuni giorni è un piacere, altri è davvero un lavoro molto duro. Ed essendo madre di due bambini, la Morton fa tesoro di ogni attimo, scrivendo quando e come può, anche mentre i suoi figli combattono violentemente con spade laser nel bel mezzo del suo ufficio.

Non ci resta che aspettare la traduzione di The Secret Keeper, in italiano, dunque. Potete leggere il testo completo dell’intervista QUI.

[Se vi state chiedendo perché non ho tradotto il titolo vi dico che si può prestare a diverse traduzioni: mi riservo di farlo dopo aver letto il libro!]

4 Readers Commented

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  1. MaraB on 3 Novembre 2012

    Molto bella questa recensione, complimenti! Io sono una lettrice instancabile di Kate Morton, e vi ringrazio per l’intervista che avete menzionato… Ho citato questo vostro post nel mio blog, in occasione del mio commento su “The Secret Keeper” (http://ipsalegit.blogspot.it/2012/11/una-splendida-lettura.html): sia il vostro lavoro che il libro meritano davvero di essere letti! 🙂

    • Gabriella Parisi on 4 Novembre 2012

      Ti ringrazio anche qui, @MaraB!
      Anch’io non vedo l’ora di leggere The Secret Keeper.
      Sul tuo blog ti ho chiesto di dare un titolo a questo romanzo, dato che il significato del titolo in italiano non è univoco. E’ possibile? O si rischia di incorrere in spoiler?

    • MaraB on 5 Novembre 2012

      Gabriella, ti ricopio ciò che ti ho risposto sul mio blog! 🙂 direi che la traduzione “La custode di segreti” può andare bene, perché con la scelta di genere non c’è pericolo di spoiler. I personaggi essenziali della storia sono infatti tutte donne (per quanto James, il personaggio maschile, sia davvero un character riuscitissimo), e un titolo simile lascerebbe comunque vivo il mistero a proposito di quale di loro (o forse più d’una di loro?) sia effettivamente la depositaria dei segreti di cui si tratta nel romanzo. Non vedo l’ora di leggere i tuoi commenti!

    • Gabriella Parisi on 6 Novembre 2012

      Sì, a parte il genere, ero in dubbio se considerare secret come un aggettivo o come un sostantivo. 🙂
      Grazie per la tua consulenza. Vedremo come verrà tradotto in italiano, adesso! 😉

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