Il futuro dei blogger rappresenta la morte della critica letteraria?

Eccomi ritornata per una nuova incursione su Diario, da brava blogger-latitante che si aggira nel dietro le quinte di questo spazio virtuale. Qualche giorno fa una lettrice commentava sul post del giveaway ricordandomi che da un po’ trascuro i miei doveri di brava admin (grazie Nina!). Così dopo una segnalazione di Elena e un link di Andrea eccomi qui a parlarvi again (vi sarete stufati, eh?) del blogging (letterario, course!), e di come entra in conflitto con la critica letteraria tradizionale.

I blog hanno un grande pregio: l’entusiasmo. Un entusiasmo dato dalla libertà della propria «attività» svolta free nella rete e che avvicina il lettore a quella figura evanescente che è il recensore. Il blogger è una persona che, pur vivendo nell’etere di Internet — quasi non esistesse davvero nella realtà —, riesce a fidelizzare il lettore, avere un contatto più diretto con il proprio pubblico, cosa che non accade con un giornalista di una grande testata che, nella maggior parte dei casi, scrive un pezzo per i grandi gruppi editoriali. Un esempio significativo. Poche settimane fa, Pordenone Legge, Sala della Camera di Commercio. Ho assistito a numerose conferenze stampa e i miei “colleghi” non erano blogger, ma giornalisti: tutti muniti di smartphone, moleskine, quotidiano (alcuni) e, ovviamente, una penna con cui prendere appunti. Qualcuno anche una gomma da masticare con cui fare le bolle rosa. La sala conferenze era gremita per Todorov e Augias, semivuota per gli autori italiani, specie se esordienti e pubblicati da una casa editrice media. Non basta, quindi, aver scritto un buon libro, ma il nome dell’editore stampato sulla copertina aiuta, e molto. Ma lo snobismo verso gli «strati bassi» non è appannaggio del solo giornalismo: si sta espandendo anche nel gruppo dei lit-blog, costantemente in aumento. Qual è il futuro dei lit-blog, quindi? Soppianteranno la critica tradizionale, dunque? Non credo. Penso invece che sarà la critica tradizionale ad adattarsi al cambiamento, modellarsi e prendere nuova forma. La critica più diffusa, e favorevole per chi pubblica, diventerà quella dei blogger. Come? Non solo blogger indipendenti nati sulle piattaforme di blogger e wordpress, ma anche giornalisti impegnati quotidianamente con un blog per una delle grandi testate, per esempio, che inevitabilmente dovranno adattarsi ai tempi che cambiano. Una scrittura immediata, più informale, più “amica”, che accolga il lettore e lo faccia sentire partecipe della materia di cui si scrive.

I blogger diventeranno la nuova «classe dominante» (vi dice niente il termine brghesia e Il manifesto del partito comunista di Marx?) a scapito dei cari e vecchi giornalisti? Può darsi. Anzi, forse è la risposta più
plausibile alla questione. Dati alla mano. Il 12% dei lettori USA ammettono di affidarsi al consiglio dei blogger prima di procedere all’acquisto in libreria (e la percentuale è destinata ad aumentare), la vendite grazie ai blogger sono aumentate. Perché? Come dicevo prima, il lettore tende a fidarsi maggiormente del blogger: sia perché scevro (almeno, quasi sempre) dalle  “ingerenze” degli editori e da “altri condizionamenti” (leggi: soldi), sia perché può facilmente identificarsi con il soggetto scrivente e le sue preferenze in ambito libri. In Italia non funziona ancora così, dove il ruolo del blogger è ancora marginale, sebbene quasi tutte le case editrici si stiano aprendo a questo nuovo fenomeno in ascesa (con criteri più o meno condivisibili). Più potere ai book-bloggers? Ni. Bisognerebbe fare i dovuti distinguo.

Parliamo di Peter Stothard, editor di TLS (Times Literary Supplement) e giurato del Man Booker Prize, intervistato il 25 settembre scorso per la rinomata testata inglese The Indipendent che intitola l’articolo The bionic book worm.

He has been left hugely critical over the decline in current standards of literary criticism, and says the rise of bloggers will leave the industry “worse off”.

Le opinioni in merito sono contrastanti. La critica letteraria ha diminuito i suoi standard qualitativi? Vero. I blogger peggiorano la situazione? In parte. Esistono blog/siti di letteratura puntuali, attenti, critici (come dovrebbero essere per definizione, pur mantenendo l’impostazione da blog); altri (la maggior parte, forse) assomigliano di più a un blog personale. Ma la denominazione resta la stessa: «Io ho un blog letterario», dicono. Ma non sono la stessa cosa. 

“Criticism needs confidence in the face of extraordinary external competition. It is wonderful that there are so many blogs and websites devoted to books, but to be a critic is to be importantly different than those sharing their own taste… Not everyone’s opinion is worth the same.”

Come dargli torto? Non esiste solo «De gustibus non disputandum est» dietro cui barricarsi quando si recensisce un romanzo. Un blogger, se vuole svolgere al meglio il suo “lavoro”, deve saper discernere le qualità oggettive e soggettive di un libro. Deve aver sviluppato uno spirito critico differente da quello del comune lettore, importante per la sopravvivenza di un recensore-web. Altrimenti “recensore” diventa solo un sinonimo di “lettore che scrive un pensiero random sul libro appena concluso”. È così forse, ma non dovrebbe esserlo. Sicuramente.

The rise of blogging has proved particularly worrying, he says. “Eventually that will be to the detriment of literature. It will be bad for readers; as much as one would like to think that many bloggers opinions are as good as others. It just ain’t so. People will be encouraged to buy and read books that are no good, the good will be overwhelmed, and we’ll be worse off. There are some important issues here.”

Ed è qui che il buon Sir Peter Stothard è caduto, scivolando nella famigerata buccia di banana. Quali prove esistono a favore di questa tesi? Nessuna. Anzi, i blogger incentivano la lettura, soprattutto tra i più giovani. Bella o brutta che sia, è un bene. Un bene perché saranno poi il tempo e l’esperienza che ne affineranno i gusti letterari. E comunque non tutti i lettori devono per forza leggere letteratura impegnata, esiste anche l’intrattenimento, trash magari (ogni riferimento è puramente casuale), ma pur sempre adatto per passare qualche ora tranquilla. E che magari rende più piacevole il fatturato degli editori a fine anno.

Voi, invece, cosa ne pensate?
Io intanto vi lascio alle vostre profonde elucubrazioni mentali in merito, ci diamo appuntamento prestissimo (promesso!). Prossimo post: le mie ultime, si fa per dire, letture. Ci sarà da divertirsi.

the author

Alessandra Zengo corregge storie (degli altri) per lavoro e studia filosofia per hobby. Dal 2009 si interessa di editoria. www.alessandrazengo.com

8 Readers Commented

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  1. Irene Vanni on 15 Ottobre 2012

    Il problema è che l’impostazione del pezzo parte dalla distinzione netta fra i due mondi, mentre nella realtà non è così. Ci sono tante realtà mediane come le testate online. Per aver toccato la faccenda con mano, c’è più esperienza all’interno delle testate online che nei quotidiani cartacei. Al giorno d’oggi è più frequente non essere pagati sul quotidiano locale piuttosto che su una testata online. I quotidiani, per esempio, sono pieni di universitari in accumulo di crediti che di scrittura in realtà non sanno un accidente. Le testate online sono dunque la via di mezzo fra la professionalità e l’entusiasmo del fare ciò che piace (l’universitario di cui sopra, che magari vorrebbe recensire dischi, si ritrova a scrivere gratis annunci mortuari per due o tre vecchietti che li leggeranno al bar, come biasimarlo se se ne frega?). Ne consegue che anche la scrittura sui quotidiani risulta sempre più sciatta e poco specialistica. Per contro, ci sono molti blog tenuti da persone che hanno avuto la costanza di impegnarsi nella lettura e nella scrittura sviluppando contesti agili e gradevoli in cui il lettore disorientato si confonde meno. Resta il problema di fondo della spazzatura. Ma è sempre esistito. Ci saranno sempre persone che la mattina si svegliano e decidono che da grande (magari hanno già 50 anni) faranno lo scrittore o il giornalista e ci riempiono di banalità sgrammaticate. Su 1.000 romanzi che arrivano a un editore 999 sono così, figurarsi i trafiletti sui blog. Il lettore però non è così idiota. Vale lo stesso discorso dell’editoria a pagamento e del self publishing. Il pubblico da solo scremerà la spazzatura dal materiale di qualità, decidendo di continuare a leggere o non seguire. Il vero problema alla base di tutto questo è la quantità di proposte. Più è la spazzatura, più è alta la percentuale di pubblico che verrà educato alla spazzatura e col tempo non sarà più in grado di distinguerla dalla qualità. Questo è il vero inghippo. I ‘banali sgrammaticati’ in questi casi rispondono che la rete è democratica, ma nella maggior parte dei casi è anarchica e non possiamo impedire loro di auto pubblicarsi. L’unica soluzione, dunque, è che chi intende continuare a seguire la strada della qualità riesca in tutti i modi a continuare a emergere sulla spazzatura.

  2. Danila Comastri Montanari on 15 Ottobre 2012

    Tra recensioni ufficiali dei critici letterari, articoli dei blogger e passaparola di lettori comuni, è di quest’ultimo che il pubblico tende a fidarsi di più. E oggi anche i “lettori comuni” possono diventare blogger, oggi chiunque ha il modo di parlare dei libri che legge, ed eventualmente consigliarli. Non so se tutto ciò influirà sulla critica letteraria, ma certamente influirà sul peso che la critica letteraria ha sulle scelte del pubblico (che già non è tanto determinante come alcuni credono) Quando tutti comunicano, difficilmente le cose restano come prima. E comunque – come faceva notare il commento precedente – il lettore NON è affatto UN IDIOTA.

  3. Anonymous on 15 Ottobre 2012

    Io da “lettore comune” tendo a fidarmi solo delle impressioni degli altri lettori comuni ( impressioni che si possono limitare a un mi piace/non mi piace ad opinioni più articolate fino a giudicare traduzione ecc…)e mi fido del blogger perché lo considero un “lettore comune” molto appassionato, tanto appassionato da voler dire la sua in modo che più gente possibile la conosca , in modo che ci sia uno scambio di opinioni… magari detto blogger è più o meno acculturato, va bene così, io seguo blog di persone colte come di persone più “acerbe” culturalmente, ma tutte danno la loro onesta opinione e mi è utile ( poi col tempo una seleziona i blog che più le sono affini in quanto a gusti …)
    NON mi piace per niente che le figure dei blogger si mescolino troppo con figure professionistiche perché lì entrano in gioco interessi e contro interessi che non centrano nulla con la piacevolezza o meno di un libro , quindi i blogger collegati a case editrici non mi piacciono per nulla , leggono libri che da soli non avrebbero mai comprato e danno opinioni per forza falsate senza magari neppure rendersene conto o magari si…. non amo molto quando non devono pagare anche loro i libri perché se li hanno gratis anche lì scatta l’opinione falsata ….ecc…
    Insomma il blogger che mi piace è quello che si sceglie i suoi libri , se li paga e come fa il lettore qualsiasi giudica la validità dell’opera e del prodotto essendo nei panni del comune lettore…
    più si distacca da questa situazione di lettore comune che ha un blog più c’è la possibilità che poi segua altre logiche e altri interessi nel fare una recensione …
    Silvia

  4. Irene Vanni on 15 Ottobre 2012

    Be’ Silvia, però la tua opinione è troppo estrema, non puoi fare di tutta un’erba un fascio, tu in pratica stai accusando tutti i professionisti di fare solo marchette per tornaconto.

    • Anonymous on 15 Ottobre 2012

      Forse, ma è questa la logica che istintivamente scelgo nel muovermi tra i “consigli” letterari, ho solo detto che linea seguo io, di chi tendo a fidarmi e verso chi ho “reticenze”, secondo me i blogger hanno avuto successo proprio perché sono figure non professionali, pari tra i pari, se questa figura muta verso il professionale allora l’atteggiamento del lettore per forza cambia, cioè quella particolare nicchia a cui rivolgersi con quelle caratteristiche non esiste più , si ritorna al solito professionista che si trova già altrove ( e che segue altre logiche), e ciò che era una sfaccettatura diversa (che dava pareri completamente disinteressati) da ascoltare non esiste più…
      Silvia

  5. allegriadinubifragi on 15 Ottobre 2012

    Dubito che, almeno per il momento (un lungo momento) possa avvenire una cosa del genere. Troppe parole, troppa confusione e perciò troppo difficile reperire cose di qualità. No, per ora l’autorità della critica è insostituibile.

  6. Nina Pennacchi on 15 Ottobre 2012

    Che bello, un editori-Ale 🙂
    E mi ha colpito molto l’immagine delle sale vuote per autori delle medie CE e piene per i “big”.
    Ma non voglio ripetere le cose che hanno già detto nei commenti sopra, tipo l’importanza del “passaparola” nel mondo letterario, che è sempre esistito. Io credo che la maggior parte dei lettori si sia affidata da sempre a consigli di amici e parenti, e in verità mi chiedo quanto la critica letteraria fosse importante “prima”. Almeno adesso i critici di professione hanno la scusa giusta se nessuno legge le loro pagine culturali… la colpa è dei blog 🙂
    Insomma, che qualcuno rassicuri Sir Peter Stothard. Chi si affidava prima ai critici in penna rossa continuerà a farlo, e leggerà le pagine/riviste culturali sorseggiando champagne mentre vitupera la superficialità del resto del mondo; il resto del mondo continuerà a seguire i consigli di chi si fida, siano blog, amici, cugini di secondo grado.

    (Tanto per non affrontare il problema ricorrendo a qualche stantio stereotipo 😉 )

    Però il pericolo delle ingerenze nei blog c’è, ed è reale. Sempre più case editrici si stanno accorgendo della loro importanza, ed è un peccato, perché potrebbero limitare in qualche modo la loro spontaineità. Per dirla in parole un po’ brutali, le CE più importanti potrebbero “comprare” (non con denaro, ma con giveaway, copie omaggio, ecc…) spazio in rete come ora lo occupano in libreria. Ma il fatto che un blog debba rispettare dei criteri di onestà per fidelizzare i lettori – se un blogger comincia a suggerire libri scarsini spacciandoli per meravigliosi, alla lunga perde i lettori – è un anticorpo della rete. Speriamo basti 🙂

  7. Irene Vanni on 15 Ottobre 2012

    Silvia ma tu dai per scontato che il professionista segua determinate logiche nei contenuti, mentre semmai le cerca nella qualità della forma. E’ ovvio che il marcio sia ovunque, ma non puoi partire dando per scontato che tutti i blogger siano critici migliori di tutti i professionisti, sono proprio i pensieri univoci come il tuo che danneggiano sia i blogger seri che i giornalisti seri. Bisogna fare distinzione fra chi sa scrivere correttamente e oggettivamente e chi non sa farlo, tutto qui, che sia un blogger o un professionista. L’unica vera distinzione sta lì, punto.

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