“L’arte non insegna niente, tranne il senso della vita.”
Henry Miller, The Wisdom of the Heart, 1941

Si dice a volte, in tono lieve, che un Paese senza un passato è un Paese senza un futuro; ma quale gravità acquisisce lo stesso aforisma se, a un certo punto, si riconosce in quel Paese il proprio. Il primo mese del 2014 si è trascinato dietro le questioni politiche, economiche e sociali lasciate in sospeso dall’anno precedente; mentre gli USA e gli altri Paesi dell’UE si lasciano la crisi alla spalle, la nostra polemica, inconcludente Italia continua a sguazzarci dentro, gareggiando alla meno con gli Stati ‘fanalino di coda’, smarrendo la propria identità, dimenticando se stessa.

Per quanto siano giustificabili, persino auspicabili, i confronti tra diverse rappresentanze politiche, il dibattito non dovrebbe mai perdere di vista l’obiettivo comune che esse hanno il privilegio e la responsabilità di governare. Tale premessa per sottolineare quanto sia importante un tale potere decisionale, quanto possa influire un piccolo decreto o una nuova Legge sull’andamento presente e futuro di un’intera Nazione.

Nell’Ottobre del 2008, l’allora Ministro Maria Stella Gelmini approvava col suo governo, la Legge n° 169 inerente a urgenti modificazioni in materia d’Istruzione e Università, nell’intento di riformare il sistema scolastico, modernizzarne il metodo, riducendo i costi ed eliminando gli sprechi. Ottimi propositi, si disse. Almeno finché non si tolse il telo che nascondeva la ghigliottina!

In qualità di ex studentessa di Liceo Artistico e, poi, di Pittura all’Accademia di Belle Arti, rividi in quella manovra il fantasma di un passato recente, quando uno dei precedenti Governi Berlusconi tagliò l’unica opportunità lavorativa ai diplomati delle Accademie d’Arte, ovvero, fare gli insegnanti di materie artistiche, tranne poi accorgersi che sarebbero venute a mancare tali figure del corpo insegnante nelle medesime sedi e nelle scuole primaria e secondaria!

Lottammo a braccetto, Accademie e Conservatori, per riconquistare il nostro futuro e lo ottenemmo col Governo successivo, assieme al passaggio a Laurea, increduli davanti al confronto con i Paesi esteri, dove le nostre scuole di ‘talento’ erano considerate Università di specializzazione da tempo.

E poi il nuovo incubo. Nuovi indiscriminati tagli alla Scuola Pubblica, a quel modello di Scuola che per secoli è stata presa a esempio dagli altri Paesi, invece di recuperare, invece di restaurare e innestare i vantaggi delle nuove tecnologie, si è preferita una bella azione di drastica potatura, senza far troppo caso alla forma, né alla sopravvivenza dell’albero centenario. ZAC! ZAC! E via! E nel mezzo al pianticidio, via anche la Storia dell’Arte, inutile in un Paese considerato dagli stranieri il Museo del Mondo!

La Legge 169 è un canto del cigno. È il Requiem di un Paese agonizzante.

Un Paese unico, amato, imitato, invidiato dal mondo. Un Paese che ha tenuto in grembo l’origine della storia umana, l’incrocio ideale di centinaia di culture, il crogiolo della Cultura e dell’Arte per secoli, patria di Geni assoluti in tutti campi del conoscere, l’esempio cui ogni altro fa riferimento, la terra del buon cibo e del buon vino, il Bel Paese, straordinario persino nella sua forma a stivale, riconoscibile immediatamente, persino dalla Luna.

Questa è la nostra ltalia e di tutto ciò dovremmo fare la nostra forza, poiché è evidente come non esista altro luogo al mondo dove siano concentrate tante ricchezze, una delle quali è racchiusa nella nostra eredità genetica figlia della mescolanze di molte razze, l’innata attitudine alla creatività.

La Legge ha ridotto e persino cancellato le già rare ore di Storia dell’Arte sia nella Scuola Primaria che nella Secondaria; ha eliminato gli Istituti d’Arte accorpandoli ai Licei Artistici, anch’essi riformati tanto da farne un pot pourri indefinito e poco approfondito di materie artistiche; ha tolto lo studio – in qualsiasi forma – dell’Arte da Istituti Tecnici come Geometri, di indirizzo creativo come Design, Moda, persino turistico, come l’Alberghiero.

Possibile non sia necessaria la conoscenza dell’Arte e della sua storia a chi intraprende la carriera di designer, geometra, stilista? Possibile che non occorra sapere la nostra Storia dell’Arte?

Le conseguenze di quella che avrebbe dovuto essere un rimodernamento della Scuola Italiana ci appare più una mutazione che diventa malattia terminale. Eliminare la formazione artistica nei giovanissimi non significa soltanto togliere una conoscenza dal corso di studi, significa soprattutto lasciarli arrancare ciechi nel Paese delle Meraviglie, li priva del senso civico necessario a preservare il patrimonio di cui sono eredi, annichilisce lo spirito d’osservazione, inibisce il riconoscimento e la contemplazione della bellezza, in breve, spoglia i futuri Italiani della propria identità.

Dall’approvazione di quella Legge incresciosa, che entrerà in vigore da quest’anno, sono state molte le petizioni, gli appelli, le manifestazioni sostenute dalle Associazioni Culturali, di difesa dei Beni Culturali come il FAI, da personalità autorevoli appartenenti ai diversi campi artistici. L’ultimo degli appelli risale allo scorso ottobre: una lettera accompagnata da un vagone di firme e sostenuta dal Ministro dei Beni Culturali e del Turismo Massimo Bray, è stata inviata al Ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, da subito favorevole alla correzione della Legge, ma che di fatto è stata bocciata perché reintrodurre la Storia dell’Arte nella formazione «significherebbe aumentare una spesa che è stata tagliata perché il Paese non è in grado di sostenerla»! Una piccolissima speranza si è riaperta giusto il 30 Gennaio, quando, in seguito ai molti appelli che invocavano la riparazione ai molti danni della Legge Gelmini, ha assicurato in un tweet che la questione ‘Storia dell’Arte’ avrà la priorità nel 2014, messaggio consolante sperando non si riveli soltanto il cinguettio di una rondine che non fa Primavera…

Nel frattempo, l’Italia sta cadendo a picco. Il Paesaggio Italiano si sta corrompendo a causa dell’incuria e dell’abusivismo; la Buona Cultura resiste su vie traverse, quasi fosse un argomento scomodo e condannato dalla società; il Turismo cala; la Tradizione Enogastronomica rischia la contaminazione della globalizzazione, come la Moda italiana subisce le conseguenze dell’imitazione a poco prezzo; Musei, edifici meravigliosi, Opere d’Arte, chiudono o vengono dimenticati per diventare polvere del tempo. Ogni giorno un frammento di memoria si perde e con esso l’anima di questo bellissimo trascurato Paese e pare proprio che a nessuno interessi.

La soluzione alla recessione e il futuro dell’Italia sono davanti ai nostri occhi da sempre, basta fermarsi a osservare lo sguardo rapito dei turisti, la meraviglia che genera il Bel Paese in ogni suo aspetto; capire finalmente che il nostro petrolio non è nero, ma nei colori dell’Arte, del Paesaggio, del Cibo, della Tradizione, in tutto ciò che calpestiamo distratti quotidianamente; ecco il punto, basta guardare l’Italia come farebbe un turista per comprendere il valore e apprezzare veramente ciò che abbiamo e diamo per scontato.

Il destino dell’Italia risiede unicamente nella Cultura, viviamo nel Museo più grande al mondo, in un Teatro del Dramma e dell’Opera, nel Ristorante più buono e nel Paesaggio più vario, non sono queste ragioni sufficientemente valide a motivare lo studio approfondito e diffuso della Storia dell’Arte?

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