Il nostro sistema educativo si basa su modelli economici che ci spingono a consumare. Sostanzialmente il pensiero occidentale è basato sulla convinzione che le risorse appannaggio dell’intera umanità siano infinite e che la felicità cresca in misura proporzionale alla quantità degli acquisti materiali.

Anche se il genere umano è consapevole che l’avere di più non necessariamente comporta un maggiore appagamento, esso continua a produrre delle “cose”, perpetuando un infernale catena di montaggio e per farlo spreme, logora e distrugge l’ambiente in cui vive. Di certo la problematica maggiore relativa alla salute dell’ecosistema è lo sfruttamento degli idrocarburi. Poche materie hanno cambiato il volto del mondo come il petrolio, e poche sostanze sono state esaltate e desiderate per la loro utilità e al contempo vituperate per gli effetti drasticamente negativi sull’habitat. Il riscaldamento del globo ha prodotto cambiamenti climatici estremi: l’uomo vive su un pianeta soffocato dall’inquinamento, in cui nulla ha più valore se non gli interessi delle aziende dedite all’estrazione dell’oro nero.

«Dicono che servono più combustibili fossili per levare molte persone dall’indigenza. Dicono. Ma mentono. Sono consapevoli che a spingerli non sono gli interessi dei poveri. (…) Sono le compagnie petrolifere e le nazioni produttrici più ricche ad aver bisogno di più profitti. Siamo una generazione egoista, siamo una generazione brutale».

Il mondo di Anna (Longanesi)È il punto di non ritorno oppure è ancora possibile salvare il nostro biosistema? Questa è la domanda che si pone Anna alla soglia del suo sedicesimo compleanno. Lei è diversa dalle sue coetanee: è assillata dall’idea di sanare la Terra, per riaverla indietro integra. La ragazza, inoltre, sembra possedere il dono della premonizione: grazie a dei sogni rivelatori riesce a vedere il futuro della sua discendenza e a capire che l’apocalisse ambientale non è lontana. Le sue pronipoti vivono su un territorio devastato per mano dell’uomo, dove le specie animali e vegetali si sono quasi estinte. Per evitare tale catastrofe Anna ha un piano, che riuscirà a realizzare grazie all’aiuto di Jonas, suo fedele compagno, del suo psichiatra e di un misterioso anello.

Con “Il Mondo di Anna” Jostein Gaarder, scrittore norvegese che ha raggiunto la fama internazionale con il romanzo filosofico “Il mondo di Sofia” – vincitore del premio Bancarella –, mette a fuoco un messaggio di portata universale: il rispetto per il pianeta non significa altro che rispettare noi stessi. Violarlo si traduce nel brutalizzare quel senso di appartenenza insito in ciascun essere vivente.

«Che cos’è un essere umano? (…) se fossi solo me – il corpo qui seduto a scrivere – sarei una creatura senza speranza. (…) Ma la mia identità va ben oltre il mio corpo e la mia breve esistenza sulla Terra. Sono parte di qualcosa che è molto più grande e potente di me. (…) Quello a cui penso quando dico io è rappresentato dall’umanità intera.»

La vicenda, ambientata a Oslo, alterna due archi temporali: il presente, in cui Anna comincia a fare le stime dei danni all’ecosistema e a pensare a possibili soluzioni, e un tragico futuro, nel quale sembra non esserci più speranza per l’umanità. Si avvicendano, quindi, due registri narrativi apparentemente in antitesi: uno scientifico e strutturale e l’altro fiabesco, che riescono, però, a dare vita a un’unica narrazione fluida e scorrevole. L’autore inserisce l’elemento fantastico, ma lo fa in modo del tutto personale. Gaarder sembra affascinato dai toni surreali e li propone ancorandoli alla psicologia dei suoi personaggi; il fantasy in questo caso non è una fiaba artificiale o una leggenda proveniente dalla cultura di un popolo, ma si trasforma nella storia personale di qualcuno. È un punto di vista trasfigurato e suggestivo, capace di realizzare una struttura narrativa multiforme, nella quale l’io di Anna si stratifica e viene amplificato da una narrazione costruita come una scatola cinese: racconti dentro altri racconti.

«I sogni non sono una dimensione surreale e dai confini incerti ma rappresentano una visione lucida e drammatica sul futuro dell’umanità.»

Oltre a dare prova di essere un esperto conoscitore delle questioni inerenti l’ecologia, l’autore si dimostra un attento osservatore dell’animo umano. Gli esseri viventi sono le uniche creature a possedere una coscienza cosmica, «una percezione travolgente di questo imponente e misterioso cosmo di cui costituiamo una parte essenziale». Per Gaarder non è più soltanto una responsabilità globale preservare le basi della vita sulla Terra, si tratta di un onere che ciascuno di noi deve sentire come proprio, totalizzante. Un romanzo che vuole sensibilizzare il lettore verso tematiche su cui troppo spesso sussiste una censura mediatica, ma non solo. La chiave di volta dell’opera risiede nella ricerca delle nostre radici biologiche, nell’arrivare alla conclusione che l’uomo rappresenta il punto di riferimento sensoriale dello spazio che lo circonda, perché dotato di intuizione e consapevolezza, per giungere infine a una verità tanto semplice da apparire scioccante.

«Il mondo siamo noi. O almeno noi siamo una sua parte essenziale.»

Autore: Jostein Gaarder
Titolo: Il mondo di Anna
Editore: Longanesi
Pagine: 206
Prezzo: € 9.99
Data di pubblicazione: 2014

the author

Valeria David è nata nel profondo Sud dove vive e lavora. A otto anni le regalano “La Figlia del Capitano” e se ne innamora. Senza fissa dimora, per anni è costretta a girare per lo Stivale finché non decide di stabilirsi, per ragioni che ancora nemmeno lei comprende, nella terra dello Scirocco. Qui si laurea in Legge. Ha da poco tempo rispolverato penna e calamaio e si è rimessa a scrivere.

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